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Storia della danza in pillole – All’insegna dell’arte totale (parte I): Djagilev e i Ballets Russes, le stagioni di Parigi

djagilev

Sergej Pavlovič Djagilev

Dopo l’uscita di scena di Marius Petipa il balletto russo viveva stancamente, oscillando tra un attaccamento alla tradizione e deboli tentativi di rinnovamento. La svolta risolutiva arrivò da Sergeij Djagilev, che non solo rinnovò profondamente il vocabolario della danza accademica, ma riuscì ad imporla in Occidente, dando vita ad una stagione divenuta mitica. Cultore d’arte e mecenate, fornito di una solida formazione musicale, Djagilev aveva coltivato a lungo l’ambizione di collegare la Russia alla cultura occidentale, promuovendo una serie di iniziative volte a svecchiare le tenaci resistenze opposte dalla tradizione e porre il suo Paese a contatto con le correnti moderne. Dopo aver organizzato d San Pietroburgo mostre di artisti occidentali e fondato una rivista, “Mir Iskusstva” (“Il mondo dell’arte”), insieme ad alcuni amici, tra cui Benois e Bakst che saranno in seguito i suoi principali collaboratori, egli cercò di diffondere la conoscenza dell’arte del suo Paese in Occidente. Riuscì ad imporsi nell’ambiente parigino con una mostra di pittori e successivamente con un ciclo di concerti di musica russa. Ma sarà soprattutto una memorabile rappresentazione del Boris Godunov di Musorgskij a consacrare definitivamente la sua fama. Forte di questi successi, egli si volse quindi verso il balletto, che costituiva l’istituzione russa più prestigiosa, dotata di un organico di dsnzatori di straordinarie qualità tecniche che non aveva uguali in Occidente. Nel maggio 1909 Djagilev varò la prima stagione dei Ballets Russes, riportando un successo trionfale che lo incoraggiò a proseguire su questa strada con impegno totale. Dal 1909 egli guiderà la compagnia sino al 1929, anno della sua morte, collezionando una serie di trionfi che lo vedranno dominare incontrastato sulle scene d’Europa e d’oltre Oceano. Per la prima stagione Djagilev scelse di esportare a Parigi balletti tratti dal repertorio già esistente presso il teatro Marijnskij, inseriti in un programma che comprendeva anche alcune opere: Ivan il Terribile di Rimskij-Korsakov, un atto di Russlan e Ludmilla di Glinka, il terzo atto del Principe Igor di Borodin con le danze polonesiane. I balletti prescelti furono Le Pavillion d’Armide, Les Sylphides, Cléopâtre e Le Festin. Osteggiato da alcuni membri della corte che convinsero lo zar a ritirare l’appoggio precedentemente promesso e a vietare l’impiego delle scene e dei costumi precedentemente utilizzati per le rappresentazioni nei Teatri imperiali, Djagilev riuscì a superare gli ostacoli e a trovare la necessaria copertura finanziaria. Le scene e i costumi vennero completamente rifatti e migliorati.

Shéhérazade – copertina del programma di una tournée dei Balletti Russi

Della compagnia facevano parte Fokin, Nijinskij, la Pavlova, la Karsavina, Bulgakov, la Baldina, Bolm, la Federova e Vera Karalli di Mosca. Per la parte di Cleopatra era stata reclutata Ida Ribinstein, una mima più che una danzatrice in senso tecnico, dotata di grande talento drammatico. Fokin, già segnalatosi per le sue innovazioni nei Teatri imperiali, era stato nominato coreografo e primo ballerino. In questa occasione egli rielaborò i balletti già realizzati a San Pietroburgo, riadattando qualche numero per inserire nuovi passi che avrebbero permesso di valorizzare le qualità espressive dei protagonisti. Il debutto ebbe luogo il 19 maggio 1909 al Théâtre dello Châtelet, completamente rinnovato per l’occasione. Particolare successo riscosse Les Sylphides (titolo originario Chopiniana), interpretato dalla Pavlova, la Karsavina e Nijinskij su musiche di Chopin rielaborate in versione orchestrale. La scena di Benois con le rovine illuminate dal chiarore lunare e i diafani abiti bianchi suonava come un omaggio al balletto romantico che Fokin aveva scelto come forma ideale per interpretare la musica di Chopin. Un scelta su misura per la Pavlova, la cui bellezza fragile ed eterea era valorizzata da una tecnica straordinaria che la rendevano imponderabile e leggera, una vera silfide, sottratta al richiamo del suolo. ispetto a questi balletti d’impostazione più tradizionale, fecero grande sensazione le danze polonesiane create da Fokin per Il Principe Igor con i loro ritmi impetuosi, così diversi dalle usuali convenzioni accademiche. Ma un vero trionfo fu riscosso da Cléopâtre (titolo originario Notti egiziane), un dramma coreografico il cui esotismo sottolineato dall’acceso cromatismo delle scene e dei costumi creati da Bakst ammaliò e conquistò il pubblico. Lo straordinario successo riportato dai Ballets Russes fin da questa prima stagione fu dovuto non solo alla bravura e al fascino dei danzatori, ma anche al nuovo risalto attribuito al colore e alla straordinaria suggestione del quadro scenico. Djagilev infatti, guidato dall’aspirazione simbolista a un teatro inteso come arte totale e sfruttando le competenze precedentemente acquisite, mise in scena spettacoli fondati sulla stretta relazione fra colore, suono e movimento. Gran parte della ineguagliabile perfezione dei risultati va ascritta al metodo di lavoro seguito da Djaghilev che, dopo aver impostato la scelta del soggetto e la rosa dei collaboratori attraverso riunioni collegiali condotte con un gruppo ristretto di consulenti, sovraintendeva con autorità inflessibile a ogni minimo particolare della realizzazione. Durante la fase di allestimento egli esigeva che tutti i collaboratori – dallo scenografo e costumista al coreografo, dal compositore ai ballerini – partecipassero alle prove, così da assicurare un efficace coordinamento tra i diversi contesti. Il ruolo guida spettava al pittore che ideava le scene adatte al soggetto, sovente di sua invenzione, e decideva le fogge e i colori dei costumi da armonizzare con le tinte del fondale. Al pittore spettava anche il compito di guidare e assistere il lavoro del coreografo, suggerendo la composizione dei gruppi e la distribuzione dei danzatori sulla scena per ottenere il risultato visivamente più efficace. Il coreografo, a sua volta, lavorava di concerto con il compositore, che creava la partitura originale del balletto, al fine di raggiungere un accordo armonioso tra musica e danza. Il risultato finale appariva così contrassegnato da una profonda unità fra tutte le componenti dello spettacolo. La scena era concepita come un quadro che si animava e prendeva vita attraverso le dinamiche dei ballerini, visti come macchie di colore che interagivano con lo sfondo. Questi criteri si svilupparono e perfezionarono soprattutto a partire dalla seconda stagione, quando Djaghilev decise di sostituire i balletti in repertorio al Marijnskij con creazioni del tutto originali. Fu in questa occasione che egli chiamò a collaborare un giovane compositore, Igor Stravinskij, allora ancora sconosciuto, che avrebbe raggiunto al suo fianco una celebrità mondiale.

Ida Rubinstein nel ruolo di Cleopatra, costume di Léon Bakst (1909)

Un’altra rivelazione fu Bakst che, con il successo riscosso da Cléopâtre, si era imposto com eil più importante artista-scenografo della compagnia, scalzando la posizione di Benois. Fra i ballerini, emerse l’astro di Vaslav Nijinskij, la cui bellezza e le eccezionali doti di elevazione, unitamente al suo particoalre estro artistico e caratteriale, avevano affascinato i parigini.

Disegno di Leon Bakst per i costumi di una ballerina nell’Uccello di fuoco

Il pubblico, inoltre, aveva mostrato di gradire soprattutto gli spettacoli meno tradizionali, ambientati in contrade esotiche o ispirati a tematiche del folklore russo. Un segnale prontamente recepito da Djagilev, che mise in cantiere per la seconda stagione un balletto ispirato al poema sinfonico di Rimskij-Korsakov, Shéhérazade, la versione russa della celebre leggenda, L’uccello di fuoco, su partitura di Stravinskij, Le Carnaval, un lavoro d’impostazione romantica, e Les Orientales, un divertissement che univa al pregio dell’esotismo la possibilità di esibire i protagonisti più acclamati della compagnia.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

sito internet

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2 commenti su “Storia della danza in pillole – All’insegna dell’arte totale (parte I): Djagilev e i Ballets Russes, le stagioni di Parigi

  1. wolfghost
    giugno 10, 2015

    oooh… era un po’ che non passavo, e trovo che il tuo blog non è cambiato… per fortuna! 😀 UNo dei migliori siti tematici che conosco 😉

    … capito ‘sti russi! 😮 😉

    Un abbraccione! 🙂

    http://www.wolfghost.com

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    • ilpadiglionedoro
      giugno 11, 2015

      Ciaoooo! Anch’io da un po’ non passavo dal tuo, ma vedi che poi ci si ritrova. Si recupera… Buona giornata a te, Ladywolf e Wolfini 🙂

      Mi piace

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