Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Preraffaelliti. Amore e desiderio”: reinventare l’arte nella rivoluzione di metà Ottocento

Nel 1848 proteste popolari e rivoluzioni sconvolsero l’Europa. Era un’epoca di cambiamenti sociali e industriali, in Gran Bretagna, in Europa e altrove, in cui ogni cosa veniva ridefinita: il lavoro, l’amore, la fede, l’arte. In Italia e in Inghilterra la rivoluzione industriale portò con sé importanti sviluppi tecnologici e la crescita dell’urbanizzazione e della cultura di massa; le ferrovie e i battelli a vapore, i mezzi di stampa e le telecomunicazioni resero più accessibile ogni cosa.
In particolare Londra era la metropoli che maggiormente si stava industrializzando, in un susseguirsi di nuove fabbriche e negozi, mentre il Tamigi era solcato da battelli e navi da trasporto provenienti da tutto il mondo. Oltre due milioni di persone, giunti da ogni parte della Gran Bretagna e da altrove, percorrevano le sue strade.
Tra questi vi erano le famiglie, perlopiù proletarie o basso borghesi, dei futuri fondatori della Confraternita dei Preraffaelliti, sette studenti, amici fra loro, che si proposero di reinventare l’arte e la vita in piena rivoluzione non solo industriale, ma dell’intera società. Erano anti-capitalisti, anti-imperialisti, anti-individualisti e credevano che l’arte potesse cambiare il mondo.
A loro è dedicata la bellissima esposizione dal titolo “Preraffaelliti. Amore e desiderio” che Palazzo Reale a Milano ospita fino al 6 ottobre e che propone oltre ottanta capolavori provenienti dalla Tate di Londra, attraverso i quali è possibile scoprire tutta la poetica di questo movimento: dall’amore alla fedeltà alla natura, dalla rappresentazione del mito alla storia medioevale, dal particolare senso del religioso alla poesia, alla ricerca della bellezza in ogni sua forma.
Mi sono innamorata del movimento preraffaellita nei miei vent’anni, durante uno dei miei primi soggiorni a Londra, quando ammirai per la prima volta Ofelia di John Everett Millais, il dipinto più conosciuto della Confraternita. Ricordo che rimasi lunghissimi minuti immobile di fronte all’opera, ipnotizzata da ogni singolo dettaglio che non pareva dipinto, ma presente, vivo, nella sala del museo. Ed è stata un’emozione rivederlo, per la seconda volta, anche a distanza di così tanti anni e dopo aver letto e visto tanto dei Preraffaelliti.
Ma andiamo con ordine.


I tre leader del movimento erano Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt, incontratisi nel 1848, come gli altri membri eccetto uno, alle Royal Academy Schools (dove le donne non erano ammesse). Insofferenti all’insegnamento accademico tradizionale, legato agli antichi maestri, i tre reclutarono Frederic George Stephens, James Collinson, Thomas Woolner e il fratello di Dante Gabriel Rossetti, William Michael (anche la sorella Christina fu coinvolta, ma non volle essere inclusa) con lo scopo di omaggiare con le loro opere gli artisti del Trecento e del Quattrocento – i “Preraffaelliti” appunto – a discapito dei pittori rinascimentali e seguaci di Raffaello. Il numero sette ricordava le società segrete ed essi stigmatizzarono la loro comune appartenenza al movimento apponendo alle proprie opere la sigla “PRB” (Pre-Raphaelite Brotherhood).
Essi amavano in particolare anche i pittori e i poeti romantici dell’Ottocento, soprattutto John Keats, e moderni anticonformisti come Ford Madox Brown, un artista che lavorava in condizioni disagiate e di formazione continentale.
E’ di Ford Madox Brown infatti il primo dipinto della sezione che apre la mostra “Un Medioevo moderno”, intitolato Nostra Signora dei bravi bambini: fu realizzato dopo un viaggio in Italia con la famiglia e il soggetto richiama l’usanza vittoriana di fare il bagno ai bambini prima di metterli a letto il sabato (ecco il titolo alternativo Nostra Signora del sabato sera).

Ford Madox Brown, Nostra Signora dei bravi bambini, 1847-61 (Tate. Donato da Alfred Aaron de Pass nel 1910)

Questo dipinto è importante in quanto anticipatore della tecnica adottata dai Preraffaelliti – arricchire il disegno con il colore, combinando la composizione geometrica a scomparti tipica dell’arte cristiana antica con un paesaggio molto realistico e studiato dal vero – e di una delle tematiche principali – affrontare questioni contemporanee utilizzando idee religiose.
Ecco infatti esposto il disegno preparatorio di quella che sarebbe stata l’opera più controversa di John Everett Millais, Cristo in casa dei suoi genitori (La bottega del falegname): una rappresentazione della Sacra Famiglia come lavoratori, attraverso una scena di vita quotidiana dell’infanzia di Gesù. Sacro e profano.

John Everett Millais, Studio per Cristo in casa dei suoi genitori, c. 1849 (Tate. Lascito di Holman Fred Stephens, 1932)

Molti membri della cerchia preraffaellita erano anche scrittori. Pubblicarono poesie, storie e saggi su una rivista chiamata “The Germ”, della quale uscirono solo quattro numeri, fra il 1850 e il 1851. Con i loro dipinti intendevano confrontarsi con la letteratura che ammiravano; in particolare scelsero brani da Chaucer, Dante, Shakespeare, dai poeti romantici e da moderni come Robert Browning e Alfred Tennyson e ne fecero i soggetti dei loro disegni e dipinti.
Il loro tema preferito erano le storie d’amore tragiche e romantiche, che corrispondevano alle moderne difficoltà dello stile di vita loro e del loro ambiente: amanti divisi dalle famiglie, dal ceto o dal denaro, per esempio, oppure amanti manipolatori e infedeli.
La modernità dei Preraffaelliti stava anche nel dipingere dal vero, rappresentando le scene con estrema precisione e accuratezza di dettagli e utilizzando amici o familiari come modelli (ad esempio la modella, poetessa e pittrice Elisabeth Siddal).
Nella seconda sezione della mostra, “Pittori poeti”, troviamo esposte opere molte belle, sia dal punto di vista compositivo che da quello coloristico e tematico. Ecco allora La proposta (Il marchese e Griselda), unico dipinto finito conservatosi di Frederic George Stephens, che indaga l’amore tra membri di classi sociali differenti. La scena è tratta dai Canterbury Tales di Chaucer e vede rappresentato il Marchese di Saluzzo che si dichiara alla contadina Griselda.

Frederic George Stephens, La proposta (Il marchese e Griselda), 1850 ca. (Tate. Lascito di Holman Fred Stephens, 1932)

Oppure l’intenso Claudio e Isabella, di William Holman Hunt, un soggetto tratto da Misura per misura di William Shakespeare. Hunt ottenne il permesso di accedere alla Torre di Londra per dipingere l’oscura prigione in cui Claudio, condannato a morte per adulterio, incontra la sorella Isabella e le chiede di sacrificare il proprio onore e infrangere i voti monacali per incontrarsi con Angelo, il vicario del duca, che ha la facoltà di liberarlo. L’ambientazione è medioevale, ma la scena è talmente vivida e umanamente sofferta che sembra svolgersi proprio davanti ai nostri occhi, nel preciso momento in cui la guardiamo.
Un particolare interessante da notare riguarda le mani che, come in molti dipinti preraffaelliti, rivelano i pensieri. Quelle di Claudio toccano le proprie catene e sembrano riflettere la paura e la preoccupazione per la condanna a morte; le mani di Isabella sono appoggiate sul petto di lui, quasi a voler sentire il battito del suo cuore mentre stanno affrontando una richiesta così dolorosa e tragica.

William Holman Hunt, Claudio e Isabella, 1850 (Tate. Donato dai curatori del lascito Chantrey nel 1919)

Ma l’opera che in questa sala inevitabilmente attira il nostro sguardo come una calamita è Ofelia, di John Everett Millais, che rappresenta la morte della fanciulla per annegamento descritta nell’Amleto di Shakespeare. Per dipingerla Millais utilizzò le osservazioni della natura effettuate per un altro quadro, per il quale soggiornò a lungo in un’area ombrosa del fiume Hogsmill. Gli elementi naturalistici – fiume, fiori, fogliame, alberi – non fanno da sfondo al ritratto della fanciulla, ma sembra ne inglobino claustrofobicamente la figura, creando quello spazio immersivo e psicologicamente evocativo che diventerà un tratto caratteristico dell’arte preraffaellita.
La modella è la già nominata Elisabeth Siddal, che fu costretta a posare per lunghe ore sdraiata in una vasca da bagno, vestita da sposa, per poter osservare con precisione l’effetto dei capelli sparsi nell’acqua e del broccato dell’abito, zuppo d’acqua, che aderiva al corpo.
E’ davvero un’opera incantevole, da ammirare in ogni dettaglio, sia naturalistico che umano, e di grande suggestione evocativa.

John Everett Millais, Ofelia, 1851-52 (Tate. Donato da Sir Henry Tate nel 1894)

Particolare

Come accennato in precedenza, i Preraffaelliti avevano un particolare senso del religioso: ammiravano Gesù come uomo, apprezzavano il Vecchio e il Nuovo Testamento in quanto contenevano una traccia di storia antica, e W. H. Hunt alla fine della sua vita poté godere di una reputazione mondiale come pittore di temi sacri.
Tuttavia il pubblico britannico protestante, che non aveva una tradizione radicata di arte sacra, criticò i primi tentativi sacri della Confraternita, in particolare per il trattamento realistico e non convenzionale delle figure bibliche, come si evince da dipinti e disegni esposti nella sezione “Una fede laica”.
Ne è un chiaro esempio l’opera di Ford Madox Brown Gesù lava i piedi di Pietro, dove Gesù ha il volto di Frederick Stephens – membro “non-artista” dei Preraffaelliti: è evidente la naturalezza del dettaglio, l’umiltà della scena (data dai colori neutri e scuri di vesti e arredi) unita alla sacralità del momento (il bianco della tovaglia), la ricerca di profondità psicologica nei volti delle figure rappresentate. Tutti strumenti espressivi in grado di dare risalto a valori simbolici autenticamente religiosi.

Ford Madox Brown, Gesù lava i piedi di Pietro, 1857-58 (Tate. Lascito di Sir Hugh Walpole, 1941)

Di impronta bizantina è invece la rappresentazione di Cristo ne Il torchio di John Roddam Spencer Stanhope, artista della seconda generazione di Preraffaelliti.
Dei primi del Novecento è Sant’Agnese in prigione riceve dal cielo la bianca veste splendente, opera di Frank Cadogan Cowper, che portò avanti lo stile preraffaellita fino alla metà del secolo scorso ed è infatti noto come l’ultimo Preraffaellita. Un angelo scende dal cielo per coprire le nudità di Agnese, imprigionata per essersi rifiutata di rinunciare al suo voto di castità. Anche qui i modelli sono amici del pittore.

John Roddam Spencer Stanhope, Il torchio, 1864 (Tate. Donato d Sir Henry Grayson nel 1930)

Frank Cadogan Cowper, Sant’Agnese in prigione riceve dal cielo una bianca veste splendente, 1905 (Tate. Donato dai curatori del lascito Chantrey nel 1905)

La Confraternita dei Preraffaelliti nacque e si sviluppò in quella metà Ottocento ricca di rivoluzioni sociali, culturali ed economiche. Questi fondamentali rivolgimenti trovarono eco nelle loro opere, ricche di realismo e complessità psicologica, con soggetti tratti dalla vita quotidiana e questioni che essi stessi dovevano affrontare personalmente: l’educazione dei figli, i viaggi, l’emigrazione, ma soprattutto un’idea moderna dell’amore.
“Vita moderna” si apre con Prendete vostro figlio, Signore, nel quale Ford Madox Brown ritrae la seconda moglie Emma con il figlioletto Arthur. L’inconsueta espressione della donna e l’altrettanto inconsueto modo di tenere il bambino sono di difficile interpretazione: gioia o dolore? Accadeva spesso infatti che i padri non riconoscessero i figli nati al di fuori del matrimonio (Brown sposò Emma dopo la nascita del bambino). Il dipinto fu lasciato incompiuto in seguito alla morte del piccolo Arthur.

Ford Madox Brown, Prendete vostro figlio, Signore, iniziato nel 1851-52, ampliato e rielaborato nel 1856-57, incompiuto (Tate. Donato dalla signorina Emily Sargent e dalla signora Ormond in memoria del fratello, John S. Sargent, nel 1929)

Opere bellissime, per soggetto e tratti coloristici, sono Amore d’aprile di Arthur Hughes – ricco di simbologia legata ai fiori (i lillà bagnati dal sole che alludono all’amore giovane, la rosa sfiorita che suggerisce la fine dell’amore) -, così come Giuramento infranto di Philip Hermogenes Calderon (dietro lo steccato un uomo offre un bocciolo di rosa a una giovane, mentre sua moglie appassisce, come l’iris ai suoi piedi, che simboleggia il dolore).

Arthur Hughes, Amore d’aprile, 1855-56 (Tate. Acquistato nel 1909)

Philip Hermogenes Calderon, Giuramento infranto, 1856 (Tate. Acquistato nel 1947)

Le discussioni di scrittori, filosofi e teologi dell’epoca sul rapporto tra essere umano e mondo della natura trovano eco in Un animale domestico, di Walter Howell Deverell. L’opera, tuttavia, fu presentata dall’avvocato e naturalista William Broderip con queste parole: «Ma, dopo tutto, è solo una benevolenza discutibile elevare ad animale domestico una creatura così essenzialmente volatile»: la descrizione può essere riferita anche alla donna ritratta, visto che le donne venivano associate alla natura.

Walter Howell Deverell, Un animale domestico, 1853 (Tate. Acquistato nel 1911)

L’atmosferica Valle del riposo di John Everett Millais ci porta in un cimitero di campagna, di fronte a una tomba su cui stanno calando le tenebre, ma ciò che colpisce sono le braccia nude e muscolose e l’energia di una delle due monache, che alludono alla vita di lavoro dei nuovi ordini religiosi. Per molti, però, vederlo rappresentato da una figura femminile era cosa troppo moderna.

John Everett Millais, La valle del riposo, 1858-59 (Tate. Donato da Sir Henry Tate nel 1894)

Molto toccante per il soggetto e il formato del quadro è L’ultimo sguardo all’Inghilterra di Ford Madox Brown, eseguito nel momento culminante del fenomeno dell’immigrazione che portò all’estero un terzo della popolazione britannica. Anche Brown stava pensando di espatriare; per questo raffigura se stesso con la moglie Emma seduti in un’imbarcazione pronti per la partenza, lo sguardo malinconico perso nel vuoto, rappresentati in un tondo come una Sacra Famiglia, le mani intrecciate a quelle del bambino.

Ford Madox Brown, L’ultimo sguardo all’Inghilterra, 1864-66 (Tate. Acquistato nel 1916)

Anche il tema dell’infanzia non manca fra le opere dei Preraffaelliti. Molto belli i dipinti di Madox Brown (Cattivo soggetto) e Robert Braithwaite Martineau (La lezione di scrittura di Kit, scena tratta da La bottega dell’antiquario di Dickens) che affrontano l’importanza crescente assegnata all’istruzione infantile, venne resa obbligatoria nel 1870.

Ford Madox Brown, Cattivo soggetto, 1863 (Tate. Acquistato nel 1917)

Robert Braithwaite Martineau, La lezione di scrittura di Kit, 1852 (Tate. Donato dalla signora Phyllis Tillyard nel 1955)

I Preraffaelliti furono i primi artisti a esibire dipinti eseguiti all’aperto o comunque non in studio, allo scopo di indagare motivi nuovi e nuovi effetti di luce, osservando da vicino la bellezza della natura. Non per niente il gruppo era sostenuto dal critico d’arte e collezionista John Ruskin, il quale esortava i pittori moderni a prendere come ispirazione l’aspetto reale delle cose. Egli concepiva la natura come un’opera d’arte creata da Dio e tramite il suo studio e la sua osservazione l’uomo poteva raggiungere la verità emozionale e spirituale.
Nella sezione “Fedeltà alla natura”, ecco Picciola, di R. B. Martineau, una scena tratta dall’omonimo romanzo di Joseph-Xavier Boniface (1836). Un soldato francese carcerato, il conte Charney, eleva la propria anima prendendosi cura di una piantina germogliata tra le lastre di pietra della prigione.

Robert Braithwaite Martineau, Picciola, 1853 (Tate. Donato dalla signorina Helen Martineau nel 1922)

Un altro aspetto caratteristico dell’epoca è dato dalle nuove conoscenze scientifiche in materia di geologia, meteorologia e botanica. I Preraffaelliti se ne fanno portavoce, rappresentando in alcune loro opere paesaggi marini e terrestri talmente evocativi e maestosi da trasporre in senso epico ciò che appariva ai loro occhi attraverso la semplice osservazione della natura.

John Brett, Il ghiacciaio di Rosenlaui, 1856 (Tate. Acquistato nel 1946)

John Brett, Il canale della Manica visto dalle scogliere del Dorset, 1971 (Tate. Donato dalla signora Brett nel 1902)

Dopo lo scioglimento della Confraternita (1853) la cerchia dei Preraffaelliti guadagnò nuovi osservatori e nuovi seguaci. Rossetti abbandonò la “fedeltà alla natura” per concentrarsi su piccoli disegni e acquerelli ispirati all’arte e alla letteratura medioevali, soprattutto alla poesia di Dante e alle storie arturiane di Thomas Mallory, così come altri artisti della Confraternita e loro seguaci. Questi lavori, di carattere particolarmente intimo, venivano donati o venduti a colleghi, amici e collezionisti.
Il mondo medioevale divenne uno spazio fantastico utile per indagare la psicologia moderna. Attraverso le gesta di Re Artù e gli amori di Ginevra e Lancillotto venivano affrontati temi come l’amore, il tradimento, la nobiltà d’animo. Sono opere dai colori smaglianti, riccamente decorate, dalla composizione spaziale ristretta e interconnessa con i personaggi, quasi a voler intensificare l’emozione suscitata dalle scene rappresentate.
“Amore romantico” espone opere di Dante Gabriel Rossetti come, tra gli altri, gli acquerelli Roman de la rose, Il sogno di Dante alla morte di Beatrice, Paolo e Francesca da Rimini.

Dante Gabriel Rossetti, Roman de la rose, 1864 (Tate. Donato da Andrew Bain nel 1925)

Dante Gabriel Rossetti, Il sogno di Dante alla morte di Beatrice, 1856 (Tate. Lascito di Beresford Rimington Heaton, 1940)

Dante Gabriel Rossetti, Paolo e Francesca, 1855 (Tate. Acquistato con il sostegno di Sir Arthur du Cos e Sir Otto Beit attraverso l’Art Fund nel 1916)

Particolarmente interessante per colorismo e impianto tecnico è Lo studiolo blu, il primo di un gruppo di acquerelli di elevata qualità ispirati a temi medioevali, alcuni tratti dalla Morte d’Arthur di Thomas Malory (compilazione del tardo ‘400 sul ciclo bretone), che rappresentano amori ideali e spesso fatali. Qui il soggetto non è precisato, ma ciò che colpisce è lo «studio sul simbolismo di colore e musica» – come scrisse il critico Henry A. Beers. E’ un Medioevo color rosso e oro, intensamente decorato, che ricorda gli antichi manoscritti preziosamente miniati; un’opera che, dal vivo, cattura lo sguardo e lo tiene prigioniero.

Dante Gabriel Rossetti, Lo studiolo blu, 1857 (Tate. Acquistato con il sostegno di Sir Arthur du Cos e Sir Otto Beit attraverso l’Art Fund nel 1916)

A partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, Rossetti e i suoi seguaci conobbero una seconda fase “estetica” del Preraffaellitismo, esplorando connessioni tra arte, design, poesia e musica e orientandosi all’idea di bellezza e al suo potere seduttivo. Essi viaggiarono in Italia e acquisirono una più profonda comprensione e un nuovo entusiasmo per i grandi artisti del Rinascimento, come Leonardo da Vinci, Raffaello, Michelangelo e Tiziano, con l’opulenza delle stoffe da loro raffigurate, col loro stile ritmico e rotondo e con la morbidezza della loro luce.
Nella sezione “Bellezza dell’anima, bellezza del corpo” è evidenziata questa mutazione nell’estetica della Confraternita, che si esplicita in particolare in splendidi ritratti di donne dalla bellezza drammatica e non convenzionale, dai tratti marcati e i capelli folti e spesso sciolti, con vesti fluenti e riccamente decorate. Un look che divenne ben presto di moda.

Dante Gabriel Rossetti, Aurelia (L’amante di Fazio), 1863-73 (Tate. Acquistato con il sostegno di Sir Arthur du Cos e Sir Otto Beit attraverso l’Art Fund nel 1916)

Dante Gabriel Rossetti, Lucrezia Borgia, 1860-61 (Tate. Acquistato con il sostegno di Sir Arthur du Cos e Sir Otto Beit attraverso l’Art Fund nel 1916)

Dante Gabriel Rossetti, Monna Vanna, 1866 (Tate. Acquistato con il sostegno di Sir Arthur du Cos e Sir Otto Beit attraverso l’Art Fund nel 1916)

Attraversiamo incantati la sala dedicata a queste prorompenti figure femminili che dominano l’intero quadro, dipinte quasi esclusivamente da Dante Gabriel Rossetti, da Aurelia (L’amante di Fazio) a Lucrezia Borgia, da Monna Pomona a Monna Vanna.
Un discorso a sé stante merita l’enigmatico Beata Beatrix. Concepita da Rossetti in memoria della moglie Elisabeth e realizzata nel corso di vari anni, è un’opera qualitativamente molto elevata, sia per l’originalità della concezione che per la ricchezza dei significati simbolici (il papavero, fiore della passione ma anche della morte; il dominio del colore rosso, intensità spirituale ma anche passione umana; la meridiana che indica il numero nove lega per sempre la donna alla perfezione: come ricorda lo stesso Rossetti «Dante incontra Beatrice a nove anni, ella muore alle nove del 9 giugno 1290 e dunque incarna la perfezione simbolica del numero nove»).

Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix, 1864-70 ca. (Tate. Donato dalla baronessa Georgiana Mount-Temple in memoria del marito, barone Francis Mount-Temple, nel 1889)

Di altri artisti sono esposti disegni o acquerelli molto belli, come quelli di Burne-Jones e Hunt.

William Holman Hunt, Ritratto di Edith Holman Hunt, 1880 (Tate. Donato da Arthur e Helen Grogan attraverso l’Art Fund nel 2009)

Edward Coley Burne-Jones, Studio di donna stante per “Il passaggio di Venere”, 1877 (Tate. Lascito di A. N. MacNicholl, 1916)

L’ultima parte della mostra indaga la tematica del “Mito”, sviluppata dai Preraffaelliti intorno agli anni Ottanta dell’Ottocento, quando essi ormai avevano guadagnato seguaci, successo e fama; il loro stile aveva pervaso l’arte britannica e stava influenzando l’arte e le arti applicate di molti altri Paesi. Burne-Jones e John William Waterhouse si dedicarono a opere di grandi dimensioni attingendo alle storie d’amore e mistero fornite da miti e leggende, ponendo sempre al centro della loro narrazione le donne. Donne intese come forze potenti, misteriose, distruttive: dee, incantatrici e altre mitiche femmes fatales – fatali a se stesse o agli altri.
Perturbante Il cerchio magico di Waterhouse, che presenta una strega che disegna un cerchio di fuoco attorno a sé e a un calderone, svettando su un paesaggio roccioso.

John William Waterhouse, Il cerchio magico, 1886 (Tate. Donato dai curatori del lascito Chantrey nel 1886)

Burne-Jones rappresenta Amore su un altare all’interno della sua dimora, di impianto classico, mentre sta per incoronare il re Pharamond e l’amata Azalais. Sullo sfondo sono rappresentate le immagini di altri celebri amanti: Piramo e Tisbe, Fillide e Demofoonte, Orfeo ed Euridice. Il gusto decorativo è evidente, così come il richiamo botticelliano delle figure che fanno da contorno agli amanti.

Edward Coley Burne-Jones, Il tempio dell’amore, 1872 ca. (Tate. Donato dai curatori del lascito Chantrey nel 1919)

Ma è con l’incantevole Dama di Shalott di Waterhouse che il cerchio apertosi con Ofelia si chiude, donandoci la stessa sensazione di smarrimento di fronte alla bellezza della figura femminile e di rapimento nell’ammirare quel paesaggio che si protende verso di noi e nel quale vorremmo entrare per far parte della stessa storia.
La tela si ispira al poemetto di Tennyson, The Lady of Shalott (1833), in cui si racconta di un’eroina, chiusa in una torre, che una maledizione ha condannato a morire se smetterà di ricamare le scene che vede riflesse in uno specchio. Ma quando vi scorge il volto di Lancillotto se ne innamora e sfida la maledizione: in punto di morte lascia la torre e su una barca va alla ricerca dell’oggetto del suo amore. L’atmosfera creata da Waterhouse è di grande suggestione, mentre le pennellate audaci sono vicine all’Impressionismo.

John William Waterhouse, La dama di Shalott, 1888 (Tate. Donato da Sir Henry Tate nel 1894)

Particolare

Con questo capolavoro si chiude la bellissima esposizione, che consiglio vivamente a tutti di visitare per meglio conoscere un’importante corrente non solo pittorica, ma anche di pensiero, che non ha goduto finora della stessa fortuna e attenzione dedicata ad altre correnti artistiche coeve – come Impressionismo e Simbolismo – ma che ha influenzato lo sviluppo artistico successivo molto più di quanto si potrebbe pensare.

Fonti:
Catalogo della mostra “Preraffaelliti. Amore e desiderio”, 24Ore Cultura
Maria Teresa Benedetti, I Preraffaelliti (Art Dossier)

(Le fotografie sono personali)

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