Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Il ballo delle ingrate” alla corte dei Gonzaga: nel 1608 Monteverdi apriva la strada al balletto

Margherita di Savoia e Francesco Gonzaga

Sono passati 410 anni e il balletto ne ha fatta di strada, dentro e fuori le sale prove e i teatri!
Dieci anni fa, sulla rivista “Danza & Danza”, Domenico Rigotti con questo articolo celebrava i 4 secoli da quel Ballo delle ingrate che segnò una tappa fondamentale nella storia del balletto.
Mi fa piacere ripercorrere insieme quei momenti storici e artistici e mi auguro che anche per i miei lettori possa essere una piacevole e interessante (ri)scoperta, che non riguarda solo la danza ma anche una donna di lettere e un libro affascinante.
Buona lettura!

******************

In quel suo splendido libro, libro di storia ma che si legge come un romanzo, I segreti dei Gonzaga, Maria Bellonci, la grande donna di lettere di casa nostra cui si deve anche la nascita del Premio Strega a tutt’oggi il più ambito in campo letterario, dedica preziose pagine al matrimonio tra il giovane Francesco figlio del Duca Vincenzo il gran signore di Mantova e la giovanissima Margherita di Savoia, figlia del Duca Carlo Emanuele I, creatura non forse bella ma che portava alla corte una grazia superiore.
Nella sua prosa smagliante la scrittrice ci dà folgorante descrizione di quelle giornate in cui nella città pavesata a festa e sulle rive del Mincio, folla entusiasta e dame che mettevano in mostra rari gioielli, erano in corso festeggiamenti che sembravano non avere mai termine. In un «ritmo così esasperato», sottolinea la scrittrice, tanto da risultare difficile da seguire in quella tarda e già calda primavera dell’anno di grazia 1608.
Giostre, tornei, parate, grandi conviti in cui il Duca Vincenzo sfoggiava «servizi di cristallo igemmati» e fuochi d’artificio di notte come da tempo non se ne vedevano.
E poi «nelle sere fresche con le stelle lavate di nuovo» una serie di spettacoli memorabili.
Commedie degli autori più celebrati, lo Striggi, il Guarini, del quale ultimo si rappresentava la commedia «grassa» de L’Idropicache, con i suoi fastosi intermezzi, durava la bellezza di sette ore.
E naturalmente opere in musica. Quei melodrammi che erano diventati la novità del momento e che recavano la firma illustre del “genius loci” Claudio Monteverdi.
Il grandissimo musicista, nato nella non lontana Cremona, strappava entusiasmi con L’Arianna, poi andata perduta, ma di cui è rimasto quel “lamento” che ancora oggi è in grado di toccare i cuori, e con quel Ballo delle ingrate, pantomima cantata e danzata «in genere di rappresentazione»(sic) per voci e strumento destinato di diritto a entrare nella storia della musica ma anche o soprattutto della storia coreutica.
E di cui, proprio per parlare di esso, lasciamo i festeggiamenti mantovani e con essi gli sposi non ancora ventenni alle effusioni amorose, per dire invece come quello spettacolo borderline, se così vogliamo chiamarlo, andato in scena giusto quattro secoli fa (fermiamo la data: 4 giugno 1608) sia da considerare uno dei grandi temi del balletto.
Non il solo, certo, ma il più significativo e rimasto impresso anche per quel suo strano titolo.
Chi sono infatti le ingrate?
Rispondiamo subito per chi, anche fra i ballettofili, non lo sapesse. Sono le donne che in vita furono ingrate verso i loro amanti. Non seppero insomma soddisfare o ricevere il loro amore.
Creature pertanto, come espliciterà il ballo-melodramma di Monteverdi e del pure famoso poeta e librettista Ottavio Rinuccini, che gli dei hanno confinato agli inferi.
Il ballo delle ingrate è una pietra miliare dell’evoluzione coreografica, anche se della sua coreografia non è rimasta traccia. E nemmeno si conosce il nome del suo vero coreografo. Qualcuno, vedi il Reyna, vuole che fosse Isacchino Ebreo, colui cioè che era il maestro di ballo alla corte di Mantova. Altri lo nega, suffragando la negazione con il fatto che l’attribuzione non è credibile anche per ragioni cronologiche.
Ma lasciamo ai dotti andare alla ricerca di chi fosse l’autore, così come li lasciamo disquisire se questo famoso Ballo delle ingrate fosse un balletto di matrice puramente italiana o invece un “balletto alla francese”. Vale a dire nello stile di quel ballet de cour conosciuto anche da Monteverdi nel corso dei suoi viaggi in terra d’oltralpe.
Sicuramente però, pur non potendosi negare una certa influenza del genere, tale collegamento appare un po’ forzato, suggerito forse soltanto dalla disposizione scenica per cui i danzatori scendono dal palcoscenico in sala per il ballo (danzatori, come non trascura di ricordarci proprio la Bellonci, tra i quali in quella storica sera di giugno «figurava al primo posto lo stesso Duca Vincenzo con suo figlio e sei cavalieri e otto dame scelte fra le più leggiadre») Disposizione peraltro già praticata in Italia da tempo e, nel caso mantovano, proveniente semmai, più che dall’accennato ballet de cour, dalle suggestioni e dal gusto grecizzante dell’ambiente della Camerata fiorentina.
Comunque sia, la coerenza e la densità espressiva del Ballo delle ingrate, dovute oltre che al genio monteverdiano alla raffinata invenzione di Ottavio Rinuccini, lo pongono molto al di sopra e ben lungi da tutti gli spettacoli francesi del tempo.
Vogliamo ricordarne la trama?
È poca cosa secondo il nostro pensare di oggi. È però bastevole perché Monteverdi vi ricamasse sopra note superiori, una musica che ancora stupisce, quel declamato musicale discorsivo e severo che non è inferiore a quello che troviamo nelle sue opere più celebrate. E i versi di Rinuccini non poveri anch’essi di una loro arcana bellezza.
Si è detto che le ingrate sono confinate agli Inferi.E la scena si svolge proprio davanti al suo ingresso. Dice la didascalia una gran voragine “dentro la quale ruotano globi d’ardentissime fiamme e per entro ad essa innumerabili mostri d’Inferno”.
Davanti a quella bocca infernale appaiono Venere e Amore, madre e figlio, e mentre questi entra nelle grotte di Plutone, il re appunto degli Inferi, per indurlo ad ascoltare la divina madre, ella si rivolge alle dame del pubblico invitandole a vincere la riluttanza all’amore prima che la giovinezza sparisca.
Rientra Amore con Plutone, con il quale Venere si lamenta che i dardi del figlio restino senza effetto per la sdegnosa austerità delle donne abitanti nel “Germano Impero” (sic) che vanno altere di beltà e amore. Successivamente Amore impetra Plutone che lasci temporaneamente uscire alcune anime di quelle ingrate perché mostrino ai viventi quali pene le attendano nell’oltretomba.
Ed ecco subito dopo arrivare le Ingrate ed eseguire una danza a metà della quale Plutone a sua volta rivolgerà alle dame in sala la stessa predica-morale di Venere, minacciandole di pene eterne qualora persistano nel loro atteggiamento.
Quindi rinvia le anime “a lacrimare nel regno Inferno”. E la danza sarà ripetuta alla loro partenza. Solo una di esse indugerà al proscenio lamentando (è la pagina musicale più bella e di più alta intensità drammatica)la sorte a cui deve definitivamente tornare e rivolgerà un estremo addio alla luce.

Si è detto, nulla è stato conservato, cioè trascritto, della parte coreografica. E tuttavia dai pochi riferimenti contenuti nel libretto di Rinuccini e da qualche altro scritto è possibile immaginare che la danza o i movimenti coreutici consistessero in composizioni orchestiche (proprie di azioni sceniche che comprendono musica, poesia e danza, N.d.R.) nello stile e nella tecnica del più maturo “ballo nobile”(quello adottato nelle grandi corti italiane), fuse però con elementi pantomimici di forte coloritura drammatica.
Facile immaginare, insieme alla grandezza della musica, l’impatto di quelle danze corali sulla platea. E facile immaginare che se tra il pubblico femminile c’erano delle donne ingrate, beh, quella sera tutte, è da supporre, anche le più frigide, cedessero alla passione d’amore dei loro mariti o amanti.
La sera poi di quella primavera carezzosa e gentile del 1608, dicono le cronache, era così stellata (già, «le stelle lavate di nuovo», come dice la Bellonci) che il richiamo d’amore non poteva non farsi sentire.

(Domenico Rigotti, “Danza & Danza”, Aprile 2008)

Annunci

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: