Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – All’insegna dell’arte totale (parte II): Diaghilev e i Ballets Russes. Il periodo “russo-orientaleggiante” e la stella Vaslav Nijinskij

Nella storia dei Ballets Russes il periodo che va dal 1909 al 1914 viene definito “russo-orientaleggiante”.
In questa fase la rosa dei collaboratori è ristretta agli artisti con cui Djagilev aveva stabilito da tempo un sodaliziocementato dall’amicizia e dall’intesa culturale. Sono gli anni che vedono avvicendarsi Fokin e poi Nijinskij in veste di coreografi e uno stuolo di pittori-scenografi, come Benois, Bakst, Golovin, Korovin, Roerich.
In questa periodo, accanto a balletti di estrazione romantica si segnalano alcune novità caratterizzate da una forte impronta esotica, da storie di erotismo e violenza commentate da colori accesi e abbaglianti.

Leon Bakst, Costume per Shéhérazade

Oltre a Cléopâtre, il balletto più rappresentativo è Shéhérazade. Bakst in questa occasione superò se stesso, realizzando una scena che scateneva già all’apertura del sipario applausi prolungati. L’ambiente, schermato da enormi tendaggi e grandi lampadari pendenti e arredato con un’infinità di cuscini, appariva indistinto. Più che l’arredo era l’audace uso del colore a creare l’atmosfera calda e sensuale dell’harem. Le tonalità dominanti erano verde pavone e blu con macchie di rosso corallo e rosa che ricorrevano sia nella scena che nei costumi, impreziositi da perle, pietre colorate e ornamenti di gustoesotico inventati da Bakst, ipegnato a offrire una visione fiabesca dell’oriente lontana da ogni prestesa storica e documentaria.

Una scena di Shéhérazade, Balletto del Teatro Mariinsky

Fokin aveva realizzato una coreografia complessa, combinando gli intricati arabeschi creati dai gruppi dei danzatori con i movimenti dei solisti, raggiungendo una spettacolare varietà di effetti.

Se Shéhérazade costituisce il balletto più popolare in repertorio e il tipico esempio della fase russo-orientaleggiante, gli altri spettacoli di questo periodo traggono ispirazione dal repertorio mitico e dal folklore russo.
Costruito sulla visione di un sogno è Le Spectre de la rose (1911), divenuto celebre per la spettacolare esibizione acrobatica di Nijinskij, mentre ispirati al folklore russo sono L’uccello di fuoco (1910) e Petrushka (1911) su musica di Stravinskij e scene di Benois.

Vaslav Nijinsky e Tamara Karsavina nella prima rappresentazione di Le spectre de la rose, 1911

Fino al 1911 Djagilev non aveva una sua compagnia, ma reclutava i danzatori durante le loro ferie estive, quando erano liberi da impegni contrattuali con i Teatri imperiali. Il problema fu risolto nel 1911, quando Nijinskij fu costretto a rassegnare le dimissioni dal Teatro Marijnskij in seguito ad un incidente che aveva creato scandalo. Djagilev ebbe così l’opportunità di scritturarlo e creare intorno alla figura del danzatore, assurto ormai alla celebrità internazionale, una compagnia permanente in grado di assicurare ingaggi e compiere tournée all’estero. In questo periodo egli assunse come maître de ballet Enrico Cecchetti, uomo di grande esperienza e qualità tecniche straordinarie.
Il 1912 è un anno di svolta: Benois e Fokin si allontanano per dissapori interni, cedendo così il campo all’astro emergente di Nijinskij.
L’avvenimento più sensazionale fu la messa in scena di L’après-midi d’un faune, su testo di Mallarmé, musica di Debussy e scene di Bakst, in cui Nijinskij non fu solo protagonista ma anche coreografo. L’ispirazione, sia per quanto riguarda la scena che i costumi e la coreografia, fu la pittura vascolare greca, con i danzatori disposti con torso frontale e testa, braccia e gambe di profilo.

nijinsky

La notissima immagine di Nijinsky in L’après-midi d’un faune

Fu un vero e proprio scandalo, imputabile in parte ai riferimenti sessuali troppo espliciti nella scena finale, quando Nijinskij abbraccia la sciarpa abbandonata da una delle ninfe mimando un orgasmo, ma in realtà dovuto all’audacia del nuovo linguaggio coreografico che disorientò le attese del pubblico.

Uno scandalo che si sarebbe ripetuto nel 1913 con la messa in scena di Le sacre du printemps, musica di Stravinskij e scene di Roerich, in cui Nijinskij si occupò solo della coreografia. Sullo sfondo di un plumbeo paesaggio nordico i danzatori, infagottati in pesanti indumenti e gambali a fasce, si muovevano goffamente: la testa a ciondoloni, le ginocchia piegate e i piedi rivolti all’interno. L’idea era quella di evocare una tribù primitiva alle prese con i suoi terrori e le sue superstizioni in atto di propiziarsi con un rito sacrificale la fertilità della terra.

Le sacre du printemps

L’audacia delle invenzioni coreografiche unita alla novità della partitura stravinskiana scatenò l’indignazione del pubblico, che reagì tempestosamente, accompagnando con boati e fischi l’intera rappresentazione.
Durante la tournée in Sud America Vaslav Nijinskij sposò la contessa ungherese Romola de Pulszky: questo evento segnò la rottura con Djagilev e l’arrivo di Massine che, reclutato con il ruolo iniziale di danzatore, diventerà il coreografo ufficiale della compagnia, dove rimase sino al 1921.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi

web

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