Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Giappone affacciato sul cielo di Torino: le più belle stampe ukiyo-e esposte alla Pinacoteca Agnelli

Sollevata a 34 metri dalla pista di collaudo sul tetto del Lingotto di Torino, sede della prima grande fabbrica della Fiat, si trova la Pinacoteca Agnelli, inaugurata nel 2002, che ospita la collezione permanente di opere d’arte appartenute all’avvocato Giovanni Agnelli e a sua moglie Marella, oltre a mostre temporanee.


Lo “scrigno” – come lo chiama Renzo Piano che l’ha progettato – accoglie venticinque capolavori (ventitré quadri e due sculture) di artisti che operarono dal Settecento alla metà del Novecento: Matisse, Balla, Severini, Modigliani, Tiepolo, Canaletto, Bellotto, Picasso, Renoir, Manet, Canova.


Negli altri cinque piani al di sotto dello scrigno si trovano il bookshop, una sala di consultazione, un centro didattico per l’arte, gli uffici. Un’opera gigantesca insomma, che si affaccia direttamente sul cielo di cielo attraverso grandi vetrate e da cui si può accedere alla pista, avveniristica quando fu costruita, con la famosa mirabolante parabola oggi luogo prediletto per le foto dei visitatori.


E’ in questa sede che verrà ospitata fino al 16 febbraio la mostra dedicata a due grandi maestri dell’ukiyo-e, il “mondo fluttuante” dell’Ottocento giapponese – Katsushika Hokusai (1760-1849) e Utagawa Hiroshige (1797-1858) – e al pittore moderno Kawase Hasui (1883-1957), esponente del movimento shin hanga (nuove stampe) che portò avanti i temi e le tecniche delle silografie policrome anche nelle epoche Meiji (1868-1912), Taishō (1912-1926) e parte della Shōwa, fino a metà degli anni Cinquanta del Novecento quando venne nominato “Tesoro nazionale vivente” nel 1956.


Attraverso quattro grandi aree tematiche e una selezione di cento splendide silografie dei tre maestri, è possibile compiere un viaggio attraverso i luoghi più suggestivi e caratteristici del Giappone, in un periodo – fine Ottocento, inizi Novecento – in cui la commistione fra tradizione pittorica giapponese e canoni artistici europei si fa sempre più evidente.
Non si può che iniziare il nostro viaggio dalla capitale degli shogun: “Da Edo a Tōkyō: vedute della Capitale Orientale” propone stampe raffiguranti alcuni celebri luoghi compresi nel territorio di Edo, divenuta sede dello shogunato Tokugawa nel 1603, lontana dalla città imperiale di Kyōto.
Ecco allora il ponte Nihonbashi, il “ponte del Giappone” cuore di Edo, punto di partenza per il viaggio lungo il Tōkaidō che portava a Kyōto, ma anche il punto zero per le misurazioni di tutte le distanze verso le province.

Utagawa Hiroshige, Acquazzone improvviso sul ponte di Nihonbashi (Nihonbashi no hakuu), Serie “Luoghi celebri della Capitale Orientale (Tōto meisho), 1832-38 ca. (Museum of Fine Arts, Boston-Gift of Adam Collection)

Hokusai e Hiroshige rappresentavano i luoghi celebri della capitale (meisho): ponti e feste: templi e santuari, teatri e case di piacere, ristoranti e locande, oltre alla bellezza della natura.

Katsushika Hokusai, La fioritura dei ciliegi al tempio Tōeizan (Tōeizan hanazakari no zu), Serie “Nuova edizione di stampe prospettiche” (Shinpan ukie), 1811 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection)

Utagawa Hiroshige, Il tempio Kinryūzan ad Asakusa nella neve (Asakusa Kinryūzan setchū), Serie “Luoghi celebri di Edo” (Edo meisho), 1848-49 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – Gift of L. Aaron Lebowich)

Utagawa Hiroshige, Kamata. Il giardino dei susini (Kamata no umezono), Serie “Cento vedute di luoghi celebri di Edo (Meisho Edo hyakkei), 1857 (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection)

Dal 1868, con la Restaurazione Meiji e la fine dello shogunato, Edo fu rinominata Tōkyō, e si avviò verso quel processo di occidentalizzazione che Hasui lascia percepire nelle sue vedute contemporanee.

Kawase Hasui, Il tempio Zōjōji nella neve (Yuki no Zōjōji), 1929 (Museum of Fine Arts, Boston – Gift of L. Aaron Lebowich)

Kawase Hasui, Il laghetto al santuario di Benten a Shiba (Shiba Benten ike), 1929 (Museum of Fine Arts, Boston – Gift of L. Aaron Lebowich)

Da qui si prosegue “Lungo le vie del Giappone” attraverso le più note località situate lungo il Tōkaidō, l’antica strada costiera orientale giapponese, e il Kisokaidō, una via più interna attraverso le montagne. I samurai locali in viaggio verso Edo con il loro seguito di servitù e merci, come previsto dal sistema delle residenze alterne (sankinkōtai), ma anche i pellegrini che si recavano al Fuji o ai templi, usavano prevalentemente la prima, più facile e piana.

Katsushika Hokusai, Il ponte sospeso tra Hida ed Etchū (Hietsu no sakai tsuribashi), Serie “Vedute insolite di famosi ponti giapponesi di tutte le province”, 1834 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Collection)

Utagawa Hiroshige, Kanbara. Neve di sera (Kanbara. Yoru no yuki) [Stazione 16], Serie “Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō”, 1833-34 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection)

Alcune tra le serie di silografie policrome più importanti di Hokusai e Hiroshige rappresentano le 53 stazioni di posta lungo il Tōkaidō, le 69 del Kisokaidō, ma anche i luoghi di province più lontane e meno note, con i loro fiumi, i templi, i ponti sospesi, la natura ritratta nelle varie stagioni – ricoperta dalla neve, sotto la pioggia battente, con gli aceri rosseggianti d’autunno, la luna piena che si riflette sulle risaie.

Utagawa Hiroshige, Kakegawa. Veduta in lontananza del monte Akiba (Kakegawa. Akibayama enbō) [Stazione 27], Serie “Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō”, 1833-34 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection)

Kawase Hasui, Uchiyamashita, Okayama, Serie “Selezione di vedute del Giappone”, 1923 (Museum of Fine Arts, Boston – Chinese and Japanese Special Fund)

La sezione successiva, “Luoghi della poesia”, è interamente dedicata alle serie che Hokusai dedicò ai poeti cinesi e giapponesi della classicità, nelle quali si intrecciano visioni idealizzate della natura e rappresentazioni di versi tratti dalle antiche poesie.
La serie “Cento poesie per cento poeti in Racconti illustrati della balia”, sviluppata in orizzontale, si basa su un’antica antologia di poesia giapponese di cui l’artista completò solo ventisette stampe a colori.

Katsushika Hokusai, Yamabe no Akahito (Yamabe no Akahito), Serie “Cento poesie per cento poeti in Racconti illustrati della balia”, 1835-36 ca. Iscrizione: Inoltratomi/nella costa di Tago no ura/vedo il perfetto biancore/sull’alta cima del monte Fuji/della neve che continua a cadere. (Museum of Fine Arts, Boston – Nellie Parney Collection)

Katsushika Hokusai, Sangi Hitoshi [Minamoto no Hitoshi] (Sangi Hitoshi), Serie “Cento poesie per cento poeti in Racconti illustrati della balia”, 1835-36. Iscrizione: Come una distesa d’erba desolata/dove spuntano i piccoli germogli di bambù/così mi porto questo peso dentro,/ma perché? Perché l’amo così tanto? (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection

Specchio dei poeti cinesi e giapponesi” si sviluppa invece in dieci stampe verticali con un grande impatto visivo, riferendosi ai luoghi citati nei versi dei poeti ritratti o ai loro luoghi d’origine.
Queste due serie furono tra le ultime creazioni di Hokusai negli anni Trenta dell’Ottocento, prodotte per il grande mercato delle stampe prima che il maestro si ritirasse per dedicarsi esclusivamente alla pittura.

Katsushika Hokusai, Abe no Nakamaro (Abe no Nakamaro), Serie “Specchio dei poeti giapponesi e cinesi”, 1833 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection)

In chiusura di mostra, l’ultima sezione è dedicata alla “montagna” per eccellenza: le “Vedute del Fuji” costituiscono una sorta di pellegrinaggio a questo luogo simbolo del Giappone , al quale è stata dedicata una immensa produzione xilografica.
In esposizione la famosa serie “Trentasei vedute del Monte Fujidi Hokusai, prodotte fra il 1830 e il 1832, divenute poi quarantasei grazie al grande successo riscosso per la bellezza del blu di Prussia appena arrivato in Giappone e l’immediato impatto grafico. Vi fanno parte le universalmente note La grande onda presso la costa di Kanagawa e il Fuji rosso.

Katsushika Hokusai, Yoshida sul Tōkaidō (Tōkaidō Yoshida), Serie “Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-31 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – Nellie Parney Carter Collection)

Katsushika Hokusai, Il fiume Tama nella provincia di Musashi (Bushū Tamagawa), Serie “Trentasei vedute del monte Fuji”, 1830-31 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – Nellie Parney Carter Collection)

Katsushika Hokusai, Giornata limpida col vento del Sud [o Fuji rosso] (Gaifū kaisei), Serie “Trentasei vedute del monte Fuji”, 1830-31 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – Anonymous gift)

Katsushika Hokusai, La [grande] onda presso la costa di Kanagawa (Kanagawa oki namibia), Serie “Trentasei vedute del monte Fuji”, 1830-31 ca. (Museum of Fine Arts, Boston – Nellie Parney Carter Collection)

Circa vent’anni Hiroshige, con le sue “Trentasei vedute del Fuji”, restituisce una visione più occidentalizzata e moderna, influenzata dalle novità ottiche diffuse sul territorio negli anni Cinquanta dell’Ottocento, optando per una scelta verticale per esaltare il senso prospettico.
Il percorso si chiude con una veduta di Hasui, che ritrae il Fuji “dal vero”, mostrando una volta di più come questo luogo non smetta di esercitare un fascino speciale.

Utagawa Hiroshige, L’entrata a Enoshima nella provincia di Sagami (Sagami Enoshima iriguchi), Serie “Trentasei vedute del Fuji”, 1858 (Museum of Fine Arts, Boston – William Sturgis Bigelow Collection)

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