Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Coppelia”: una commedia vivace, tra amore e mistero – Trama e note di stile

L’edizione scelta da “Invito al balletto” della De Agostini, collana curata dal critico Mario Pasi, è stata rappresentata al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo nel 1993.
La rilettura operata dal coreografo russo Oleg Vinogradov, più rigorosa rispetto a molte versioni che si sono affermate in Occidente, propone alcune innovazioni, in particolare nelle caratterizzazioni di Coppelius e della sua creatura meccanica. Il misterioso personaggio, un po’ mago e un po’ scienziato, ha perso quel cliché di follia e comicità che gli era stato attribuito nella maggior parte delle rappresentazioni e si è evoluto nella figura di un gentiluomo sconfitto e malinconico, ancorato a un passato che non ha più nulla in comune con l’epoca in cui vive. La stessa Coppelia non è più un semplice pupazzo, ma una bambola meccanica, un automa vicino alla trasformazione in una donna vera, metamorfosi che si realizzerà con un vero colpo di scena al termine dello spettacolo.

****************
ATTO I

Scena Prima – La piazza del villaggio
Sulle ultime note di una mazurka siamo introdotti in un villaggio della Galizia ancora avvolto dalle tenebre della notte. Due giovani, Swanilda e Franz, seduti su una sedia posta al centro di una piazza, si scambiano tenerezze. Dal balcone della sua abitazione Coppelius osserva la scena e ammicca, facendo presagire intenzioni maligne. L’eccentrico inventore conduce quindi sul balcone Coppelia, una bambola meccanica di sua creazione, cercando di farle assumere una posizione naturale.

Irina Shapchits e Mikhail Zavialov: Duetto dall’Atto I (cor. Vinogradov, Kirov/Mariinsky Ballet – Ph. dal web)

Quando i due innamorati abbandonano il palcoscenico, Coppelius scende nella piazza e, osservando soddisfatto la sua creatura, balla con vigore ed esultanza. Le finestre delle altre case che si affacciano sulla piazza iniziano a illuminarsi: si sta facendo giorno. Con vivaci passi di danza sopraggiungono i paesani: colpiti da quella che credono essere una bellissima dama, indirizzano a Coppelia un saluto.
Rientrati in scena, Franz e Swanilda intrecciano un delicato duetto, mentre l’inventore ritira la bambola dal balcone e la conduce nella piazza. Qui, sotto lo sguardo incuriosito ed eccitato dei paesani, Coppelia danza. Pur mantenendo una certa rigidità, si scioglie a poco a poco nei movimenti. Affinché il pubblico non nutra dubbi sulla sua natura di oggetto meccanico, Coppelius mima il gesto di caricare una molla sulla schiena dell’automa.

Francesca Hayward e Gary Avis in Coppelia
(© Foteini Christofilopoulou, courtesy the Royal Opera House)

Vinti dalla bellezza della sconosciuta e ignari della sua vera identità, i giovani competono nel renderle omaggio, inginocchiandosi e porgendole fiori. Lo stesso Franz, sotto lo sguardo stizzito della fidanzata, inizia a mostrare interesse per la nuova arrivata.
Coppelia danza un incantevole valzer con i quattro amici di Franz. Poi quest’ultimo prende in braccio la bambola e la porta con sé fuori dallo spazio scenico. La reazione di Swanilda non si fa attendere. Nella piazza da vita a un assolo che esprime gelosia e desiderio di vendetta.
Franz e gli amici, ciascuno con un boccale di birra, rientrano insieme a Coppelius e alla sua creatura, che si ritirano presto in casa. La bambola ricompare poco dopo al balcone. I cinque giovani le dedicano allora una serenata caratterizzata da passi di grande abilità. Due di loro trovano poi una scala e la appoggiano al parapetto del balcone per poterla raggiungere.
Mentre Swanilda osserva furtivamente l’azione, Franz sale fino a sfiorare una mano di Coppelia e poi si finge morto, inscenando uno scherzo con gli amici.
Quando sul balcone riappare Coppelius, Franz chiede di poter salire dall’amata, ma l’inventore respinge la richiesta, facendogli intendere che per lei è giunta l’ora di riposare.
Usciti i giovani, entrano in scena Swanilda e le sue quattro amiche, ciascuna delle quali porta un canestro di fiori. Le ragazze decidono di introdursi nella misteriosa abitazione di Coppelius, ma proprio mentre una di loro cerca di aprire la porta, ecco uscirne lo strano inventore. Senza accorgersi della presenza delle ragazze, che nel frattempo si sono nascoste, si allontana: è intenzionato a recarsi da Franz. Via libera! La scala viene appoggiata al balcone e inizia l’ascesa delle ragazze.

Scena seconda – Il laboratorio di Coppelius
La casa dell’inventore è in realtà un luogo oscuro, pieno di braccia, gambe, teste, ruote dentate e figure umane a grandezza naturale. Le ragazze sono spaventate ma presto capiscono che si tratta solo di manufatti e fantocci. Poi di nuovo sobbalzano: nella stanza c’è un uomo seduto a una tavola imbandita. Ancora una volta si tratta di un pupazzo. Scoperta la verità, le giovani possono divertirsi con le tante bambole presenti nella sala. Infine, dietro un paravento, scoprono Coppelia: anche lei non è altro che un automa.

Coppelia, cor. di Roland Petit. Teatro San Carlo, Napoli (ph. Luciano Romano)

Inizia quindi un grazioso divertissement, durante il quale le ragazze fanno ballare nell’ordine la bambola cinese, spagnola, scozzese e lo schiaccianoci. Entusiaste, le fanciulle si uniscono alle danze. All’improvviso irrompe però in scena la ragazza che era rimasta di guardia alla porta della casa e avverte le amiche che Coppelius sta rientrando. Alle giovani non resta che travestirsi rapidamente con gli abiti delle bambole e nascondere i manichini.
Il padrone di casa entra nella sala, accompagnato da Franz, un po’ alticcio. Il giovane sta cercando Coppelia. Il misterioso artigiano cerca inutilmente di distrarlo con altre bambole, che sono in realtà le amiche di Swanilda. Quest’ultima ha indossato proprio i panni della bambola e si è seduta dietro il paravento. Ed è lì che Franz trova finalmente quella che crede essere Coppelia.
Vincendo le resistenze di Coppelius, Franz danza con lei, che cerca di imitare i rigidi movimenti dell’automa. Durante il ballo la ragazza perde però il ventaglio che le celava il viso. L’inganno è svelato. Mentre Coppelius si dispera, Franz, pieno di vergogna, cerca di fuggire nascosto all’interno di una grande testa di cartapesta. Viene fermato da Swanilda, a cui chiede inutilmente perdono.

ATTO II

La piazza del villaggio
In paese si celebra una grande festa per l’inaugurazione di una nuova campana. Tutti sono in piazza e si esibiscono in un lungo divertissement di danze popolari.
Sulle prime note della mazurca, i paesani accolgono l’arrivo del borgomastro e di un alto prelato intervenuto per benedire la campana. Riprende la vivace danza che ha carattere popolare, così come i bei costumi dei ballerini. Con eleganti entrate in quartetti, le ragazze del paese eseguono poi il grazioso “valzer della ghirlanda”. Una vigorosa czárdás, ballo popolare ungherese, danzata da quattro giovani, con grandi passaggi di forza e agilità, introduce la “ruota dell’arcolaio”, un delicato quartetto femminile.
Al centro della scena si porta quindi Swanilda in abito nuziale e, attorniata dalle donne e fanciulle del villaggio, inizia a danzare da sola. Al lato opposto della piazza Franz, anch’egli vestito di bianco, balla alla presenza degli uomini. Inizia una schermaglia amorosa tra i due: Franz chiede perdono, ma Swanilda non è disposta a concederlo tanto facilmente. La lite coinvolge anche i loro seguiti. Solo l’intervento del borgomastro riesce a riportare un po’ di ordine. Questi conduce infine al centro della scena i due ragazzi, ormai riappacificati, e li unisce in matrimonio.
Gli sposi, sotto gli sguardi attenti di tutto il villaggio, danzano il famoso pas de deux, che inizia con il grande adagio “della riconciliazione”. I passi sono molto legati, osservano diversi allacciamenti e atletiche performance. Swanilda mostra maliziosi atteggiamenti, mentre Franz danza in modo lirico e sentimentale. Alle loro spalle, quattro coppie formate dai rispettivi amici riprendono i passi salienti del duetto. Mentre i due sposi escono di scena, il ballo prosegue con le quattro coppie.

Anbeta Toromani (Swanilda) e Alessandro Macario (Franz) nella Coppelia di Roland Petit. Teatro San Carlo, Napoli (ph. Luciano Romano)

Franz esegue poi una variazione ricca di lanci, pirouettes e salti aerei, esprimendo con la danza la soddisfazione per aver coronato il suo sogno d’amore. E’ quindi la volta dell’assolo di Swanilda. La sua esibizione è ancora più audace di quella del compagno: si lancia in jetés volanti, eleganti posizioni, rapidi passaggi degni quasi delle tecniche maschili.
La coppia si riunisce per il maestoso finale. L’epilogo riserva però ancora alcune sorprese. Coppelius infatti compare melanconico, portando con sé la bambola ormai inanimata. Swanilda ne prova pietà, ma Franz la induce a ignorarlo. Sulle note di un valzer trascinante, il corpo di ballo è coinvolto in una gioiosa sarabanda intorno ai due sposi, che eseguono un duetto con prese volanti e belle pose plastiche. Improvvisamente Franz si rende conto che la fanciulla con cui ha danzato è la bambola Coppelia. Lo stesso Coppelius, di fronte alla porta della sua casa, non è che un fantoccio. Dal balcone il vero Coppelius e Swanilda lo salutano sorridendo.

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