Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – François Delsarte: il profeta della danza moderna

François Delsarte, un teorico francese vissuto verso la metà dell’Ottocento, svolte un ruolo determinante nel processo di nascita della danza moderna. Le sue teorie si diffusero rapidamente negli Stati Uniti ed ebbero l’effetto di innescare quel processo di rinnovamento che avrebbe infranto le rigide norme del codice accademico.
La sua passione era il canto lirico, che dovette ben presto traumaticamente abbandonare in seguito alla perdita della voce. Si dedicò quindi allo studio del linguaggio dal corpo, cercando di fissare la relazione tra il gesto, la voce e gli impulsi interiori di natura spirituale. Su queste basi egli fondò un metodo d’insegnamento destinato alla formazione di cantanti, attori e oratori, affidato esclusivamente alla dimostrazione pratica e alla trasmissione orale. Egli insegnò in Francia, dove visse sono alla morte, e le sue lezioni furono tramandate esclusivamente dai suoi allievi, che ne misero in pratica i principi e li fecero conoscere tramite trascrizioni e conferenze.
Fu appunto un allievo di Delsarte, Steele Mackaye, ad introdurre in America il suo metodo e a servirsene come base per la creazione della cosiddetta “ginnastica armonica” tra il 1870 ed il 1890. Applicata allo studio delle leggi del corpo e del movimento, la dottrina delsartiana trovò così un nuovo canale di diffusione, divenendo un termine di riferimento fondamentale nel campo della danza. Si crearono così, nel contesto americano, grazie al proselitismo dei primi discepoli, le premesse per una generazione di artisti destinati a reinventare dalle basi il linguaggio della danza e ad innestarlo successivamente proprio in quella Europa da cui era era partito il primo anelito rivoluzionario.
Punto centrale attorno al quale si confrontarono i pionieri della modern dance – da Isadora Duncan a Ruth St. Denis, da Ted Shawn a Martha Graham – è la consapevolezza, mutuata da Delsarte, del significato profondo del gesto, anche quello apparentemente più banale.
Viene bandito ogni movimento che non abbia un’intima necessità, un’esigenza autentica di vita, ma risponda esclusivamente a motivazioni esteriori, come poteva essere il linguaggio puramente tecnico delle convenzioni accademiche.
Ciò che sta all’origine di questa fase di rinnovamento è appunto la rivolta contro i danni causati da un sistema scolastico, garantito dall’autorità della tradizione, ma inautentico e privo di reali fondamenti scientifici.
Delsarte sviluppa nel corso degli anni una ricerca sistematica intorno alle leggi dell’espressione, catalogando tutte le possibili categorie del gesto, in un costante raffronto tra le ragioni fisiologiche del corpo e le motivazioni interiori di altura spirituale.
Il sistema di Delsarte tende a collegare, attraverso uno stretto rapporto di corrispondenze, macro e microcosmo, alto e basso, istanze spirituali e manifestazioni corporee.
Ogni triade, come parte di un tutto, entra in un rapporto di associazione, successione e gerarchia con altre formazioni trinitarie, convergendo verso un unico centro e contribuendo a formare una stella a sei punte, nota come “sigillo di Salomone”. Attraverso questo tipico simbolo ermetico, la religiosità di Delsarte svela le sue matrici occulte, inserendosi nel grande filone esoterico che connota il pensiero di fine secolo.
Delsarte giunge a codificare tre tipi di linguaggio, che pone in corrispondenza con le tre facoltà costitutive dell’essere: la vita, l’anima, lo spirito.
Manifestazione primaria di vita è il linguaggio affettivo, che si serve di semplici inflessioni sonore prodotte dall’apparato vocale per esprimere il mondo delle esperienze sensoriali.
Al registro dello spirito spetta invece l’articolazione della parola e la costruzione del discorso, ossia il linguaggio filosofico, riconducibile allo stato intellettuale.
Tra questi due termini opposti si colloca il terzo linguaggio, definito ellittico, che procede dall’anima e che riassorbe gli altri due. La lingua ellittica trova il suo strumento espressivo nelle dinamiche gestuali del corpo, a sua volta tripartito in testa, membra e torso.
Delsarte riconosce al gesto un potere comunicativo diretto e immediato, infinitamente superiore a quello del discorso. Non sorprende, quindi, che proprio nel campo della danza l’insegnamento di Delsarte abbia raccolto i suoi frutti più fecondi e duraturi, venendo incontro a quanti, insofferenti dei vecchi schemi ballettistici, aspiravano ad una diversa forma espressiva, più libera e rispettosa delle leggi del corpo.
É questo il principio che accomuna le proposte avanzate da Isadora Duncan e da Ruth St. Denis, che inaugurarono il nuovo corso della danza moderna. per entrambe l’insegnamento di Delsarte non si traduce soltanto in un nuovo modello di addestramento corporeo, ma viene assimilato nei suoi principi profondi come mezzo per sviluppare le energie latenti nell’uomo, per trasfigurarle nell’esito totalizzante dell’arte.

Riadattato da Silvana Sinisi, Storia della danza occidentale

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