Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

La poesia dell’unicità: “Le vite nascoste dei colori” di Laura Imai Messina

E’ difficile descriverlo…troppe emozioni scritte, lette, suscitate, risvegliate. Parte in sordina e poi travolge, pagina dopo pagina. Bisogna solo leggerlo.

Chi scrive si identifica con la nostalgia delle cose perdute. Emil Cioran – che Mio leggeva e rileggeva, immaginando che la sua scrittura coprisse tutte le possibili gradazioni del marrone e del verde – s’identificava con la nostalgia del tempo da cui si sentiva estromesso.

Se glielo avessero posto come un problema, Mio si sarebbe identificata con la fame, con il senso di incompleto che le restituiva la vita. Tutto per lei era parziale e impreciso, l’approssimazione travolgeva il nome delle cose, e il nome era la linea di demarcazione tra quanto esisteva e quanto invece non c’era.

Solo il colore, per Mio, era precisione.

Ogni persona ne aveva uno addosso, e quello era la soluzione.

Se ne era accorta da ragazzina il giorno in cui, riportando alla mente una zia, quella era verde: quando era allegra pareva del verde brillante delle fiale delle streghe, mentre quando era stanca la associava al color alga essiccata. La donna aveva il terribile vizio di aprire le ante degli armadi nelle case degli altri («verde salice» allora) e in dono portava sempre stantii dolcetti al maccha («verde bambù essiccato»).

C’era poi stato un certo compagno di scuola delle elementari, che Mio abbinava alla ruggine, a campi bruciati, punte isolate di banco Livorno. Quel bambino aveva l’anima scura […]

Crescendo, Mio avrebbe colto la stessa aura nera nel meccanico dell’officina sotto casa. Era stata anche allora una sensazione immediata. […]

Si nasceva così? Il colore di una persona era già nel DNA , o invece accadeva qualcosa che lo cambiava? Magari erano vere entrambe le cose, che con un certo colore si nasceva, ma che era l’esperienza del mondo a modificarne col tempo le sfumature.

Mio vide nelle pupille cosa le stava accadendo nel cuore. Il colore arretrava da tutte le cose, si allontanavano i rossi, la scala dei verdi e dei blu, le picchiettature del giallo e dell’arancione. Era successo lo stesso al ritorno da Gunma, dopo aver visto la casa incendiata: aveva perso per giorni la visione del colore. Allora non lo aveva confessato a nessuno, del resto non c’era più nessuno con cui parlarne. Sapeva che quel fenomeno non aveva a che fare con gli occhi, ma con l’anima offesa, la quale senza amore non sa che farsene della bellezza.

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Nero mezzanotte con una punta di luna, indaco che sa di mirtillo, giallo della pesca matura un attimo prima che si stacchi dal ramo: Mio sa cogliere e nominare tutti i colori del mondo. Ha appreso l’arte dei dettagli invisibili guardando danzare ago e filo sui kimono da sposa, e ora i colori sono il suo alfabeto, la sua bacchetta magica, il suo sguardo segreto.

Aoi, invece, accompagna le persone nel giorno più buio: lui prepara chi se ne va e, allo stesso modo, anche chi resta. Conosce i gesti e i silenzi della cura.

All’inizio sembra l’amore perfetto, l’incanto di chi scopre una lingua comune per guardare al di là delle cose. Ma il loro incontro non è avvenuto per caso.

Non sempre nascere con un dono è un vantaggio, di certo è una responsabilità. Mio è una giovane donna dallo sguardo speciale: i suoi occhi sono capaci di cogliere ogni minima sfumatura e dare un nome a tutte le tonalità, soprattutto quelle invisibili. Nell’atelier dove la sua famiglia cuce e ricama kimono nuziali con gesti preziosi tramandati da generazioni, ha imparato fin da piccola la potenza dei dettagli, scoprendo in segreto le vite nascoste dei colori. Ma a custodire un segreto, in questa storia, non è la sola.

Aoi possiede la sensibilità rara di capire a prima vista chi ha di fronte: la sua agenzia organizza cerimonie funebri, e lui – allo stesso modo di un mago – sa sempre come accompagnare i vivi e i morti nel giorno più buio. Quando i loro destini s’incrociano in una mattina qualsiasi, Mio e Aoi si specchiano l’una nell’altro come due colori complementari. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che il loro incontro non è stato casuale: ancora non lo sanno, ma le loro esistenze stanno per entrare in collisione.

Laura Imai Messina sa raccontare il potere magico delle cose di tutti i giorni, fa scintillare le coincidenze, anima le storie come in una danza da cui si sprigiona, semplicemente, il prodigio dello stare al mondo. E il Giappone, luogo di tutte le contraddizioni, è l’alambicco ideale di questo incantesimo. Così per le strade di Tōkyō, città da sempre scagliata verso il futuro, si celebrano ogni giorno le antiche pratiche di una cultura millenaria, i rituali dei matrimoni e dei funerali, le cerimonie del passaggio.

Le vite nascoste dei colori – una fiaba metropolitana capace di ammaliare il lettore – ci fa conoscere la forza dell’amore tra due figure indimenticabili e opposte. Due personaggi unici, legati a doppio filo da un nodo di meraviglia che aspetta soltanto di manifestarsi.

Laura Imai Messina è nata a Roma e si è laureata in Lettere all’Università la Sapienza.

Si è trasferita a Tokyo a ventitré anni per perfezionare la lingua e da allora abita stabilmente in Giappone. Ha ottenuto un master biennale in Culture Comparate presso l’International Christian University con una tesi sulla scrittrice giapponese Ogawa Yōko e ha conseguito presso la Tokyo University of Foreign Studies un PhD con una tesi comparativa sul tema della materialità nella letteratura giapponese ed europea. Attualmente è docente a contratto di lingua italiana in alcune delle più prestigiose università della capitale.

Nel marzo 2011 ha fondato il blog “Giappone Mon Amour” e la relativa pagina facebook divenuti, nel tempo, punto di riferimento per gli appassionati del Sol Levante e finestra sulla vita quotidiana nella metropoli giapponese. La pagina, ad oggi, ha  più di 100.000 iscritti.

Vive tra Kamakura e Tōkyō insieme a suo marito Ryōsuke, ai figli Claudio Sōsuke ed Emilio Kōsuke (e alla cagnolina Gigia).

Il suo primo romanzo, Tokyo Orizzontale, è uscito per Piemme nel 2014 e ha avuto un ottimo successo. Successivamente, nel 2018, è uscito Non oso dire la gioia (Piemme).
Per Vallardi è uscito il bestseller WA. La via giapponese all’armonia (2018), una vera e propria bibbia per i nippofili, tradotto in Spagna e Germania.

A gennaio 2020, è uscito Quel che affidiamo al vento, già in corso di pubblicazione in oltre 20 paesi e subito in vetta alle classifiche di vendita. I diritti cinematografici sono stati opzionati dalla casa di produzione Cattleya.

A settembre 2020 è uscito per Einaudi Tōkyō tutto l’anno – Viaggio sentimentale nella grande metropoli, impreziosito dalle tavole del Maestro Igort mentre a febbraio 2021 ha esordito nella letteratura per ragazzi con Goro Goro – La pesca della stella, il viaggio di Daruma e altre storie giapponesi per  Salani, illustrato dall’artista pluripremiato Philip Giordano.

A maggio 2021 è uscito per Einaudi il suo nuovo romanzo Le vite nascoste dei coloriuno dei libri più attesi del 2021 secondo l’Ansa. Collabora con diverse testate, tra cui “Tutto Libri” di La Stampa e Repubblica, e insegna presso la Scuola Holden.

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