Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Gala di danza a La Versiliana Festival

In chiusura della stagione estiva di danza, Eleonora ci ha inviato il seguente articolo relativo al Gala che si è svolto alla fine di agosto in Versilia.

Il 20 agosto scorso, nell’ambito della Versiliana Festival, è andato in scena sul palcoscenico dell’arena grande un Gala di danza con i solisti e i primi ballerini del Teatro alla Scala.
Uno spettacolo breve ma interessante, composto da otto coreografie eseguite da quattro coppie di ballerini.
Alla coppia Vittoria Valerio-Claudio Coviello è stata affidata l’apertura con l’adagio del II atto dal Lago del Cigni – uno dei due pezzi classici della serata – e la bella coreografia di Massimiliano Volpini Se tu non parli, su musica di Arvo Part, eseguita in moto trascinante dai due interpreti.

Vittoria Valerio e Claudio Coviello

L’altra coppia, Alice Mariani – fresca di nomina a prima ballerina – e Mattia Semperboni ha eseguito, invece, il secondo pezzo in scaletta, Summer pas da Four Seasons.
Coreografia plastica di David Dawson che, ispirato dalla rilettura di Max Richter del capolavoro Le Quattro stagioni di Vivaldi, ha creato un balletto dedicato al ciclo della vita perché, come lui stesso afferma,: “Associo sempre il cambio delle stagioni con il viaggio della vita – dalla nascita alla morte, inizio e fine, e in mezzo a tutto ciò che è umano: gioia, amore, paura e perdita”.
Bravi entrambi, anche se la Mariani mi è sembrata più sul pezzo rispetto a Semperboni, apparso non perfettamente a suo agio in alcuni passaggi.
Semperboni che però si è ripreso più che egregiamente con il pas des deux dal II atto del Don Chisciotte – secondo pezzo classico del gala. Direi proprio una bella esibizione, la loro, arricchita da complicità scenica e ottima tecnica.

Alice Mariani e Mattia Semperboni

È stata poi la volta della coppia Virna Toppi-Nicola Del Freo, che si è esibita inizialmente con il pezzo Armonica di Damiano Artale su musica di Ennio Morricone e poi con Amore e Psyche, bella coreografia di Gianluca Schiavoni che racconta la leggendaria storia d’amore scritta nel II sec D.C. da Apuleio e contenuta nel suo Asino d’Oro – Le Metamorfosi.
La bellissima e mortale Psyche e il Dio Amore si incontrano senza che quest’ultimo riveli mai la sua identità e senza mai mostrarsi in volto alla donna, vivendo egualmente momenti di intensa passione fino a quando, una notte, la donna, presa dalla curiosità, illumina con una candela il volto di Eros rimanendo folgorata dalla sua bellezza. Ma, ahimè, una goccia di cera della candela cade sul corpo di Amore che, svegliatosi, fugge. Venere, venuta a conoscenza dell’accaduto, va su tutte le furie e sottopone Psiche a una serie di prove, tutte superate brillantemente. Purtroppo, però, la ragazza cade in un sonno profondo a causa di un incantesimo. Amore, sentendo la nostalgia di Psyche, la va a cercare, la risveglia con un bacio e la porta nell’Olimpo dove, grazie all’aiuto di Giove, ella diviene una dea e darà alla luce una bambina di nome Voluttà.
Il passo a due di Schiavoni rende in modo convincente la passione vissuta tra i due innamorati, una passione inconscia dal momento che Psyche è bendata – per rievocare la favola di Apuleio – donando al contempo un’aura aulica, suggerita anche da alcune figure coreografiche che ricordano le forme plastiche e artistiche del Canova.
Decisamente bravi e convincenti Toppi e Del Freo.

Virna Toppi e Nicola Del Freo

Ultima coppia Nicoletta Manni-Timofej Andrijashenko.
Il primo pezzo è stato il bellissimo, e ormai noto, Luminous di András Lukács. Creato nel 2019 per il Wiener Staatsopera, è davvero un sogno perché questa coreografia, complice anche la meravigliosa musica di Max Richter, è capace di regalare vera poesia.
Io ci vedo un anonimo “Lui” che dal buio anima “Lei”, la sostiene, la fa volare verso la felicità, in un crescendo coreografico che segue quello musicale all’apparenza infinito.
Poi, di colpo, si interrompe così come era iniziato lasciando lei di nuovo sola con uno sguardo trasognato, mentre lui si eclissa piano piano nel buio da cui è venuto.
Sempre più bravi e direi anche sempre più amati dal pubblico Nicoletta e Tima.
La conclusione della serata è stata affidata a loro con il pezzo Caravaggio, coreografia di Mauro Bigonzetti, che davvero non ha bisogno di presentazioni. Sempre bella la loro esecuzione che, pur nella diversità della lettura resa rispetto ad altre esibizioni, mantiene ferma tutta la magia di questa creazione.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko

In conclusione una bella serata che ha regalato, seppur nella sua brevità, emozioni degne di nota, confermando tutta la bravura dei ballerini del Teatro alla Scala ormai acclarata a livello mondiale e difficilmente negabile.

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