Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“AfteRite”+ “Lore”: la rilettura firmata McGregor di due classici dei Ballets Russes sulle note di Stravinskij


Lo scorso 6 luglio Eleonora è tornata al Teatro alla Scala per assistere a una serata dedicata al grande coreografo Wayne McGregor, con due creazioni molto particolari. Qui di seguito il suo racconto.

***************************

AfteRite è la più recente messa in scena della Sagra della primavera di Stravinskij realizzata nel 2018 per l’American Ballet da Wayne McGregor e per la prima volta sul palco scaligero.
Il titolo racconta cos’è in realtà e da cosa è costituito il rito, quasi a voler indicare un legame con le precedenti Sagre – ecco perché “Afte(r)Rite” ossia, “dopo gli altri riti” – nella consapevolezza che i loro ricordi sono ormai incancellabili, ma contestualmente proporre allo spettatore un rito diverso, quasi un’altra storia.
McGregor immagina – ispirato dal testo Silent Springs di Rachel Carson – un futuro in cui l’impatto delle attività dell’uomo sulla natura ha portato a un ambiente desertico come quello di Atacama in Cile – luogo del quale si vedono in scena proiezioni realizzate da Ravi Deepres – in cui gli esseri umani lottano per il cibo e la sopravvivenza contro una natura che oramai è diventata ostile e spietata.

La “scatola idroponica” (ph. Teatro alla Scala Brescia/Amisano)

In scena, infatti, è presente una scatola idroponica, ossia un ambiente in cui è possibile coltivare le piante senza terra, indicando un’autonomia tra piante e esseri umani che in verità non è reale, in quanto c’è sempre un’interazione tra i due sistemi (non a caso si vedono i bambini entrare e uscire da questo spazio).
La primavera nella versione McGregor non è più una stagione reale e figurata, come nascita della vita, ricca di fiori e profumi, ma una condizione simil sterile in un ambiente statico quasi morto, e sembra voler porsi domande del tipo “Cosa succede fuori dalla nostra vita?” e ancora “In che modo siamo complici del nostro non vedere?!”.
È in questo contesto che AfteRite rivisita anche la narrazione del sacrificio, analizzando il punto di vista di una madre che deve scegliere quale delle due figlie salvare e quale sacrificare – la figlia salvata ricompare in Lore rappresentando l’elemento di unione tra le due creazioni ma soprattutto raffigurando la continuità della specie. Ruolo della madre interpretato splendidamente da Alessandra Ferri, che già lo aveva portato in scena all’American Ballet Theater, a cui la ballerina dona tutto il suo vissuto, la sua età e la sua esperienza fisica.

Alessandra Ferri e Nicola Del Freo (ph. Teatro alla Scala Brescia/Amisano)

Il ritmo della musica di Stravinskij, così cadenzato, ossessivo, selvaggio, tribale e ancestrale, viene affrontato da McGregor non più come nelle precedenti edizioni del Sacre cercando di esaltare la forza e la dinamica musicale con movimenti all’unisono, ma piuttosto ricercando la loro frammentazione, evidenziando l’alienazione in cui si trova ogni individuo che di fatto mina la coesione sociale arrivando a percepire come sollievo l’armonia e il movimento unisono ogni qualvolta lo si raggiunge.
Al di là dei concetti che McGregor ha voluto rappresentare (sui quali non entro nel merito) la sua coreografia è sicuramente di rilievo, una creazione nel pieno del suo stile con apprezzabili spunti innovativi che rendono questa Sagra della primavera decisamente particolare ma non certamente una delle migliori, anche se lo stile e il linguaggio di McGregor non lasciano mai indifferente lo spettatore, regalando alcuni momenti decisamente belli e piacevoli.
Mi sento di evidenziare come, a mio parere, pur apprezzando molto il suo lavoro e il suo linguaggio coreografico, al contrario di Woolf Works – bellissimo lavoro ben realizzato e costruito – altre creazioni come questo AfteRite o Dante non si siano rivelati così convincenti, perché forse non completamente risolte in fase di assemblaggio.
Decisamente degni di nota il passo a tre tra Alessandra Ferri, Christian Fagetti e Gioacchino Starace e il passo a due finale tra Alessandra Ferri e Nicola del Freo.
Ma sono decisamente da citare tutti, da Marco Agostino, Martina Arduino a Caterina Bianchi, Maria Celeste Losa e ancora Valerio Lunadei, Mattia Semperboni, Virna Toppi, Navrin Turnbull e Rinaldo Venuti, assolutamente splendidi e bravissimi.

Da sin.: Nicola Del Freo, Martina Arduino, Gioacchino Starace, Maria Celeste Losa

Cambio scena, che ha visto anche l’entrata nella buca dell’orchestra di ben 4 pianoforti tramite uno spettacolare innalzamento meccanico della balaustra di separazione dalla platea con annessa postazione del direttore d’orchestra e abbassamento del piano dell’orchestra, ed eccoci pronti per Lore.
La nuova realizzazione per il Teatro alla Scala e prima rappresentazione assoluta, è ispirato a Les Noces, coreografia del 1923 di Bronislava Nijinska, sorella di Vaclav Nijinsky, realizzato sempre su musica di Stravinskij.
Debuttò dieci anni dopo Le Sacre e ciò che risalta maggiormente sta nella partitura musicale. Se infatti Le Sacre è espressionista, in Les Noces, composta durante la I guerra mondiale, si nota subito la costruzione più scarna e astratta.

La prima scena da Les Noces di Bronislava Nijinska (ph. dal web)

McGregor pensa vi sia un filo conduttore che unisce le due partiture, avendo studiato attentamente la struttura musicale, i ritmi, le melodie ripetute, non tanto per costruirvi sopra una coreografia in simbiosi con la musica ma piuttosto per avere la libertà di andare o meno nella stessa direzione, anche perché spesso McGregor ama costruire il movimento in contrappunto con la partitura musicale.
In Les Noces vi sono sostanzialmente due tempi: uno lento, usato nella versione coreografica di Nijinska per accompagnare, nelle parti rituali, i protagonisti, e un altro, proprio del coro, che ha un andamento naturale.
Stravinskij scrisse Les Noces senza che vi fosse corrispondenza tra le parole del coro e ciò che accadeva in scena.
“Questa coreografia è nata dal mio modo di intendere un matrimonio contadino, dalla mia interpretazione dei sentimenti della sposa o dello sposo” dichiarava la stessa Nijinska. E McGregor, continuando sulle modalità indicate da Stravinsky e Nijinska, rappresenta il quadro d’insieme frantumato, raccontando simultaneamente tanti diversi rituali e lasciando allo spettatore la scelta di quale seguire.
In netto contrasto con il racconto rappresentato negli anni Venti del secolo scorso, da cui il titolo che in inglese significa tradizione, dei riti, folklore, della loro rappresentazione, la protagonista femminile è una donna forte, che non accetta un matrimonio combinato ma sceglie autonomamente.
McGregor decide anche di rappresentare relazioni diverse, libere, non convenzionali e intercambiabili, senza limitazioni di genere.
Le linee geometriche di Bronislava Nijinska, definita da Frederick Ashton “un genio della razza più rara”, e la disarmonia di Nijinski hanno innovato il linguaggio coreografico, così come hanno influenzato lo stesso McGregor, il quale ammette di aver dovuto ogni volta, durante l’ideazione di Lore, dimenticare, alla sua entrata in studio, il lavoro di Bronislava. Questo perché egli apprezza moltissimo il modo in cui lei lavorava, il suo modo di organizzare il tempo, lo spazio scenico, per come si concentrava sui dettagli e ancora per come riusciva a non farsi influenzare dalle voci non rappresentandole in scena.
L’idea di McGregor è quella di non rappresentare il concreto, perché, come lui dichiara, “viviamo in un flusso di non conoscenza in una modalità improvvisativa con la quale costruiamo l’esperienza”.
È questa la sensazione che vuole portare in scena perché, come lui stesso sottolinea, “l’arte dovrebbe trascendere ciò che pensiamo di sapere e credo che questi due spartiti ci possano liberare dal voler conoscere tutto”.

Da sin.: Timofej Andrijashenko, Alessandra Ferri, Nicoletta Manni

I protagonisti di Lore sono Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Claudio Coviello, Agnese Di Clemente, Domenico Di Cristo, Alice Mariani.
Le coppie si costituiscono al momento attraverso il rito del trucco in scena, si vedono infatti alcuni di loro truccare il compagno o la compagna davanti a loro, coppie che saranno comunque rapide a ricombinarsi come tanti cocci rotti, pronti a poter essere assemblati nuovamente.
Lore si apre con un assolo energico di Nicoletta Manni, perfettamente a suo agio con questo linguaggio coreografico con il quale si era già confrontata in occasione della messa in scena, sul palco scaligero, di Woolf Works dove aveva brillato insieme a Timofej Andrijashenko e proprio con quest’ultimo, anche in questa occasione, esegue un breve passo a due decisamente sinuoso e sensuale.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko

Di rilievo anche le performance di Claudio Coviello, Agnese Di Clemente e Domenico Di Cristo. Anche Alice Mariani, neo prima ballerina, dimostra tutta la sua bravura, peraltro già messa in evidenza recentemente in Sylvia.
Una serata quindi sicuramente piacevole, anche se un po’ breve, all’insegna del genio di McGregor che però, pur avendo apprezzato le due realizzazioni, mi ha un poco delusa perché non l’ho trovata così travolgente e innovativa come quella di Woolf Works.

(ove non segnalato le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Freebutterfly

Siamo fatti solo di ali. Infinite ali.

La Lettrice Assorta

Leggo storie, condivido impressioni

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi di Patrick Colgan

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

ΟYΤΩΣ AΤΑΛΑIΠΩΡΟΣ ΤΟIΣ ΠΟΛΛΟIΣ H ΖHΤΗΣΙΣ ΤHΣ AΛΗΘΕIΑΣ, ΚΑI EΠI ΤA EΤΟIΜΑ ΜAΛΛΟΝ ΤΡEΠΟΝΤΑΙ. «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità e molti si volgono volentieri verso ciò che è più a portata di mano». (Thuc. I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: