Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

L’Arena di Verona e il gala “Roberto Bolle and Friends”: un idillio lungo dieci anni

La locandina vincitrice del contest “Roberto Bolle and Friends 2022” per la data in Arena

Un toccante video ha introdotto la serata del 20 luglio a Verona, un grandissimo “grazie” che Roberto Bolle ha rivolto a un’Arena tornata a riempirsi con i suoi dodicimila spettatori per festeggiare i dieci anni del “gladiatore” e dei suoi Friends.
Così iniziavo il mio “articolo areniano”, nel descrivere il primo gala del 23 giugno 2012:
«Come trovare le parole per iniziare il racconto di una serata indescrivibilmente magica? Quest’anno Roberto Bolle ha fatto all’Italia intera, a Verona, a me, un regalo speciale: un Gala con i suoi Friends in uno dei siti più conosciuti e amati al mondo, l’Arena. Come più volte è stato detto e scritto, non veniva proposta in Arena una serata completamente dedicata alla danza da ben 19 anni; da quando, cioè, venne rappresentato nel 1993 Spartakos di Yuri Vamos. La serata non ebbe un grande riscontro di pubblico e da allora non fu più eseguito nell’anfiteatro un balletto completo. La danza si era sinora limitata a comparire per qualche minuto all’interno di opere o gala. Ma lo spettacolo di lunedì 23 giugno ne ha decretato il grande ritorno. Un’Arena gremita da quasi diecimila persone ha applaudito, fotografato, osannato Roberto Bolle e i suoi Friends; un unico cuore palpitante all’unisono con le melodie classiche e moderne che hanno accompagnato le esibizioni dei ballerini, in un continuum di emozioni di volta in volta più profonde»
Il grandissimo successo ottenuto dallo spettacolo ha convinto la Fondazione Arena e la città intera che la Danza aveva finalmente ritrovato uno dei suoi luoghi d’elezione e da allora tantissimi ballerini si sono succeduti sull’enorme palcoscenico areniano, passati per un solo gala o tornati spesso dal 2012 a oggi: i gemelli Jiri e Otto Bubenicek, Alicia Amatriain, Hee Seo, Julie Kent, Daniil Simkin, Marcelo Gomes, Polina Semionova, Alina Kojocaru, Johan Kobborg, Alexandre Riabko, Maria Kochetkova, Matthew Golding, Anna Tsygankova, Dinu Tamazlacaru, Misa Kuranaga, Herman Cornejo, Anna Ol, Young Gyu Choi, Angelo Greco, Gioacchino Starace, Nicola Del Freo, Virna Toppi, Stefania Figliossi, Maia Makhateli e molti altri che sicuramente ho dimenticato. Oltre naturalmente agli artisti esibitisi questa sera, vecchie conoscenze e piacevoli scoperte, unite per dedicarci un’altra incantevole serata di danza con un finale a sorpresa, degno della “città dell’Amore”.

Il programma

Il gala si è aperto con un brano di scuola classica, i Tre Preludi di Ben Stevenson (1969), interpretato da Fumi Kaneko (Prima Ballerina del Royal Ballet di Londra) e Roberto Bolle, accompagnati al pianoforte da Marco Samuel.
Eseguito su una selezione di preludi di S. Rachmaninov (Opus. 32, #10, Opus. 23, #1, Opus. 32, #9), il dolce pas de deux si concentra sui personaggi di due ballerini che si innamorano mentre lavorano in uno studio di danza. I tre movimenti si sviluppano sia in velocità che in intensità (da “lento” a “largo” ad “allegro moderato”), mentre l’emozione tra i protagonisti si evolve in passione.

Fumi Kaneko e Roberto Bolle, I tre preludi (ph. Andre Uspenski)

Questo inizio tranquillo ed estremamente classico ha quindi lasciato il posto a due pezzi dirompenti che, come sempre, hanno strappato applausi scroscianti al pubblico per la loro effervescenza e il virtuosismo tipico di molti passaggi. Il pas de deux da Il Corsaro ha visto esibirsi Anastasia Matvienko (danzatrice ucraina già solista al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo) con Vadim Muntagirov (Principal Dancer del Royal Ballet di Londra), mentre il passo a due dal Don Chisciotte ha visto il cubano Osiel Gouneo (Principal Dancer del Bayerisches Staatsballet di Monaco) accompagnare Adeline Pastor (Solista dell’Aalto Ballett di Essen). Tutti artisti dall’ottima tecnica anche se, a mio parere, i ballerini maschi hanno rivelato un’abilità superiore sia negli assoli che nei passi a due.

Adeline Pastor e Osiel Gouneo, Don Chisciotte

Tra un pezzo e l’altro era in scaletta una delle novità del Bolletour 2022: In Your Black Eyes, di Patrick de Bana su musica dell’indimenticabile Ezio Bosso, splendidamente interpretato da Roberto Bolle. Apparsa per la prima volta come quarta traccia dell’album intitolato “Music for Weather Elements”, Rain, In Your Black Eyes rappresenta la malinconia delle uggiose giornate di pioggia, con un continuum musicale di fondo intervallato dalle note del pianoforte che richiamano alla mente le gocce d’acqua, o le lacrime che scendono dagli occhi.
La suggestiva e profonda melodia unita all’interpretazione appassionata e quasi dolorosa di Roberto ne hanno fatto un brano emotivamente toccante e vibrante, che ha suscitato tantissimi applausi e consensi. Nel vedere l’esibizione di Roberto, con quel drammatico afferrarsi la mano e portarsela con fatica verso di sé, con i passi talvolta incerti e l’angoscia che si dipingeva sul suo volto, quasi un susseguirsi di dolore che subito si stemperava nella fluidità della danza in totale armonia con la musica, non ho potuto non ripensare alla vita dolorosa ma piena d’amore, di forza, di coraggio di Ezio Bosso, che con le sue note e il suo sorriso travalicava qualsiasi senso di impotenza potesse suscitare il suo corpo.

Roberto Bolle, In Your Black Eyes

Altrettanto suggestivi i due brani che hanno visto Roberto Bolle accompagnare la Prima Solista del Royal Ballet, da me molto amata, Melissa Hamilton. Di Caravaggio, cor. di Mauro Bigonzetti, ho già scritto diverse volte, ma mi piace ripetere che resta un pas de deux sempre molto apprezzato e perfetto per due ballerini totalmente in sintonia come Melissa e Roberto.
Penumbra, di Remi Wörtmeyer su musica di Rachmaninov, che avevo già apprezzato molto con altri interpreti, ha una delicatezza tutta speciale e questa sera ha goduto del valore aggiunto della musica dal vivo: il pianista Marco Samuel e, soprattutto, la violoncellista Sara Airoldi hanno reso ancora più magico e perfetto questo momento di abbandono totale alla danza.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Penumbra

Sul pezzo successivo, Sky Breaking, Clouds Falling, coreografato e interpretato dall’International Guest Artist olandese Toon Lobach, avevo qualche riserva, a causa della mia scarsa propensione verso la musica contemporanea. E invece… Il venticinquenne Lobach ha creato una coreografia ipnotizzante, scegliendo una base musicale accattivante, ritmata e coinvolgente, composta dal chitarrista californiano naturalizzato newyorkese Mason Lindahl. La danza di Lobach, definita «saltante, con svolte e colpi di scena inaspettati» si amalgama alla perfezione con la musica e riesce a creare un’atmosfera di energia pura estremamente piacevole e molto gradita dal pubblico, che l’ha applaudito a scena aperta.

Toon Lobach, Sky Breaking, Clouds Falling (ph. dal web)

A seguire questo pezzo super adrenalinico, tre brani della tradizione più classica.
Il passo a due “del balcone” da Romeo e Giulietta, che ha visto la partnership consolidata dei primi ballerini della Scala Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko riproporre ancora una volta la loro danza delicata e misurata. Affermate stelle della danza italiana, sono stati letteralmente osannati dal pubblico.
Il pas de deux del Cigno Nero dal Lago dei cigni, con due ottimi e molto applauditi Fumi Kaneko e Vadim Muntagirov e, infine, La morte del cigno, di M. Fokine su musica di Camille Saint-Saëns, interpretato da Anastasia Matvienko. Anche in questo pezzo, che dura una manciata di minuti ma la cui resa è molto difficile, la Matvienko non mi ha convinto: sono davvero pochissime la ballerine che riescono a trasmettere con efficacia il dolore straziante del cigno morente e al contempo il suo tenace tentativo di sopravvivere.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, Romeo e Giulietta

In chiusura di serata un’altra novità di quest’anno: Duel, coreografia di Massimiliano Volpini su musica del percussionista del Teatro alla Scala Giuseppe Cacciola, interpretato da Roberto Bolle e Osiel Gouneo. Accompagnati dalla batteria di Ezio Zaccagnini, l’intento dei due ballerini penso fosse sfidarsi a passi di danza in una sorta di lotta libera dal sapore orientale, illuminati da una distesa di fari dalla luce dorata. Piacevoli a vedersi due splendidi corpi dalla possente armoniosità, ma fatico a dare un senso artistico a quanto ho visto sul palcoscenico: diciamo che gli “effetti speciali” di luci e fumo si sono sostituiti alla vera e propria danza, una sorta di fuochi d’artificio che chiudono ogni spettacolo che si rispetti.

Roberto Bolle e Osiel Gouneo, Duel

Tantissimi applausi e ovazioni per tutti gli interpreti al momento dei ringraziamenti in un finale tutto rock, scandito dal martellare della batteria ancora sul palcoscenico.

Ma, come dicevo, Verona è la città dell’Amore e quindi… ecco la sorpresa che ha mandato in visibilio tutti noi: dopo che Roberto ha accompagnato al proscenio Nicoletta Manni, le si è avvicinato il suo Timofej con un piccolo astuccio di velluto e le si è inginocchiato davanti per chiederle la mano. I megaschermi laterali hanno rilanciato fin sulle gradinate più lontane le lacrime e i sorrisi dei due promessi sposi, che hanno suggellato con un bacio appassionato questo momento che, ne sono certa, ha commosso moltissimi di noi. Compreso Roberto, perfettamente a suo agio nel suo nuovo ruolo di Cupido.

«Mi vuoi sposare?» (ph. dal web)

Una serata sempre speciale, questa dei gala di Roberto Bolle, che, sull’onda della nostalgia dell’anniversario decennale in Arena, mi ha portato a ripensare a tutti gli anni passati, i grandi Artisti e i brani meravigliosi da loro proposti, ma soprattutto a provare molta nostalgia per quando era “la nostra étoile” a interpretare in maniera sublime i grandi personaggi da noi tanto amati.

(ove non segnalato le fotografie sono personali)

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