Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Paese del Sol Levante non smetterà mai di stupirci: “Svelare il Giappone” di Mario Vattani

Takashi Hiroaki, Il Monte Fuji visto da Mizukubo (1935)

Le prime pagine e le ultime.
In mezzo tutto un mondo, sospeso fra riti antichi mai dimenticati e ultramodernità. Talvolta condivisibili, anzi, desiderabili, talaltra incomprensibili e inaspettati da un popolo spesso chiamato ad esempio per la sua civiltà e compostezza.
Giappone pieno di nonsense e stupefacente.
Giappone in cui il gaijin – lo straniero – resta sempre tale anche se ha scelto il Paese del Sol Levante come sua patria di elezione. Perché non è possibile, per quanto ci si sforzi, entrare del tutto in sintonia con l’anima giapponese, con la sua lingua, con i suoi costumi. Qualcosa sempre sfugge, e non torna indietro.
Giappone che, controvoglia, si è aperto all’Occidente ma che, in realtà, è sempre rimasto chiuso nella sua specificità, da accettare, spesso senza porsi alcuna domanda, perché, per un gaijin, risposta non c’è.
Un saggio esaustivo e piacevole, ricco di storia e curiosità, Svelare il Giappone di Mario Vattani, profondo conoscitore del mondo nipponico. Trecentottanta pagine che arrivi in fondo e vorresti ne apparissero per magia altrettante, tanto numerosi sono gli interrogativi e i dubbi che la sua prosa piacevole e spesso poetica pone.
Le prime pagine e le ultime, dicevo: non a caso evocatrici di un mondo “altro”, in cui è bello perdersi lasciandosi cullare dal suo ritmo onirico.

 

RITMO
Si arriva in Giappone la mattina presto.
L’aereo esce dalle nuvole, dei raggi di luce attraversano la cabina e si vede il mare. C’è un istante di esitazione, di vuoto, poi compaiono le isole.
Accenno, pausa, esecuzione.
Questo è il ritmo giapponese. Bisogna abituarsi a conoscerlo, a riconoscerlo, perché è una formula che si ripete in tutte le cose.
Anche quando ci si alza dalla tipica posizione del seiza, in ginocchio, seduti sui talloni, si segue questa cadenza a singhiozzo. E nello stesso modo si ripone la spada nel fodero, o si taglia a metà un dolcetto […]
Eseguire un’azione in modo sbrigativo, con una sola mossa, è volgare e animalesco. Può causare sorpresa, creare malintesi.
In ambienti chiusi o affollati, prima di passare accanto a delle persone, è opportuno avvertire. Stiamo per sfiorare la sfera di sicurezza di qualcun altro, quindi prima di procedere inchineremo leggermente il capo e taglieremo un attimo l’aria con la mano destra davanti ai nostri occhi. A quel punto, dopo il tempo impercettibile di un mezzo respiro, potremo passare.
Accenno, pausa, esecuzione.
[…]
Questa pausa tra l’accenno e l’esecuzione è ciò che distingue gli umani dalle bestie. E’ il fondamento su cui poggiano i pilastri di legno che sostengono il mondo, che sollevano dal suolo la casa tradizionale. Le stanze dal pavimento rivestito di tatami in cui essa si divide, possono cambiare forma e misura, modificarsi continuamente come sfere celesti, come i diversi segni che compongono l’universo giapponese.
Nulla è fisso, nulla è definitivo, perciò sul pavimento si intersecano le lunghe rotaie di legno scuro delle pareti scorrevoli, gli shōji. Spostando gli shōji, quella che ora appare come una piccola stanza, in un istante si trasformerà in un ampio salone.
[…]
Anche gli shōji vengono aperti e chiusi nello stesso modo.
La padrona di casa si sistemerà in ginocchio a fianco del pannello, e lo farà scorrere per una decina di centimetri. Seguirà una breve interruzione. Solo allora la parete verrà spinta più in là, aprendo lo spazio necessario per il passaggio di una persona. Si affaccerà all’interno un volto dagli occhi allungati, che sembrano non posarsi mai su nulla.
L’esitazione un istante prima dell’esecuzione e la composizione geometrica di uno spazio mutevole, sono queste le coordinate ideali per lasciarsi guidare nelle isole del Sol Levante, anche quando il legno cederà spazio al cemento armato, al vetro e all’acciaio, e le ombre attraversate dal chiarore riflesso dalla foglia d’oro verranno sostituite dalla lucentezza delle rifiniture cromate.

 

 

EXIT
[…]
E’ per rispetto che un biglietto, una tazza, un dono si porgono, oppure si ricevono, tenendoli con tutte e due le mani. E’ per rispetto, per evitare di sorprendere, che lo shōji si fa scivolare un poco, prima di aprirlo.
Causare sorpresa o disagio è un atto di sbadataggine, pertanto è una mancanza di rispetto. Crea un sussulto, un’improvvisa alterazione dell’equilibrio generale, un’irruzione nell’armonia che ci fa portare la mano alla spada.
Sembra davvero una cosa del passato, questo modo di affrontare la vita come fosse una cerimonia, questa prassi che prevede da ogni persona coinvolta, da ogni collega d’ufficio, da ogni vicino di casa, da ogni passante, la conoscenza e l’osservanza di infinite regole di comportamento.
E’ una visione del mondo che impone una costante diligenza nell’eseguire, ma richiede anche una profonda sensibilità nel creare. Nasce da un ideale nel contempo dolce e severo, ispirato all’obbligo del rispetto degli altri membri della comunità, del loro spazio, delle loro esigenze, ed è un atteggiamento che appartiene anche al presente. Per questo, nel realizzare un prodotto semplice come una bottiglia di tè verde, o una teiera, oppure un aspirapolvere o il cruscotto di un’auto, ci si ispira alla kansei kōgaku, l’ingegneria che tiene conto delle emozioni. Il termine è relativamente recente, lo si deve a Nagamachi Mitsuo dell’Università di Hiroshima, ma in fondo è anche la rielaborazione di un approccio nipponico antico, innato. Così i prodotti disegnati secondo le regole del kansei provocano in chi li utilizza le sensazioni desiderate, siano esse il piacere, la sicurezza, o forse semplicemente il sogno di un mondo migliore.

 

Per molti, il paese del Sol Levante non è un luogo, è un mito. Nonostante il turismo per il Giappone cresca di anno in anno, le sue isole mantengono un’aura di mistero e irraggiungibilità. Alla creazione del mito contribuiscono la storia e le contraddizioni di un popolo dal carattere cortese ma estremamente riservato, capace di infinita sopportazione e rispettoso di formule e riti millenari. Come gli shōji si aprono e si chiudono creando gli ambienti della casa tradizionale giapponese, così ogni capitolo di questo libro svela, pagina dopo pagina, un mondo di immagini inaspettate, in cui la raffinatezza e l’eleganza convivono con una spietata severità, e l’ordine ossessivo riesce a malapena a trattenere i sussulti di uno spirito intimamente ribelle e selvaggio. Il risultato è un percorso che va dalla nitidezza solare di una bellezza che segue canoni diversi da quelli occidentali fino al buio inquietante del gotico giapponese. Un viaggio ideale nel vero Giappone, che ne alimenta il mito senza sfatarlo.

 

Mario Vattani è nato a Parigi nel 1966 e ha studiato in Inghilterra. A ventitré anni ha intrapreso la carriera diplomatica lavorando negli Stati Uniti, in Egitto e soprattutto in Giappone, a Tōkyō, Kyōto e Ōsaka, dove è stato console generale.
Dal 2014 è in servizio alla Farnesina con l’incarico di coordinamento nel settore Asia-Pacifico.
Appassionato della cultura del Sol Levante nelle sue più diverse forme, parla correntemente il giapponese e pratica il kendo.
Ha scritto di Giappone e Asia per “Il Foglio”, “Libero” e altre testate nazionali.
Nel 2016 il suo primo romanzo, Doromizu, Acqua torbida (Mondadori) ottiene un buon successo ed è finalista al Premio Acqui Storia. Seguono altri due romanzi, La Via del Sol Levante (2017, Ed. Idrovolante) e Al Tayar. La corrente (2019, Mondadori). Nel 2020 pubblica il saggio Svelare il Giappone (Giunti).

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2 commenti su “Il Paese del Sol Levante non smetterà mai di stupirci: “Svelare il Giappone” di Mario Vattani

  1. melsot
    dicembre 31, 2020

    Finisco l’anno tra le pagine magiche di questo luogo che mi ha accolto, fatto sognare, riflettere e conoscere luoghi a me sconosciuti in tanti momenti di questo lungo 2020. Grazie ♥️😘

    "Mi piace"

    • ilpadiglionedoro
      dicembre 31, 2020

      Cara Melania, grazie a te per queste parole, dolci e molto importanti. Sono felice di averti incontrata, anche se poi questo dannato 2020 si è messo di traverso…
      Ne usciremo e festeggeremo, al di là e oltre questa mia piccola creatura che amo molto.
      Buon anno Mel 😘😘

      "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 31, 2020 da in Giappone, Letteratura, Oriente, Pagine d'Oriente con tag , , , .
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