Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Amabie, lo “yokai” giapponese anti-epidemie

Twitter: @tmnk_illust

In questo periodo in cui, almeno in Italia, l’emergenza del Covid-19 inizia a farsi apparentemente meno pressante e le maglie dei divieti e delle precauzioni si fanno più larghe, ci possiamo permettere di affrontare un argomento divertente che è diventato virale (tra le parole più abusate di ogni tempo!) sul web: Amabie, lo yokai anti-pandemie.
Verso la metà di marzo l’hashtag #amabie è diventato di tendenza su Twitter, con foto ritraenti sia le immagini più classiche di questa figurina mitologica giapponese, sia creazioni personali più o meno credibili, simpatiche, artistiche, ma tutte aventi il medesimo scopo: tenere alla larga l’epidemia che sta sconvolgendo il nostro mondo.

Twitter: @DollKened

Twitter: @melissasueart

Ma partiamo dall’inizio.
Gli yokai (nome formato da “yo” – maleficio, e “kai” – manifestazione inquietante) sono esseri soprannaturali facenti parte dello sterminato pantheon giapponese.
Si tratta di creature complesse e delle più svariate tipologie: dalle malvage oni alle ingannatrici kitsune alla signora delle nevi yuki-onna. Spesso hanno poteri soprannaturali, le loro azioni hanno ragioni oscure e sono considerate pericolose per gli uomini.
Alcuni yokai evitano gli esseri umani e abitano zone molto lontane dai centri abitati; altri invece scelgono di vivere più vicino all’uomo, attratti dal calore delle case. Gli yokai, infatti, sono tradizionalmente associati al fuoco e all’estate, stagione nella quale il mondo degli spiriti è più vicino a quello umano.

Twitter: @animaliablu

Sfondi per cellulare con Amabie che suggerisce “Wash Your Hands”

Tuttavia il termine yokai è molto vago e può arrivare a comprendere tutti i mostri e gli esseri soprannaturali, perfino creature della mitologia occidentale. Vi sono animali (gatti, tapiri, volpi, tassi, uccelli, ragni) che in tarda età si trasformano in yokai e spesso assumono sembianze umane spesso per tirare tiri mancini alle persone.
Viceversa molti yokai erano in origine esseri umani, trasformati in creature grottesche in seguito a qualche stato emotivo molto forte: ecco allora la “donna con due bocche” (futakuchi-onna), la cui ossessione per il proprio aspetto fisico le ha causato l’apparizione di una seconda bocca nella parte posteriore della testa, su cui i capelli fungono da tentacoli; oppure i rokuro-kubi, umani il cui collo si allunga durante la notte.
Un’altra classe di yokai sono poi gli “tsukumogami”, oggetti di uso comune che prendono vita dopo cent’anni; il più noto è il “karakasa”, rappresentato come un parasole con un solo occhio e un piede calzato in un “geta” (tipico sandalo giapponese) al posto del manico. Vi sono poi i “bakezori” (sandali di paglia), i “kameosa” (otri di sake), i “morinji no kama” (teiere), i “chabukuro” (sacchetti del tè).
Ma gli yokai sono molto più numerosi e si ritrovano in tutta la letteratura, nell’arte, nelle tradizioni giapponesi, fino ai manga, agli anime e ai film.

Rappresentazione di un amabie di epoca Edo

Tornando al nostro “amabie”, secondo la storia fu avvistato per la prima volta nel maggio 1846, quindi in piena epoca Edo. Al largo della baia della provincia di Higo venne avvistata per diverse notti una luce sospesa a pelo d’acqua. Dopo alcune indagini, si scoprì che si trattava di uno spirito simile a una sirena dai lunghi capelli, con un becco di uccello sul viso e il corpo ricoperto da scaglie di pesce. Disse di chiamarsi Amabie, profetizzò un abbondante raccolto per i successivi sei anni e concluse dicendo che, in caso di epidemia, si sarebbero salvati coloro che avessero esposto una sua immagine. Dopodiché scomparve di nuovo nel mare.
L’ufficiale della provincia di Higo fece disegnare un’immagine di Amabie e ordinò di diffondere le parole della strana creatura. Tutto il Giappone quindi la conobbe e Amabie entrò a far parte dell’enorme stuolo di divinità nipponiche.

Twitter: @jinxland

Twitter: @ToshimaruArt

Twitter: @makoto25kuro

Ecco quindi che, in un momento difficile come il nostro, in cui la pandemia del Covid-19 ci ha cambiato la vita e, a quanto pare, ci farà purtroppo compagnia a lungo, questa leggenda è tornata in auge e i social sono stati invasi da ogni tipo di rivisitazione della figurina di questa sirena/uccello.
Che dire: fra tutti gli scienziati o pseudo tali, opinionisti, giornalisti, virologi e politici, ognuno dei quali dice la sua sul virus, sul suo arrivo o la sua scomparsa, forse vale davvero la pena di invocare la protezione di Amabie, creando magari il nostro personale “yokai” a cui affidare i nostri pensieri e le speranze per una felice rinascita.

L’app “Cocoa” (Covid-19-Contact-Confirming-Application), scaricabile in Giappone, la cui icona è proprio Amabie

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Questa voce è stata pubblicata il giugno 26, 2020 da in Giappone, Oriente con tag , , , , .
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