Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

«All we need is to dance some more»: la Giornata Internazionale della Danza 2020 ai tempi del Covid-19

Anche quest’anno, il 29 aprile, il mondo della danza si appresta a celebrare la propria Giornata Internazionale, istituita nel 1982 dal Comitato Internazionale della Danza dell’Istituto del Teatro (ITI/UNESCO) per commemorare Jean-Georges Noverre, grande riformatore della danza e precursore del balletto moderno, nato appunto il 29 aprile 1727.
L’edizione 2020 è dedicata alla danzatrice e coreografa Alicia Alonso, morta il 19 ottobre scorso a L’Avana, che proprio quest’anno avrebbe festeggiato il suo centesimo compleanno. Le celebrazioni avrebbero dovuto aver luogo a Madrid in luglio ma, causa l’emergenza Covid-19, sono state posticipate al 21 dicembre, esattamente la sua data di nascita.
Il consueto messaggio che l’International Theatre Institute dell’Unesco affida a un personaggio legato al mondo della danza quest’anno è stato lanciato da Gregory Vuyani Maqoma, danzatore, coreografo e insegnante sudafricano. Maqoma sottolinea che la danza «ricorda al mondo che l’umanità esiste», affermando che essa diventa “politica” poiché è strettamente connessa all’uomo ed è in grado di dare dignità all’essere umano anche in situazioni di degrado, povertà, dolore. La danza riesce a raggiungere i cuori e fornire quel sollievo di cui tutti abbiamo così tanto bisogno (qui il messaggio completo).
E conclude: «All we need now is to dance some more!»

Tutto quello che vogliamo è continuare a danzare!
Mai come oggi risuona alto questo grido di battaglia da parte del mondo della danza, che si trova come tutti noi a dover fronteggiare non solo un’emergenza sanitaria inimmaginabile nemmeno nei nostri peggiori incubi, ma anche – e soprattutto in questi giorni di “fase 2” con riaperture a singhiozzo di vita e lavoro – a vedere davanti a sé lo spettro dell’impossibilità di riprendere a breve la propria attività, con conseguenti gravi perdite sia dal punto di vista della crescita professionale degli artisti che dal punto di vista economico.
Perché, va da sé, il distanziamento sociale non è previsto nel mondo della danza, né fra chi sale sul palcoscenico né fra chi assiste agli spettacoli.
I vari DPCM affrontano gli argomenti più svariati, si preoccupano della forma fisica degli italiani, che potranno fare jogging anche lontano da casa; della loro cultura o evasione o hobby, poiché finalmente hanno riaperto le librerie; le problematiche del calcio sono state sviscerate in ogni loro sfaccettatura; si può anche giocare al lotto…evviva! Ma sulla danza o il teatro in generale nemmeno una parola…anzi, mi correggo: teatri e cinema saranno gli ultimi a riaprire. Certo, è comprensibile. E nel frattempo gli artisti, i ballerini nella fattispecie, cosa faranno, oltre a inventarsi sbarre “fatte in casa”?
E allora dedichiamo questa Giornata Internazionale della Danza alle cenerentole delle arti, i danzatori e le danzatrici della nostra bella Italia, che mai come ora sono bistrattati dallo Stato “sorellastra”. Dedichiamola a tutti coloro che lavorano nei teatri e costituiscono un patrimonio di enorme valore culturale e artigianale: i musicisti, gli scenografi, i coreografi, le costumiste e chi lavora nell’ombra, dietro le quinte, alle scuole di danza che formano i professionisti del futuro. Dedichiamola alla Danza, ritenuta una volta di più un surplus, un semplice accessorio di cui si può tranquillamente fare a meno.
Chi lo pensa, e lo dice, forse non ha mai assistito a uno spettacolo di danza, oppure, se lo ha fatto, non ha saputo aprire il suo cuore all’incanto e alle emozioni che la musica, il gesto, i costumi, la scenografia sinergicamente suscitano, dando vita a un mondo parallelo al nostro che arricchisce lo spirito e delizia l’animo.
Non si può fare a meno della Danza, così come dei Libri, del Cinema, dell’Arte: non si può fare a meno dello spirito, dell’anima.
Allora desidero dedicare la “mia” Giornata della Danza a tutti coloro, persone note e meno note, che, a seguito dell’allentamento del lockdown di questi ultimi giorni che nemmeno ha citato la parola “danza”, stanno dando voce al malessere, all’incertezza, alla rabbia dell’intera categoria.
Così Carla Fracci e il marito Beppe Menegatti sostengono l’importanza di «ricominciare a lavorare perché la danza, come tutte le forme d’arte, è anche educazione e avamposto di moralità» e, soprattutto, si augurano che il governo rivolga un pensiero e un sostegno anche alle scuole di danza: «Tutte le scuole private vivono e lavorano senza fondi e sovvenzioni e si barcamenano, quotidianamente, tra mille difficoltà».
Pochi giorni fa la prima ballerina della Scala, Nicoletta Manni, ha rivolto un accorato appello, subito rilanciato su tutti i social, alle istituzioni e al governo: «L’attuale emergenza dovuta al Covid19 sta facendo soffrire anche il mondo della danza e i ballerini, che spesso sono precari. Nessuno di noi ha ancora un’idea precisa di come potrà essere la ripresa nei teatri, per le prove e per tutti gli spettacoli con la presenza del pubblico.
Vorrei ricordare, inoltre, tutte quelle realtà che ruotano intorno alla grande danza, le scuole di danza in particolare con tutti i loro addetti, che in questo momento tragico stanno soffrendo e rischiando di scomparire per sempre. Tutte quelle realtà da cui vengono fuori tanti talenti e nelle quali anch’io mi sono formata con tanti sacrifici. Senza di esse nessuno di noi e io per prima non saremmo mai diventati gli artisti che siamo oggi. Vorrei rivolgere un appello a tutte le istituzioni e governi regionali e nazionale affinché prevedano dei contributi reali per sostenere la situazione attuale e la futura ripresa per Teatri, scuole di danza e Ballerini.
La danza lo merita, la danza è cultura.»
Le ha fatto eco il fidanzato Timofej Andrijashenko, primo ballerino scaligero: «Sono Timofej Andrijashenko, Primo Ballerino del Teatro alla Scala. Oggi ricopro un ruolo importante e mi sento in dovere di fare una mia riflessione sull’attuale momento critico che stiamo vivendo.
Sono nato a Riga in Lettonia, a 14 anni sono venuto in Italia a studiare danza classica. I miei genitori, nonostante le loro paure, mi hanno permesso di seguire la mia passione per la danza in un paese così lontano da casa.
Io, come molti miei colleghi, ho studiato in una scuola di danza privata, oggi come primo ballerino credo che questo meraviglioso mondo della danza stia soffrendo tanto a causa dell’emergenza Covid-19 e ancora non vedo prospettive per una buona ripresa.
Molto spesso ci capita di parlare con persone che vengono in teatro e dopo gli spettacoli ci raccontano le loro storie, spesso molto tristi, che ci toccano nel profondo del cuore. Vediamo la gioia nei loro occhi nel raccontare le emozioni che hanno provato guardandoci ballare. Ritrovano la speranza e si caricano di energie per andare avanti nonostante i loro problemi quotidiani. Tutto questo non può finire.
Spero e mi auguro che la danza italiana, nella quale sono emersi tanti artisti, possa ritornare a riprendersi quel ruolo importante che deve occupare nella Cultura Italiana.
La Cultura non deve essere soffocata.
La Danza non deve morire.»


Un’altra voce autorevole che si è levata alta in questo coro di denuncia è quella di Giuseppe Picone, stella del panorama coreutico internazionale e direttore del Corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli: «Penso sinceramente sia arrivato il momento di avviare delle azioni comuni, con la finalità di far sentire la voce del mondo della danza in Italia.
Ho visto la chiusura di meravigliosi Corpi di ballo negli ultimi trent’anni, senza il ripristino di posti di lavoro per i tersicorei.
Il momento storico ci impone di riflettere sul nostro incredibile patrimonio culturale e artistico, che ci ha permesso di primeggiare a livello internazionale.
La riapertura dello spettacolo dal vivo è importante per tutto gli artisti che hanno fatto della loro enorme passione un mestiere e lo portano avanti con passione e determinazione, perché consapevoli di essere ripagati dall’affetto del pubblico.
In questo frangente i lavoratori del settore danza sono in grande difficoltà, esattamente come la maggior parte dei lavoratori di ogni settore produttivo italiano. I Teatri sono stati i primi a essere chiusi per fronteggiare il Covid19 e potrebbero essere gli ultimi a riaprire, con enormi difficoltà finanziarie. La situazione dell’arte della danza era già in crisi precedentemente alla diffusione della pandemia e la fragilità del settore ha già messo in ginocchio intere famiglie, e per questo motivo dovremo prevedere un rientro alle nostre attività artistiche, tenendo conto di dover rispettare le regole decretate dal governo.
La priorità è quella di salvaguardare la salute collettiva, in quanto l’alta concentrazione di persone può far scambiare questo virus. Per questo motivo ormai abbiamo bisogno di strategie a sostegno degli artisti e risorse integrative urgenti che coprano, almeno in parte, i mancati guadagni che il settore sta già subendo.
I tersicorei sono artisti rispettosi e disciplinati e amano fortemente il loro mestiere, anche quando vivono dei periodi bui, spesso la causa sono dolorosi infortuni, riescono a rialzarsi, come la fenice, trovando la forza di ricominciare pensando a quando ritorneranno a rivivere le forti emozioni che solo il Teatro può donare.
Con l’augurio di poterci ritrovare presto in sala ballo e in palcoscenico.»
E così riferisce, con una punta di amarezza ma agguerrito e pronto, come tutti, a far valere i propri diritti: «Dal Presidente Conte non pretendevo conferme sulla ripresa del settore cultura a stretto giro, ma almeno un messaggio di speranza e di rassicurazione, perché in molti potrebbero essere messi in ginocchio non solo economicamente, ma anche moralmente se non incitati da messaggi di speranza e di certezze future.
Non posso sentir parlare di calcio e non di cultura.
Il documento/appello è in fase di preparazione e sarà inviato ai Ministri entro mercoledì 29 aprile, Giornata Mondiale della danza
Si associa Eleonora Abbagnato, altra grande stella italiana nei teatri del mondo, étoile dell’Opera di Parigi e direttrice del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, la quale ha convocato i direttori del ballo della Scala, del San Carlo, del Massimo di Palermo, ma anche Alessandra Ferri e Davide Bombana per definire una strategia per la ripresa del settore: «[…] E’ arrivato ora il momento di pensare ad azioni comuni, condivise assieme ai direttori del balletto degli altri teatri italiani, allo scopo di far sentire la nostra voce, con l’obiettivo di salvare la danza e i nostri danzatori da un nemico che minaccia di annullare la bellezza della nostra arte.
Il settore della danza, così fortemente legato a una disciplina atletica ferrea e, come forse nessuna delle altre arti, vista l’enorme fisicità richiesta, giornalmente dipendente da spazi adeguati che ne permettano appieno la qualità e il livello di realizzazione, sta soffrendo enormemente.
Fa molto male vedere come ogni giorno si parli molto poco della grave situazione in cui versano le nostre Fondazioni e le Scuole di Danza. […]
Per questo motivo abbiamo bisogno di strategie a sostegno degli artisti, dei professionisti del settore e di risorse urgenti che coprano almeno in parte i mancati guadagni che il settore sta subendo.
Con questo spirito di collaborazione, sono felice di annunciarvi la mia iniziativa. Per la prima volta, oggi, lunedì 27 aprile, ci rivedremo in rete con i direttori dei corpi di ballo Italiani (La Scala di Milano, l’Opera di Roma, Il San Carlo di Napoli, il Teatro Massimo di Palermo), con grandi étoiles come ad esempio Alessandra Ferri, con i coreografi, tutti i tersicorei dei nostri magnifici Teatri e con Luigi Bonino assistente coreografo ai balletti di Roland Petit, per una lezione in rete, che terrà Laurent Novis, grande Maestro dell’Opéra de Paris, già ospite delle nostre istituzioni. Sarà anche l’occasione per un confronto con i direttori del balletto dei vari Teatri, per trasmetterci a vicenda spunti e idee su come uscire al meglio da questa situazione e su come sviluppare un futuro “post corona virus”.
Dovremo ripartire sicuramente in un modo nuovo, che tenga conto di tutte le problematiche, pensando anche magari a nuove coreografie.
Tutti insieme potremo dare un segnale positivo ai ragazzi con cui abbiamo instaurato nel tempo legami artistici e affettivi, affinché non si scoraggino in questo momento buio e un messaggio forte e significativo al paese in favore della danza che deve continuare ad esistere.
Questo vuole essere un primo passo che dovrà segnare l’inizio di un nuovo percorso che faremo tutti insieme! […]»
Non ci resta che sperare che le richieste provenienti da tutto il mondo della danza non restino inascoltate e che si possa raggiungere un’unità di intenti per risolvere al meglio anche questo problema, fra i mille causati o esasperati dalla pandemia di coronavirus.


Nel frattempo domani, mercoledì 29 aprile, a partire dalle ore 14.00, i primi ballerini del Teatro alla Scala saranno live sulla pagina Facebook del Teatro. Un momento di incontro insieme al M° Frédéric Olivieri, Direttore del Corpo di Ballo scaligero.
«Sono giorni difficili, in cui la nostra quotidianità è cambiata e siamo lontani dal nostro Teatro, dalle nostre sale prove, dalla nostra passione e dal nostro lavoro» – commenta il M° Olivieri – «e questa iniziativa, che ci vedrà insieme e virtualmente vicini al nostro pubblico, è dunque doppiamente importante, perché ci unisce nel nome della Danza e ci fa sentire ancora più vicini e legati alla nostra arte, che non si può e non si deve fermare, anzi deve avere tutto il sostegno e visibilità possibili, perché la danza è parte della cultura del nostro Paese, è vita e emozione. Siamo tutti tesi a lavorare per la ripartenza: questo dunque vuole essere un pensiero di speranza per il futuro e di fiducia nel domani, quando potrà proseguire quel percorso che ha dato e continuerà a dare a tutti noi emozioni e orgoglio, sicuri che quando ci ritroveremo saremo ancora più forti, con una nuova consapevolezza, una nuova luce e ancora più passione da trasmettere e da vivere.»
Per concludere, dopo tanti nomi famosi, desidero riportare le parole di un “illustre sconosciuto” mio concittadino. Andrea Manganotto è un attore, cantante e pianista di 35 anni che ha debuttato in Romeo e Giulietta di Riccardo Cocciante, diplomandosi poi in canto barocco e rinascimentale; insegna canto e recitazione, ha lavorato con registi come Micha Van Hoecke e Wayne Fowkes e prima dell’emergenza Covid aveva tanti progetti e collaborazioni in attesa di partire. Adesso è disoccupato.
Non è un ballerino, ma le sue parole riguardo all’arte coinvolgono tutto il settore. Con amarezza riconosce che «la professione artistica in Italia è spesso considerata allo stesso livello di un passatempo, di un’attività da dopolavoro o, ancora peggio, come un elemento cui un Paese come il nostro può fare a meno per diversi mesi.» E ancora, alla domanda sulla possibilità di un veloce ritorno alla normalità: «Non sono ottimista in questo senso. Gli spettacoli sono una fonte insostituibile di “assembramento” perché da sempre mettono in comunicazione frontale gli artisti con gli spettatori. […] Il teatro in streaming è una soluzione provvisoria, che potrebbe anche diventare un elemento innovativo per le menti creative, ma non potrà mai sostituire completamente la fisicità della relazione che si instaura col pubblico». E conclude: «Deve essere chiaro che la cultura è educazione alla bellezza […] La cultura, in tutte le sue forme, deve essere sostenuta, alimentata e curata come un fiore delicato e non solo come un elemento complementare del turismo o dell’enogastronomia

Con questa bellissima immagine della cultura come un fiore delicato da salvare, auguro a tutti noi, amanti della danza, fruitori, professionisti e non, di poter celebrare al meglio la “nostra” Giornata Internazionale, sperando di vedere presto riaprire le scuole di danza e risplendere di nuovo le luci del palcoscenico in tutti i bellissimi teatri italiani.

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