Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“La ragazza del Kyūshū”: un avvincente noir dal Paese del Sol Levante

Un noir sottile, che accompagna il lettore pagina dopo pagina, con il ritmo lento ed elegante della letteratura giapponese, le forme di cortesia e il rispetto delle apparenze tipici della società nipponica, verso un’inaspettata vendetta studiata con perfidia e cinismo.

«Ha visto qualcosa della città? Ieri sera non ero di turno quindi non ho potuto domandarglielo».
«No, niente» rispose Kiriko, posando la tazza.
[…] «E’ un peccato però, no? E’ arrivata fin qui, e poi…».
Rimasta sola, Kiriko ripeté fra sé e sé le parole della donna: «è un peccato”. L’aria fresca del mattino e la vista dei treni non erano riusciti a dissipare il senso di disagio che aveva provato al risveglio e che ora sembrava condensarsi in quelle tre parole. Per quanto cercasse di cancellarle, continuavano a risuonare nella sua mente come un’eco lontana.
Per carattere le risultava difficile insistere dopo un rifiuto. Detestava dover supplicare. Suo fratello maggiore, quello stesso fratello che ora era accusato di omicidio, le aveva spesso detto che era una testarda. E una volta, da piccola, aveva picchiato un bambino e lo aveva fatto piangere.
Sin dal suo ingresso nella compagnia dove lavorava non aveva mai cercato di ingraziarsi i capi e i colleghi maschi, come invece facevano le altre. Se riceveva un rifiuto non tornava più sulla questione. Per lei era normale, ma gli altri la rimproveravano per la sua rigidezza.
Il giorno precedente l’avvocato Ōtsuka aveva rifiutato la sua proposta, lei aveva subito acquistato un biglietto del treno ed era pronta a tornare in Kyūshū.
«E’ un peccato però, no? E’ arrivata fin qui, e poi…».
Quelle parole le avevano aperto gli occhi. Non sul fatto che non aveva visto nulla di Tokyo, naturalmente, ma sul perché era arrivata fin lì.
Si sentiva animata di un inatteso coraggio. Era la prima volta che provava un tale desiderio di insistere. Persino il paesaggio, che fino a pochi istanti prima le era parso incolore, sembrò prendere vita tutt’a un tratto.

In un mattino di primavera una giovane donna entra nello studio di un illustre penalista di Tokyo. È Kiriko. Ha appena vent’anni, il volto pallido dai tratti vagamente infantili, ma qualcosa di inflessibile nello sguardo, “come fosse stata forgiata nell’acciaio”. Non ha un soldo e ha attraversato il Giappone dal lontano Kyūshū per arrivare fin lì, a implorare il suo aiuto. Il fratello, accusato di omicidio, è appena stato arrestato, e Kiriko è la sola a crederlo innocente. L’avvocato rifiuta il caso: non ha tempo da perdere, tanto più per una difesa che dovrebbe assumersi senza essere retribuito. Kiriko si scusa con un piccolo inchino, esce dallo studio e così com’è arrivata scompare. Il fratello verrà condannato e morirà in carcere qualche mese dopo, poco prima che l’esecuzione abbia luogo. Sono solo gli antefatti da cui prende il via questo noir di Seichō Matsumoto. Dove un “caso-fantasma”, ripercorso nei minimi dettagli, lascia spazio a una vendetta esemplare che si fa strada da lontano, andando a segno quasi per caso. E mentre ogni colpa – consapevole o inconsapevole – viene pesata accuratamente, come su una bilancia cosmica, una tensione sotterranea, un “rumore di nebbia” accompagnano questa storia da cima a fondo. Finché lei, Kiriko, “la ragazza del Kyūshū”, non otterrà ciò che le spetta.

Recensione da http://www.libriamociblog.it/2019/07/22/recensione-la-ragazza-del-kyushu-di-matsumoto-seicho/

Avvincente, profondo e in grado di valicare i confini classici del “giallo”: La ragazza del Kyūshū è un bellissimo libro che, oltre a presentare una trama investigativa di tutto punto, regala un sapiente spaccato sull’animo umano e su alcuni dei suoi sentimenti più profondi, fornendo nello stesso tempo una particolareggiata e interessantissima fotografia della società giapponese, delle sue dinamiche e delle sue contraddizioni.
La struttura e il linguaggio di Matsumoto Seichō inducono a pensare, così come è accaduto con Tokyo Express, a un libro dei giorni nostri facendo dimenticare al lettore che le pagine che ha tra le mani sono state pubblicate per la prima volta in Giappone nel 1961.
La trama è quella del giallo classico con tinte noir a cui si affianca un’accurata analisi di alcuni sentimenti che albergano nell’animo umano, come il dolore, il rimorso e la vendetta.
[…]
E’ anche la storia di alcune “ingessature” della società giapponese che nel 1961 erano la regola e che per molti versi lo sono ancora, lo si evince anche dall’estrazione sociale e geografica dei personaggi protagonisti: la provincia contrapposta alla grande capitale.
Pagine, quelle consegnateci dall’autore, che – in virtù dell’epoca in cui sono state scritte – regalano descrizioni di un’indagine avvincente e condotta con metodi “del passato” più vicini alla memoria di Hercule Poirot che alle caratteristiche narrative dei protagonisti dei gialli moderni, anche il racconto e le scelte stilistiche paiono, per alcuni tratti, vicini alla produzione letteraria della Christie.
E poi, oltre alle caratteristiche del “giallo” perfetto, La ragazza del Kyūshū è una piacevolissima testimonianza letteraria sul Giappone di oltre mezzo secolo fa, quando il Paese del Sol Levante era ancora considerato quasi un luogo esotico (carattere che, forse gli appartiene ancora oggi…).
Non può non essere letto da coloro che amano i gialli, i noir e le storie profonde in cui le vite dei personaggi si incontrano, si scontrano e si intrecciano tra loro facendo emergere i sentimenti più veri che caratterizzano l’animo umano. E poi va letto da chi, come il sottoscritto, cerca di cogliere in ogni riga degli autori giapponesi qualche dettaglio su questo meraviglioso Paese.

Seichō Matsumoto (松本清張, nome d’arte di Kiyoharu Matsumoto; Kitakyūshū, 21 dicembre 1909 – 4 agosto 1992) è stato giornalista e scrittore.
Nasce a Kokura (oggi Kokura Kita Ku, quartiere di Kitakyūshū), Fukuoka. Abbandona gli studi ancora giovanissimo e lavora per diversi anni in una tipografia.
Dopo aver lavora per la rivista Journal Asahi, dove riesce anche a pubblicare alcuni racconti storici, nel 1953 vince il premio Akutagawa (premio in onore dello scrittore e poeta Ryūnosuke Akutagawa) per una cronaca storica: questo successo gli permette, nell’arco di pochi anni, di dedicarsi a tempo pieno all’attività di scrittore.
Dal 1955, infatti, inizia a pubblicare racconti gialli di stampo prettamente realistico, in netto contrasto con l’allora vigente letteratura gialla giapponese, impregnata di elementi spesso fantastici.
Nel 1957 vince il premio del Club degli scrittori polizieschi per una sua antologia. Lo stesso anno la rivista “Tabi” pubblica a puntate il romanzo Ten to sen, che riscuote grande successo di pubblico e viene tradotto in molti paesi esteri.
Le tematiche dei suoi gialli affondano spesso le radici nei problemi sociali giapponesi, con una predilezione per l’indagine strettamente logica ed intuitiva, tanto che Matsumoto è stato definito il Simenon giapponese.
La sua produzione vanta più di 300 romanzi, oltre a molti racconti, che hanno riscosso successo in tutto il mondo e da cui sono stati tratti diciannove film, due speciali televisivi dedicati ai suoi racconti e una serie televisiva basata su Come sabbia tra le dita. Il tutto inedito in Italia, dove sono però usciti tre dei suoi romanzi nella collana “Il giallo Mondadori”. Nel 2018 la casa editrice Adelphi ha pubblicato una nuova traduzione di Ten to sen con il titolo Tokyo Express e nel 2019 l’inedito Kiri no hata con il titolo La ragazza del Kyūshū.


Dov’è il Kyūshū?
Kyūshū (九州? letteralmente “nove province”) è una delle otto regioni del Giappone, situata direttamente a sud-ovest dell’isola principale dell’arcipelago nipponico, Honshū, e, ad ovest, dell’isola di Shikoku. È la terza, in ordine di grandezza, tra le quattro maggiori isole che compongono l’arcipelago giapponese. Sulla costa sud-occidentale dell’isola è situata la città di Nagasaki, capitale dell’omonima prefettura. È considerato il luogo di nascita della civiltà giapponese.
L’isola è prevalentemente montuosa e vi si trova il più alto vulcano attivo giapponese, il Monte Aso (1.592 m). Ci sono molti segni dell’attività tettonica, incluse numerose aree ricche di sorgenti calde. La più celebre di queste si trova a Beppu, lungo la costa orientale, e attorno al Monte Aso, nella zona centrale dell’isola.
La principale città dell’isola è Fukuoka. Con una popolazione approssimativa di 1,4 milioni di abitanti è uno dei principali poli commerciali, con un grande aeroporto internazionale e una delle cinque borse valori in Giappone. Kitakyūshū (prefettura di Fukuoka) è un altro importante centro (poco meno di un milione di abitanti), soprattutto nel campo dell’industria pesante. Kumamoto e Kagoshima sono la terza e quarta città più grande con più di 500.000 abitanti. Nagasaki possiede uno dei più antichi porti internazionali, che è stato la sola porta di accesso al Giappone per gli stranieri durante il periodo Edo, dalla metà del XVI secolo fino alla metà del diciottesimo.

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