Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Gala “Roberto Bolle and Friends” torna al Teatro Regio di Torino per la conclusione del #bolletour2019

Mentre sui social imperversava l’hashtag #AspettandoDanzaConMe, con anticipazioni sullo spettacolo di Roberto Bolle divenuto ormai appuntamento fisso di Rai1 il primo dell’anno e che ha di nuovo riscosso un meritato enorme successo, una delegazione de #ledivine non ha mancato quello che anche per noi è divenuto un appuntamento imprescindibile per chiudere l’anno in bellezza: il Gala al Teatro Regio di Torino.
La serata non ha presentato grandi novità, ad eccezione di un nuovo passo a due di Wayne McGregor e il ritorno tra i Friends di Viktorina Kapitonova e Julian MacKay. Ma bisogna anche dire che nel corso degli anni abbiamo visto così tanti Gala che Roberto dovrebbe davvero rivoluzionare tutto il suo programma per proporci qualche cosa di mai visto prima. Tuttavia qualche novità c’è sempre ed è comunque un piacere anche rivedere “vecchi” pezzi, sempre interpretati da artisti di altissimo livello.
Tra i brani storici ritroviamo il pas de deux dall’Atto III di Don Chisciotte e il pas de deux da Le fiamme di Parigi: il primo sempre molto frizzante e piacevole, il secondo da me poco amato, soprattutto per la musica poiché in realtà la coreografia non è male. Gli interpreti, Tatiana Melnik (Hungarian National Ballet, Budapest) e soprattutto Young Gyu Choi (Dutch National Ballet, Amsterdam), mi hanno fatto invece rivalutare questo secondo pezzo: molto bravi sia in coppia che negli assoli; in particolare il ballerino coreano, che già avevo apprezzato in passato, è stato molto applaudito per i suoi virtuosismi precisi e puliti, senza una sbavatura e scevri da ridondanti forzature. Complimenti!

Tatiana Melnik e Young Gyu Choi, Don Chisciotte

In apertura di serata i due ritorni: Viktorina Kapitonova (Boston Ballet, Boston) e Julian MacKay (Mikhailovsky Ballet Company, San Pietroburgo) si sono esibiti nel suggestivo pdd dall’Atto III de Lo Schiaccianoci. Sono tornati poi sul palcoscenico nella seconda parte dello spettacolo con il passo a due da Il Corsaro, dove ho maggiormente apprezzato le doti da danseur noble di MacKay, che comunque è giovanissimo e ha tempo per crescere artisticamente. Promette molto bene, tanto da essere stato il primo ballerino americano a diplomarsi, nel 2015, presso la Bolshoi Ballet Academy con un diploma russo completo e da essere acclamato come “prossimo Nureyev”. Diversamente dal passato, mi è piaciuta anche la Kapitonova, delicata, elegante e precisa nell’esecuzione.

Viktorina Kapitonova e Julian MacKay, Lo Schiaccianoci (ph. Eleonora Bartalesi)

Viktorina Kapitonova e Julian MacKay, Il corsaro

Sublime l’interpretazione del pas de deux dal VI movimento della Terza Sinfonia di Gustav Mahler da parte di Silvia Azzoni e Alexandre Riabko (entrambi Hamburg Ballet, Amburgo), forse i migliori tra i Friends.
Il pezzo è stato presentato per la prima volta nel Gala dello scorso giugno al Teatro degli Arcimboldi, durante la settimana di “On Dance”. Nell’articolo scritto in quell’occasione ne ho parlato ampiamente e riporto qui quanto scritto, perché il brano è davvero bello e mi fa piacere ricordare la sua “storia”.
“Coreografato dal grande John Neumeier, l’opera completa fu presentata in prima assoluta il 14 giugno 1975 ad Amburgo e, in prima italiana, dieci giorni dopo in Piazza San Marco a Venezia. Un paio di anni fa è stata riproposta a Firenze in occasione della quarantesima edizione del Maggio Musicale Fiorentino.
Neumeier, genio del balletto narrativo, ha voluto creare qui una coreografia volutamente non narrativa, sviluppando una drammaturgia partendo direttamente dalla musica anziché dalla narrazione di una storia. La Terza Sinfonia si articola su sei movimenti intitolati “Ieri”, “Estate”, “Autunno”, “Notte”, “Angelo”, “Ciò che mi racconta l’amore”, ed è appunto da quest’ultimo che è stato tratto il passo a due del gala.
E’ il momento finale di un viaggio iniziatico dell’uomo tra la guerra e la distruzione, la bellezza dell’estate e il crepuscolo autunnale, finché nel dolore della notte arriva l’angelo, la donna, che corona con l’amore questo percorso attraverso la vita. Quali migliori interpreti della Azzone e di Riabko, coppia anche nella vita, commoventi nel loro prendersi con dolcezza, possenti nella plasticità di figure complesse, intensi nella loro interpretazione molto profonda di un cesellato movimento danzato verso la redenzione?”
E’ stata davvero un’interpretazione magnifica quella di Azzoni e Riabko, squisitamente eleganti, misurati, appassionati, danzatori di gran classe. E il pubblico ha apprezzato con grandissimi applausi.

Silvia Azzoni e Alexandre Riabko, Terza Sinfonia di Gustav Mahler

Veniamo ora alla nostra Étoile Roberto Bolle, che si è esibito in quattro passi a due e un assolo finale. Di tutti i brani, eccetto il nuovo di McGregor, ho scritto ampiamente in articoli precedenti, ma desidero comunque ricordarli anche qui.
Opus 100-für Maurice, con Alexandre Riabko, sempre coinvolgente e commovente nella profondità dell’interazione fra i protagonisti.

Roberto Bolle e Alexandre Riabko, Opus 100-Für Maurice

Serenata, con la dirompente e molto simpatica Stefania Figliossi (Guest Artist), un pezzo intenso e colmo di passione, di grande impatto emotivo e visivo. Purtroppo la musica, probabilmente a causa dei diritti d’autore, non è più quella presentata in altre occasioni – di Amerigo Ciervo-iMusicalia – bensì è targata Assurd. La melodia richiama quella originale, ma è tutta un’altra cosa e anche l’intensità coreografica ne risente. Davvero un peccato, perché il brano musicale contribuiva parecchio alla buona riuscita dell’insieme.

Stefania Figliossi e Roberto Bolle, Serenata

Caravaggio, in coppia con una stratosferica Melissa Hamilton, è sempre una certezza: per quante volte lo si guardi, non smette mai di incantare sia per la musica che per l’arditezza dei passi. La sintonia fra gli interpreti è sempre più profonda e rasenta la totale perfezione, donando momenti di alta poesia che nessuna parola sarebbe in grado di esprimere. Stupendi Melissa e Roberto, sempre applauditissimi in questa loro esibizione.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Caravaggio (ph. Eleonora Bartalesi)

Il nuovo pezzo è Borderlands, coreografia e costumi di Wayne McGregor, musica di Joel Cadbury e Paul Stoney, di nuovo con la Hamilton.
Commissionato dal San Francisco Ballet per il gala di apertura della stagione 2013 e presentato in Europa per la prima volta nel 2018 al Bayerisches Staatsballet di Monaco, è un balletto ispirato alle opere di Josef Albers, artista della corrente Bauhaus noto per i suoi lavori sulla teoria dei colori.
I movimenti sono complessi, le pose una continua sfida al limite dell’umano, mentre i corpi vibrano come fanno i colori l’uno accanto all’altro, acquistando intense sfumature sensuali e sessuali.
Non è un pezzo facile da assimilare, così come la musica non è orecchiabile. Sicuramente necessita di essere visto ancora per poter essere capito e apprezzato appieno.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Borderlands

Per chiudere la serata, Waves, un pezzo coreografato dal super tecnologico Massimiliano Volpini scandito dalla musica dirompente di David Boosta (Subsonica) e da quella soave di Erik Satie.
Questo brano mi è piaciuto molto quando è stato presentato quest’estate all’Arena di Verona e anche questa seconda visione è risultata coinvolgente. Assume un aspetto quasi onirico e incantato-incantevole il dialogo fra l’uomo e il raggio laser, che avvolge anche il pubblico trascinandolo con sé all’interno della sua piramide di luce, dove Roberto crea con il gesto e il movimento la sua stessa gabbia luminosa. E’ una sorta di lotta fra l’uomo e la tecnologia, che, nella seconda parte, giunge a una tregua: le due parti si accarezzano, si conoscono, giungendo a una sorta di idillio poetico e commovente. Davvero molto bello questo pezzo e azzeccato sia nei brani musicali che nella resa immaginifica.

Roberto Bolle, Waves

Roberto si è dimostrato ancora una volta un grandissimo artista, in grado di affrontare alla grande – lui, il danseur noble per eccellenza – anche il repertorio moderno e contemporaneo, imprimendo all’interpretazione quell’eleganza e al contempo possenza che sono una cifra caratteristica della sua personalità artistica.
Applausi meritati per tutti i protagonisti che, molto gentili e simpatici, si sono fermati con noi all’uscita artisti, disponibili a fotografie, autografi e qualche chiacchiera.
Quale modo migliore per chiudere l’anno?

(ove non segnalato le fotografie sono personali)

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