Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Sylvia”: una storia d’amore bucolica e mitologica tra archi e armi della seduzione

Lo scorso 21 dicembre Eleonora ha assistito alla rappresentazione di Sylvia al Teatro alla Scala. Protagonisti Nicoletta Manni e Marco Agostino.
Come consuetudine, ecco il suo racconto di questa nuova serata di danza.

La stagione scaligera 2019-2020 del balletto si inaugura con Sylvia nella versione di Manuel Legris, coprodotta in collaborazione con il Wiener Staatsballett e andata in scena per la prima volta a Vienna l’anno scorso.
Questo è un balletto che non ha ispirato tanti coreografi e non ha avuto neanche tanto successo nelle sue rappresentazioni.
«Ho ascoltato il balletto Sylvia di Léo Delibes. In effetti, l’ho davvero ascoltato, perché è il primo balletto in cui la musica costituisce non solo il principale, ma l’unico motivo d’interesse. Che charme, che eleganza, che ricchezza di melodie, ritmi e armonie! Mi vergogno. Se avessi conosciuto questa musica solamente poco prima, certamente non avrei scritto Il Lago dei cigni». Scriveva così il maestro Tchaikovsky a un amico nel 1877 proprio dopo aver assistito alla prima viennese di Sylvia.
In effetti, come dicevo, fin dalla sua prima rappresentazione a Parigi nel 1876 il balletto di Mérante, con in scena nel ruolo della ninfa Rita Sangalli, étoile dell’Opéra, non ebbe il successo sperato se non per la bravura della prima ballerina e per la musica di Léo Delibes.
Anche le successive messe in scena di altri coreografi non ebbero grande fortuna.
Nel 1919 ci provò Léo Staats, con nel ruolo di Sylvia Carlotta Zambelli che affascinò il pubblico, come riportato da molti giornali dell’epoca, e poi nel 1941 Serge Lifar con nel ruolo principale Lycette Darsonval che poi realizzerà una sua versione di Sylvia nel 1979.
Nel 1952 ci provò Frederick Ashton per il Sadler’s Wells Ballet, ma anche in questo caso il balletto non fu molto apprezzato.
Nel 1997 fu la volta di John Neumeier che, partendo dall’opera del Tasso, portò in scena, all’Opéra di Parigi e poi al Balletto di Amburgo, la sua versione, probabilmente una delle più belle, della ninfa che fatica a trovare un equilibrio tra l’energia e l’atletismo di una guerriera e la vulnerabilità di una donna e che solo dopo aver sperimentato sensualità e passione riuscirà a lasciarsi andare alla semplicità dell’amore.
Nel 2004 Christopher Newton ripropose, per il Royal Ballet, la versione di Ashton – poi ripresa a sua volta dall’American Ballet nel 2005, dallo Staatsballett di Berlino nel 2007 e nel 2014 dal Mariinskij – che rimane così ad oggi la versione più conosciuta e di maggiore successo di questo balletto.

**********

Chi crederia che sotto umane forme
e sotto queste pastorali spoglie
fosse nascosto un dio? non mica un dio
selvaggio, o de la plebe de gli dei,
ma tra’ grandi e celesti il più potente…..
In questo aspetto, certo, e in questi panni
non riconoscerà sí di leggiero
Venere madre me suo figlio Amore….
Io voglio oggi con questo
far cupa e immedicabile ferita
nel duro sen de la più cruda ninfa
che mai seguisse il coro di Diana.
Né la piaga di Silvia fia minore
(ché questo è ’l nome de l’alpestre ninfa)
che fosse quella che pur feci io stesso
nel molle sen d’Aminta, or son molt’anni,
quando lei tenerella ei tenerello
seguiva ne le caccie e ne i diporti.
E, perché il colpo mio più in lei s’interni,
aspeterò che la pietà mollisca
quel duro gelo che d’intorno al core
l’ha ristretto il rigor de l’onestate
e del virginal fasto; ed in quel punto
ch’ei fia più molle, lancerogli il dardo.
E, per far sì bell’opra a mio grand’agio,
io ne vo a mescolarmi infra la turba
de’ pastori festanti e coronati,
che già qui s’è inviata, ove a diporto
si sta nè dì solenni, esser fingendo
uno di loro schiera; e in questo luogo,
in questo luogo a punto io farò il colpo,
che veder non potrallo occhio mortale.

Prendendo spunto da Aminta di Torquato Tasso, la storia racconta di Sylvia, ninfa di Diana dea della caccia, e del pastore Aminta, segretamente di lei innamorato, che chiede aiuto a Eros affinché la ragazza si innamori di lui.
Sylvia, accortasi della presenza del pastore nei pressi del tempio di Eros, lo farà catturare per poi colpirlo con una delle sue frecce. Sarà però a sua volta colpita al cuore dal dardo di Eros e, prima di scoprire i propri sentimenti, verrà rapita da Orione.
Riuscirà a liberarsi e, aiutata dallo stesso Eros, fuggirà raggiungendo Aminta, del quale è ormai perdutamente innamorata.

Nicoletta Manni (Sylvia) e Marco Agostino (Aminta) (ph. Brescia e Amisano, Teatro alla Scala)

L’unica variazione introdotta da Legris nel pamphlet originale è il prologo – peraltro già utilizzato da Neumeier nella sua versione – in cui il pubblico viene a conoscenza dell’amore segreto di Diana per Endimione, proprio lei che ha votato la sua vita esclusivamente alla caccia e ai combattimenti; un segreto che Eros utilizzerà per convincere Diana a lasciare libera Sylvia di amare Aminta.

Alessandra Vassallo (Diana) e Gioacchino Starace (Endimione)

Un prologo molto intenso in cui Alessandra Vassallo e Gioacchino Starace ci mostrano una Diana e un Endimione ancora innamorati ma destinati a restare separati per volontà di Diana, che intende rimanere fedele alla regola della castità, così come le sue ninfe.
Una versione, questa di Legris, bella, elegante, dinamica e leggera. Una versione impreziosita da virtuosismi in cui l’armonia della classicità fa da leitmotiv di sottofondo e dove ogni singolo elemento del corpo di ballo scaligero ha davvero la possibilità di mettersi in evidenza mostrando al meglio la bravura, la tecnica e l’eccellenza di tutti indistintamente.

Nicoletta Manni e Marco Agostino (ph. Brescia e Amisano, Teatro alla Scala)

Nicoletta Manni è una splendida Sylvia, austera, rigorosa, a tratti distaccata, come nel I atto – quando colpisce insensibilmente con la sua freccia il petto di Aminta -, ma anche sensuale quando, prigioniera di Orione, decide di abbandonare l’arco per utilizzare l’arma della seduzione illudendo l’uomo e riuscendo così a fuggire aiutata da Eros – un bravissimo Mattia Semperboni, che ancora una volta dimostra ottima tecnica, buona personalità e particolare bravura nell’esecuzione di salti, pirouettes ed evoluzioni varie, a cui il pubblico non manca di regalare applausi ed apprezzamenti.
Orione, interpretato da un ottimo e convincente Gabriele Corrado, della stazza di un gigante che ha in sé tutta la virilità e la forza maschile ma non eccelle in intelligenza e in astuzia, al contrario di Sylvia. Quest’ultima riesce infatti ad illudere Orione del suo amore con un pas de deux ammaliante, fluido e aereo che diventa tanto più frenetico ed euforico quanto più Sylvia fa bere l’uomo fino a farlo ubriacare.

Nicoletta Manni, Marco Agostino e Gabriele Corrado (Orione) (ph. Brescia e Amisano, Teatro alla Scala)

L’aspetto coreografico dell’intero balletto è alquanto impegnativo e qui la prima ballerina è perfetta, non una sbavatura, non una piccola indecisione. Semplicemente meravigliosa, in assoluto stato di grazia.
Tra variazioni delicate di passi in punta, tipo il famoso pizzicato del III atto, rapidi tours piques eseguiti in diagonale, grands jetés e passi sempre meno usati ma dalla estrema difficoltà come i tours en attitude devant, la Manni è assolutamente a suo agio.
Eccellente per uno spettacolo così dinamico, intenso, dove tutto deve essere scandito alla perfezione come l’orologio fa con il tempo.

Nicoletta Manni (ph. Brescia e Amisano, Teatro alla Scala)

Legris ha dichiarato di essersi ispirato alla versione della Darsonval oltre ovviamente a quella di Merante. Io però ci ho visto molto anche della versione di Ashton, soprattutto nel I atto.
Molto bella e scenografica l’entrata ad effetto di Sylvia – elemento, questo, ripreso dalla versione della Darsorval, come dichiarato dallo stesso Legris – che, insieme alla sue cacciatrici, imbracciando gli archi, irrompe su note maestose che ricordano la cavalcata delle valchirie, attraversando il palcoscenico alternando degli chassés ai temps levés.
Aminta, il protagonista maschile interpretato da Marco Agostino, molto bravo tecnicamente ma forse a tratti mancante di un po’ di convincente trasporto amoroso, è sinceramente devoto a Eros e la sua variazione davanti alla statua della divinità lo dimostra, oltre a mettere in evidenza la sua delicatezza e nobiltà d’animo.

Gabriele Corrado (Orione) e Mattia Semperboni (Eros)

Nel III atto, al tempio di Diana si sta celebrando Bacco e splendidi e grandi vasi colmi di vino sono portati in scena da contadini e divinità minori per festeggiare.
Ed è qui che finalmente, dopo una serie di scontri tra Aminta, Orione, Diana ed Eros, i due innamorati possono ricongiungersi.
Le splendide e difficili variazioni e il passo a due finale di Sylvia e Aminta, eseguiti perfettamente da Agostino e dalla Manni, chiudono degnamente, accanto a una coda corale d’insieme, questa nuova co-produzione scaligera del balletto Sylvia.

Nicoletta Manni e Marco Agostino

Splendidi i costumi di Luisa Spinatelli, decisamente più fluidi e modernamente destrutturati, soprattutto per le ballerine, rispetto ai tutù utilizzati per altre precedenti versioni.
Ottima la direzione d’orchestra di Kevin Rhodes, assolutamente a servizio dei ballerini ma comunque capace di restituire al pubblico una lettura dello spartito piena di colori e personalità.

Da sin.: Gabriele Corrado, Kevin Rhodes, Nicoletta Manni

(Ove non segnalato le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Freebutterfly

Siamo fatti solo di ali. Infinite ali.

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: