Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Marianela Nuñez e Roberto Bolle incantano il Piermarini con il loro incredibile “Onegin” dalle irresistibili alchimie

Sabato scorso, 26 ottobre, avrei dovuto assistere assieme ad alcune amiche “divine” alla recita di Onegin (per me sarebbe stata già la quarta volta, ma la attendevo con ansia) con protagonisti Marianela Nuñez e la nostra meravigliosa Etoile Roberto Bolle.
Purtroppo un malanno di stagione, arrivato con tempismo perfetto proprio il giorno prima, mi ha bloccato a casa, permettendomi solo di condividere con le mie amiche in tempo quasi reale le emozioni intense e la commozione che un balletto come Onegin riesce a suscitare.
Grazie alle parole di Eleonora posso trasmettere tali emozioni e commozioni anche a coloro che passeranno tra queste pagine, pensando però che forse solo chi ha potuto ammirare dal vivo l’esibizione di due star grandiose come Nela e Roberto può capirne appieno il loro significato.
Buona lettura!

**********

Marianle Nuñez e Roberto Bolle

Onegin, di scena al Teatro alla Scala dal 24 ottobre al 10 novembre.
Che dire? Woooaaww!! Incredibile! La coppia Nuñez – Bolle incanta davvero.
La presenza scenica, l’altissima qualità della loro danza, l’intesa tra i due non mancano di colpire lo spettatore. Quella famosa scintilla scoccata tra loro, di cui parlava la Nuñez in un’intervista, c’è e si vede.
La straordinaria coreografia di Cranko prende vita nelle loro mani.
Non è facile portare in scena due personaggi come Onegin e Tatiana che nel giro di tre atti passano dalla giovinezza alla maturità, con tutto quello che comporta dal punto di vista interpretativo.
Lei, così giovane, spensierata ragazzina che immagina e aspetta un amore come quelli idealizzati nelle pagine dei libri, come quello che viene a trovarla nei sogni e che anche il pubblico ha vissuto insieme a Tatiana – un pas de deux fantastico che la coppia Nuñez-Bolle ha eseguito davvero in modo divino, tanto perfetto tecnicamente quanto coinvolgente emotivamente. Sembrava quasi di volare con lei mentre, tra le braccia del suo Onegin, volteggiava nell’aria con la sua impalpabile svolazzante camicia da notte bianca in tulle.
Lui così altero, annoiato dalla vita, sprezzante nei confronti di quella giovane ragazza semplice e genuina la cui unica colpa è quella di aver messo nero su bianco i propri sentimenti in una lettera d’amore così dolce, tenera e sincera e che cinicamente lui le strappa davanti agli occhi. Fantastica qui l’espressione della Nuñez, prima incredula e poi addolorata quasi sul punto di piangere.

Marianela Nuñez e Roberto Bolle (ph. Teatro alla Scala)

E ancora lui così preso solo e unicamente da se stesso. Emblematico il passo a due del libro nel I atto, in cui uno strepitoso Bolle ci regala un Onegin sublime che danza felice con la sua Tatiana, la quale però non sembra riuscire a sottrarlo a una forza invisibile che lo trascina via, che risucchia il suo essere e la sua anima e che inevitabilmente lo porta inconsapevolmente a danzare da solo immerso nei suoi pensieri, nel suo mondo fatto di solitudine, di noia, di continua ricerca del suo esistere, non rendendosi conto che la sua ragione di vivere è proprio lì accanto a lui, quella timida ragazza che aspetta solo un suo cenno per poterlo amare e renderlo felice.
Ma in quel momento Onegin è troppo offuscato dall’irrequietezza della sua giovane età per poterlo capire e vedere, lasciando Tatiana lì, da sola nel giardino, mentre lui continua una lotta impari con i suoi demoni.


Qui Cranko ha volutamente lasciato leggera la coreografia perché ne risaltasse maggiormente l’aspetto interpretativo, di fatto la difficoltà di questo assolo per il protagonista sta tutta lì. Sono cinque minuti in cui la personalità e il carisma dell’interprete hanno libero spazio e solo chi ne ha può dare il giusto spessore e risalto a questo momento. E Roberto Bolle ne ha da vendere. Mi sembra poi che abbia ulteriormente pulito da alcuni piccoli eccessi questo assolo, trovando davvero la giusta lettura interpretativa.

Marianela Nuñez, dolcissima Tatjana

Roberto Bolle, perfido Onegin

E che dire dello strepitoso finale?
Questi due grandi artisti ci hanno donato un pas de deux davvero eccelso, dalle emozioni indimenticabili, che ci ha travolto come un fuoco sopito sotto le ceneri che lentamente riprende vigore fino a esplodere in una fiamma viva, forte, scoppiettante e piena di calore come la passione tra Onegin e Tatiana.
Quando, ormai maturi, si rincontrano, sono entrambi profondamente cambiati: lei, ormai sposata con Gremin (interpretato da un ottimo Gabriele Corrado), ha trovato un suo equilibrio, una sua pace e un sincero amore grazie a quell’uomo che le fu presentato alla festa – quella famosa festa in cui tutto era precipitato.
Lui invece è ancora tormentato nonostante i tanti anni passati, non più da fantasmi inesistenti quanto dal rimorso per la morte di Lenskij e dal rimpianto per non aver compreso allora che qualcosa era sbocciato per quella timida ragazzina che si rifugiava sognante nei libri. Vederla, ormai donna, ballare altera, distaccata, dai modi raffinati da vera principessa non solo nel titolo, lo sconvolge, lo mette davanti al fallimento della propria vita.
Ecco perché più tardi, entrando nella camera di Tatiana, è lui questa volta a essere dimesso, quasi insicuro. Lei, al contrario, si mostra in stato di apparente sicurezza, ma dentro di lei è scoppiato l’inferno. Tenta invano di controllarlo, mantenendo fisicamente le distanze da Onegin.
Vedere però quell’uomo ai suoi piedi che la supplica, ripetutamente, la fa capitolare. E così si abbandona ai suoi baci, alle mani che la cercano, che la stringono a sé in modo appassionato, e anche se prova ad allontanarsi, lui è di nuovo lì, che la supplica, che vuole portarla via con sé e lei non riesce a resistere. Quello che era stato il sogno di ragazzina nella sua camera da letto si sta avverando dopo tanto tempo.
La coreografia, infatti, regala un déjà-vu: alcuni passaggi e prese del passo a due dello specchio vengono riproposte anche in questo passo a due finale, ma con molto più trasporto e passione.

Il pas de deux finale (ph. Teatro alla Scala)

Sublimi e coinvolgenti, Nuñez e Bolle. Fino all’ultimo il pubblico spera che Tatiana si abbandoni definitivamente all’unico vero amore della sua vita e invece, raccogliendo tutte le forze e tutta la dignità di una donna, dice no.
Questa volta è lei che sbatte in faccia a Onegin la sua lettera, come a chiedergli cosa significhino quelle parole dopo tanto tempo. La Tatiana di una volta muore nel momento in cui strappa quella missiva davanti a Onegin.
Incredulo, quest’ultimo non riesce a darsi pace. La supplica, ma questa volta lei non cede, il suo invito ad andarsene è perentorio.
E mentre Onegin fugge via, il sipario si chiude su di lei affranta e sconvolta, travolta da un vero e proprio dolore fisico che è il dolore del distacco.
La pazzesca alchimia e l’energia palpabile tra i due risulta così tanto capace di impressionare e turbare da farmi commuovere quasi alle lacrime.
Entrambi hanno portato cuore e anima sul palcoscenico e hanno colpito la sensibilità degli spettatori facendo palpitare il cuore di ciascuno di loro.
Gli applausi scroscianti e le acclamazioni ne sono una prova evidente.
Eccellenti anche gli altri protagonisti.
Bravissimo Gabriele Corrado nel ruolo del Principe Gremin che si esibisce in uno splendido passo a due con la Nuñez, durante la festa del III atto, intenso e suggestivo per un’esecuzione tra le migliori che ho visto di questo pas de deux.

Marianela Nuñez e Gabriele Corrado (Principe Gremin) (ph. Teatro alla Scala)

Poi senz’altro ottima la prova di Nicola Del Freo nel ruolo assolutamente non facile di Lenskij. Ha eseguito bene il famoso assolo del II atto, un assolo pieno di disperazione e di rassegnazione a un destino a lui ormai chiaro. Bravo sia nell’esecuzione della coreografia piena di difficoltà tecniche sia nell’interpretazione, non sfigurando affatto nei confronti di altri eccellenti interpreti di questo ruolo.
Infine splendida Martina Arduino nel ruolo di Olga.

Martina Arduino (Olga) e Nicola Del Freo (Lenskij) (ph. Teatro alla Scala)

Bellissimi gli ormai collaudati costumi di Roberta Guidi di Bagno, straordinaria nel realizzare creazioni eccellenti per colori, tessuti, eleganza e funzionalità, capaci essi stessi di creare effetti scenici in combinazione con la coreografia.
E ottima la performance del Maestro Korobov, che torna a dirigere l’orchestra della Scala per questa messa in scena, dopo la stagione 2016-2017.

(ove non segnalato foto e video sono di Eleonora Bartalesi)

Un commento su “Marianela Nuñez e Roberto Bolle incantano il Piermarini con il loro incredibile “Onegin” dalle irresistibili alchimie

  1. melsot
    ottobre 31, 2019

    Ed io passo volentieri tra queste pagine a leggere e “sentire” le emozioni vissute da chi ha assistito a quell’ incanto❤ Grazie Eleonora e Manuela.😘

    Piace a 1 persona

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