Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Angelo Fortunato Formiggini – Parte terza: “mamsèr”, l’uomo che diede del “bastardo” a Mussolini

Con questa terza parte si conclude la parabola di Angelo Fortunato Formiggini, della sua vita dedita allo sviluppo e alla diffusione della cultura in un periodo drammaticamente complesso della storia italiana.
Di nuovo grazie a Velia e Cristina per averci fatto conoscere un personaggio così interessante e importante per la nostra cultura.

****************************

IL DECLINO
«Ma che diavolo ci può essere dentro la filosofia di Gentile da giustificare una sua così ostinata avversione per tutto ciò che ho fatto prima e dopo, dentro e fuori la Leonardo?»
(A. F. Formiggini, La Ficozza Filosofica del Fascismo e la marcia sulla Leonardo, 1924)

Dopo lo scippo della Leonardo e la lacerante rottura con Gentile, Formiggini, per usare un termine poco ortodosso, “mastica amaro”. Si toglie qualche soddisfazione dando alle stampe la sua biografia dal titolo La Ficozza Filosofica del Fascismo e la marcia sulla Leonardo. È importante far presente che “ficozza” in romano significa “bernoccolo”: come dire che Formiggini vede in Gentile il “bernoccolo filosofico del fascismo”.
A onor del vero è bene ricordare a questo punto che Formiggini, pur mantenendo un contegno sempre sostanzialmente apolitico, è pur sempre un uomo del suo tempo: è, infatti, del 1931 la foto che lo ritrae, in un atteggiamento quasi ossequioso nei confronti di Mussolini. Formiggini è convinto, come la maggior parte degli italiani, che il Duce sia davvero in grado di dare lustro alla nazione; crede, come la maggioranza del paese, che Mussolini sia una cosa e la filosofia del manganello imposta dalle camicie nere un’altra.


Gli anni dell’ICS e dei grandi successi dei Classici del ridere sono ormai lontani e il declino è dietro l’angolo. La sua lungimiranza editoriale sembra appannarsi e le collane che in questi anni vengono pubblicate hanno un successo modesto, ma lui resta un patriota. Per contribuire alla rivalutazione della lira da parte del fascismo, abbassa i prezzi dei suoi libri del 10%, rendendo le pubblicazioni un passivo netto a libro (in altre parole, un libro gli costa più di quanto gli renda). Incalzato dai debiti, è costretto a vendere la villa di famiglia a Collegara e decide di ribattezzare la propria casa romana sul Campidoglio “Casa Del Ridere”: una sorta di tempio dell’umorismo, dove collezionerà, in modo quasi maniacale, battute, cartoline e materiale umoristico in un mobile fatto venire apposta dagli Stati Uniti.
Nel 1936 la Casa del Ridere sarà confiscata per procedere al risanamento edilizio della zona.
Sono anni difficili, ben diversi da quelli del successo di inizio secolo, dicevamo, mentre nel paese va diffondendosi quel sentimento antisemita che vede la maggioranza del popolo italiano applaudire alle leggi razziali che vengono approvate in Germania nel 1933.
I problemi così come i debiti, insomma, sembrano accumularsi. I vecchi detrattori della Leonardo continuano a mettergli i bastoni tra le ruote e le nuove pubblicazioni scarseggiano. A quasi sessant’anni Formiggini è stanco e arrabbiato. In un suo scritto vagheggia di fare ai propri nemici il gesto dell’ombrello e, con lo spirito goliardico che continua a caratterizzarlo, lo descrive dettagliatamente: «agitare con forza l’avambraccio destro a pugno chiuso, mentre la mano sinistra tien salda la parte superiore del braccio.»
Formiggini non cede, nonostante le difficoltà, le delusioni, i molteplici tradimenti, fedele alla propria indole e alle proprie convinzioni, cercando di mantenere intatto, nonostante tutto, il proprio spirito, fino al 1938.
Perché è proprio nel 1938, il 27 giugno per la precisione, che viene promulgato il Manifesto della Razza, che sancisce l’entrata in vigore di misure pesantemente antisemite: gli ebrei vengono allontanati dalle scuole, dall’esercito, dalle professioni, dalle industrie, dai commerci, subiscono limitazioni alle proprietà immobiliari e viene loro proibito di contrarre matrimoni misti.
Formiggini ne è totalmente distrutto: lui è italiano, si sente italiano, è orgoglioso della sua italianità; per lui, profondamente laico nel suo essere umanista, la religione non è mai stata un problema, anzi, per la verità non ha mai professato alcuna religione e il Manifesto della Razza è per lui un affronto insopportabile.
Per onore di cronaca ci preme qui menzionare gli studi del professor Paolo Simoncelli che indicano chiaramente come Giovanni Gentile, il vecchio nemico di Formiggini, non solo non firmò mai il manifesto della razza, ma ne contestò pubblicamente il contenuto.

IL GRANDE SALTO
«Antenati
Vissuti in tempi nerissimi
Che aveste attestati di lode
Per la vostra onestà
Da preci, da duchi, da papi,
O tu, mio grande prozio,
Che il Còrso aiutasti con l’oro
E con l’illuminato consiglio
Per consacrare ai paria d’Europa
Il diritto di vivere con dignità,
O tu, zio felice Nacmani,
O voi, zii paterni, Angelo e Fortunato,
Papà, mamma,
Sorella Sofia,
O voi, o fratelli
Giulio, Emanuele e Pepo,
Il postremo dei vostri, ricaduto nel buio
Delle età più remote
Si affretta a raggiungervi:
Venitegli incontro allo Stige,
E dite alla mamma che appresti
Quei dolci montini di Pasqua
Per fare gran festa.
Ma prima di fare fagotto
La voglio dir sulla faccia di bronzo
La giusta parola:
MAMSÉR!»
(A.F. Formiggini 1938)

Adolfo Wildt, Ritratto di Benito Mussolini, 1923 (bronzo)

Come dicevamo, con la promulgazione del manifesto della razza, qualcosa dentro Formiggini si spezza. Così come aveva accolto la chiamata alle armi nel 1915, allo stesso modo nel 1938 decide di intraprendere la propria guerra e progetta la propria vendetta. E lo fa con l’unica arma che è in grado di maneggiare: la scrittura. Scrive con una foga che non aveva mai conosciuto prima, scrive epigrafi, poesie, lettere. Scrive al papa, al duce, al re, alla moglie. Un materiale immenso che resterà manoscritto fino alla pubblicazione, autorizzata nel 1945, dopo la caduta del fascismo, sette anni dopo la sua morte.
Delle sue drammatiche parole, abbiamo deciso di riportare all’inizio di questo paragrafo un’epigrafe che di primo acchito può sembrare convenzionale; ed è tale nella struttura, nel tono, nei vocaboli, finché non si arriva alla chiusura, con quell’ultima parola isolata, scritta a caratteri maiuscoli e sottolineata dal punto esclamativo. La parola Mamsér viene dal dialetto modenese, ma deriva dall’ebraico e significa bastardo. La faccia di bronzo a cui essa è indirizzata è Mussolini.
Ormai la rabbia per l’umiliazione subita ha rotto gli argini e Formiggini prosegue con il proprio piano, in maniera veloce e inarrestabile.
Il 28 novembre 1938 parte da Roma alla volta di Modena con la scusa di presenziare a una riunione dei soci della tipografia. Compra un biglietto di sola andata, e riempie una valigia con tutto quello che ha scritto negli ultimi tempi: lascia a casa soltanto una lettera indirizzata ad Emilia, la moglie amatissima, la quale, purtroppo, la leggerà troppo tardi.
Il resto è cronaca riportata dai suoi stessi scritti e dalle testimonianze dell’epoca.
Quella sera Formiggini cena con cotoletta e lambrusco, poi va al teatro Storchi, lo stesso teatro di cui lo zio era stato impresario tanti anni prima, ma ne esce dopo il primo atto perché dalla galleria in cui si trova non sente quasi nulla. La notte dorme “meglio del solito” e la mattina si alza per tempo e si avvia verso la piazza.
Incontra un amico che lo invita a colazione, ma risponde: «Non posso devo andare molto in alto»; all’augurio di buon appetito, risponde: «Purtroppo si mangia male là.» Incontra infine un altro amico presso la Ghirlandina, la torre campanaria della cattedrale di Modena, e gli comunica: «Vado a visitare la torre: salgo per la scala, ma scendo dall’esterno: sarà meno gravoso.» Le sue ultime parole, nonostante il senso di fallimento e di frustrazione, non hanno perso la sua caratteristica incisività, riuscendo ad essere, se possibili, ancora più amaramente sarcastiche nel loro alone di malinconia.
Allontana quindi il custode con un pretesto e sale, immaginiamo, prima lentamente poi sempre più deciso a portare a termine la sua tragica decisione, quella che nella sua idea dovrebbe rendere Emilia libera dalla vergognosa ombra dell’ebraismo.
Quello che pensa salendo i 192 gradini che lo portano in cima è lasciato alla speculazione, alla narrativa e alla poesia.

Modena: torre della Ghirlandina

Il fatto è che quando arriva in cima alla torre la decisione è presa: Angelo Fortunato Formiggini si getta dalla Ghirlandina di Modena il 29 novembre 1938.
Il giorno successivo, 30 novembre, all’alba, Emilia Santamaria Formiggini nella sua disperata ma composta disperazione fa svolgere il funerale in barba all’ordinanza delle autorità, che temono incomprensibili disordini. Assieme a lei, cinque persone di cui non è stato tramandato il nome, ma che sappiamo aver affrontato tutte l’onta del carcere, e trenta poliziotti di guardia. Il corpo viene cremato.
Ai giornali viene dato l’esplicito ordine di non pubblicare la notizia del decesso e vengono rifiutati necrologi a pagamento. All’estero, invece, la notizia del suicidio di Formiggini riceve una forte eco su tutta la stampa antifascista e su Radio Londra.
L’unico commento ufficiale del regime è affidato ad Achille Starace, segretario del Partito Fascista che dichiara: «È morto proprio come un ebreo: si buttato da una torre per risparmiare un colpo di pistola.»
Sempre il 30 novembre Emilia si reca alla Biblioteca Estense per esaudire uno degli ultimi desideri del marito: farle la donazione degli archivi e dell’intera biblioteca della Casa del Ridere.

L’EREDITÀ
«Cara Emilia,
rispondo alla tua nobilissima del 16 corrente. Soltanto qui posso dirti chiaro tutto.
Sopprimendo me, affranco la mia famiglia da qualunque vessazione: ridiventa ariana e vivrà indisturbata.
Troverai una busta di successivi testamenti: l’ultimo annulla quelli precedenti.
Grazie della buona compagnia che mi hai fatto. Grazie per ciò che farai per la mia memoria.
Baci a Nando, a te tutto il mio cuore»
(A. F. Formiggini – Ultima lettera autografa alla moglie, 1938)

Modena: “Al tvajol ed Furmajin”

Nei mesi successivi il regime farà di tutto perché l’uomo venga cancellato dalla memoria storica.
La casa editrice che porta il suo nome e nella quale egli si era talmente identificato al punto che sulla sua urna cineraria non verranno riportati il suo nome bensì le sue iniziali con tanto di stemma, non riuscirà a sopravvivergli.
Dopo la tragica fine dell’editore, diverse giacenze della collana “I Classici del Ridere” sono rilevate dalla Casa Editrice Bietti di Milano, che cerca di rimetterle in circolazione. L’operazione viene vietata dal regime, ma la Bietti ristampa la collana come propria, mantenendo invariate le caratteristiche grafiche e la numerazione. Nell’ottobre del 1939, a quasi un anno dalla sua morte, Emilia convince il direttore della Biblioteca Estense ad apporre una targa in sua memoria. Il tutto avviene senza una cerimonia pubblica.
Negli anni immediatamente successivi la figura di Angelo Fortunato Formiggini viene consegnata all’oblio, eccezion fatta per alcuni rari casi, come quello che ricordiamo di seguito.
Emilia, dopo la morte del marito, continua a combattere la sua battaglia per la dignità. Nel 1941 il Ministero della Pubblica Istruzione, già in possesso di documentazione dell’arianesimo della studiosa, dapprima le chiede ulteriori prove sulle sue origini, poi la colloca a riposo forzato. Nel 1943 è esonerata dalla libera docenza per non avere giurato fedeltà al regime fascista.
Finito l’incubo con la Liberazione del 1945, nel 1948 pubblica la seconda parte del “Giornale di una madre”, sulla crescita del figlio fino al diciottesimo anno, e nel 1949 “Adolescenti nella scuola”.
Muore a Roma a novantaquattro anni, nel 1971.
Fernando Cecilia Santamaria, negli anni del dopoguerra è uno degli ingegneri che ha contribuito alla scrittura del Codice della Strada italiano.
Quando, nei primi anni del 2000 la Compagnia del Teatro dell’Argine mette in scena per la prima volta Mamsèr-Bastardo. La storia di Angelo Fortunato Formiggini, lo invitano a presenziare. Viene a mancare nel 2007.
Nel 1977 il liceo classico e scientifico di Sassuolo (MO) viene intitolato ad Angelo Fortunato Formaggini. Nel sito del liceo si possono trovare queste commoventi parole che riteniamo doveroso riportare:
«Oggi il silenzio dei morti rimbomba nel cuore dei vivi. Allora la sua morte passò tassativamente sotto silenzio. Né fu concesso che le sue ceneri venissero versate nel Panaro dal ponte di Sant’Ambrogio, secondo la sua volontà. Vennero sepolte nel cimitero di Modena, non nella parte israelitica perché morto suicida.
Nell’antivigilia della morte, nell’appello ai Modenesi, aveva scritto: ” il piccolo spazio che c’è fra la Ghirlandina e il monumento al Tassoni lo chiamerete ‘al tvajiol ed Furmajin’ per indicare la limitatezza dello spazio: non direte ‘sudario’ perché tvajiol è parola più allegra e simposiale”. Oggi il silenzio dei morti rimbomba nel cuore dei vivi, ed Angelo Fortunato Formiggini ha trovato, non solo a Modena, ma anche qui a Sassuolo, non lontano dal suo Tassoni e dalla sua Ghirlandina, in questa scuola a lui intitolata e nel pezzo di terra che porta l’albero piantato in suo ricordo, qui ha trovato al tvajiol, segno di vita, di amore e fervida laboriosità.
A noi tutti, studenti, genitori e insegnanti, spetta il compito di fare memoria di Angelo Fortunato Formìggini e coltivare l’amore per la cultura che animò tutta la sua vita
Nel 2018, in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla morte, l’area vicina alla Ghirlandina, adiacente alla Piazza Grande di Modena, viene rinominata Largo Angelo fortunato Formiggini.

Lapide posta all’ingresso della Biblioteca Estense di Modena

Noi, che abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo per portare in scena la sua storia grazie a un’emozionante rappresentazione teatrale, vogliamo ricordarlo con le parole che sono riportate nella lapide posta all’ingresso della biblioteca estense:

ANGELO FORTUNATO FORMIGGINI
EDITORE IN ROMA
MODENESE DI SETTE COTTE
UNO DEI MENO NOIOSI UOMINI DEL SUO TEMPO
NOMINÒ EREDE
DEI SUOI ARCHIVI E DELLA SUA CASA DEL RIDERE
LA BIBILIOTECA ESTENSE
CHE CON QUESTA EPIGRAFE
DA LUI STESSO DETTATA
NE TRAMANDA AI POSTERI
IL CORDIALE RICORDO

****************

Bibliografia:
Mamsèr-Bastardo. La storia di Angelo Fortunato Formiggini, testo teatrale di Nicola Bonazzi
Angelo Fortunato Formiggini. Ridere, leggere e scrivere nell’Italia del primo Novecento, a cura di Matteo Al Kalak (Ed. Edizioni Artestampa)
Formiggini. Un editore piccino picciò, di Antonio Castronuovo (ed. Fiabesca)
Libri da ridere. La vita, i libri e il suicidio di Angelo Fortunato Formiggini, di Antonio  Castronuovo (Ed. Stampa Alternativa)

Si ringrazia:
● Diacritica.it
● Fondazione Franco Fossati
● Istituto Storico di Modena

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: