Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

«Kill yourself for recognition-Kill yourself to never ever stop-You broke another mirror-You’re turning into something you are not. Don’t leave me high, don’t leave me dry» – Banana Yoshimoto e il primo amore

Un kappa nel particolare di una rappresentazione di Hokusai

 

Il kappa (1), in quel momento, era il solo a leggere nel mio cuore. Forse rideva. O magari, dopo che lo avevamo portato via da casa, era emozionato per quel viaggio in macchina verso una nuova vita. Sicuramente era contento di essere di nuovo con Kyū, come quando lui era bambino.
Anche se dormivo, Kyū non mi baciava e nemmeno mi fissava con insistenza. Dentro di me dicevo che esistono davvero persone così, persone che a quelle cose ne antepongono altre, più importanti. Mi riferivo a mio padre, a mia madre, ai miei compagni di scuola. E infine, allo spirito sulle mie ginocchia.
Se non si fa nulla di innaturale, la Natura trova il tempo adatto a tutte le cose. Kyū era cresciuto nel modo giusto, ed era diventato quel tipo di adulto. Tutte le preghiere che sua madre, guardandolo in viso da bambino, rivolgeva agli dei erano andate a buon fine. Non solo belle parole: può succedere davvero.
Mentre gli dicevo così, avevo la sensazione che il pacchetto sulle mie ginocchia si stesse riscaldando. Era come se dormissi insieme a un gatto, tanto che mi venne sonno veramente. Il sonno prese a tremolare in fondo ai miei occhi, fluido come il miele.
Pensai che quel sonno sarebbe stato il migliore della mia vita. Il punto più alto, il culmine dei sentimenti di Kyū era quello, poiché un giorno sarebbero cambiati ancora. Me lo aveva detto. Ero felice. In quell’istante il mio primo amore aveva cominciato a volermi bene più che a chiunque altro. Chiusi gli occhi, e ascoltai il suono del vento confondersi con la musica.
Chiedevo al tempo che si fermasse, che non avanzasse ancora. Avevo paura di provare dolore al risveglio, che Kyū, stanco di guidare, non sentisse più nulla di tutto ciò, e che ad attendermi non ci fosse altro che la triste realtà…
Ma no, non sarebbe andata così.
Lo avevo capito perfettamente.
Avrei continuato per sempre a cercare piccoli miracoli come quello. Era la mia battaglia, era la mia stessa vita.

(1) kappa: personaggio di fantasia della tradizione giapponese. E’ rappresentato come una sorta di folletto verde con il volto che ricorda quello di una rana.

Banana Yoshimoto, High and Dry. Primo amore

Yuko ha quattordici anni, pochi amici ed è abituata, da sempre, a stare tra gli adulti. Vive con sua madre, una donna abbastanza fuori dall’ordinario che lavora in una curiosa libreria in cui si vendono solo libri che parlano di natura, psicologia e religione, e che è capace di incoraggiare sua figlia per aiutarla a sentirsi meno “ strana”. Perché Yuko ha una sensibilità assai particolare che le consente di captare ogni vibrazione della realtà intorno a sé, di percepirne ogni sfumatura e di capire, e quasi “vedere”, i desideri e le sensazioni di chi la circonda; lei vive sentimenti ed emozioni in maniera così amplificata e concreta che spesso essi assumono le sembianze di strani esserini verdi, che magari vede correre fuori da una pianta… La passione per il disegno la aiuta a dare forma al suo sentire e grande è la sua meraviglia quando scopre che Kyu, il suo maestro venticinquenne, “sente” la realtà alla sua stessa maniera. Kyu insegna a Yuko a disegnare i pensieri e ad assegnare i colori agli stati d’animo. Ma anche lui è alla ricerca di sé e di una maniera adeguata per esprimersi, perché anche lui ha un problema irrisolto in famiglia che risale alla sua infanzia, proprio come la piccola Yuko che soffre la lontananza di suo padre e, si sa, nel processo di crescita e maturazione il ruolo della famiglia è imprescindibile. Le anime affini vedono la vita allo stesso modo e basterà uno sguardo condiviso sull’apparentemente assurdo per riconoscersi ed imparare piano piano a completarsi. Questa consapevolezza di uniformità di sguardi aiuterà entrambi nel loro percorso interiore…
Torna Banana Yoshimoto con un piccolo romanzo di formazione dai consueti toni eleganti e delicati. Questa volta, immersi nella poesia un po’ dolente ma luminosa e suggestiva dell’autunno (le descrizioni naturali hanno sempre largo spazio nei libri dell’autrice giapponese e in tutta la produzione dei suoi connazionali) ci narra i turbamenti del cuore e il sottile incanto del primo amore. Una storia semplice, sospesa tra realtà e immaginazione, che si avvale della consueta fluidità narrativa e descrittiva, dello stile tenue e sussurrato, e del linguaggio fresco, intimo e immediato fatto di frasi brevi. La narrazione, in prima persona, è intensa e coinvolgente e lascia spesso spazio ai pensieri e ai ricordi per raccontare un amore fatto di cose impalpabili e impercettibili. In essa la tenerezza del “pensiero magico” tipico dei bambini si tramuta nella magia simile della prima passione amorosa che ha il potere di vincere ogni difficoltà, a cominciare dall’accettazione della propria diversità (da sempre raccontata dall’autrice) che spesso è solo preziosa unicità. Per Banana Yoshimoto, quindi, anche il primo amore può essere un evento speciale nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza che merita una storia, che lei racconta con il tipico garbo e con quella dolcezza e leggiadria surreale ed un po’ infantile che, a tratti, sa davvero incantare. Certo, il rischio di scivolare, talvolta, su una punta di banalità da cioccolatini in salsa nipponica esiste e, a volte, per la verità, si sfiora. Ma glielo si perdona volentieri a questa scrittrice molto amata anche in Italia dove ha pubblicato, con questo, ben venti libri, raggiungendo gli oltre 4 milioni di copie vendute. Sconsigliato a chi cerca una vera e propria storia corposa, è da consigliare decisamente agli adolescenti alle prese col primo amore (il titolo è ripreso da una canzone dei Radiohead), a chi apprezza la levità dell’autrice e la freschezza che ricorda i manga, a chi ha voglia di immergersi un po’ nella suggestione di sentimenti innocenti e puri.

(recensione da http://www.mangialibri.com )

Di Banana Yoshimoto ho già scritto alcune note biografiche in articoli precedenti e non desidero ripetermi.
Un paio fra le molte curiosità:
– Conosciuta come “Banana” da tutti, in realtà il vero nome della scrittrice è Mahoko. Da dove viene questo curioso pseudonimo? Qualcuno sostiene che si riferisca alla passione dell’autrice per i fiori rossi del banano, pianta di cui tiene un esemplare nella sua casa di Tokyo, ma “Banana” è anche un nome che si pronuncia quasi allo stesso modo in tutte le lingue e si ricorda facilmente. Lei ha dichiarato di averlo scelto perché lo reputa carino.
– Il suo film preferito è “Suspiria” di Dario Argento. L’autrice a domanda diretta sul suo film preferito a risposto così: “Da bambina mi sono sempre sentita diversa. Pensavo di essere pazza. Ero terribilmente sola. Quando verso i quattordici anni ho visto Suspiria di Dario Argento tutto il mondo che avevo nella mia mente e che mi separava dal mondo degli altri, era lì, in quei colori e quelle immagini, già completo e perfettamente formato. Capii che non ero pazza, e non ero più sola. Quando lo dico, alcuni storcono il naso, forse perché non considerano Dario Argento un grande artista. Ma io penso che forse, se non avessi visto quel film e non fossi uscita dal cerchio della mia solitudine, avrei finito per uccidermi”

(da https://libreriamo.it/libri/10-curiosita-non-tutti-sanno-su-banana-yoshimoto/ )

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