Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Roberto Bolle and Friends chiudono il Bolletour2019 estivo in Arena – Quando la danza va oltre la danza

«Mi sento come un gladiatore, quando calano le luci e arrivo sul palcoscenico dell’Arena, davanti a migliaia di persone che amano la danza»
Roberto Bolle

Probabilmente anche il pubblico dell’Arena ha visto Roberto Bolle come un gladiatore quando ha fatto il suo ingresso nell’anfiteatro correndo con la sua poderosa falcata, il fisico scolpito fasciato in una tutina rossa.
Quello del 16 luglio è stato il mio (e il suo) settimo gala areniano, che è diventato ormai un appuntamento fisso nell’ambito dell’Opera Festival, e siamo già pronti per l’ottavo, il 21 luglio 2020. Ma l’abitudine non ha minimamente scalfito l’emozione e il batticuore nel sentirsi parte di un unico, grande respiro, di un entusiasmo travolgente che parte dalle gradinate e scivola giù giù fino alla platea per inondare l’immenso palcoscenico.
Emozione e batticuore che è nostro, ma anche “loro”, come tutti gli artisti confermano. Sia esibirsi che assistere a uno spettacolo in Arena, il più grande teatro all’aperto del mondo, non ha pari in nessun altro luogo sulla Terra.

(ph. Andre Uspenski)

Ecco allora che gli applausi scroscianti fanno quasi da seconda colonna sonora a tutti i pezzi presentati in questo gala, sapientemente calibrati dal direttore artistico, lo stesso Roberto Bolle, in un’alternanza fra classico e moderno, “vecchi” e nuovi Friends e la consueta novità tecnologica cui Roberto, con la collaborazione di Massimiliano Volpini, ci ha in questi anni abituato.
Dopo una breve introduzione, una sorta di sigla iniziale, che ha ripreso l’idea dello spettacolo tv di gennaio, la serata ha preso l’avvio con due Principal del San Francisco Ballet, Misa Kuranaga e Angelo Greco, che nel pas de deux da Coppelia hanno esibito la loro grande tecnica che abbiamo già ammirato in altre occasioni.

Misa Kuranaga e Angelo Greco, Coppelia

Ma il loro strabiliante momento di ovazioni lo hanno avuto con Soirées Musicales, un bellissimo pezzo ricco di virtuosismi, in cui i due ballerini hanno davvero strappato applausi infiniti. Non conoscevo questo pezzo creato nel 1996 per il San Francisco Ballet da Helgi Tomasson, islandese, direttore artistico e coreografo principale della Compagnia che, grazie al suo lavoro, è diventata una delle più grandi compagnie di balletto classico del mondo.
Questo effervescente passo a due è accompagnato dalla musica di Benjamin Britten, il quale compose due frizzanti suite per orchestra basate su temi di Rossini – Soirées musicales e Matineés musicales, op. 24 – che rivelano tutta la maestria del compositore nel trattamento del ritmo e nella trasposizione in musica di un malizioso e ammiccante umorismo.

Misa Kuranaga e Angelo Greco, Soirées Musicales (ph. Erik Tomasson)

Dopo il classico, il moderno.
Roberto Bolle ha eseguito due brani in coppia con Elena Vostrotina, del Ballet Zürich: Bach Duet e il pas de deux da In the Middle Somewhat Elevated, entrambi di William Forsythe, geniale coreografo molto amato da Roberto.
Bach Duet fa parte di New Suite, un balletto che comprende tre duetti, ciascuno su musiche di Händel, Berio e, appunto, Bach. Il pezzo è nel più puro stile “decostruttivista” di Forsythe e la musica di Bach è un elemento che lo impreziosisce notevolmente.

Elena Vostrotina e Roberto Bolle, Bach Duet

(ph. Andre Uspenski)

Il secondo passo a due è tratto da In the Middle Somewhat Elevated, uno dei capolavori del coreografo statunitense e un balletto che amo molto, sia per la musica (di Thom Willems in collaborazione con Lesley Stuck) che per i passi e la grandissima energia che trasmette. Si ha quasi l’impressione che i danzatori siano mossi da scariche elettriche, che si trasmettono l’un l’altro e che riempiono tutto lo spazio circostante.
Roberto non lo eseguiva da almeno una decina d’anni, ma devo dire che la sua presenza scenica e la sua abilità esecutiva riescono ancora a dare piena completezza allo “stile Forsythe”, caratterizzato da una grande rapidità di esecuzione e dal ritmo martellante dei materiali sonori e visivi.
Grande il successo riscosso da questo brano, anche se la Vostrotina – parere già espresso in passato – non mi piace molto, pur avendo un fisico molto “moderno”, per una certa durezza e rigidità nel movimento. Insomma, ho in mente altre interpreti molto più sciolte e fluide che mi pare meglio contribuiscano a dare armonia a una coreografia già di per sé piuttosto forte.

Elena Vostrotina e Roberto Bolle, In the Middle Somewhat Elevated (ph. Andre Uspenski)

In Les Bourgeois abbiamo ritrovato Daniil Simkin, virtuoso Principal dello Staatsballett Berlin e dell’American Ballet Theatre di New York, uno dei primissimi Friends di Roberto Bolle che si è fatto conoscere in Italia proprio attraverso la sua ironica e acrobatica interpretazione di questo pezzo di Van Cauwenbergh su musica di Jacques Brel e Jean Samuele Cortinovis. Le mie amiche ed io, dopo decine di Bolletour, siamo quasi stanche di vedere Les Bourgeois; tuttavia non ho potuto non immedesimarmi in tutte quelle migliaia di persone che, probabilmente, lo stavano ammirando per la prima volta e, proprio come me la prima volta, hanno lanciato grida di stupore alle evoluzioni di Simkin, un grande interprete che sarebbe bello poter vedere anche in altri pezzi.
Un evergreen, con vari interpreti nei gala nel corso degli anni, è anche il pas de deux dal Terzo Atto di Don Chisciotte. Ritroviamo Simkin con una new entry tra i Friends: la carismatica Maia Makhateli, georgiana, del Dutch National Ballet di Amsterdam.
Questo passo a due è sempre molto piacevole da vedere e rivedere, per l’esuberanza della musica di Minkus e l’accademismo ricco di virtuosismi della coreografia di Petipa. Virtuosismi che interpreti come Simkin e Makhateli hanno esibito con grandissima maestria: se il primo è stato una conferma, la seconda è stata una scoperta grandiosa. Una Kitri dalla frizzante personalità e dalla tecnica strabiliante sia nel passo a due che nella variazione, nei grands jetés, nelle pirouettes, nei fouettés. Manco a dirlo, meritati applausi a scena aperta per entrambi i danzatori.

Daniil Simkin e Maia Makhateli, Don Chisciotte

Presenti anche quest’anno in Arena i Primi ballerini della Scala Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, che hanno entusiasmato il pubblico con la loro eleganza nell’accademico Grand Pas Classique. Si tratta di un passo a due su musica di Daniel-François Auber, che il compositore utilizzò nell’opera Le Dieu et la Bayadère e, oltre vent’anni dopo, anche nel suo balletto Marco Spada. Il duetto viene presentato col nome di Grand pas classique con la nuova coreografia creata da Viktor Gsovsky nel 1949 per Yvette Chauviré e Vladimir Skouratov al Théâtre des Champs-Elysées a Parigi. Come detto poc’anzi, è un brano molto accademico e di chiara impronta classica, perfetto per evidenziare le linee eleganti e misurate di Nicoletta Manni e l’impronta di danseur noble di Tima Andrijashenko.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, Grand Pas Classique

Roberto Bolle in coppia con Alexandre Riabko dell’Hamburg Ballett ha chiuso la prima parte dello spettacolo con il toccante Opus 100-für Maurice, duetto maschile delicato e commovente creato da John Neumeier su musiche di Simon&Gerfunkel in occasione del Gala per celebrare il 70° compleanno di Maurice Béjart (20 dicembre 1996-Teatro Métropole di Losanna).
Le atmosfere evocative della musica e l’intensa gestualità vengono ulteriormente amplificate dalla maestosità dell’anfiteatro, con il respiro del pubblico sospeso sugli sguardi e le prese di questi due interpreti d’eccezione che, ciascuno con la propria distinta personalità, danno vita sul palcoscenico a quello scambio intenso di complicità ed empatia che il coreografo voleva trasmettere con la sua creazione.

Roberto Bolle e Alexandre Riabko, Opus 100-für Maurice

Un altro passo a due molto intenso ha aperto la seconda parte: Serenata, tratto dall’opera Cantata (cor. Mauro Bigonzetti su musica di Amerigo Ciervo-iMusicalia), che agli Arcimboldi lo scorso giugno ci ha fatto conoscere Stefania Figliossi, una danzatrice dal 2010 freelance, che balla in tutto il mondo coreografie contemporanee.
Serenata è un profondo passo a due che porta in scena il conflitto passionale tra uomo e donna, dove la musica emotivamente “forte” costituisce un unicum inscindibile con una coreografia travolgente e complessa dal punto di vista tecnico.
Grandissimi interpreti Stefania e Roberto, applauditi a scena aperta e a lungo al termine della loro esibizione.

Stefania Figliossi e Roberto Bolle, Serenata (ph. Andre Uspenski)

Siamo arrivati alla fine di questa serata speciale in Arena e, come di consueto, il gala si è chiuso con un assolo della nostra Étoile, una nuova creazione di Massimiliano Volpini.
Waves è un dialogo fra l’uomo e un raggio laser, la novità tecnologica di questo Bolletour estivo, che si svolge sulle note contrastanti di due composizioni musicali. La colonna sonora della prima parte, infatti, è opera di Davide “Boosta” Dileo, tastierista dei Subsonica, che ha definito la collaborazione con Roberto Bolle “dirompente e un po’ folle”.
La musica elettronica, dalle reminiscenze spaziali, accompagna i gesti sincopati del danzatore che a volte sembra intrappolato nella piramide di luce creata dal laser, a volte crea lui stesso la sua gabbia luminosa tracciandola con le mani, modificandone l’ampiezza, per giungere alla fine a “conoscerla”.

Roberto Bolle, Waves


E come nel poetico passo a due danzato da Roberto con un braccio robotizzato nel programma televisivo di capodanno, anche qui il ballerino arriva, nella seconda parte, a intrecciare un lirico duetto con il raggio di luce che assume mille sfumature di colore, sulle note nostalgiche di Eric Satie. Ancora una volta l’umano e il tecnologico non lottano tra loro, ma creano piuttosto una forza sinergica per avviarsi insieme verso il futuro. Anche nella danza.
Le uscite finali degli artisti sono state accompagnate dagli applausi continui degli oltre dodicimila spettatori e, per chiudere la serata, tutti i Friends si sono esibiti in un piacevolissimo e super applaudito ensemble sulle note di Sing Sing Sing di Benny Goodman.

Mi piace coronare i ricordi e le emozioni di questa magnifica serata in Arena del Bolletour 2019 con le parole di Davide “Boosta” Dileo:

«Sai, parlare di Roberto Bolle è sì parlare di un ballerino, ma è anche, o forse soprattutto, riferirsi a uno Stargate, cioè a un artista talmente gigantesco da diventare un portale verso nuovi mondi anche per le persone normali, come me, non folgorate dalla passione per quella disciplina. Lui è come se andasse oltre la sua stessa arte.»

 

(ove non segnalato le fotografie sono personali)

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