Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“La bella addormentata”: una sfarzosa apoteosi della danza classica – Trama e note di stile

PROLOGO

Il battesimo
Conclusa l’Ouverture, il sipario si apre sulle note della Marcia. Alla corte di Florestano XXIV ci si appresta a festeggiare il battesimo della piccola Aurora: la scena e i costumi rimandano al gusto del tardo Seicento.
Mentre il buffo maestro di cerimonie Cattalabutte consulta la carta degli inviti e controlla gli ingressi, squilli di tromba annunciano l’entrata del re e della regina. I due nobili consorti si accomodano sui rispettivi troni, vicino alla culla in cui riposa la neonata.
Giungono a corte le sei fate madrine, ognuna accompagnata da un prestante cavaliere e da un paggio che porta in dono destinato ad Aurora. Tra le sei invitate riveste un ruolo principale la Fata dei Lillà, cui la regina chiede di dare inizio alle danze.
Incomincia così un elaborato pas de six, uno dei più geniali momenti coreografici ideati da Petipa. Durante l’Adagio, Aurora viene portata al centro della scena dalla nutrice, per ricevere l’omaggio delle fate. Ognuna di esse si esibisce quindi in una variazione. L’ultimo assolo è eseguito, su un valzer disteso e fascinoso, dalla Fata dei Lillà. Il pas de six si conclude con un Coda che coinvolge, oltre alle fate, i loro cavalieri e altre otto danzatrici.

Il battesimo di Aurora

Il clima festoso viene bruscamente interrotto: il cielo si oscura e fragorosi rombi di tuono annunciano l’arrivo della fata Carabosse con il suo corteo di topi. Irata e offesa per non essere stata invitata alla cerimonia, chiede spiegazioni ai sovrani e tortura il goffo maestro di cerimonie colpevole della dimenticanza.
Nonostante l’intercessione delle fate e le preghiere della regina, scaglia la sua maledizione: all’età di sedici anni, Aurora si pungerà con un fuso e ne morrà.
Su una musica dolce, la Fata dei Lillà, che ha ancora in serbo il suo dono, interviene mitigando la portata dell’incantesimo: la giovane non morirà, ma cadrà in un lungo sonno dal quale sarà destata con un bacio d’amore di un principe.
Il prologo termina in un clima di generale fiducia.

Carabosse (La bella addormentata, cor. Alexei Ratmanski, Teatro alla Scala)

ATTO I

L’incantesimo
Sono passati sedici anni dalla nascita di Aurora e nei giardini reali si festeggia il suo compleanno.
Mentre un gruppo di ragazze, con ghirlande di fiori, intreccia passi giocosi, tre donne lavorano a maglia. Temendo per la sorte di Aurora, il cerimoniere sequestra loro i ferri. Il re, sopraggiunto, vorrebbe farle impiccare, ma la consorte lo convince a desistere. La festa può così riprendere sulle note di un delicato valzer.
Cattalabutte accoglie quattro principi (un francese, uno spagnolo, un indiano e un russo), giunti per rendere omaggio alla principessa, che poco dopo si mostra in un abito rosa con ricami d’argento. La fanciulla esegue un assolo pieno di slancio e graziosa agilità. Il padre le presenta quindi i quattro pretendenti.
Ha inizio uno dei momenti più puri e belli dell’intera tradizione del balletto romantico: il celebre “Adagio della rosa”. L’accompagnamento musicale è di notevole complessità e presenta rapide variazioni ritmiche. In successione, i quattro principi offrono omaggi floreali alla ragazza che, muovendosi con dolcezza, esegue pirouettes e attitudes.

Adagio della rosa

E’ poi la volta della vivace danza delle otto damigelle d’onore, che precede un’ultima variazione di Aurora. La giovane si muove con estrema grazia e leggerezza sulle punte. In un crescendo d’intensità, effettua poi una rapida serie di grands jetés e pirouettes.
La Coda inizia con una danza d’insieme eseguita dalle damigelle. Rientra quindi in scena Aurora; al termine del suo assolo, appare Carabosse, travestita da mendicante. La donna offre alla principessa un fuso, con il quale la fanciulla si punge e si accascia al suolo.
Rivelata la sua vera identità e compiuta la vendetta, la strega scompare in una coltre di fumo, mentre i principi cercano inutilmente di avventarsi su di lei con la spada sguainata.
Il re e la regina, disperati, vengono rassicurati dalla Fata dei Lillà, che ricorda il suo dono di sedici anni prima. I quattro principi sollevano il corpo addormentato di Aurora e lo conducono all’interno del palazzo. Grazie all’incantesimo, tutta la corte viene avvolta da un magico torpore.

ATTO II

La visione
Dopo la consueta ripresa dell’orchestra, il sipario si apre sulla radura di un bosco in cui si sta organizzando una battuta di caccia. Sono passati cent’anni dal ferimento di Aurora. Dame e cavalieri sono abbigliati secondo la moda di fine Settecento e il tricorno del maestro di cerimonie ha preso il posto del copricapo piumato. In un elegante abito rosso entra in scena il principe Florimondo.
La sua corte può dare vita a divertimenti e galanterie, a cui egli si unisce senza allegria: il cerimoniere viene bendato per giocare a mosca cieca e le dame intrecciano danze con i loro cavalieri. Un tema eseguito dai corni accompagna infine la rapida comparsa dei cacciatori che si inoltrano poi nel bosco.
Florimondo esegue un assolo su una musica malinconica: un pezzo di bravura trattenuta, senza concessioni a facili emozioni. Mentre si aggira pensoso nel bosco, scorge a un tratto la Fata dei Lillà, che lo consola e lo induce a cercare la felicità: una bellissima principessa lo attende. Ed ecco che, in un’atmosfera di sogno, appare Aurora. La sua danza è delicata. Il giovane, dopo qualche attimo di turbamento, si unisce al ballo appassionatamente e più volte cerca di trattenerla, ma è ostacolato con gentilezza dalla Fata e dalle sue compagne.
Dopo un nuovo duetto, Florimondo si abbandona a promesse d’amore eterno. Una breve danza d’insieme eseguita dal seguito della Fata chiude la scena.
Inizia quindi la variazione d’Aurora, con una tenera sequenza di passi. Il corpo di ballo introduce un nuovo ingresso della ragazza, che si esibisce in movimenti di grande virtuosismo cui si unisce anche Florimondo.
Tutte le giovani escono di scena e il principe rimane solo e turbato. Riappare però la Fata dei Lillà, che lo invita a salire sulla sua magica imbarcazione. Inizia così un viaggio straordinario che li condurrà al palazzo incantato. Giunti a destinazione, i due devono respingere l’ultimo attacco della malvagia Carabosse e del suo seguito di topi. Battuta, ma non ancora doma, la strega viene definitivamente sconfitta quando Florimondo, raggiunta la stanza in cui Aurora riposa, la ridesta con un bacio.
L’incantesimo è spezzato e tutta la corte si risveglia. Il re e la regina benedicono l’unione tra Aura e Florimondo.

ATTO III

Le nozze
Nel ricco salone del palazzo si festeggiano le nozze dei due giovani. L’atto, solenne e gioioso, si apre con una briosa polonaise (polacca) in cui gli invitati danzano a coppie. Fanno poi la loro comparsa alcuni personaggi ispirati ai racconti di Perrault, seguiti dalla Fata dei Lillà e dalle sue otto damigelle e da altri ospiti. E’ infine la volta degli sposi, raggianti nei loro eleganti abiti nuziali.
Dopo una breve danza insieme, rimangono in scena il fratello e due sorelle di Aurora. I tre giovani danno vita a un amabile pas de trois, con briose variazioni e un finale d’insieme. Il duetto della Gatta Bianca e del Gatto con gli stivali, primo intermezzo favolistico, porta una ventata di ilarità: i due interpreti danzano imitando le movenze leziose del felino.

Sofia Matyushenskaya (principessa Florine) e Kirill Vychuzhanin (l’Uccellino Azzurro) (Balletto Yakobson di San Pietroburgo)

Segue il pas de deux della principessa Florine e dell’Uccellino Azzurro: un’esibizione di grande impegno tecnico accompagnata da musica spumeggiante. I danzatori iniziano con movimenti di braccia e mani che suggeriscono l’idea del volo, per poi lanciarsi in passi veloci e aerei di grande abilità ed effetto. Il secondo intermezzo favolistico, caratterizzato da efficaci gesti mimici, mostra Cappuccetto Rosso e il lupo.
Il grand pas de deux di Aurora e Florimondo è un esempio insuperabile di grazia. Con i suoi passi veloci, gli arabesques, le attitudes e le perfette balancés, la giovane esprime la gioia dell’amore. I poissons effettuati sulle prese del ballerino sono la cifra di una coreografia di grande classe.

Diana Vishneva e Roberto Bolle

Florimondo esegue soprattutto jetés e manèges, movimenti di forza tipicamente maschili.
Lo svolgimento del duetto segue uno schema divenuto classico. Il Finale è un tripudio di solennità ed eleganza. Tutti gli invitati partecipano alle danze che concludono la meravigliosa festa nuziale.
Nell’Apoteosi, i due sposi riacquistano il loro ruolo di protagonisti, insieme alla Fata dei Lillà, simbolo del bene che trionfa sulla malvagità.

2 commenti su ““La bella addormentata”: una sfarzosa apoteosi della danza classica – Trama e note di stile

  1. Claudio Capriolo
    giugno 29, 2019

    La parte d Carabosse essendo parecchio… vigorosa, di norma viene affidata a un ballerino abbigliato da donna (rôle en travesti).
    Una curiosità: per l’apoteosi conclusiva Čajkovskij affida all’orchestra una propria maestosa strumentazione dell’inno della monarchia francese Vive Henri IV;
    https://clamarcap.com/2013/08/27/viva-enrico-iv/
    🙂

    Piace a 1 persona

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