Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“La bella addormentata”: una sfarzosa apoteosi della danza classica – Dalla creazione alla messa in scena: revisioni e curiosità

**********

Primo balletto della celebre trilogia nata dalla feconda collaborazione di Marius Petipa e Piotr Ilič Čaikovskij, debuttò nel 1890 al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo.
Lo sfarzoso allestimento, che per la prima volta offriva musiche di altissima qualità agli appassionati della danza, venne presto considerato un modello perfetto della coreografia romantica del XIX secolo.
Eleganza, potenza, stile, perfezione nei passi e nelle scene mimiche furono i punti di forza di una messa in scena che affermava la pari dignità fra le arti e proponeva un’opera innovativa liberata dalla supremazia della prima ballerina.

**********

Come avvenne per Il lago dei cigni, anche la creazione de La bella addormentata fu preceduta da un piccolo spettacolo, nato per gioco, nella casa di villeggiatura dei Čaikovskij. Secondo i racconti dei familiari, nel 1867 il compositore aveva scritto delle musiche per una rappresentazione domestica della celebre fiaba di Charles Perrault che aveva i nipotini come protagonisti.
Nel 1888, quando il principe Vsevolosky, colto e raffinato sovrintendente dei Teatri Imperiali, gli commissionò la composizione delle musiche per il nuovo balletto, Čaikovskij recuperò in parte quelle linee melodiche. A Marius Petipa era stata affidata la creazione di una coreografia degna dei “balli grandi” che all’epoca spopolavano in tutta Europa. Con questo spettacolo, per cui redasse il libretto e disegnò i bozzetti degli splendidi costumi, Vsevolosky intendeva riportare in scena il fasto e lo stile della corte di Luigi XIV, il Re Sole. Il principe supervisionò ogni dettaglio della messa in scena e per lo studio delle scenografie ingaggiò ben cinque professionisti, chiedendo loro di ispirarsi alle celebri illustrazioni realizzate da Gustave Doré per le fiabe di Perrault.
La grandiosità del disegno fu tale che, per la sola prima, si dovette utilizzare un quarto del bilancio annuale dei Teatri Imperiali.stella_glitter_natale

Una svolta nella storia della danza
La prima de La bella addormentata fu allestita al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo il 15 gennaio 1890; la sera precedente si era svolta la consueta prova generale, a cui avevano assistito lo zar Alessandro III Romanov e la sua corte.
Nel cast figuravano alcuni tra gli interpreti più amati di quegli anni: Carlotta Brianza (Aurora), Pavel Gerdt (il Principe), Maria M. Petipa, figlia del coreografo (la Fata dei Lillà), Enrico Cecchetti (l’Uccello Azzurro e Carabosse en travesti), Varvara Nikitina (la Principessa Florina).
La musica, diretta da maestro Riccardo Drigo, piacque, anche se dai più anziani habitués del teatro fu giudicata troppo impegnativa. La complessità sinfonica dell’opera di Čaikovskij si differenziava infatti radicalmente dalle facili melodie di Minkus o di Pugni cui gli spettatori erano abituati.

Il cast originale della prima assoluta del balletto, Atto I. Al centro è Carlotta Brianza come Aurora. (Teatro Mariinskij, San Pietroburgo, 1890)

Queste perplessità vennero meno con il moltiplicarsi delle repliche: il pubblico più giovane ed esigente si rese conto che poteva finalmente ascoltare musiche degne di un vero spettacolo d’arte. Grazie all’impegni di Čaikovskij, il balletto acquisiva una nuova dignità e si affiancava all’opera lirica, aggiungendo pathos e complessità alle azioni sceniche.
La fortuna de La Bella addormentata è legata a doppio filo al sodalizio artistico tra il grande compositore russo e il più amato coreografo dell’Ottocento. I tempi erano maturi per una grande riforma del balletto, ormai in declino: da quella sera di gennaio del 1890 nulla fu più come prima. Dalla collaborazione fra i due maestri sarebbero poi nati altri due capolavori della danza. Lo Schiaccianoci (1892) e Il lago dei cigni (1895), la cui grandezza sinfonica, drammaturgica e coreografica avrebbe suggellato il secolo della rivoluzione romantica.
Nell’ambito della trilogia prodotta da Petipa e Čaikovskij, La bella addormentata deve essere considerata il vero capolavoro del coreografo franco-russo. Il lago dei cigni fu infatti scritto a quattro mani con Lev Ivanov, mentre nell’allestimento de Lo Schiaccianoci il fidato collaboratore prese il posto del maestro, costretto al riposo per malattia.stella_glitter_natale

Un soggetto di eterno fascino
La bella addormentata è la celebre storia di un maleficio cancellato da un bacio d’amore. Il personaggio di Aurora è uno dei più delicati e amati di ogni tempo, quello di Florimondo si identifica da sempre nell’immagine del Principe azzurro che ogni ragazza romantica sognava di veder giungere in sella a un cavallo bianco.
Rileggendo la favola di Perrault, che si sviluppa temporalmente in più di cent’anni, Petipa e Čaikovskij seppero evocare il clima cortigiano di Versailles, il lusso del Seicento e l’eleganza del Settecento, passando con abilità dal barocco allo stile galante. Sfiorarono la malizia con cui il racconto agitava il problema dei rischi connessi a chi cerchi di salire su un trono, ma esaltarono la vittoria del Bene, anche se conquistata al termine di una lunghissima attesa.

Svetlana Zakharova e Germain Louvet, Grand pas de deux (ph. Brescia e Amisano, Teatro alla Scala)

Il balletto si chiudeva con i grandi festeggiamenti per il matrimonio, in una scintillante apoteosi amorosa e un grand pas de deux che resta nella storia della danza come uno dei più straordinari esempi di classicità e rigore accademico. In molte occasioni nel corso del Novecento, questo finale è stato eseguito autonomamente con il titolo Le nozze d’Aurora.stella_glitter_natale

Dalla “prima” italiana alle riprese in Russia
Nel 1896 il capolavoro di Petipa e Čaikovskij varcò per la prima volta i confini dell’Impero zarista per approdare in Italia; in quell’anno fu rappresentato per ventiquattro volte al Teatro alla Scala di Milano nell’allestimento del coreografo Giorgio Saracco, con Carlotta Brianza nel ruolo di Aurora. Lo spettacolo era intitolato La bella del bosco dormiente, corretta traduzione del titolo originale della fiaba di Perrault, La belle au bois dormant.
La “prima” italiana anticipò di tre anni la messa in scena di Alexandr Gorsky per il Bol’šoj di Mosca.
Questa versione venne rappresentata nei teatri russi sino allo scoppio della Grande Guerra e fu poi ripresa negli anni della rivoluzione socialista, accanto ai nuovi titoli proposti dalla cultura di regime. Il primo governo bolscevico riteneva infatti importante mantenere in vita le tradizioni del popolo russo.
Con la normalizzazione della situazione politica, il balletto, grazie anche all’emergere di nuovi eccellenti interpreti, fu riportato alla sua originaria popolarità da Fiodor Lopuchov (San Pietroburgo, 1922) e Asaf Messerer (Mosca, 1936).stella_glitter_natale

Le riletture del Novecento
In Occidente, se si eccettua l’edizione milanese del 1896, La bella addormentata fu conosciuta per molti anni solo in versione ridotta. La prima rappresentazione integrale esordì a Londra nel 1921.
La produzione, allestita con fedeltà da Nicholas Sergeyev per i Ballets Russes di Diaghilev, si caratterizzava per il lusso sfarzoso; le musiche erano state riarrangiate da Igor Stravinsky, le scene e i costumi portano la firma di Léon Bakst e ben cinque ballerine russe si dovevano alternare nel ruolo di Aurora. Gli incassi non furono però all’altezza delle aspettative e Diaghilev dovette rapidamente abbandonare la città, lasciando scene e costumi a parziale copertura dei debiti contratti.

Costumi di Léon Bakst per La bella addormentata dei Ballets Russes

L’anno successivo il grande impresario presentò Le nozze di Aurora, uno spettacolo che proponeva solo le danze del terzo atto: l’enorme successo scongiurò il pericolo di fallimento della Compagnia.
Nel 1939, sempre a Londra, al Sadler’s Wells Theatre, Sergeyev creò l’allestimento che divenne canonico nei teatri europei e americani. Nel ruolo di Aurora si esibiva la giovanissima Margot Fonteyn; al suo fianco Robert Helpmann interpretava il personaggio del principe Florimondo. Gli stessi artisti furono i protagonisti, nel 1946, della ripresa dello spettacolo, scelto per la riapertura del Covent Garden.stella_glitter_natale

Fedeltà e innovazioni
Nella seconda metà del Novecento, la maggior parte dei coreografi che ha riallestito il balletto si è mantenuta sostanzialmente fedele alla lettura di Petipa.
Fra le tante, bisogna citare la memorabile versione di Rudolf Nureyev, presentata nel 1966 al Teatro alla Scala, con Carla Fracci splendida Aurora, e le edizioni di Kenneth MacMillan (Berlino, 1967), Alicia Alonso (Parigi, 1974) e Anthony Dowell (Londra, 1994)
In patria, oltre alle proposte di Konstantin Sergeyev (Leningrado, 1952) e Juri Grigorovich (Mosca, 1963), ricordiamo il tentativo di Sergej Vikharev di ricostruire filologicamente l’originale versione ottocentesca (San Pietroburgo, 1999).

Carla Fracci e Rudolf Nureyev nelle vesti di Aurora e Florimondo

Alcuni coreografi hanno invece riletto La bella addormentata in modo radicalmente nuovo, giungendo talvolta a dissacrare la fiaba. Nel 1990 Roland Petit ha allestito per il Ballet de Marseille una versione ricca di spunti comici e con una travolgente Zizi Jeanmaire nei panni della strega Carabosse. Più aggressiva la versione di Mats Ek realizzata nel 1996 per il Cullberg Ballet di Stoccolma: alla puntura del fuso si sostituisce quella causata da una siringa di eroina.
Particolarmente interessante è La belle, creata da Jean-Cristophe Maillot nel 2001 per i Ballets de Monte-Carlo: l’intera vicenda ruota attorno al desiderio di maternità di Aurora e alla conquista dell’amore vero, che viene suggellata con il più lungo bacio della storia del balletto. Dello stesso anno bisogna citare, per la nouvelle dance francese, la contaminazione attuata dalla neosimbolista Karine Saporta.stella_glitter_natale

Curiosità

Charles Perrault (Getty Images)

Perrault, un intellettuale alla corte di Re Sole
Nato in un famiglia dell’agiata borghesia parigina, Charles Perrault (1628-1703) fu un brillante animatore della scena culturale e politica francese durante il regno di Luigi XIV.
Protetto del potente ministro Jean-Baptiste Colbert, fu autore di apprezzati scritti storici, satirici e filosofici. Prese parte con vigore alla celebre polemica nata nell’Académie Française e nota come “Querelles des Anciens et des Modernes”, sostenendo i diritti delle nuove forme creative letterarie e artistiche.
Il suo nome è legato soprattutto a I racconti di Mamma Oca (Conte de ma mère l’Oye, 1697), una raccolta di undici storie – otto in prosa e tre in versi – che comprendono alcuni dei più amati esempi di letteratura per l’infanzia: La bella addormentata nel bosco, Cappuccetto rosso, Barbablù, Il gatto con gli stivali, Pollicino, Cenerentola. Con quest’opera Perrault inaugurò un genere letterario nuovo per il suo Paese. La fiaba, recuperando, con uno stile semplice e poetico, tematiche e personaggi caratteristici della tradizione orale e popolare.

Tre stelle italiane nel firmamento di Petipa
Negli anni in cui Marius Petipa, in collaborazione con Čaikovskij, attuava la riforma del balletto romantico, le più acclamate stelle degli sfarzosi Teatri Imperiali di San Pietroburgo erano italiane. L’artista milanese Carlotta Brianza, Aurora nella prima rappresentazione de La bella addormentata e poi protagonista della replica del balletto eseguita al Teatro alla Scala nel 1896, contribuì anche all’allestimento realizzato a Londra nel 1921 dai Ballets Russes di Diaghilev; in quell’occasione interpretava il ruolo di Carabosse, la fata malvagia, una parte molto ambita dalle ballerine più mature.

Pierina Legnani

Lo Schiaccianoci segnò il debutto di Antonietta Dell’Era nel ruolo della Fata Confetto. La danzatrice sarebbe successivamente divenuta prima ballerina a Berlino.
Il lago dei cigni, infine, vide il trionfo della milanese Pierina Legnani, la grande virtuosa diplomatasi alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala nel 1888 e subito acclamata nei maggiori palcoscenici europei. Fu tra le preferite di Petipa: sotto la guida del grande coreografo interpretò molti balletti anche nel periodo successivo alla trilogia čaikovskiana, come Raymonda (1898) e Ruses d’amour (1900).
L’epoca del grande splendore della scuola italiana, a fronte di un declino della tradizione francese, costituì una situazione straordinaria e mai più ripetutasi nella storia del balletto classico.

Annunci

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: