Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

«Un’enorme onda di gioiosa danza»: in occasione di OnDance torna il Gala “Roberto Bolle and Friends” agli Arcimboldi di Milano

 

«Amo pensare a OnDance come a un’enorme onda di gioiosa danza, che travolge le città e si insinua nel cuore delle persone».
Questo il pensiero alla base della splendida iniziativa che Roberto Bolle ha inaugurato lo scorso giugno a Milano e che quest’anno ha ripetuto con una due giorni a Napoli (iniziata con un flash mob a sorpresa per le vie del centro e culminata nella splendida serata all’Arena Flegrea che ha visto protagonisti, oltre a Roberto, Andrea Bocelli e Stefano Bollani) e poi di nuovo una settimana a Milano. Il programma penso sia noto a tutti: open class gratuite di svariati tipi di danza, molti di più rispetto alla passata edizione (classica, cha cha cha, acrobatica, hip hip, voguing, break dance, modern jazz, swing, contemporaneo, danza del ventre, flamenco, modern, musical, dance hall, contact improvisation, tango); ma anche yoga e incontri con i bambini, oltre a workshop con insegnanti di danza classica che hanno portato alla nomina di tre vincitori di altrettante borse di studio.

Antonella Albano e Roberto Bolle si esibiscono nello swing nel corso della serata alle Colonne di San Lorenzo (ph. dal web)

Quindi quattro grandi eventi serali (il Gran Ballo alla Biblioteca Ambrosiana, la Serata Liscio, l’immancabile Tango In Galleria e lo Swing alle Colonne di San Lorenzo), la Red Bull Competition, l’anteprima nazionale di “The White Crow” – film dedicato a Nureyev –, quattro Gala al Teatro degli Arcimboldi e lo show conclusivo in Piazza Duomo che ha entusiasmato le 20.000 persone del pubblico.

Il palco dello show finale di OnDance in Piazza Duomo

Insomma, ce ne è stato davvero per tutti i gusti e l’onda gioiosa della danza ha invaso non solo le città direttamente interessate, ma anche tutti i social media.
Ora il nostro Roberto è già a New York, dove a breve darà l’addio alle scene dell’American Ballet Theatre.
Ma bando alla tristezza e raccontiamo dell’ultimo dei quattro gala agli Arcimboldi, che si è tenuto nel pomeriggio di sabato 1 giugno.
Come di consueto conferme e novità sia nel cast che nei brani proposti, ed è sempre un piacere scoprire nuovi Artisti; trovo che anche questa sia la bellezza di questi spettacoli: la possibilità di ampliare la propria cultura ballettistica “assaggiando” pillole diverse di danza.
La serata si è aperta con un classico del gala, d’abitudine presentato al termine: Le Grand Pas de Deux, un’inaspettata ironica coreografia (di Christian Spuck) su un’aria della Gazza ladra di G. Rossini. Applausi a Roberto Bolle non appena si è palesato, illuminato sul palcoscenico ancora in ombra, nel suo costume bianco scintillante; applausi che sono stati numerosissimi, anche a scena aperta, non solo per la nostra Etoile, ma anche per tutti gli altri protagonisti nel corso delle loro esibizioni. Partner storica la travolgente Alicia Amatriain (Principal allo Stuttgart Ballet).
Ricordo il debutto di Roberto in questo pezzo particolare del repertorio classico, avvenuto nel gala del 25 luglio 2009 al Gran Teatro La Fenice di Venezia, giusto giusto dieci anni fa (e che è stato anche il “mio” primo gala).

Alicia Amatriain e Roberto Bolle, Le Grand Pas de Deux

Egli disse allora che fino a quel momento non si era sentito pronto a interpretare un ruolo così fuori dagli schemi ma, una volta fatto il primo passo, non ha mai smesso di evidenziare la sua verve ironica, sempre affiancata alla tecnica impeccabile. In effetti solo grandi danzatori, pienamente padroni di tecnica e passi, si possono permettere di riuscire credibili anche facendo ridere il pubblico. Alicia e Roberto sono una grande coppia in questo brano, che contrappone la ballerina svogliata e goffa al ballerino “perfettino” che cerca un po’ di farla rinsavire e un po’ di liberarsi di lei. Anche dopo tanti anni le loro gag fanno ancora sorridere e strappano molti applausi.
Ritroviamo la stessa coppia in uno dei brani novità di questa edizione: Arcadia, su musica di Jurriaan Andriessen. Il pas de deux è stato creato nel 2016 per lo Stuttgart Ballet da Douglas Lee, ed è stato per il coreografo un trampolino di lancio per la sua carriera. E’ un passo a due basato su un gusto quasi scultoreo dei corpi e prese elaborate, che i protagonisti affrontano splendidamente rivelando la loro perfetta sintonia e conoscenza e la loro padronanza delle tecniche della danza contemporanea. Ogni passo si svolge sotto una potente illuminazione, ma in un’atmosfera rarefatta, quasi idilliaca, che probabilmente spiega il titolo della creazione.
Due new entry tra i Friends hanno eseguito due pas de deux impegnativi dal punto di vista coreografico e accolti sempre in modo entusiastico dal pubblico per i virtuosismi che vedono impegnati i protagonisti. Il primo è il passo a due tra lo schiavo Alì e la bella Medora tratto dall’Atto II de Il corsaro (cor. M. Petipa, musica R. Drigo), balletto ispirato al poema The Corsair di Lord George Byron pubblicato nel 1814.
Questo pas de deux fa parte, in realtà, di un passo a tre (altre volte presentato nei gala RB and Friends) che vede impegnati Conrad, il corsaro appunto, il suo fedele schiavo Alì e Medora, di cui Conrad è innamorato, ma viene spesso utilizzato come brano a sé stante. E’ un pezzo di bravura che comprende, come da tradizione, un adagio che esalta le abilità della ballerina, le variazioni e una complessa coda dove spiccano i virtuosismi acrobatici di Alì e la superba tecnica richiesta a Medora, in particolare nei fouettés.

Laurretta Summerscales e Yonah Acosta, Il Corsaro

Protagonisti il cubano Yonah Acosta e la britannica Laurretta Summerscales, entrambi Principal al Bayerisches Staatsballett di Monaco, che hanno interpretato egregiamente i loro ruoli evidenziando l’uno grande padronanza tecnica anche nei passaggi più complessi, l’altra pulizia di movimento e precisione di esecuzione. Caratteristiche che abbiamo ritrovato nell’altro brano loro affidato, il Grand pas de deux dall’Atto III di Don Chisciotte (cor. M. Petipa, musica L. Minkus).
Le peculiarità di tutto il Don Chisciotte sono brillantezza, verve interpretativa, scintillio tecnico; elementi che si ritrovano nelle parti da cui è composto il pas de deux: entrée, adagio eseguito dalla coppia, variazione maschile e poi femminile, coda finale con entrambi i ballerini. La variazione di Basilio spicca per passi come il doppio cabriole en arrière e il manège maschile della coda per una travolgente e applauditissima serie di ruote alla russa. Kitri invece si fa particolarmente notare per le pirouettes, gli equilibri, le tenute, il bellissimo “dialogo” danzante con il ventaglio, vero strumento di seduzione, e gli immancabili fouettés finali.
Molto bravi entrambi gli interpreti, anche se, a mio parere, la Summerscales non ha spiccato per personalità e presenza scenica, caratteristiche che invece contraddistinguono la Kitri italiana per eccellenza, Nicoletta Manni, di gran lunga più carismatica e brillante in questo ruolo.

Roberto con i protagonisti del pdd da Don Chisciotte (ph. dal web)

La russa Tatiana Melnik (Principal dell’Hungarian National Ballet di Budapest) e il kazako Bakhtiyar Adamzhan (Principal dell’Astana Opera) sono stati invece i protagonisti del pas de deux di Diana e Atteone e di quello tratto da Le fiamme di Parigi.
Il primo (adatt. di Riccardo Drigo su musica di C. Pugni), spesso eseguito nei gala come pezzo di spettacolare virtuosismo, viene ritenuto una creazione ad hoc interpolata da Petipa nel corso della sua revisione di Esmeralda e poi ricoreografata da Agrippina Vaganova.
In realtà le origini del pezzo risalgono a Le Roi Calendule, un successo di Petipa del 1868 su musica di Pugni, il quale conteneva nel IV Atto il Pas de Diane, rielaborato decenni più tardi dalla Vaganova sull’arrangiamento di Drigo della partitura di Pugni. I personaggi originari furono lievemente modificati, giungendo così all’attuale Diana e Atteone.
Il secondo passo a due è tratto da Le fiamme di Parigi, un balletto del 1932 in quattro atti coreografato da Vasilij Vainonen su musica di Boris Asafyev, basato sulle canzoni della Rivoluzione Francese.
Entrambi i pas de deux presentano un ricco repertorio di virtuosismi, che impegnano notevolmente i protagonisti.
Devo dire che la Melnik, seppur brava, non mi ha trasmesso un grande entusiasmo, mentre Adamzhan mi è piaciuto molto, sia per la tecnica sopraffina nelle evoluzioni che per il gesto misurato, mai portato all’eccesso come spesso invece capita in esecuzioni di questo tipo.

Tatiana Melnik e Bakhtiyar Adamzhan, Diana e Atteone

Tanti gli applausi, vista anche la presa che hanno sul pubblico pezzi virtuosistici come questi.
Un’altra novità di questo gala è stato il pas de deux dal VI Movimento della Terza Sinfonia di Gustav Mahler, magnificamente interpretato da Silvia Azzoni e da Alexandre Riabko, entrambi Principal dell’Hamburg Ballett, e coreografato dal grande John Neumeier. L’opera completa, presentata in prima assoluta il 14 giugno 1975 ad Amburgo e, in prima italiana, dieci giorni dopo in Piazza San Marco a Venezia, un paio di anni fa è stata riproposta a Firenze in occasione della quarantesima edizione del Maggio Musicale Fiorentino.
Neumeier, genio del balletto narrativo, ha voluto creare qui una coreografia volutamente non narrativa, sviluppando una drammaturgia partendo direttamente dalla musica anziché dalla narrazione di una storia. La Terza Sinfonia si articola su sei movimenti intitolati “Ieri”, “Estate”, “Autunno”, “Notte”, “Angelo”, “Ciò che mi racconta l’amore”, ed è appunto da quest’ultimo che è stato tratto il passo a due del gala.
E’ il momento finale di un viaggio iniziatico dell’uomo tra la guerra e la distruzione, la bellezza dell’estate e il crepuscolo autunnale, finché nel dolore della notte arriva l’angelo, la donna, che corona con l’amore questo percorso attraverso la vita. Quali migliori interpreti della Azzone e di Riabko, coppia anche nella vita, commoventi nel loro prendersi con dolcezza, possenti nella plasticità di figure complesse, intensi nella loro interpretazione molto profonda di un cesellato movimento danzato verso la redenzione?
Uno dei momenti più altamente lirici e poetici della serata.

Silvia Azzoni e Alexandre Riabko, Terza Sinfonia di Gustav Mahler (ph. Jack Devant)

Ma ora torniamo alla nostra Etoile Roberto Bolle, che ho volutamente messo da parte in questo excursus fra danza classica e moderna, per chiudere in bellezza il racconto della serata.
Già presentata al Regio di Torino per i gala di chiusura 2018, in coppia con Polina Semionova, e riproposta nel programma tv “Roberto Bolle – Danza con me” dello scorso gennaio, Serenata, tratto dall’opera Cantata (cor. Mauro Bigonzetti su musica di Amerigo Ciervo-iMusicalia), ci ha fatto conoscere una danzatrice che lo stesso Roberto ha definito, con ammirazione, “un animale” (da palcoscenico, ovviamente…): Stefania Figliossi.

Stefania Figliossi e Roberto Bolle, Serenata (ph. dal web)

Dopo essersi perfezionata da Béjart a Losanna, nel 1998 è entrata a far parte dell’English National Ballet di Londra e in seguito dell’Aterballetto; diventata freelance nel 2010, ha ballato in tutto il mondo coreografie contemporanee e insegnato in compagnie internazionali come la Alvin Ailey Dance Theatre e la Random Company.
La partner ideale per Roberto Bolle in questo pezzo intensissimo e quasi violento, sia nella coreografia che nella musica; un brano da pelle d’oca per tutto il tempo della sua esecuzione.
Cantata, da cui è tratto questo passo a due, è una coreografia dai vividi colori del nostro Sud, trasudante passione e istintualità da ogni gesto, che porta sulla scena il conflittuale ma appassionato rapporto uomo-donna in ogni sua sfumatura.
Travolgente e davvero animalesca – moderna baccante – la danza della Figliossi, più moderata – com’è nel suo carattere – quella di Roberto; di grande impatto visivo ed emotivo nel suo insieme, che il pubblico ha riconosciuto e premiato con lunghissimi applausi.


Da un passo a due uomo-donna carnale e travolgente, passiamo a un duetto maschile delicato e commovente nella sua poesia: Opus 100 – für Maurice, interpretato da Roberto Bolle e Alexandre Riabko e creato da J. Neumeier su musiche di Simon&Gerfunkel in occasione del Gala per celebrare il 70° compleanno di Maurice Béjart (20 dicembre 1996-Teatro Métropole di Losanna).
Vidi questo brano per la prima volta nell’estate 2015 all’Arena di Verona e, pochi giorni dopo, al Teatro Grande di Pompei e poi alle Terme di Caracalla di Roma; tre scenari fantastici per la suggestione creata da un perfetto connubio fra coreografia e musica. Tuttavia anche in un teatro moderno come quello degli Arcimboldi l’effetto è stato notevole.
Profondità interpretativa, gestualità intensa, atmosfere evocative sottolineate dalle parole in lingua originale tratte da Les Chaises di Eugène Ionesco e dalla musica vibrante di Simon&Gerfunkel (Old Friends https://youtu.be/BPTOY8FrvNw e Bridge Over Troubled Water https://youtu.be/H_a46WJ1viA).
Affetto negli sguardi dei due ballerini, unito a quell’ironia, a quella complicità ed empatia che solo una profonda amicizia – o un amore – possono rendere unico un rapporto. Questo è il messaggio che Neumeier voleva trasmettere con la sua creazione e questo è arrivato al pubblico, che ha risposto con applausi scroscianti all’appassionata interpretazione di Bolle e Riabko, nei cui occhi traspariva la stessa sincera emozione della prima interpretazione insieme.

Roberto Bolle e Alexandre Riabko, Opus 100-für Maurice (ph. dal web)

Passo dopo passo siamo arrivati al termine di questo gala e a un momento molto atteso, che vede sul palcoscenico due eccellenze mondiali in un dialogo struggente fra le arti primigenie dell’uomo: la danza di Roberto Bolle e la musica del violino di Alessandro Quarta.
Presentato per la prima volta nel corso del Bolletour estivo 2018, ripreso in televisione e poi negli spettacoli di chiusura di OnDance a Napoli e a Milano, Dorian Gray quest’anno non ha solo strappato applausi infiniti dal pubblico, ma anche lunghi minuti di standing ovation. Un grande trionfo per questa originale creazione di Massimiliano Volpini sulla musica travolgente composta e arrangiata da Quarta sul tema della Passacaglia di H.I.F. Von Biber.
Sul fondo del palcoscenico lo schermo, il ritratto di Dorian Gray versione 2.0, sul quale scorrono le immagini di se stesso riprese da Roberto con una webcam, esaltazione dell’edonismo e dell’egocentrismo dei selfie ad ogni costo.
Le note drammatiche e potenti del violino di Quarta accompagnano i passi sempre più sofferti di Roberto Bolle, mentre la webcam inizia a non riprendere più la realtà e sullo schermo l’immagine diviene sempre più inquietante, assumendo tonalità porpora e svelando attraverso gli occhi controversi stati d’animo.
Da qui in poi danza e musica si incrociano, i passi del danzatore e l’archetto graffiante del violinista duettano, si rincorrono, si scontrano, fino a toccare note sempre più stridenti e angoscianti.

Roberto Bolle, Dorian Gray. Violino solista: Alessandro Quarta (ph. dal web)

Quando Roberto sfiora la sua immagine, lo schermo si increspa lievemente come una superficie acquea, assurgendo quasi a simbolo della nostra società che Zygmunt Baumann ha definito “liquida”, la società dell’individualismo sfrenato, dove «nessuno è più compagno di strada ma antagonista di ciascuno, da cui guardarsi». All’estremo, ciascuno è antagonista di se stesso: il ritratto di Roberto Bolle-Dorian Gray a poco a poco assume tonalità sempre più infuocate fino a che, cadendo in mille pezzi, precipita nel baratro infernale che ha egli stesso creato. Come mi chiedevo lo scorso anno: «è l’anima dell’uomo che cade a pezzi, travolta dalla negatività, o è l’uomo che riesce a sconfiggere il male, distruggendo così quel volto che ne era l’immagine?».
La tensione e l’elettricità che un pezzo così potente sia dal punto di vista artistico che immaginifico si sono immediatamente sciolte al sorriso di Roberto e, come già detto, sono esplose in una standing ovation di tutto il teatro, un ringraziamento profondo a due grandissimi artisti che sanno toccare le corde più profonde del nostro cuore e regalare davvero tanta, tanta bellezza ed emozione.

 

Al termine dello spettacolo ci siamo trattenuti ancora qualche minuto per assistere al conferimento ideale da parte della nostra Etoile di tre borse di studio ad altrettanti giovani studenti di danza che sono stati selezionati nel corso dei workshop di OnDance. Sul palcoscenico tutti i ragazzi e le ragazze, che la sera seguente avrebbero partecipato allo show conclusivo di OnDance in Piazza Duomo.


All’uscita artisti abbiamo incontrato e omaggiato di complimenti alcuni ballerini, molto carini e disponibili a fermarsi per gli autografi, mentre Roberto è velocemente uscito per essere pronto in Piazza Duomo: altre prove lo attendevano, con Serena Rossi, Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko, Nicola Del Freo, Melissa Hamilton e ancora Alessandro Quarta… prove aperte al pubblico cui anche Eleonora ed io abbiamo assistito (altre 2/3 ore di magia in danza), ed è stato un bellissimo modo per chiudere questa serata davvero speciale.

Gli autografi

Ma di questo vi parlerà certamente Eleonora, che è rimasta a Milano per assistere anche al final show.

Le prove dello show finale di OnDance.
Roberto con Nicoletta Manni nella Milonga

Con Alessandro Quarta provando Dorian Gray

Roberto Bolle con Melissa Hamilton, Andre Uspenski e Andrea Piermattei

 

(ove non segnalato le fotografie sono personali)

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