Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“A passi di danza” con Isadora Duncan: la mostra di Villa Bardini a Firenze

Plinio Nomellini, Gioia tirrena (parte), manifesto della mostra

Eleonora ha visitato nella sua bellissima città, Firenze, la mostra che Villa Bardini dedica alla danzatrice americana Isadora Duncan, fondatrice della danza moderna, che ha liberato il corpo femminile da costrizioni e condizionamenti ispirandosi al mondo archeologico e classico.
Esposti numerosi dipinti, sculture, manifesti e documenti che illustrano la vita di Isadora e l’influenza che ebbe in ogni campo dell’arte.

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“A passi di danza. Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia”, prima mostra italiana dedicata a Isadora Duncan, in corso a Villa Bardini di Firenze fino a settembre, è come una lente d’ingrandimento sul periodo italiano ma soprattutto toscano della creatrice della danza moderna.
E infatti l’immagine simbolo della mostra è proprio una Isadora Duncan ritratta da Plinio Nomellini nell’opera dal titolo Gioia tirrena, realizzata dal pittore tra il 1913 ed il 1914 dopo aver visto la Duncan danzare sulla spiaggia di Viareggio.
Guardando questo quadro sembra di sentire le parole della Duncan – riproposte anche in questa mostra – «Il suono viaggia attraverso le onde, la luce viaggia attraverso le onde….. la vera danza dovrebbe essere la trasmissione dell’energia della terra attraverso il medium del corpo umano».
Parole, queste, contenute in un’intervista rilasciata al settimanale “Femina” nel 1915, che il quadro Gioia tirrena sembra saper anticipare, complice anche la maestria di Nomellini capace di catturare, solo con l’osservazione, quelle parole nel linguaggio del corpo della Duncan.
Qui sotto Plinio Nomellini è immortalato proprio accanto ad uno studio della sua opera nell’atelier di Fossa dell’Abate.

Il quadro fu poi diviso in due parti dallo stesso artista e solo in rare occasioni, come quella di questa mostra dove dopo 30 anni le due parti sono state riunite, è stato possibile vederlo esposto nella sua interezza.

Plinio Nomellini, Gioia tirrena

Dopo un veloce ma dettagliato excursus di fatti, accadimenti, spettacoli della vita pubblica e privata della Duncan – aspetti questi, insieme alle caratteristiche della sua danza, ampiamente sviscerati nell’articolo pubblicato da Manuela sul suo blog (https://ilpadiglionedoro.wordpress.com/2013/10/13/storia-della-danza-in-pillole-la-divina-isadora/) su cui campeggia una delle sue foto più conosciute che la ritrae sul Lido di Venezia in un atteggiamento libero e gioioso – in parte caratteristiche della sua innovativa danza fuori dagli schemi – la mostra si apre con alcune opere di grandi artisti in cui lei è protagonista o di cui comunque è stata l’ispiratrice.
Il rapporto che la Duncan ebbe con molti artisti, pittori, scultori, fotografi fu di scambio reciproco, di suggestioni e contaminazioni. I loro nomi sono molteplici e varii. Vanno da Auguste Rodin che la ritrasse più volte – qui alla mostra con Consacré a Isadora Duncan, “Bulletin de L’Oeuvre” 1911 che Rodin pubblicó in onore della Duncan per ringraziarla di aver danzato per lui nel 1903, come testimonia lo scatto di Jean Limet…

L’omaggio di Rodin a Isadora Duncan

Isadora ritratta da Jean Limet

… a Eugène Carrière – qui in mostra con un olio su tela del 1901- Museo d’Orsay Parigi.

Eugène Carrière, Ritratto di Isadora Duncan

O ancora ad Abraham Walkowitz che la ritrarrà in moltissimi disegni ed acquerelli, Emile-Antoine Bourdelle, che a lei si ispirerà per i bassorilievi della facciata del Theatre des Champs-Elysées e qui alla mostra presente con il bronzo (una prova numerata) del suo Projet de monument à Falcon d’après Isadora Duncan.

Emile-Antoine Bourdelle, Projet de monument à falcon d’après Isadora Duncan

Quindi Libero Andreotti, del quale possiamo ammirare il bronzo a cera persa dal titolo La Pleureuse o Marie-Madeleine, esposto al Salone d’autunno parigino del 1911. In quest’opera c’è tutta l’interiorità e solennità dei gesti coreutici della Duncan. Andreotti con questa opera e le successive si fa ispirare e condurre dalla danza nelle sue nuove forme e modelli che si fanno strada in quel periodo.

Libero Andreotti, La Plereuse o Marie-Madeleine

E ancora Plinio Nomellini presente qui oltre che, come già detto all’inizio, con Gioia tirrena, anche con altre opere.

E poi Federigo Zandomenighi, con il suo olio su tela dal titolo La ballerina – La grande danseuse – 1910 prestato per questa mostra dal Museo civico Palazzo del Te di Mantova.

Federigo Zandomenighi, La grande danseuse

Nel 1914 la Duncan negli Stati Uniti conosce il fotografo Arnold Genthe.
Eccola qui ritratta in una sua foto scattata a New York avvolta in una delle sue famose tuniche alla greca, sottile, morbida e fluttuante.

Isadora Duncan fotografata da Arnold Genthe

Ben presto la mostra si concentra maggiormente sui legami della Duncan con la Toscana, che si svilupparono a seguito dell’amicizia nata tra la ballerina e la divina Eleonora Duse.
La prima venuta di Isadora Duncan in Italia, però, è in occasione dello spettacolo Dance Idylls rappresentato a Trieste nel 1902 e ispirato all’antica Grecia e alla Primavera del Botticelli. Sarà proprio in questa occasione che la ballerina statunitense deciderà di venire a Firenze per ammirare dal vivo il famoso quadro.
Una testimonianza della sua visita nel capoluogo fiorentino è la firma apposta sul libro dei visitatori del Gabinetto Vessieux.
La Duncan e la Duse, in realtà, si incontreranno a Berlino solo nel 1905 in casa di un ricco banchiere. Fin dal primo incontro la Duncan rimase affascinata e colpita dalla forte personalità della grande attrice.
In quella stessa occasione la Duncan presenterà alla Duse l’artista e scenografo Gordon Craig, colui che sarà la passione più grande della vita sentimentale di Isadora. Fra i tre nacque una forte amicizia tanto che la Duse li inviterà a Firenze nell’anno successivo, nel 1906.
In quel periodo la Duse era impegnata nell’allestimento di Rosmersholm di Ibsen al Teatro alla Pergola e Craig decise di collaborare alla messa in scena dello spettacolo. Ben presto però le due forti personalità iniziarono a scontrarsi, due visioni diverse per raggiungere lo stesso obiettivo: il riscatto del teatro. Spesso così a sedare i litigi tra i due c’era la Duncan che furbescamente traduceva in modo molto personale ciò che Craig e la Duse si dicevano.
E così finalmente il giorno in cui la Duse doveva vedere la scena terminata ad accompagnare l’attrice in teatro c’era proprio Isadora che racconta così quei momenti, in un articolo pubblicato su Sipario del 1947, «[…] Finalmente dopo un’attesa mortale che mi parve interminabile, nel momento in cui sentivo che il furore crescente di Eleonora era prossimo a scoppiare il sipario si levò lentamente.
Come descrivere ciò che apparve ai nostri occhi abbagliati, ai nostro occhi rapiti? ……attraverso vasti spazi blu, armonie celesti, l’anima è trasportata verso la chiaritá di questa grande apertura di là dal quale si stendeva non un piccolo viale ma l’infinito dell’universo.
Era questa la piccola sala di Rosmersholm?
La mano di Eleonora strinse la mia. Sentivo le sue braccia attorno a me. Ella mi strinse a se in un lungo abbraccio……
Dopo essa mi prese per la mano e mi trascinò attraverso oscuri corridoi fino alla scena. E là, ad un tratto, essa chiamò: ‘Gordon Craig, venite qua!’.
Craig apparve tra le quinte. La Duse lo abbracciò».
L’inizio di un idillio lavorativo che però ben presto finirà per il caratteraccio di entrambi.
In quello stesso anno nacque la prima figlia di Isadora, Deirdre.
Tra gli italiani illustri che conoscerà la Duncan ci sarà anche il Vate Gabriele D’Annunzio. Si incontreranno nel 1910 a Parigi e anche lei, come molte altre donne, subirà il fascino del poeta.
Queste infatti le sue parole di apprezzamento riportate nelle di lei memorie «L’amante più meraviglioso del nostro tempo è Gabriele D’Annunzio. […] D’Annunzio era un così grande amante che poteva trasformare la donna più ordinaria e darle per un momento l’apparenza di un essere celeste […] Quando D’Annunzio ama una donna, la innalza e innalza la sua anima al di sopra della terra, fino alle regioni divine dove si muove e risplende la Beatrice dantesca».
Nella mostra si trovano esposti anche alcuni telegrammi e lettere che la Duncan scrisse a D’Annunzio.

La Duncan tornerà in Italia più tardi nel 1912 per esibirsi al Teatro Costanzi di Roma nell’Orpheus e nelle Danze di Ifigenia di Gluck.
La rivista “La donna” con in copertina la Duncan sottotitolata “l’innovatrice della danza in un suo recente soggiorno a Roma ha concesso un’intervista ad un collaboratore di Donna ”

La locandina dello spettacolo al Teatro Costanzi di Roma e la copertina della rivista “Donna”

Purtroppo l’anno successivo, per Isadora, sarà un anno terribile: nell’aprile del 1913 i suoi due figli Deirdre e Patrick muoiono entrambi in un incidente: la macchina su cui viaggiano finisce nella Senna e i due bambini affogano.
Ben presto dopo l’estate la Duncan parte di nuovo per l’Italia raggiungendo una località in Versilia vicino a Viareggio dove la Duse l’ha invitata proprio per cercare di consolarla ed allievare il suo dolore. Al suo arrivo le scrive così:
«Chère,
il mio cuore ti aspettava da tanto tempo: sono qui a due passi e verrò da te appena possibile; ho lasciato stamattina per te questa lettera e dei fiori.
Chère Isadora…
Dimmi che non sei troppo triste d’essere in una stanza d’albergo.
Cara, ho sperato tutto il giorno di poter essere con te e domani verrò da te. Perdonami di non averlo fatto stasera. Piove a dirotto e non mi sento bene.
Ti abbraccio e ti ringrazio… di essere venuta così vicino a me in questo momento che è per te senza vita e senza arte. Spero che questo tuo soggiorno al mare, così sola, non ti sia troppo penoso.
Shelley ti parlerà.
Sogna, lavora e trova nella tua bella energia, il coraggio che ti occorre.
Tua con tutto il cuore
Eleonora»
(Tratto da Isadora Duncan di Sara Cerri – D & M Edizioni)

La risposta della Duncan alla Duse

Un periodo bruttissimo come testimonia questa foto di Otto Wegener con dedica a Nomellini “L’Olympe lentement se trasforme en Calvaire/Isadora Duncan/Oct 1913/ Viareggio”

La Duncan si tratterrà a Viareggio fino all’inverno, quando partirà per Roma per trascorrervi il Natale. Durante questo lungo soggiorno italiano, la Duse le farà conoscere vari artisti e personalità tra cui Plinio Novellini (come dicevo in apertura), Romano Romanelli che qui alla mostra apprezziamo, nella stessa sala della famosa opera di Nomellini, con la sua opera in bronzo del 1913 dal titolo Il risveglio di Brunilde [Isadora Duncan nel Siegfried di Wagner]


Nel 1920 esce il volume Isadora Duncan full de Promethée con disegni di Bourdelle.
Questa invece è la locandina dell’ultimo spettacolo della Duncan al Teatro Mogador nel 1927. E proprio in quello stesso anno, durante una corsa in macchina, la ballerina muore strangolata dalla sua sciarpa impigliatasi nelle ruote.


Sempre nel 1927 viene pubblicata la sua autobiografia e una raccolta di suoi scritti Écrits sur la dance.
Nell’anno successivo esce la selezione di scritti The art of the Dance che la stessa Duncan stava concordando con il critico Seldon Cheney.

Molte le frasi tratte da questo libro riprodotte in gigantografie lungo tutto il percorso della mostra.



The noblest art is the nude. This truth is recognized by all, and followed by painters, sculptors and poets. Only the dancer has forgotten it, who should remember it, as the instrument of [the dance] art is the human body itself…
But the dance of the future will have to become again a high religious art as it was with the Greeks. For art which is not religious is not art, is merchandise.
The dancer of the future will be one whose body and soul have grown so harmoniously together that the natural language of that soul will have become the movement of the body. The dancer will not belong to a nation but to all humanity. She will dance not in the form of nymph, nor fairy, nor coquette, but in the form of woman in her greatest and purest espression. She will realize the mission of woman’s body and the holiness of all its parts. She will dance the changing life of nature, showing how each part is trasformed into the other.
From all parts of her body shall shine radiant intelligence, bringing to the world the message of the thoughts and aspirations of thousands of women. She shall dance the freedom of woman

La Duncan e la sua danza, che darà vita alla danza moderna, libera dalle regole accademiche, ispirata all’Antica Grecia e al suo mito ma anche ai Preraffaelliti, permeata di intime sensazioni, di sentimenti, di profonda interpretazione – riuscendo così ad elevare una volta per tutte la danza ad una vera e propria arte – influenzeranno moltissimo, direttamente o indirettamente, il mondo artistico.
E così avremo molte opere che rappresenteranno quegli aspetti più onirici, immaginari, di libero movimento ed espressività fuori dalle regole e dalle costrizioni, alla ricerca di un “io” più profondo e vero. Una donna libera nei movimenti e quindi anche nel corpo e nella mente, rappresentata nelle forme classiche eleganti e armoniose.
Opere come La danza (Le quattro grazie) di Edoardo Rubino del 1902 – esposto all’Esposizione di Arte Decorativa Moderna di Torino del 1912.

Un girotondo che ritroviamo anche nel famoso manifesto di Leonardo Bistolfi della stessa manifestazione, che tanto ha ispirato opere successive e tanto è stato anche riprodotto in diverse varianti, in cui le quattro fanciulle danzano con un velo che fluttua nell’aria a formare la parola ARS, in perfetto stile Art Nouveau, meglio conosciuto da noi come stile Liberty.

O ancora Lussuria di Giuseppe Cominetti, dello stesso anno, che rappresenta la riscoperta del corpo nell’arte del ‘900 e che proprio sotto l’influenza della danza libera tratta dall’esempio della Duncan si diffonde in tutto il mondo.
La figura seminuda ha in sé un’enorme potente vitalità, accentuata in mostra da una foto, affiancata al dipinto, che ritrae Cia Fornaroli nelle danze dell’opera Khovanshchina al Teatro alla Scala nel 1926.

L’influenza della danza, nelle sue forme originarie più classiche ispirate all’antica Grecia, in quel periodo investe anche le ceramiche. Ecco infatti un piatto di Gio Ponti, I progenitori, del 1923, realizzato dalle famose Ceramiche Richard-Ginori di Sesto Fiorentino,

oppure la pubblicità degli spettacoli come questa locandina per Il mistero di Persefone, del 1928,

o ancora l’opera di Antonio Maraini, Ricordi di Atene Ionico Dorico e Corinzio, del 1932.

Una splendida mostra da consigliare sicuramente anche a chi non è un amante della danza, perché si connota come un viaggio nell’arte della prima metà del ‘900.

(Le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

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