Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Milano, Teatro degli Arcimboldi, gennaio 2019: inizia il mio 10° anno del “Roberto Bolle and Friends”

Tra ricordi decennali e nuovi Bolletour, le parole di Eleonora…

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Milano, Teatro degli Arcimboldi: primo appuntamento del Bolle Tour 2019.
Con questo primo spettacolo si apre per me il decimo anno del Roberto Bolle and Friends.
Ebbene sì, dieci anni fa a Firenze al Giardino di Boboli iniziava questo magnifico viaggio pieno di emozioni, divertimento, bellezza, armonia.
Ben dieci anni in cui ho visto, in parte insieme a Le Divine, tante diverse coreografie, tanti famosi ballerini e ballerine, tanti spettacolari luoghi anche inconsueti per dei gala di danza.
Come recita l’introduzione del programma di sala, questi celeberrimi Gala sono il fulcro del “sistema Bolle“, rappresentano la sua filosofia, il suo progetto artistico, culturale e intellettuale.
Qualcuno obietterà che sono sempre uguali.
Non è così, anche se ovviamente ci sono dei pezzi “must” che ritornano più volte nel corso degli anni – penso per esempio a Canon in D Major che vidi già nel 2009 interpretato da Roberto Bolle insieme ai fratelli Bubenicek (coreografi del pezzo) e ugualmente presente nel programma di questa prima tappa del 2019 con però in scena accanto a Roberto Bolle, Timofej Andrijashenko e Nicola del Freo.
Tante sono state anche le nuove coreografie che si sono aggiunte e che ho visto crescere esibizione dopo esibizione, arricchendosi di quell’energia che solo l’affiatamento riesce a creare. Penso per esempio a Caravaggio (coreografia di Bigonzetti) in cui Bolle e Melissa Hamilton da quella prima esibizione nel 2017 sono ormai diventati come un unico corpo che si muove in simbiosi con sempre maggiore armonia, plasticità ed affiatamento.
Ma tante sono state anche quelle create ad hoc per l’occasione, come Passage (coreografia di Marco Pelle) messo in scena solo nel Bolle Tour 2014 e del quale ricordo l’esibizione straordinaria in Arena, unica tappa in cui Bolle l’ha eseguito con Polina Semionova.

Polina Semiovova e Roberto Bolle, Passage (ph. dal web)

O ancora penso a Prototype (coreografia di Massiliano Volpini) nel Tour 2013, prima esibizione alle Terme di Caracalla, poi andato in scena ripetutamente in altri Bolle Tour negli anni successivi ma anche al Teatro alla Scala in occasioni del Gala des Etoiles Expo 2015 e ancora nella versione Reloaded nella trasmissione “La mia danza libera” del 2016.
Fino ad arrivare agli ultimissimi pezzi del Tour 2018, a partire da Dorian Gray che tanto successo ha avuto (coreografia di Massimiliano Volpini) e che vede Roberto Bolle protagonista insieme al virtuoso del violino Alessandro Quarta in questo scontro di anime accompagnato da una partitura dello stesso Quarta sul tema della Passacaglia di Von Biber, per proseguire poi con Capriccio (coreografia di Mauro Bigonzetti) su musica di Paganini.
L’emozione che dà vedere la danza dal vivo, in teatro, è unica e non la si riesce a ricreare e vivere guardando un dvd a casa: ve lo dice una persona che è accanita sostenitrice della libertà di effettuare riprese video durante gli spettacoli, come si fa ai concerti pop, ma che ammette l’unicità del momento in cui l’incommensurabile energia che scorre tra artista sul palco e pubblico esiste solo nello stesso istante in cui l’opera d’arte “danza” nasce e muore.

Ma torniamo alla prima tappa del Bolle tour 2019.
Il programma di questa serata milanese vede tra i classici Il Corsaro pdd di Petipa eseguito da Osiel Gouneo e la new entry Whitney Jensen del Norwegian National Ballet di Oslo – non entusiasmante,anzi, l’ho trovata poco incisiva nell’interpretazione – e ancora la piacevolissima Tarantella di Balanchine, portata ottimamente in scena da Nikisha Fogo e Davide Dato – un pezzo questo al cardiopalma talmente è intenso per una coreografia super concentrata di tecnica e velocità.

Nikisha Fogo, Davide Dato e Anna Ol

Poi Esmeralda pdd, sempre di Petipa, eseguito splendidamente da Anna Ol e Young Gyu Choi, e ancora Don Chisciotte pdd III atto, nuovamente di Petipa, che vede in scena Osiel Gouneo – con i suoi innumerevoli virtuosismi – questa volta in coppia con Nicoletta Manni – come sempre meravigliosa nella sua Kitri, alla quale non manca mai di regalare la personale bravura tecnica e i suoi colori interpretativi.

Nicoletta Manni e Osiel Gouneo

E poi la romantica e poetica Penumbra di Wörtmeyer – in scena Anna Ol e Young Gyu Choi perfetti in questo pezzo, che io adoro, così intenso ed avvolgente -, Qualia di McGregor (del quale ho già parlato del precedente articolo della serata a Torino lo scorso ‪30 dicembre‬) con Melissa Hamilton e Roberto Bolle, un pezzo che piace molto al pubblico, confermando quanto sia efficace questa partnership.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle

Poi, come dicevo poc’anzi, Canon in D Major di Jiři Bubeniček col trio Timofej Andrijashenko, Roberto Bolle e Nicola del Freo e ancora Caravaggio di Bigonzetti con nuovamente la coppia Melissa Hamilton e Roberto Bolle.
Infine Remanso di Nacho Duato, la novità con la quale si è aperta questa serata.
Una coreografia creata nel 1997 per l’American Ballet Theatre di New York con tre protagonisti maschili.
Ammetto di non essere una grande fan di Duato, il suo Schiaccianoci lo trovo francamente troppo semplice rasentando quasi la banalità, ma questo pezzo mi è piaciuto molto proprio perché è, al contrario, particolare e sorprendente per capacità di utilizzare la danza maschile proponendo un parternariato molto personale.

(ph. dal web)

La coreografia riesce a rendere alla perfezione la partitura musicale – Valses Poeticos del 1899 – di ‪Enrique Granados‬ compositore e pianista spagnolo amante del romanticismo e in particolare di quello pianistico di Chopin al quale Granados si ispirava, pur risultandone evidenti le più moderne sonoritá.
Una poesia di Garcia Lorca, Remanso (stagno), recita “…acqua stagnante…. acqua cristallina…… acqua profonda…… acqua di pupilla…..Acqua calma dei tuoi occhi …… acqua calma del tuo cuore”.
E proprio da questa poesia Duato trae spunto per la sua coreografia omonima creando una sequenza veloce, estremamente musicale, in cui i tre ballerini si alternano in un susseguirsi di passi a tre, a due e solistici con la complicità indiretta di un pannello bianco, dietro cui si celano e da cui si rivelano, in alternanza, i tre protagonisti e una rosa rossa che più volte compare e scompare dalle loro mani per venire, poi, sul finale incastrata dietro al ginocchio di uno dei protagonisti (Roberto Bolle) e successivamente tra i suoi denti a ricordare il sapore spagnoleggiante del brano, anche se non così evidente.

Whitney Jensen, Timofej Andrijashenko e Nicola Del Freo

Timofeij Andrijashenko, Roberto Bolle e Nicola del Freo interpretano questo pezzo in modo strepitoso.
Armoniosi, musicali, in perfetta sincronia, con piacevolezza, si apprezzano le caratteristiche e le qualità di ciascuno dei tre.
A conclusione della serata il pezzo Two di Maliphant e le sue scatole luminose.
Roberto Bolle si sta concentrando molto sulla danza moderna e contemporanea, in particolar modo nei gala dei Bolle and Friends, affinando i suoi gesti e il suo modo di muoversi in una lettura stilistica sempre più moderna, scegliendo talvolta brani come questo, così come hanno fatto altri grandi artisti del suo calibro in periodi particolari della loro carriera, alla ricerca di nuovi sapori coreografici e nuove sonorità musicali.
Personalmente apprezzo tantissimo questa scelta, perché trovo che Roberto Bolle possa aggiungere qualcosa di personale a queste coreografie con il suo particolare movimento sempre molto armonioso anche nei momenti più intensi da un punto di vista fisico ed interpretativo.

(Ove non segnalato le foto sono di Eleonora Bartalesi)

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