Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Il Gala “Roberto Bolle and Friends” agli Arcimboldi apre il #bolletour2019: “Un viaggio imperdibile nella bellezza della danza”

Il nuovo anno si apre con il primo appuntamento del BolleTour2019, al quale una delegazione di #ledivine non poteva mancare. Infatti proprio quest’anno Eleonora, Monica G. ed io (le tre presenti alla serata di giovedì 31 gennaio) festeggiamo i dieci anni dei nostri Gala “Roberto Bolle and Friends”: quale modo migliore quindi per celebrare l’anniversario?


Un Teatro degli Arcimboldi sold out (testimoniato dal terminale della biglietteria: nel pomeriggio solo tre posti liberi) ha accolto il primo pezzo in programma, il passo a tre maschile Remanso, proposto per la prima volta nel 1997 dall’American Ballet Theatre di New York, per il quale il coreografo Nacho Duato ha utilizzato la musica del compositore spagnolo Enrique Granados e si è ispirato all’omonima poesia di Federico Garcia Lorca. Remanso è lo stagno, l’acqua calma, immobile, e Lorca usa questa immagine per descrivere «l’acqua calma dei tuoi occhi», «l’acqua calma del tuo cuore», in riferimento ad uno stato d’animo di pace e serenità.

Nicola Del Freo, Roberto Bolle e Timofej Andrijashenko

(ph. Sergio Goglia)

Splendidi tutti e tre gli interpreti (Timofej Andrijashenko, Roberto Bolle e Nicola del Freo), i cui movimenti fluidi, l’atletismo e l’agilità sottolineano una coreografia solo in apparenza semplice, con una rosa come fil-rouge e un piccolo schermo a fare da “quarto personaggio”: i ballerini, in shorts e aderenti t-shirt, lo accarezzano, si arrampicano, scendono, si nascondono, in un colorato gioco di luci.
Molto belli in particolare i quadri statici che i tre corpi compongono di fronte allo schermo, veri e propri tableaux vivants.

A seguire un classico della danza e anche dei Gala di Roberto: il pas de deux tratto da Il Corsaro, con protagonisti Whitney Jensen e Osiel Gouneo.
Il pezzo è sempre molto apprezzato e applaudito per i numerosi virtuosismi proposti. Sia nell’adagio che nelle rispettive variazioni i ballerini hanno mostrato sicurezza e padronanza tecnica, fino ad arrivare alla coda finale, con i suoi infiniti fouettés e le piroette doppie alternate alle singole di Jensen e i salti possenti e innumerevoli giri e tour en l’air di Gouneo, ancora una volta eseguiti con assoluta precisione e perfetto equilibrio.
Applauditissimi entrambi (anche se a me personalmente non ha entusiasmato la Jensen, brava ma non molto incisiva), ma soprattutto – e non c’erano dubbi! – Osiel Gouneo, che mostra padronanza di movimento, personalità e, lo dobbiamo dire, una grande verve attoriale. Il tutto unito a uno smagliante sorriso e sfavillanti occhi scuri che suscitano sempre simpatia.

Nicoletta Manni e Odiel Gouneo in Don Chisciotte (ph. Nikisha Fogo)

Nel secondo atto con altrettanto fervore Gouneo ha eseguito e, al termine, altrettanto acclamato dal pubblico, il famoso passo a due tratto dall’ultimo atto del Don Chisciotte, in coppia con la nostra Prima Ballerina scaligera Nicoletta Manni in quella che è diventata una loro partnership da fuochi d’artificio. Pur avendolo visto ormai diverse volte, anche intrepretato da loro, devo dire che mi entusiasma sempre.
Belli e trascinanti anche qui l’adagio iniziale, le due variazioni, femminile e maschile, sino alla vigorosa coda finale caratterizzata dai perfetti fouettés eseguiti da Nicoletta, e davvero notevoli gli agili salti, tour en l’air e batterie compiute dall’atletico ballerino cubano.
Come ho già avuto modo di sottolineare, Nicoletta “è” Kitri, col suo piglio deciso, il sorriso ammaliante, le pirouettes e i grands jetés, lo sguardo seducente che la rendono una vera primadonna del palcoscenico.

Nicoletta Manni e, a sinistra, Osiel Gouneo: Kitri e Basilio in Don Chisciotte

Ugualmente applaudito il vivacissimo passo a due da Tarantella interpretato da Nikisha Fogo e Davide Dato e creato da George Balanchine sulla Grande Tarantelle op. 67 di Louis Moreau Gottschalk (ca. 1858-64), riorchestrata nel 1954 per piano e orchestra da Hershy Kay e la cui première si tenne a New York nel 1964.
E’ un breve brano di soli sei minuti, ma esemplare per la difficoltà tecnica richiesta dalla musica incalzante. Le coreografie di Balanchine sono caratteristiche proprio per la loro aderenza alla partitura musicale e Tarantella ne è un chiaro esempio: un susseguirsi di virtuosismi per entrambi i danzatori eseguiti a velocità incredibile, in perfetta sintonia con le note.
Meritatissimi gli applausi e le ovazioni riservate a Dato e Nikisha Fogo, davvero grandi interpreti di questo difficile pezzo.

Nikisha Fogo e Davide Dato, Tarantella (ph. dal web)

Atmosfera onirica e toccante lirismo per Penumbra, coreografato da Remi Wörtmeyer su musica di Rachmaninov. Magnifici partner, come già in passato, Anna Ol e Young Gyu Choi, incantevoli in un susseguirsi di prese armoniosamente fluide e delicate.
Altrettanto suggestivo e sempre avvincente, nonostante sia stato presentato spesso nel corso di questi Gala, il passo a due tratto da Caravaggio, di Mauro Bigonzetti su musica di Monteverdi arrangiata da Bruno Moretti.
Ancora una volta partner di Roberto Bolle è stata Melissa Hamilton, che condivide con Roberto la stessa fluidità del gesto, delicatezza dell’animo, precisione nell’esecuzione, elementi che rendono questo pezzo uno dei più riusciti del repertorio contemporaneo di Bolle.
Riprendendo quanto scritto in un precedente articolo Mauro Bigonzetti dice di «voler rappresentare le due anime di Caravaggio, quella che fa capo all’uomo e quella che risponde all’artista, nell’intento di mostrarne le profonde interrelazioni. Così in maniera didascalica divide il balletto in due atti. Nel primo l’uomo Michelangelo Merisi è immerso nell’atmosfera opulenta e al tempo stesso torbida dell’Urbe, in cui già traspare la sua inquietudine, nel secondo vengono prepotentemente in primo piano i moti dell’animo del pittore lombardo».

Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Caravaggio (ph. dal web)

Questo pas de deux ripropone passi classico-contemporanei in modo rigorosissimo, senza tralasciare il minimo dettaglio nell’esecuzione dei passi, dei “legati” e del “lavorio” delle braccia e delle mani. Potenza e lirismo, dinamicità e staticità, matericità e spiritualità, accompagnano tutte le sequenze coreografiche, in cui i due corpi vibrano all’unisono come un unico strumento.
E’ un brano che continua a incantare per la sua leggerezza e sinuosità, per la sua ricerca di contrasto luce/ombra in quell’attrarsi e respingersi dei corpi per mezzo di complesse figure, per la perfetta corrispondenza della melodia all’intreccio coreografico.
Entrambi gli interpreti stupendamente bravi e, come negli altri pezzi eseguiti insieme, è evidente l’alchimia che si instaura fra loro e viene trasmessa attraverso la loro danza.
Applausi infiniti e strameritati per entrambi i ballerini in chiusura di un pezzo abbagliante per armonia e coinvolgimento emotivo.

Anna Ol e Young Gyu Choi, Esmeralda

Ritroviamo Anna Ol e Young Gyu Choi protagonisti assoluti del pas de deux da Esmeralda, in un crescendo virtuosistico di infiniti aplomb, attitudes e pirouettes che hanno fatto scatenare il pubblico. La partnership fra questi due artisti è ottima, sia per affinità fisica che interpretativa: lui sfodera una tecnica sopraffina, elegante e misurata anche nelle parti più acrobatiche, e una buona capacità interpretativa; lei, altrettanto elegante e misurata, frizzante e strepitosa nella variazione con il tamburello.
E che dire di Qualia, duetto al cardiopalma di Wayne McGregor su musica di Scanner, dove la partnership di Melissa Hamilton e Roberto Bolle tocca vette davvero sublimi?

Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Qualia (ph. dal web)

Roberto lo aveva già proposto sul grande schermo nella seconda edizione di “Danza con me” andato in onda su Rai Uno il 1° gennaio, ma la visione dal vivo, a pochi metri di distanza è tutta un’altra cosa: la musica diventa un tutt’uno con ogni fibra del tuo corpo e l’energia, la carica sensuale emanate dai due corpi che si intrecciano con prese ardite è davvero palpabile.
Come definire i “qualia”? Con la spiegazione che ne diede Stefano Accorsi per introdurre il duetto in televisione: «Qualia, parola latina che significa qualità. Nelle neuroscienze i qualia sono i mattoncini che compongono le percezioni, in pratica l’unità di misura delle sensazioni». Concetti astratti per definire una coreografia al contrario molto carnale.

Il Gala ha eccezionalmente proposto due pas de trois maschili: dopo Remanso che ha aperto il primo atto è stata la volta dell’ormai collaudato Canon in D major, in apertura della seconda parte della serata.
Accanto a Roberto Bolle e a Nicola Del Freo, Primo Ballerino scaligero già visto in questa esecuzione, ha debuttato nel ruolo Timofej Andrijashenko, e devo dire che è stato un ottimo debutto, così come per Remanso.
Canon in D major (Le souffle de l’ésprit) è una creazione di Jiri (coreografia) e Otto (musica, ripresa da Johann Pachelbel) Bubenicek, che ne sono spesso stati anche gli interpreti e nel quale Roberto ha debuttato nel Gala svoltosi a Napoli nel 2008. Accanto a lui si sono succeduti negli anni diversi danzatori, ciascuno dei quali ha saputo evidenziare la propria personalità. Mi sono trovata d’accordo con Monica nel dire che i gemelli Bubenicek restano protagonisti insuperati, un po’ perché Canon è una loro creatura, un po’ perché sono veramente grandi esecutori del repertorio moderno e accanto a loro anche Roberto acquisiva quel “piglio” scattante e più contemporaneo che in un brano di questo genere non guasta.

Timofej Andrijashenko, Roberto Bolle e Nicola Del Freo, Canon in D Major (ph. dal web)

Devo dire tuttavia che mi piace molto anche l’interpretazione più fluida e “classica” fornita da altri ballerini, come in questa occasione da Del Freo ma ancor più da Tima. Il primo più nervoso, irruente, veloce, che crea un piacevole contrasto con la tecnica più morbida e classica, quasi uno specchio l’uno dell’altro, di Andrijashenko e Bolle.
Pur avendolo visto parecchie volte, resta sempre un brano estremamente coinvolgente e delicato, pur nella sua energia molto maschile, fluido nei movimenti e caratterizzato da una ricerca di simbiosi tra i danzatori.

In chiusura di serata un brano recentemente introdotto nei programmi dei Gala e che ho apprezzato molto, augurandomi di poterlo rivedere presto. E così è stato.
Si tratta di Two, realizzato da Russell Maliphant nel 2001 per sua moglie Dana Fouras, ex del Royal Ballet, successivamente rielaborato per Sylvie Guillem e quindi sviluppato anche in una versione estesa, pensata per tre danzatrici.
La musica è di Andy Cowton e il light designer è Michael Hulls; cito le luci perché proprio la luce può essere considerata la partner del protagonista Roberto Bolle.

Roberto Bolle, Two (ph. dal web)

Two infatti colpisce per il grande impatto visivo: il danzatore appare sul palcoscenico come imprigionato in una sorta di scatola di luce, contro la quale sembra sferrare attacchi di crescente vigore e violenza assecondando l’aumentare in intensità della musica.
Ho trovato ancora una volta, anzi, ancora di più, Roberto eccezionale in questo brano contemporaneo, nel quale ha riconfermato il suo studio sulla gestualità e l’interpretazione moderna, riuscendo a orchestrare in modo sapiente e incisivo movimento e sonorità. Le sue mani e i suoi piedi illuminati bucano letteralmente il palcoscenico e il teatro intero, mentre il suo corpo statuario e scattante è tanto ipnotizzante quanto del tutto avulso da ogni connotazione fisica, per diventare tutt’uno con il gesto e la musica.
Tantissimi applausi hanno accompagnato gli artisti nel consueto galop finale, con rapide entrate e uscite dal palcoscenico, e nei loro saluti finali.

Quali migliori parole per definire questa nuova serata di danza di altissimo livello se non quelle che aprono il programma di sala: «Un viaggio imperdibile nella bellezza della danza».

(ove non segnalato le foto sono personali)

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