Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Irasshaimase! Irasshaimase! La musica del konbini

 

Mentre leggevo questo libro pensavo: «Ma cosa sto leggendo? E’ folle…»
Poi mi dicevo che, essendo un best seller, con oltre 700.000 copie vendute solo in Giappone, definito da molti critici letterari uno dei migliori romanzi realizzati da una così giovane scrittrice, sotto sotto doveva esserci altro. Altro sotto il senso di oppressione e alienazione che ogni pagina trasmette.
Proprio un paio di sere fa, scorrendo le pagine dell’interessantissimo numero di “The Passenger” dedicato al Giappone, in particolare l’articolo intitolato “Perché il Giappone è immune dal populismo?”, mi è capitato sott’occhio questo paragrafo: «I dipendenti dei grandi magazzini sembrano trarre un autentico senso di orgoglio dal confezionare la merce con cura. Alcuni lavori – si pensi agli uomini di mezza età in uniforme che hanno il compito di sorridere e inchinarsi di fronte ai clienti che entrano nelle banche – sono in apparenza completamente superflui. Sarebbe un’ingenuità pensare che possano dare un’autentica soddisfazione a chi li compie, ma quello che offrono è un senso di appartenenza, l’idea di avere un ruolo all’interno della società, per quanto umile.»
È un concetto molto radicato nella collettività giapponese che già mi era noto, ma al quale non avevo pensato leggendo Murata Sayaka. «La volontà di conservare un senso di orgoglio per il proprio lavoro»: un ideale troppo spesso dimenticato e calpestato nella nostra società.
Ora il cerchio si è chiuso e ogni pagina de La ragazza del convenience store ha ritrovato il suo significato.

Nei konbini in Giappone risuonano sempre mille rumori. Dal trillo all’ingresso che annuncia l’arrivo dei clienti alla voce cantilenante di una star della tv che pubblicizza nuovi prodotti e si diffonde nel negozio attraverso gli altoparlanti. Dal saluto dei commessi che accolgono i clienti gridando a perdifiato ai bip dello scanner alla cassa. Il tonfo dei prodotti sul fondo del cestino della spesa. Il fruscio dell’involucro di cellophane di dolcetti e focaccine. Il ticchettio dei tacchi sul pavimento. Una miriade di suoni che si fondono tra loro e si insinuano dentro di me senza sosta: è la “musica del konbini”.

**********

Spesso, forse perché ci passo gran parte delle mie giornate, mi capita di sognare di essere al negozio, alla cassa. Apro gli occhi e penso: «Caspita, non hanno ancora messo il prezzo sulle nuove buste di patatine!». Oppure: «Ehi, abbiamo venduto tè caldo in bottiglia a bizzeffe, bisogna sbrigarsi con il riassortimento!» A volte mi succede addirittura di svegliarmi in piena notte al suono della mia stessa voce: Irasshaimase! Irasshaimase!
Nelle notti in cui non riesco a prendere sonno i miei pensieri corrono verso quella scatola di vetro trasparente, dove la vita non si ferma neanche per un istante, le luci sempre sparate a mille. All’interno di quella specie di acquario freddo e asettico tutto va avanti come un congegno perfetto. E finalmente provo un certo sollievo e mi addormento, rasserenata da quelle scene familiari e dalla musica del konbini.
Il mattino dopo, come sempre, rivesto i miei panni di commessa e ritrovo in un attimo il mio posto tra gli ingranaggi del mondo. Solo in quel caso, e in nessun altro, posso dire di funzionare come una persona “normale”.

Murata Sayaka, La ragazza del convenience store

Murata Sayaka è nata nel 1979 nella prefettura di Chiba. Debutta come scrittrice nel 2003 con il racconto Ju’nyū (L’allattamento), che si guadagna il premio Gunzō. Nel 2009 si aggiudica il premio Noma per esordienti, con Gin iro no uta (La canzone d’argento) e nel 2013 il premio Mishima con Shiro iro no machi no, sono hone no taion no (Il bianco della città, delle ossa e della temperatura corporea). Nel 2014 ottiene il premio Sense of Gender con Satsujin shussan (Parti e omicidi) e nel 2016 il premio Akutagawa con La ragazza del convenience store, ispirato alla sua storia personale di commessa presso un konbini.
E’ una delle più promettenti autrici giapponesi contemporanee, con uno stile fresco e un’intelligenza vivida che ricordano la Banana Yoshimoto di Kitchen.

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