Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Le tappe torinesi concludono con un tutto esaurito il trionfale BolleTour 2018

Con il racconto di Eleonora della serata del 30 dicembre scorso al Teatro Regio di Torino si chiude il BolleTour 2018.
Prossimo appuntamento: 31 gennaio, Teatro degli Arcimboldi di Milano, per aprire una nuova stagione di danza!

 

Con ancora negli occhi la bellezza delle immagini, la poesia dei passi a due e la comicità degli sketch di “Danza con me 2”, mi accingo a rendicontarvi la consueta immancabile tappa torinese di fine anno del BolleTour 2018.
Quest’anno il programma è favoloso e non ha deluso le aspettative; in parte mutuato da ciò che abbiamo visto il 1 gennaio su Rai Uno in tv, ma arricchito da quel pathos, da quell’adrenalina, da quell’emozione che solo le esibizioni dal vivo sanno sempre regalare.
La serata si apre con Capriccio, coreografia di Mauro Bigonzetti e musica di Niccolò Paganini, una creazione appositamente realizzata per la mostra “Paganini Rockstar” in corso al Palazzo Ducale di Genova fino a marzo 2019.
I muscoli del corpo umano sembrano tendersi, vibrare come le corde del violino sotto le sollecitazioni dell’archetto. Movimenti veloci delle mani che disegnano nell’aria volute invisibili come le note uscenti dalla cassa armonica dello strumento e che sembrano farsi strada velocemente sulle righe del pentagramma.
Nel gesto delle mani, a mio parere, Roberto Bolle eccelle per essere, il suo, un gesto speciale, elegante come pochi e particolarmente comunicativo, non restando un semplice complemento.
Il pezzo prosegue su note acute, tenute in alto, in equilibrio come quei relevé che ne accentuano la tensione muscolare.
Dopo tutto questo, lo spolverare le scarpette con le mani sembra quasi voler dire: signori, questo era solo il riscaldamento.
E infatti da qui in poi il Capriccio n. 24 di Paganini – un insieme virtuosistico di scale e arpeggi velocissimi, pizzicati, ottave e decimi paralleli che si susseguono quasi senza sosta – decolla, splendidamente eseguito dal virtuoso dello strumento Alessandro Quarta con il suo Giovan Battista Guadagnini del 1761, verso evoluzioni pindariche scritte magistralmente dal grande strumentista genovese, mentre Bolle inizia a volteggiare nell’aria con altrettante evoluzioni coreografiche.
Si dice che il suono del violino arrivi a imitare la voce umana e, chissà, forse ha anche un’anima…. Se così è, in questo pezzo quella dello strumento e quella umana si sono incontrate.
Applausi generosi e convinti per questo straordinario pezzo di Bigonzetti che ne evidenzia il suo talento creativo oltre a quelli altrettanto straordinari di Roberto Bolle e Alessandro Quarta.
Abbandoniamo l’escursione in questo vortice di note e movimenti viscerali per tornare al mondo accademico classico per il pdd tratto da Coppelia – coreografia di Saint-Leon e musica di Léo Delibes – interpretato da Sarah Lamb e Federico Bonelli, entrambi del Royal Ballet.

Sarah Lamb e Federico Bonelli, Coppelia

Bel pezzo ma non così trascinante tra i classici come un Don Chisciotte o un Corsaro che seguiranno nella seconda parte dello spettacolo.
Passo a due comunque ben eseguito da entrambi.
Poi è la volta di Qualia di Wayne McGregor, che abbiamo già avuto modo di vedere dal vivo durante il BolleTour 2015, all’epoca interpretato da Melissa Hamilton in coppia con Eric Underwood e
qui a Torino invece sempre accanto alla Hamilton abbiamo proprio Bolle, che si cimenta per la prima volta in questa coreografia dall’atmosfera astratta, ispirata dall’unicità qualitativa delle esperienze sensoriali.
Questa coreografia ha in sé un fascino indefinito sottolineato anche dalla musica di Scanner – dalle sonorità futuristiche, leggermente noir – e non manca di attrarre e scatenare reazioni sensoriali nel pubblico, proprio quei Qualia del titolo.

Melissa Hamilton e Roberto Bolle, Qualia

A seguire il pdd del II atto de Il Lago dei Cigni. Non certamente facile da portare in un gala estrapolato da un’esecuzione organica dell’intero balletto, è risultato però molto ben interpretato da Tatiana Melnik e Alejandro Virelles con eleganza e maestria.
Poi, per tornare alla danza contemporanea, ecco In Awakening – coreografia di Isyan Jiang e musica di Senking – in cui si esibisce Bakhtiyar Adamzhan, già visto a Milano in occasione del Bolle & Friends durante la settimana di On Dance.
Ballerino dotato di ottima tecnica ed elevazione nei salti e nelle pirouettes, qui si cimenta in una breve coreografia dedicata al risveglio. I gesti, i movimenti, le tensioni di un corpo che si appresta ad affrontare il nuovo giorno. Interessante!
Chiude la prima parte Serenata, tratto dall’opera Cantata – coreografia di Mauro Bigonzetti e musica di Amerigo Ciervo – ambientata nel Sud d’Italia e dalle tinte tipicamente forti, passionale, mediterranea, che racconta il rapporto uomo-donna: l’attrazione, la seduzione, la passione in una terra dai sapori antichi.
Avevo già avuto modo di vedere on line questa coreografia interpretata anche da grossi nomi della danza, ma non mi aveva entusiasmato. Non posso dire che non mi piacesse, ma piuttosto che ci fosse qualcosa nell’esecuzione da non convincermi a pieno, la trovavo troppo ginnica e soprattutto poco armonica nella disarmonia della coreografia.
Invece Roberto Bolle e Polina Semionova risultano davvero convincenti dando vita ad una superba interpretazione. Sono rimasta semplicemente stregata da questa esecuzione, rapita dall’erotismo istintivo che emana dal feeling tra i due.
Bigonzetti fa danzare i suoi ballerini a piedi nudi e ha un senso perché è una danza istintiva che nasce da dentro e che quindi non ha bisogno di sovrastrutture, ha bisogno solo del contatto con la terra, dell’affondare nelle origini della propria vita e delle proprie tradizioni.
Quegli sguardi pieni di desiderio ancora inespresso, lei che si batte sul petto con la mano di lui alla ricerca di un primo contatto, quasi a voler significare che quella che risuona sotto i colpi della sua mano è carne viva. Lui che affonda il volto nel basso ventre di lei mentre le gambe della donna sono mosse da un fremito di piacere.
Si allontanano, si cercano, mentre risuonano le parole della canzone scritta in dialetto il cui ritornello recita così:
«Nun t’affaccià si siente ‘a voce mia
Nun t’affaccià si siente ‘a serenata
Je mo nun canto pe’ tté, canto pe’ n’ata
Ca nun s’affaccia si t’affacce tu»
E ancora lui che le prende il volto tra le mani, le labbra semi aperte che si sfiorano in un desiderio sempre più forte, le loro gambe si toccano, si intrecciano in aria mentre giacciono entrambi per terra per poi abbandonarsi, infine, rannicchiati l’una nelle braccia dell’altro.
Finisce così quasi senza fiato la prima parte del gala.

Dopo l’intervallo, la seconda parte si apre con il pdd Méditation from Thaïs – coreografia di Frederick Ashton, musica di Jules Massenet – interpretato da Sarah Lamb e Federico Bonelli, come nel 2014. Una creazione del 1971 di Sir Ashton che al suo debutto mandò in visibilio il pubblico tanto da dover concedere nella serata un bis.
Un pas de deux sicuramente raffinato, elegante – come tutte le coreografie di Ashton – che rende a pieno il concetto meditativo del titolo.
Eseguito splendidamente da Bonelli-Lamb, ma che sinceramente non mi “colpisce al cuore” come Thaïs di Roland Petit, la cui creazione si pone decisamente su un altro piano emotivo e coreografico.
Poi il sempre piacevole per virtuosismo e acrobazie Le Corsaire, questa volta con il pdd interpretato da Liudmila Konovalova e nuovamente Bakhtiyar Adamzhan.

Ludmila Konovalova e Bahtiyar Adamzhan, Le Corsaire

Tornano in scena Bolle e la Hamilton con Caravaggio, che rimane sempre una creazione magicamente emozionante.
Il pezzo successivo è il pas de deux dall’atto III di Don Chisciotte – coreografia di Marius Petipa e musica di Ludwig Minkus – qui interpretato da Polina Semionova e Alejandro Virelles.
Mi è piaciuta molto la loro interpretazione. Entrambi dello Staatsballett di Berlino e con una bella intesa sul palcoscenico, rendono vivo questo pdd.
Straordinaria Polina Semionova che, supportata anche da un bravo Virelles, regala alla sua Kitri personalità ed energia con piglio e sicurezza. Non avevo mai avuto modo di vedere la Semionova in Kitri e devo dire che è una bella scoperta in questo ruolo, che fa suo con grande personalità e tecnica sopraffina.
Per finire non poteva mancare Dorian Gray, che nel BolleTour 2018 estivo ha entusiasmato il pubblico – non a caso questa coreografia è stato il momento che ha fatto rilevare lo share più alto di “Danza con me 2”.
Non sorprende quindi che anche in questa cornice torinese tutti ne siano stati rapiti ed affascinati.
Per me solo una toccata e fuga questa tappa torinese, che mi ha però permesso di poter ammirare un programma davvero splendido per una degna conclusione di una stagione ricca di magnetiche serate.

(Fotografie e video di Eleonora Bartalesi)

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