Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Amore… amori…

L’uomo era sorpreso dall’esistenza di Kin. La crudeltà dei tempi non aveva lasciato su di lei la benché minima traccia. Le condizioni in cui viveva facevano pensare che potesse procurarsi facilmente una somma di denaro di due o trecentomila yen. Lui non nutriva alcun rimpianto per il suo corpo; piuttosto, desiderava inseguire e cercare di trattenere in sé la ricchezza interiore di quella donna, nascosto nel fondo della sua esistenza.
Tornato dalla guerra, aveva provato a tuffarsi negli affari animato soltanto dall’entusiasmo della gioventù, ma in meno di sei mesi aveva dato fondo al capitale ricevuto dal fratello; oltre alla moglie, aveva una relazione con un’altra donna e anche lei, tra poco, gli avrebbe dato un figlio. Si era ricordato della Kin di tanti anni prima ed era venuto da lei pensando che potesse aiutarlo; ma non era più infatuata di lui come una volta ed aveva imparato ad essere prudente.
Il cuore di Kin era rimasto imperturbato dall’incontro con Tabe a distanza di tanti anni. La posizione e l’espressione composte della donna trattenevano Tabe dall’avvicinarsi. Le prese di nuovo la mano e provò a stringergliela forte. Lei lo lasciò fare senza reagire. Senza neppure accennare ad avvicinarsi, continuava a togliere la nicotina dal bocchino con una sola mano.
Dopo un periodo di tempo così lungo, entrambi si ritrovavano a serbare nel cuore sentimenti intricati. Erano invecchiati tutti e due, al punto da non sentire più la nostalgia del passato Entrambi, pur senza parlare, si stavano confrontando con la realtà, piombando nell’abisso delle disillusioni.
Quell’incontro era avvenuto in un momento di stanchezza. Neanche un pizzico della casualità dei romanzi, di gran lunga più dolci.
La sottile verità della vita… Tutte e due erano lì solo per rifiutarsi a vicenda e nient’altro.

Hayashi Fumiko, Il tardo crisantemo (tratto da Cent’anni di racconti dal Giappone, a cura di Cristiana Ceci)

Hayashi Fumiko (1903-1951) trascorse i primi anni della sua vita vagabondando al seguito dei genitori, venditori ambulanti, da un villaggio all’altro, cambiando scuola innumerevoli volte, finché la famiglia si stabilì per un certo tempo a Onomichi.
Terminate le scuole superiori, Hayashi decise nel 1922 di trasferirsi a Tōkyō dove nei successivi quattro anni si adattò a fare i mestieri più disparati. Questo periodo, segnato dalla miseria e da infelici esperienze sentimentali, verrà descritto più tardi, senza sentimentalismi ma con una certa ironia, nel romanzo più famoso della scrittrice, Hōrōki (1930; Cronaca di un vagabondaggio). L’opera ebbe un immediato successo sia per l’assoluta franchezza con la quale descrive le vicende sia per la vitalità che ne anima le pagine. In seguito pubblicò Fûkin to uo no machi (1931; La città dei pesci e della fisarmonica), un breve toccante racconto dedicato agli anni dell’infanzia, e Nakimushi Kozō (1934; Un ragazzino piagnucolone).
Durante la seconda guerra mondiale fu in Cina come corrispondente del “Mainichi shimbun” e successivamente nel Sud-Est asiatico. La sua scelta scelta le alienò le simpatie degli intellettuali di sinistra, un tempo suoi estimatori, che l’accusarono di collaborazione con il regime imperialista. Queste esperienze avrebbero fornito materiale per il romanzo Ukigumo (1950-51; Nuvole fluttuanti).
La fine della guerra confermò il suo successo come scrittrice. Oltre a due racconti, Bangiku (1948; Tardo crisantemo, con il quale l’anno seguente vinse il premio per la letteratura femminile giapponese) e Shitamachi (1949; La periferia), giudicati fra i migliori, seguitò a scrivere e a pubblicare con ritmo febbrile.
Morì nel 1951, lasciando incompiuti il romanzo Meshi (Il pasto) e una serie di racconti.

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 1, 2019 da in Giappone, Letteratura, Pagine d'Oriente con tag , , , , .
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