Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Lo Schiaccianoci: una delicata parabola dell’adolescenza – Trama e note di stile

ATTO I

Scena prima
Il laboratorio di Drosselmeyer
Il sipario si apre sulla città di Norimberga agli inizi dell’Ottocento: è la vigilia di Natale.
Nella quieta atmosfera del suo laboratorio il signor Drosselmeyer sta preparando i doni per la festa che si terrà quella sera stessa nella casa del sindaco Stahlbaum.
Drosselmeyer – padrino di Clara e Fritz, figli del primo cittadino – è esperto nella costruzione di orologi e giocattoli meccanici; conosce anche la magia e l’arte di fermare il tempo.
Dopo aver consegnato a un ragazzo un curioso angelo di Natale (una bambola con le ali) da recapitare a casa di Stahlbaum, prende con sé uno schiaccianoci di legno a forma di soldatino in cui, a causa di un maligno incantesimo, è stato imprigionato il suo giovane nipote.
L’uomo rivolge uno sguardo rattristato al ritratto del ragazzo che tiene appeso al muro, al di sopra del caminetto, quindi esce per recarsi al ricevimento.

Scena seconda
La strada all’esterno di casa Stahlbaum
Mentre gli invitati raggiungono la casa del sindaco, il ragazzo inviato da Drosselmeyer consegna il suo pacco.

Scena terza
Il salotto di casa Stahlbaum
In casa Stahlbaum si fa festa: i bambini giocano allegramente e gli adulti vigilano con affetto e pazienza.
Clara e Fritz si mettono subito in evidenza: lei è dolce e graziosa quanto lui è maligno e dispettoso.
Accadono anche piccoli fatti, regolati con precisione, e sorprendenti passaggi teatrali. Ci viene per esempio mostrata la bianca torta candita, le cui decorazioni prefigurano l’ambientazione che ritroveremo nel Paese dei dolci.
Clara poi posiziona la bambola-angelo, consegnata prima dell’inizio dei festeggiamenti dal garzone di Drosselmeyer, in cima al grande albero di Natale; nella quinta scena il giocattolo diventerà la sua guida nel viaggio che compirà nel mondo fatato.
Stahlbaum chiama a raccolta i bambini per distribuire i doni.
Felici ed emozionati, i piccoli invitati danzano un girotondo e poi si lanciano in un galop, imitando gli adulti.


E’ una giornata allegra e ricca di tradizioni popolari: nel magico clima cattolico delle usanze bavaresi vediamo apparire, insieme ad altre mascherine, anche due grossi diavoli e un vescovo che raffigura San Nicola (Santa Claus).
Quando Drosselmeyer fa il suo ingresso, le luci si abbassano e il tempo sembra fermarsi per un attimo. I bambini nutrono un misto di affetto e timore nei suoi riguardi.
Il padrone di casa gli offre una presa di tabacco e subito cominciano i prodigi.
Da due recipienti a forma di cavolo e di zucca fuoriescono Colombina e Arlecchino, automi che Drosselmeyer fa danzare.
Quindi sono estratte da due grandi casse dipinte una vivandiera e un soldato; un meccanismo li mette in movimento.
Nel susseguirsi di questi eventi meravigliosi la piccola Clara sembra essere trascurata, ma Drosselmeyer è pronto a mettere in atto il piano che ha precedentemente architettato: dona Schiaccianoci alla bambina, che lo culla amorosamente. Il fratello, dispettoso, glielo toglie di mano e lo rompe.


Prontamente il padrino aggiusta il giocattolo, consigliando poi a Clara di metterlo a riposare nella culla della bambola.
Dopo gli ultimi scorrazzamenti dei ragazzi, che si divertono a molestare le bambine, si svolge la danza finale degli adulti; anche il nonno si alza per un attimo dalla sedia a rotelle.
Gli invitati infine si congedano e gli Stahlbaum mandano a letto Clara e Fritz.

Scena quarta
La battaglia
Più tardi, quando il salotto rimane deserto, Drosselmeyer con una magia cambia la scena: i giocattoli si ingrandiscono e si animano.
Clara, che riappare per recuperare Schiaccianoci, trova il padrino appollaiato su un orologio a forma di gufo. Il tempo si ferma e la giovane rimane come incantata.
Improvvisamente dal pavimento sbucano topi aggressivi che la minacciano.
A un comando di Drosselmeyer un drappello di soldatini fuoriesce da una caserma-giocattolo e ingaggia con i topi una battaglia senza esclusione di colpi.


Anche Schiaccianoci interviene in difesa della bambina. L’arrivo del Re dei topi sembra far precipitare le sorti dei soldati: Clara è quasi fatta progioniera e Schiaccianoci sta per soccombere… Ma la bambina riesce a colpire con la sua scarpina il Re dei topi, che cade morto.
Il valoroso Schiaccianoci, ormai trasformato magicamente in un giovane principe, giace a terra svenuto.

Scena quinta
Il Regno della neve
La scena cambia e appare un fondale di nubi e nebbie, il giovane (ricordando appeso nel laboratorio di Drosselmeyer, riconosciamo in lui il nipote) si riprende.
Nasce un festoso duetto amoroso con Clara che, estatica, esprime la sua gioia infinita.
Drosselmeyer invita i due ragazzi a salire a bordo di un’elegante slitta guidata dalla bambola-angelo; inizia così una sorta di magico viaggio di nozze verso un mondo fatato.
Il fondale cade sul palcoscenico e lascia il posto a un bosco ghiacciato dove, sotto la neve, si muovono lentamente quattro bambole-angeli.


Accompagnate dalla celebre musica del “valzer dei fiocchi di neve”, entrano poi a gruppi di sei, in quattro tempi, ballerine bianchissime che sembrano volare. Si ascolta anche un dolce coro di fanciulli. Il clima è decisamente paradisiaco.
La piccola Clara e il suo giovane compagno si uniscono felici alle danze. Sono ormai entrati nel grande gioco di Drosselmeyer.
Quando l’elegante valzer finisce e la scena si svuota, vediamo la slitta volare via in un cielo che sembra fatto di ghiaccio.

ATTO II

Scena prima
Il viaggio al Paese dei dolci
Mentre l’avventura dei due giovani continua, Drosselmeyer arresta di nuovo il tempo: l’intermezzo musicale ha come protagonisti otto bambole-angeli che, fra bianche nuvole, accendono dei piccoli ceri per indicare la via che conduce al Palazzo fatato; al loro arrivo Clara e Schiaccianoci troveranno ad accoglierli otto ragazzi in tricorno e abiti d’argento.
Drosselmeyer apre le porte del Paese dei dolci e siamo così introdotti in un luogo incantato, colorato di rosa e delicato come fosse di porcellana.

Scena seconda
L’atrio del Palazzo
In uno scenario che ci ricorda le decorazioni della torta candita degli Stahlbaum, la Fata Confetto e il suo Principe fanno gli onori di casa.
L’ambiente è di gusto settecentesco, ma le danze sono in perfetto stile romantico. L’elegante duetto è inserito in una visione fluttuante di ballerine-fate e di gentiluomini di corte.
Il maggiordomo annuncia l’arrivo della slitta e la Fata Confetto accoglie i giovani con delicata gentilezza.
Dopo che il ragazzo ha raccontato con emozione la sua avventura – la battaglia con i topi e come Clara l’abbia salvato – la Fata e il Principe fanno rivestire i giovani di lussuosi mantelli e cedono loro il trono: la festa che segue sarà tutta dedicata agli ospiti.
Il divertissement – una suite di danze popolari – comincia con un ballo spagnolo molto marcato; segue una sensuale danza araba e una cineseria comicamente agile; la possente danza russa precede quella, molto galante, dei flauti.
Si giunge così al secondo celebre valzer del balletto, detto “dei fiori”, festosa conclusione d’insieme con volteggianti e romantiche coppie in rosa.
Terminato il valzer, inizia il grand pas de deux della Fata Confetto e del Principe con un adagio appassionato e musicalmente splendido, seguito dalle brillanti variazioni e dalla coda.
I due protagonisti si esibiscono nei virtuosismi della scuola classica. Notiamo in particolare che la Fata esegue il suo assolo sulle note della celesta e che, nella coda, compie i fouettés in diagonale, per finire in un poisson, una posizione che ricorda l’immagine di un pesce perché la ballerina ha il volto e il busto rivolti verso il basso mentre le gambe, in aria, si incrociano conferendo al corpo un’elegante curvatura.
Ancora un valzer per concludere questa scena meravigliosa.
Ma in lontananza compare Drosselmeyer. Si fa buio, tutti scompaiono; restano solo i due giovani, che vengono fatti salire sulla slitta.

Scena terza e scena quarta
La strada all’esterno di casa Stahlbaum. Apoteosi
Lo scenario cambia e ci troviamo nuovamente all’esterno della casa del sindaco Stahlbaum. La festa della vigilia è finita e gli ultimi invitati stanno uscendo. Anche Drosselmeyer si allontana, da solo.
Rientrato nel laboratorio, trova il nipote addormentato. E’ tornato uomo; l’incantesimo è stato spezzato.
Mentre lo abbraccia, notiamo appeso al muro il ritratto del soldatino Schiaccianoci, che ha sostituito quello del giovane. La bambola con le ali d’angelo sorride.

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2 commenti su “Lo Schiaccianoci: una delicata parabola dell’adolescenza – Trama e note di stile

  1. verdefronda
    dicembre 26, 2018

    Buone feste
    Giorgio

    Mi piace

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