Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Da Tokyo a Kyoto alla ricerca dell’IKI. Riflessioni giapponesi con Massimiliano Neri

Avete già incontrato Massimiliano Neri tra le pagine del blog.
Lo avete conosciuto come ideatore e creatore di un luogo speciale come il “Kukai”, prima a Napoli e poi a Capri (ne parlo qui, tra i miei “angoli d’amore nell’Isola Blu”) e come fotografo dotato di un occhio sensibile e naturalmente predisposto a cogliere la bellezza che lo circonda, ovunque si trovi (da leggere il suo “sguardo dell’anima sul mondo”).
Massimiliano però non si è fermato. Non si è fermato perché sempre in viaggio, per piacere e alla ricerca di nuovi stimoli, e perché, da oculato imprenditore, ha fatto crescere il Kukai, facendogli acquisire una dimensione nuova, facendolo evolvere con il mutare dei tempi e legandolo ancora più alla bellezza e alla cultura.
E’ nato così “Iki Restaurant” a Napoli, nell’ottobre 2017, non solo cucina giapponese ma orientale in senso ampio, con la possibilità di consumare anche solo drink per aperitivo o dopo cena, in un’atmosfera resa ancora più suggestiva dai materiali preziosi scelti con cura per l’arredamento e dall’esposizione di opere d’arte, a creare una piccola galleria ove soddisfare tutti i sensi.

Ma, come già avvenuto con Kukai, Max ha raddoppiato: quest’anno è arrivato “Iki Trattoria Giapponese”, all’interno di Palazzo Vanalesti in Piazzetta Cerio a Capri.
Il progetto architettonico porta ancora una volta la firma di Francesca Faraone, curatrice già in passato di eventi legati all’arte contemporanea, e si è ispirato alla filosofia di Edwin Cerio, figlio di Ignazio, architetto e fondatore del museo in cui nasce il sushi-art restaurant. «Il progetto, rispettoso della maestosità degli spazi interni, riprende nella grande terrazza uno stile caprese contemporaneo – racconta Francesca Faraone –, dove l’architettura del costruito è fatta da pergole di bouganville e strutture vegetali. I colori sono il blu cerio, che riprende quello della lucertola blu dei faraglioni e il verde delle piante che circondano lo spazio».
Anche qui Massimiliano ha voluto fortemente creare un legame con l’arte: un pianoforte campeggia in una delle sale e le pareti sono dedicate all’esposizione di opere d’arte. Quest’estate, infatti, è stata allestita una piccola mostra della pittrice Valeria Corvino dal titolo “Terra, fuoco, acqua, aria”.

Questa lunga introduzione era dovuta per sottolineare l’eclettismo di Massimiliano Neri, passato da una sfolgorante carriera di modello a una ancora più soddisfacente di imprenditore, attraverso gli studi universitari a Parigi e master in Giappone.
Ecco, siamo arrivati al punto: la sua grande passione per il Paese del Sol Levante, la sua storia e la sua cultura, l’ha portato a svelare un altro aspetto della sua poliedrica personalità.
Lo ritroviamo quindi reporter d’eccezione per “Il Mattino” di Napoli, fra la modernità e la tradizione di Tokyo e Kyoto, alla scoperta dell’IKI, un concetto estetico che permea tutti gli aspetti della vita culturale giapponese. E chi meglio di lui ce ne poteva parlare?
«Il Giappone è un paese dove ognuno è dedicato alla creazione della bellezza in un modo e con un’intensità sconosciuti al resto del mondo – racconta Massimiliano – Questo aspetto della cultura giapponese mi ha affascinato dal primo momento. Non a caso, ho sempre cercato di accompagnare l’estetica dei piatti a quella dell’ambiente in cui vengono consumati».
E’ proprio in questa ricerca della bellezza e della distinzione che si colloca il concetto di IKI, «un termine che non può tradursi in nessun’altra lingua con un’unica parola ma che racchiude in sé contemporaneamente il significato di eleganza, raffinatezza e seduzione, semplicità, naturalezza, sobrietà e educazione». Anche i tratti di una personalità, dunque, possono essere IKI.
Durante la prima settimana Massimiliano ci ha portato con sé in alcuni dei luoghi più suggestivi e particolari di Tokyo.
In primis il Parco di Ueno, dove si trova la più grande concentrazione di musei della città e dove si esibiscono molti artisti di strada. Questo parco è molto noto anche, e forse soprattutto, per i suoi ottomila alberi di ciliegio, che in primavera donano uno degli spettacoli più belli della natura: la fioritura dei loro rami (hanami) in un tripudio di rosa e la successiva “pioggia” di petali che non ha eguali al mondo.

Artista di strada al Parco di Ueno

Un altro luogo che Massimiliano ci porta a conoscere, e di cui abbiamo sentito parlare recentemente per il suo cambiamento di sede, è il famosissimo mercato del pesce, fino a poco più di un mese fa a Tsukiji e ora a Toyosu. Racconta Max che il Toyosu Fish Market è due volte più grande del precedente e ancora più comodo da raggiungere con la metropolitana. L’ingresso ai turisti resta gratuito ed è anche possibile assistere all’asta del tonno alle 4.30 del mattino. Da intenditore, Max conferma che «qui il sapore del sushi è il più buono del mondo. Il pesce è freschissimo, preparato e servito. […] Vi consiglio di prendere il vostro sushi al ristorante Sushi Shou, che è davvero molto IKI, come lo chef Ryohei Hirota che lo prepara!» (articolo e video).


Per la seconda settimana in Giappone ci spostiamo a Kyoto, città che, personalmente, credo amerei alla follia. A riprova di questo, due affascinanti spunti offerti da Massimiliano: il quartiere di Gion e l’ukiyo-e e il mistero (mi sento di chiamarlo tale…) del kimono.
Nello storico quartiere di Gion – dove ancora si può ritrovare l’atmosfera dell’antico Giappone, sebbene sia diventato meta di turismo e intrattenimento – si trovano diversi monasteri, tra cui il santuario Yasaka, che offre lo spunto per parlare delle stampe ukiyo-e, di cui Massimiliano è collezionista.

Alla ricerca di stampe ukiyo-e

Egli racconta che « l’ukiyo-e è una stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici in legno. La sua storia contempla due periodi: il periodo Edo (fine ’700-inizio ’800) e il periodo Meiji (fine ’800 – inizio ’900). Il periodo Edo fu essenzialmente un periodo di calma e costituì l’ambiente ideale per lo sviluppo dell’arte in questa forma commerciale, mentre il periodo Meiji fu caratterizzato da nuove influenze dovute all’apertura del Giappone all’Occidente.» (articolo e video).
E’ anche nella bellezza e particolarità di questo caratteristico tipo di stampe che ritroviamo il concetto estetico di IKI, il quale trova forse il suo apice in un aspetto del costume e della cultura nipponiche che lascia sempre letteralmente a bocca aperta per la sua ricercatezza e raffinata complessità: il kimono.

Massimiliano in kimono

Massimiliano ci accompagna nell’atelier di Terada Yutaka, maestro nella creazione di pregiati kimono, e ci stupisce con le parole e le immagini che corredano la nascita di questo prezioso capo d’abbigliamento: dalla ricerca dei tessuti, ai colori, al particolarissimo metodo di lavorazione. Dall’ideazione alla realizzazione può anche passare un anno! Ecco perché egli scrive che questi kimono non hanno prezzo… (articolo e video)

Un angolo di Kyoto

A conclusione di questo breve viaggio nel Paese del Sol Levante, che potete però approfondire con gli articoli e i video pubblicati su “Il Mattino” di Napoli e di cui ho riportato i link, quattro domande a Massimiliano sul suo rapporto con la “giapponesità”.

Ciao Massimiliano e innanzitutto grazie per dedicarci un po’ del tuo tempo.
Come è nata questa tua profonda passione per il Giappone?
Il mio primo approccio col Giappone avvenne a 19 anni, in realtà un po’ per caso.
Ero in Nuova Zelanda, dove lavoravo come modello, quando la mia agenzia mi propose un’esperienza in Giappone. Accetto e dopo qualche giorno mi ritrovo a Tokyo.
Fu amore a prima vista, non tanto per la città in sé, quanto per i giapponesi: mi innamorai del loro approccio alla vita, del loro senso del rispetto reciproco, della loro educazione, della loro attenzione ai dettagli e della loro dedizione.
Quella prima visita non durò più di un paio di mesi, tuttavia mi ripromisi che ci sarei tornato per un periodo più lungo.
Ritornato a Parigi infatti, dove ero iscritto alla facoltà di Economia, iniziai da subito delle lezioni private di lingua giapponese. Ben presto mi appassionai anche alla letteratura; divoravo letteralmente i libri di Tanizaki e Mishima soprattutto. Oramai anche a Parigi avevo più amici giapponesi che francesi. Mangiavo spessissimo piatti giapponesi, sia al ristorante, sia a casa di amici, e ovviamente a casa mia. Ero diventato un esperto di ricette giapponesi.
Ho sempre sentito come un’energia che mi attirava verso il Giappone, qualcosa di inspiegabile, chissà…forse una vita precedente in Giappone…
Ho sentito da subito che esisteva un forte legame tra me e il modo di sentire dei giapponesi. Inspiegabilmente adoravo il loro senso dell’umorismo, con il quale in realtà non ero mai entrato in contatto prima. Ancora adesso non rido con nessuno come con loro, adoro quel loro umorismo infantile, demenziale da un lato e sagace dall’altro. Un umorismo che, a differenza di quello occidentale, non si basa mai sull’offesa dell’altro ma piuttosto sul ridicolizzare se stessi.

In molte occasioni hai avuto modo di esternare il tuo grande amore per la tua città, Napoli (come non amarla!), eppure non si riesce a pensare a qualche cosa di più lontano dal Giappone. E la cosa, a mio parere, riguarda un po’ tutta l’Italia. Ecco: cosa importeresti in Italia dagli usi/costumi giapponesi e cosa invece esporteresti dal nostro Paese?
In realtà credo di essere così legato alla cultura giapponese proprio perché è agli antipodi di quella napoletana, perché a Napoli sento profondamente la mancanza di tanti valori che invece ritrovo quando sono in Giappone. Non fraintendermi, adoro Napoli, è la città dove ho scelto di vivere e dove ho voluto fortemente tornare dopo diversi anni di vita all’estero. Tuttavia, non sono così cieco da non vederne i limiti ed è proprio per questo che cerco di supplire alle mancanze della mia città con continui viaggi in Giappone.
Nelle culture occidentali si è sempre data molta enfasi al concetto di individualismo, in Italia in modo particolare, e forse Napoli è la città più emblematica di questo tipo di cultura.
Non amo le generalizzazioni, ma culturalmente siamo tendenzialmente dei prevaricatori: è cultura diffusa che chi riesce ad abbindolarti traendone un vantaggio, non solo non se ne vergogna, ma anzi se ne vanta come se questo dimostrasse la sua superiorità intellettiva.
In Giappone, il bene della collettività è sempre più importante di quello del singolo individuo. Per loro l’intelligenza sta nel rinunciare a un po’ del loro immediato profitto, facilmente raggiungibile prevaricando il prossimo, in virtù del fatto che vivere in un sistema funzionale a tutti apporta loro un vantaggio di gran lunga maggiore. È questo senso della collettività che importerei in Italia.
Allo stesso tempo, porterei in Giappone la nostra capacità di adattarci a situazioni inaspettate senza farsi prendere dal panico, la nostra flessibilità mentale.

Hai chiamato “Iki” i tuoi ristoranti a Napoli e Capri e, attraverso gli spunti offerti da questo tuo viaggio, hai cercato di ampliarne il concetto. Ma cos’è, per te, l’IKI e dove ognuno di noi lo potrebbe trovare, ciascuno nel proprio quotidiano?
IKI è un concetto estetico ben definito, che ha secoli di storia. Ha delle linee precise e ben delineate e voler definire il “mio iki”, come se fosse completamente plasmabile all’interpretazione di ognuno, sarebbe come svilirne il significato e le regole.
Tuttavia, ci sono sicuramente degli aspetti dell’IKI che più di altri muovono le mie corde e che preferisco enfatizzare quando ne parlo.
Senza dubbio, l’IKI mi affascina particolarmente quando lo si declina come uno stile di vita; amo profondamente i valori iki di eleganza, originalità, seduzione e sobrietà. Li apprezzo in modo particolare in contrapposizione a quelli di esibizionismo, volgarità, lusso ostentato, che stanno sempre più prendendo piede anche tra la “buona” borghesia italiana.
Basta fare zapping tra i canali tv o tra i profili Instagram delle “celebrità” italiane, per capire quali siano gli ideali estetici nel nostro paese.
Personalmente mi sento più vicino a un’estetica iki.

Hai vissuto e poi sei tornato diverse volte in Giappone: esiste un tuo “luogo del cuore”, il preferito in assoluto in quel Paese?
In Giappone si dà enorme valore a tutto ciò che è effimero, tutto ciò che non dura nel tempo, e quindi non si può mai veramente possedere.
Il concetto di caducità è strettamente legato al concetto di bellezza (magari in un’altra sede approfondiremo l’estetica del wabi-sabi)
La bellezza è legata all’idea del mutamento: bisogna apprezzarla nell’istante in cui si manifesta. Più è breve il suo momento e più è preziosa.
Per questi motivi è difficile rispondere alla tua domanda, perché non c’è in realtà un luogo che mi emoziona in modo particolare in assoluto, quanto piuttosto dei luoghi che muovono la mia sensibilità in determinati momenti.
Ti faccio un esempio: il lago di Hakone incorniciato dagli aceri del colore del fuoco, nei pochissimi giorni in cui il loro colore è al massimo della brillantezza, prima che perdano le foglie, è un luogo che mi emoziona profondamente. Quello stesso luogo, tuttavia, mi lascerebbe indifferente in una grigia giornata di febbraio, quando il lago riflette il grigio del cielo diventando di un’unica tonalità col terreno e gli alberi rinsecchiti che lo circondano.
Potrei farti mille altri esempi ma, ripeto, non è mai il luogo quanto il momento ad emozionarmi.
Un po’ come un haiku, descrive un momento, dona un’emozione…

Con queste parole piene di poesia e di profonda sensibilità nei confronti della vita siamo arrivati al termine del nostro speciale viaggio, quindi non ci resta che salutare Massimiliano con un “arigatō gozaimasu” e tutti voi con un “sayōnara” al prossimo appuntamento.

(Fotografie di Massimiliano Neri)

Annunci

2 commenti su “Da Tokyo a Kyoto alla ricerca dell’IKI. Riflessioni giapponesi con Massimiliano Neri

  1. Paula
    dicembre 12, 2018

    Ciao Manu, finalmente riesco a mandarti due righe.
    La mia non è pigrizia ma una non conoscenza del mezzo che un po’ mi intimorisce…
    Volevo dirti che l’articolo oltre ad essere interessante e ben scritto mi ha fatto scoprire un lato dei giapponesi che non conoscevo… vedi la grande importanza data alla collettività … e il concetto di IKI… Ma lo spunto maggiore è stato vedere il video sulla realizzazione dei kimono davvero illuminante per me, che amo tutto ciò che è ideazione e costruzione di capi di abbigliamento.
    Quindi grazie per il tuo articolo
    A presto
    Paula

    Piace a 1 persona

    • ilpadiglionedoro
      dicembre 13, 2018

      Cara Paula, eccoti finalmente sbarcata in questa landa ignota 🙂 mi fa molto piacere, lo sai bene, e spero di ritrovarti di nuovo tra queste pagine. Il Giappone è davvero un universo a se stante, molto lontano dal nostro stile di vita e credo che per noi non sarebbe per nulla semplice “affrontarlo” quotidianamente. Riguarda alla realizzazione di quei magnifici kimono, è stata una vera scoperta anche per me: non immaginavo che quei gioielli d’abbigliamento richiedessero un tale lavoro! Immagino che il discorso valga solo quelli più preziosi, come del resto per certi nostri abiti ancora cuciti e decorati a mano, ma il video di Massimiliano ci ha fatto davvero restare ad occhi sgranati. A presto, cara amica!

      Mi piace

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il novembre 29, 2018 da in Giappone, Oriente con tag , , , , , , , , , , , .
Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: