Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Un amore devastante”

«La falce della luna in quella fine di novembre era soltanto un piccolo lucore bianco, come un fiore di rugiada sul vetro della finestra. Però sul mare rimaneva come un’idea della luna, che arrivava a riflettersi dentro la finestra e questo lucore illuminava lo specchio. Con gesti lenti Liusu si tolse la retina che le teneva i capelli; una volta disciolti, li scompigliò, in un tintinnare di forcine che cadevano al suolo. Poi si mise di nuovo la retina tenendone stretti i lacci tra le labbra serrate, le sopracciglia aggrottate, e si chinò per raccogliere una ad una le forcine cadute. Intanto Liuyan, a piedi nudi, le era arrivato alle spalle, le posò una mano sulla testa, le voltò il viso verso di lui, e la baciò sulla bocca. La retina scivolò a terra…..
La bocca di lui non si era mai staccata da quella di lei, e lui continuava a spingerla contro lo specchio, come se volessero entrarci dentro, dentro un altro mondo di ombre, di freddo gelato, di caldo scottante, i fiori flamboyant che ardevano sui loro corpi…..»

«Rimanere a Hong Kong dopo la catastrofe non poteva costituire un progetto a lungo termine. Soltanto dandosi un gran daffare per tutto il giorno si poteva continuare ad andare avanti. E arrivata la sera in quella città morta, non c’erano luci, non c’erano voci umane, c’era solo quel vento gelido, fortissimo, che ululava senza mai arrestarsi, in tre tonalità “Uhuhuh…ahahah…eheheh…” e quando smetteva qui, eccolo ricominciare laggiù, tre draghi color cenere che avanzavano l’uno accanto all’altro, volando in avanti in linea retta, con i corpi che continuavano indefinitamente ad allungarsi, e non se ne vedeva la coda. Il vento ululava fino a quando anche i draghi su nel cielo non erano scomparsi e rimaneva soltanto un soffio di nulla, un ponte di vuoto che entrava nel buio, entrava nel vuoto del vuoto.
Qui tutto era finito. Rimanevano soltanto rovine di muri distrutti, tra le quali si aggiravano, brancolando nel crepuscolo, uomini civilizzati che avevano completamente perso la memoria; sembrava stessero cercando qualcosa, ma ormai tutto era finito.»

Zhang Ailing che, come ha scritto un critico letterario cinese, «sta a Shanghai come Victor Hugo sta a Parigi e Charles Dickens a Londra».
Zhang Ailing, nata a Shanghai nel 1920, morì a San Francisco nel 1995, sola, inquieta, esule, dopo aver abbandonato la città in cui viveva – Hong Kong – nel 1952.
Zhang Ailing descrive nelle sue opere la Cina della prima metà del secolo scorso, le relazioni tra le persone, i fatti quotidiani, le convenzioni sociali, di un periodo complesso che la storia successiva ha cercato di cancellare dalla memoria: la tradizione millenaria che si affievoliva, la modernità che, soprattutto in una città cosmopolita come Shanghai, avanzava sempre più assumendo spesso aspetti sconvolgenti. Forse una scrittrice come Ailing si era accorta di tale mutamento e forse proprio per questo le sue opere sono state proibite e solo da poco riscoperte, ponendo così Ailing nel novero dei geni letterari della Cina del Novecento.

Scrive Renata Pisu, sinologa e studiosa delle culture orientali: «Quella di Zhang Ailing è una poetica delle piccole cose, la descrizione dell’esistenza umana attraverso le relazioni tra persone che seguono supinamente, spesso con inconscia disperazione, il flusso dei fatti quotidiani, non gli avvenimenti ‘grandi e terribili’ che la Cina sta vivendo: la lotta tra comunisti e nazionalisti, l’invasione giapponese, la guerra. Eppure, anche nella dimensione privata di Zhang Ailing, incombe l’aria del tempo…»

La protagonista di Un amore devastante, primo dei due racconti contenuti nel libro L’amore arreso, riesce a coronare la sua storia d’amore con il matrimonio e la guerra che fa da sfondo al realizzarsi di questo suo sogno, la sfiora solamente: morte, distruzione, sconvolgimenti, la caduta di Hong Kong e – forse – di un mondo intero, sono per lei solo il segno della sua vittoria.
Diversamente da Zhang Ailing, elegante e intraprendente donna di mondo che aspirava alla fama, ma che ha attraversato la storia con consapevolezza e disperazione; profetiche, e purtroppo attuali, le sue parole:

«Un giorno la nostra civiltà, forse sublimata o del tutto svanita,
apparterrà comunque al passato.
E se la parola che uso più di frequente è desolazione,
è a causa di questa minaccia diffusa che grava su di noi».

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 6, 2018 da in Letteratura, Oriente, Pagine d'Oriente con tag , , , , , , , .
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