Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“L’histoire de Manon” e l’insuperabile fascino della coppia Zakharova-Bolle

Quando nei panni di Manon e di Des Grieux ci sono Svetlana Zakharova e Roberto Bolle, beh, è impossibile non rimanere estasiati dalla loro capacità di rendere tutto così armonioso, fluido, perfetto.
Risulta subito evidente la grande intesa che c’è tra i due, dopo tutti questi anni.
Si capisce che si intendono anche solo con uno sguardo, entrambi ormai conoscono le peculiarità l’uno dell’altra ed è forte il feeling che si crea sul palcoscenico, quando iniziano a danzare. Bastano anche solo pochi passi o pochi gesti ed ecco che è palpabile ed evidente la magia.
La Zakharova, come ho avuto modo di dire già in precedenza in altri articoli, ormai risulta sempre più morbida, dolce, seducente, avendo definitivamente perso quella algida rigidità che la contraddistingueva anni fa, apparendo sempre più coinvolgente nelle sue interpretazioni (se si escludono i baci di scena in cui non riesce decisamente a risultare credibile – ma d’altronde non si può essere perfetti in tutto).
Tanto amabile nei pas de deux della camera da letto, così sognante e in estasi per la passione appena vissuta di un amore travolgente, quanto, lei così impaurita dalla povertà e dal degrado sociale, consapevolmente combattuta nella difficoltà di rinunciare agli agi offerti dai soldi per l’amore incondizionato che Des Grieux le dona dal profondo del cuore.
Tanto magnetica, affascinante, ipnotica nel suo assolo, durante la festa in cui si prende amabilmente gioco di Des Grieux e di Monsieur G.M., da risultare impossibile staccare lo sguardo da lei.
L’alterigia di questa scena però lascerà presto il posto, nel III atto, a una donna quasi irriconoscibile, dai corti capelli perché accusata di prostituzione, senza più dignità, spossata da un lungo viaggio massacrante e senza più volontà, costretta dal carceriere – interpretato con il giusto piglio aggressivo e violento da uno splendido Mick Zeni – ad un rapporto orale.


E poi c’è il Des Grieux di Bolle.
Per lui davvero questo personaggio non ha ormai più segreti né tra le pieghe coreografiche, dalle difficoltà innegabili, né tra quelle interpretative, che cambiano più volte durante i tre atti. Due aspetti che si intrecciano ripetutamente, contribuendo a rendere questo balletto pieno di sfumature dalle molteplici chiavi di lettura.
Bolle passa indifferentemente da una sequenza di passi ed equilibri in relevé, controllati con maestria e leggerezza alternate a potenza e forza, ai complicati passaggi e alle impegnative prese dei meravigliosi pdd, frutto del genio coreutico di MacMillan, eseguiti con facilità – da grande porteur quale è – con trasporto emotivo, con amorosa sicurezza, in una empatica dimensione trasognante – il suo sorriso da uomo innamorato illumina sempre la scena nei primi due pdd per poi lasciare il posto ad una smorfia di gelosa sofferenza.
Preciso e pulito nei passi, Bolle non esegue mai nessun passaggio con sciatteria ed è una delle cose che ho sempre apprezzato di lui: la sua pulizia tecnica.

Nel passo a due finale entrambi gli artisti ci regalano una grande emozione.
Magari la Zakharova, per sue proprie caratteristiche, non ha il dono di riuscire ad abbandonarsi completamente per dare la sensazione della spossatezza e della morte imminente, ma interpreta comunque in modo commovente quest’ultima parte coreografica.
E Bolle nel suo straziante urlo muto di dolore mette tutto se stesso e quel sorriso che aveva pervaso all’inizio la scena, poi trasformatosi in una contrariata smorfia – dove però era ancora racchiusa la speranza di riuscire a sconfiggere il vecchio ricco Monsieur G.M. conquistandosi così il diritto ad una vita insieme alla sua Manon – ormai è diventato puro, semplice, vuoto, perenne dolore.

Gli altri personaggi di rilievo sono sicuramente, oltre al già citato, splendido, Mick Zeni nel ruolo del carceriere, Nicola del Freo – ottimo nel ruolo di Lescaut anche se forse ha mancato un po’ di sporcare maggiormente l’assolo della festa per far risaltare maggiormente l’ottima tecnica di cui dispone -, meravigliosa Martina Arduino nelle vesti dell’amante di Lescaut – ottimo piglio, esecuzione pulita e di carattere, molto belli lei e del Freo nel passo due a casa di Madame – e infine Federico Fresi – anche lui bravissimo nel ruolo del capo dei ladri.

> Eleonora Bartalesi <

(foto e video sono di Eleonora Bartalesi)

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