Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Passione d’amore e di ricchezza: “L’histoire de Manon” torna alla Scala con Svetlana Zakharova e Roberto Bolle

L’histoire de Manon torna alla Scala dopo tre anni. L’ultima è stata nel novembre 2015, il giorno dopo la strage al Bataclan, con le guardie armate fuori dal Teatro e un clima di tensione che ha fatto provare ancora più intensamente le già profonde emozioni che un balletto come Manon inevitabilmente continua a suscitare.
Si è trattato della “mia” quarta Manon, forse il più amato fra i balletti narrativi e per questo imperdibile … emozione grande, riconferma dell’enorme statura interpretativa della coppia protagonista, lacrime sospese in un finale ormai ben conosciuto e forse proprio per questo ancora più sentito.
Svetlana Zakharova e Roberto Bolle hanno dato vita ancora una volta a una Manon dolce e passionale, ma avida di denaro, e a un Des Grieux disposto a tutto per amore della sua donna, caratterizzando i loro personaggi con la forte personalità e l’abilità interpretativa che, ancor di più, ha affascinato il pubblico.
Nei miei articoli degli anni passati (che è possibile leggere a questi link: Febbraio 2011, Novembre 2013, Novembre 2015) ho scritto ampiamente della trama di questo balletto, un dramma psicologico che spinge a fare delle considerazioni non solo sulle difficoltà tecniche e interpretative che impegnano gli artisti, ma anche sulle passioni, del denaro o dell’amore, che cambiano per sempre le vite dei protagonisti portandoli a compiere azioni che mai avrebbero pensato e per le quali pagheranno duramente.
Fin dal primo apparire di Manon sulla scena, nel mezzo di un coacervo sguaiato di ladri, ruffiani, cortigiane e straccioni, ella si impone pur nella semplicità e ritrosia delle sue prime movenze. E’ destinata a entrare in convento, così come Des Grieux sta studiando per il seminario, ma già nei primi minuti della loro storia è chiaro che la passione – alla fin fine la passione per la vita – cambierà i loro destini.
Manon, una splendida Zakharova maliziosamente ingenua, subito si accorge degli sguardi famelici degli uomini che la circondano, resi ancora più odiosi dal commercio che il fratello, Lescaut, sta già studiando di fare del corpo della sorella.

Il primo incontro fra Manon (Svetlana Zakharova) e Des Grieux (Roberto Bolle) (Atto I, Scena prima) (ph. Brescia/Amisano)

Des Grieux, un Roberto Bolle riservato ma sicuro di sé, distoglie continuamente lo sguardo dal suo breviario, attratto irresistibilmente dalla bellezza della fanciulla: ha già ceduto all’amore e, con arguzia, coglie l’occasione per scontrarsi con lei. I loro sguardi si incrociano e perdutamente si innamorano, mentre la folla si dirada e i mendicanti, a terra, si addormentano.
Inizia qui il dramma d’amore dei due giovani. Come sottolinea Paola Calvetti: «Manon e Des Grieux non vivono l’amore, ne sono vittime, alteri e sfacciati protagonisti della dissoluzione fisica e morale che li conduce verso una fine miserevole».
Dopo una variazione romantica brillantemente eseguita da Roberto-Des Grieux, in cui egli dichiara a Manon il suo amore, assistiamo al primo degli splendidi pas de deux che caratterizzano il balletto, in un commovente crescendo di passione.

Il primo pas de deux (Atto I, Scena prima) (ph. Brescia/Amisano)

Non possiamo che essere d’accordo con Calvetti quando sottolinea che «La vera capacità coreografica di MacMillan è stata quella di aver saputo tradurre ogni possibile sfumatura del romanzo affidando questo difficile compito ai due protagonisti.» I momenti più appassionanti e significativi del balletto sono infatti i pas de deux, mentre le scene d’insieme costituiscono una sorta di sfondo, molto scenografico ed egregiamente interpretato dal Corpo di Ballo della Scala, ma secondario rispetto alla vera essenza della vicenda.

Martina Arduino (l’amante di Lescaut) e Deborah Gismondi (Madame) alla festa all’hôtel particulier di Madame (Atto II, Scena prima) (ph. Brescia/Amisano)

Fondamentale nella magnifica resa dei duetti è la partitura di Massenet, varia e seducente, con lunghe note cariche di languore.
Il tema dell’amore, – fa notare Liana Püschel – sempre affidato agli archi e derivante dalle musiche di scena della tragedia Les Érinnyes del 1873, si presenta in questo primo pas de deux, poi a casa di Madame per accompagnare Des Grieux nel suo tentativo di conquistare Manon e, per ultimo, nel finale, mentre i giovani vagano tra le paludi della Louisiana.
Questo leit-motiv che contraddistingue l’intero balletto ha una melodia profondamente struggente, che è, sì, legata all’amore, ma che, proprio per le sue note che salgono e scendono in una dolorosa malinconia, ha già radicata in sé la tragedia verso cui questo amore porterà i due giovani.
La seconda scena si apre con uno dei pas de deux probabilmente più noti della storia del balletto. Manon e Des Grieux sono fuggiti insieme e sono diventati amanti: lui, seduto a tavolino, sta scrivendo una lettera; lei lo distoglie, attirandolo nella sua danza gioiosa e appassionata scandita dal mirabile arrangiamento da Cendrillon.
Un doloroso contrasto con il passo a tre successivo, lascivo e conturbante, in cui i due uomini – Lescaut e il tronfio Monsieur G. M., futuro amante della donna – rivendicano il loro possesso di Manon. E lei si lascia possedere, dopo aver “toccato con mano” le ricchezze che sarebbero diventate sua proprietà se avesse accettato il compromesso propostole.
La grande personalità delle Étoiles, Svetlana e Roberto, espressa in ogni loro pas de deux (oltre a quelli già citati, il passionale e quasi violento duetto alla festa a casa di Madame e quello rabbioso e struggente nella camera da letto nell’Atto II, fino all’ultimo, nelle paludi della Louisiana con Manon morente) e in ogni loro assolo (indimenticabili nell’Atto II Scena prima la variazione di Manon, con una elegantissima e magnetica Zakharova, e quella, disperata e fortissima, di Des Grieux-Bolle) rispecchia le caratteristiche tecniche e morali che il coreografo MacMillan ha attribuito ai protagonisti.
Manon – sottolinea Paola Calvetti – è una donna vera, in carne e ossa, molto distante dalle creature angelicate protagoniste del ballet blanc romantico, con una gestualità morbida e sensuale, «lontana dalle perfette rigidità di una Odette o dalle impalpabili altezze morali di Giselle».
Il port de bras della Zakharova è stupefacente e, oserei dire, attualmente unico nel panorama classico. Mostra inoltre una morbidezza e un’espressività che già erano state apprezzate nella passata edizione scaligera, unite a una tecnica sempre grandiosa: cambrés senza fine nel suo concedersi appassionatamente a Des Grieux, sicure pirouettes classiche ma decise, mai arrendevoli, in sintonia con la donna inafferrabile e divoratrice che è la Manon di Prévost come di MacMillan.

Il primo pas de deux della camera da letto (Atto I, Scena seconda) (ph. Brescia/Amisano)

Certamente è il personaggio femminile il motore della vicenda, e da lei sono guidate tutte le azioni di Des Grieux, un personaggio romanticamente tragico che con consapevolezza si lascia travolgere dalla passione amorosa ma che, tuttavia rischia di passare in secondo piano rispetto alla trascinante personalità della fanciulla.
Per questo, ben sottolinea Paola Calvetti, al ballerino che lo interpreta è richiesto un doppio sforzo: «quello tecnico-interpretativo, ma soprattutto quello espressivo, che ambisce a comunicare l’agonia di un ragazzo la cui solidità è minata alle radici, un uomo dannato da impulsi inarrestabili e portato, per vocazione, a perdere tutto pur di affrontare l’ignoto in cui Manon lo trascina».
Des Grieux, come Manon, non è un eroe, ma un essere umano tratteggiato con le sue luci e le sue ombre, la sua arrendevolezza nei confronti di una sfrenata passione amorosa, il suo cedere al gioco d’azzardo e all’omicidio, il suo senso di colpa e dolore profondo per le scelleratezze commesse, la sua totale dedizione alla donna amata fino al punto di abbandonare tutto per seguirla nella sua condanna, fino alla morte.

Il pas de deux al termine della festa a casa di Madame (ph. Brescia/Amisano)

«Manon e Des Grieux non vivono l’amore, ne sono vittime, alteri e sfacciati protagonisti della dissoluzione fisica e morale che li conduce verso una fine miserevole.»
Roberto Bolle, nel corso della sua carriera, ha potuto studiare a fondo il personaggio di Des Grieux, arricchendone l’anima con la propria esperienza artistica e la maturità umana.
In particolare, in quest’ultima interpretazione egli è riuscito a rendere ancora più evidente il divario fra l’ingenuo Des Grieux delle battute iniziali e il Des Grieux divorato dalla passione: un uomo ardente, che esprime con la potenza del gesto il sentimento che lo ha rapito e che reclama la propria donna con rabbia e autorevolezza.
E’ la danza di un uomo maturo, che “riempie” la scena e si pone sullo stesso piano dell’eroina cui l’opera letteraria e il balletto sono intitolati.
E’ lui il protagonista indiscusso della drammatica scena finale, quasi una rivalsa sulla donna che ha guidato le sue azioni fino ad allora e che può legittimare il suo amore solo morendo. Nel pas de deux con Manon morente, quasi un assolo, Des Grieux-Roberto Bolle rende un grandioso omaggio all’espressività della danza, un’arte che riesce a rappresentare «un’ampia varietà di significati attraverso il movimento fisico e le sensazioni che traspaiono nella coreografia » (Deborah MacMillan).

Il pas de deux finale nelle paludi della Lousiana (Atto III, Scena terza) (ph. Brescia/Amisano)

Questo è il momento emotivamente più drammatico e coinvolgente dell’intero balletto, anche dal punto di vista scenografico. Enormi liane scendono sul palcoscenico, dando all’insieme un senso di oppressione, la nebbia che si alza dalla palude rispecchia l’angoscia degli animi, le figure riccamente vestite che passano danzando al di là delle liane ricordano il mondo falso e di dolore che ha portato i protagonisti a questo triste destino.
Roberto conferma la sua grandezza artistica e immedesimazione profonda nel personaggio; impossibile non commuoversi, ancora una volta, mentre abbraccia Manon morente e si insinua sotto le sue spalle nel vano tentativo di ridarle la vita, mentre le prende le braccia ormai senza forze e lancia un muto urlo al cielo, straziato dal dolore.
Applausi fragorosi accompagnano il chiudersi delle tende e il riaprirsi del sipario sui due protagonisti abbracciati, a capo chino, immobili al centro del palcoscenico.
E ancora lunghissimi applausi e chiamate al proscenio per le Étoiles e per gli altri interpreti. Ricordo Mick Zeni, sempre incisivo e di grande personalità nelle consuete vesti del perfido carceriere; Martina Arduino, perfettamente calata nel ruolo della sfrontata e vezzosa amante di Lescaut; Nicola Del Freo, un buon Lescaut anche se non del tutto convincente nella parte dell’ubriaco durante il ballo a casa di Madame; e poi tutto il Corpo di Ballo, eccellente come sempre nelle scene d’insieme.

Applausi finali. Da sin.: Deborah Gismondi (Madame), Alessandro Grillo (Monsieur G. M.), Svetlana Zakharova (Manon), Roberto Bolle (Des Grieux), Martina Arduino (l’amante di Lescaut), Nicola Del Freo (Lescaut), Mick Zeni (il carceriere)

Grazie alla serata infrasettimanale abbiamo trovato un’uscita artisti poco affollata, che si è ulteriormente “impoverita” dopo l’uscita di Svetlana Zakharova, molto disponibile ad autografi e fotografie. Iniziava ad essere tardi ed eravamo stati avvisati che era in corso una cena-evento organizzata nel foyer del teatro da Tod’s e dal brand di abbigliamento MyTheresa per festeggiare la loro nuova collaborazione, cena alla quale naturalmente stava partecipando la nostra Étoile come testimonial di Tod’s.

Foto-ricordo con Svetlana Zakharova

Si sarebbe fatto ancora più tardi, ma la serata era quasi tiepida, noi #ledivine eravamo in compagnia, quindi abbiamo pazientemente atteso assieme a pochissimi altri irriducibili.
Roberto è uscito verso le 12.45, ovviamente stanco e forse speranzoso che non ci fosse ormai più nessuno a ritardare ulteriormente il suo rientro a casa (il giorno dopo si è visto sui social il suo arrivo a New York).
Non possiamo quindi che ringraziarti, caro Roberto, per averci regalato un’altra serata di magnifica danza e per esserti fermato alcuni minuti con noi con la consueta pazienza e cortesia per gli autografi di rito e anche qualche fotografia.

Roberto Bolle e #ledivine

«Conosco vite della cui mancanza non soffrirei affatto,
di altre invece ogni attimo di assenza
mi sembrerebbe eterno»
(Emily Dickinson)

***
Citazioni tratte dal programma di sala:
L’histoire de Manon e la coreutica d’oltremanica. In conversazione con Deborah MacMillan, di Vito Lentini
Manon: incostante, inafferrabile, divoratrice, di Paola Calvetti
Manon senza Manon, Un intarsio musicale, di Liana Püschel
***
Ove non segnalato le fotografie sono personali

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