Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“L’histoire de Manon”: una torbida vicenda d’amore e denaro – Dalla creazione alla messa in scena: revisioni e curiosità

**********

Ispirato a un popolare romanzo settecentesco dell’abate francese Antoine-François Prévost, quello di Sir Kenneth MacMillan è uno dei più fortunati balletti narrativi mai prodotti.
L’impianto coreografico si snoda su un elaborato tessuto musicale costituito da una miscellanea di brani di Jules Massenet, riuniti e orchestrati da Leighton Lucas con abilità e nel rispetto dello stile dell’autore.

**********

Antoinette Sibley (Manon) e Anthony Dowell (Des Grieux) in Manon di Sir Kenneth MacMillan © Leslie E.

 

Una storia di successi tra opera e balletto

Il romanzo Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut dell’abate francese Antoine -François Prévost fu pubblicato nel 1731 e venne subito accolto con grande favore dal pubblico.
Alla fama dell’opera letteraria contribuì l’interesse dimostrato nei secoli XVIII e XIX dal mondo del balletto e del melodramma. Nel corso del Novecento, l’avventura e drammatica vicenda narrata dallo scrittore transalpino sarebbe stata proposta anche in alcune produzioni cinematografiche.

stella_glitter_natale

La creazione di Aumer

Il primo balletto ispirato al romanzo debuttò nel 1830 al Théâtre de l’Académie Royale de Musique. Lo spettacolo, che portava la firma di Jean-Pierre Aumer, si intitolava Manon Lescaut, il libretto fu redatto da Eugène Scribe, prolifico scrittore e drammaturgo a lungo legato ai destini del massimo teatro francese.
Le musiche furono composte da Jacques Fromentat Halévy. La partitura, raffinata ed espressiva, faceva uso, per la prima volta nel mondo della danza, di un tema melodico che caratterizzava la protagonista: un espediente assimilabile al leit-motiv, impiegato in seguito sistematicamente da Richard Wagner.
L’allestimento, a cui prese parte anche l’italiana Maria Taglioni, riscosse un buon successo, tanto che molti ritengono questo balletto il capolavoro di Aumer. Alla buona riuscita della rappresentazione contribuirono anche le belle scene di Pierre Cicéri, che riuscivano a evocare in modo efficace la Parigi dell’ancien régime.
Nel corso dell’Ottocento furono presentati altri due titoli di danza che si rifacevano espressamente all’opera dell’abate Prévost: il primo, coreografato da Giovanni Casati su musiche di Pio Bellini, fu messo in scena per la prima volta nel 1846 al Teatro alla Scala di Milano e venne ripreso, tra il 1859 e il 1860, al Teatro Regio di Torino; l’altro, firmato da Giovanni Colinelli e basato su composizioni di Matthias Strebinger, debuttò a Vienna nel 1852.stella_glitter_natale

Dalla danza al melodramma

Locandina della prima rappresentazione della Manon di Massenet

L’avventura di Manon nel mondo dell’opera lirica iniziò a Parigi nel 1856, quando Daniel Auber sempre su libretto di Eugène Scribe, compose un’opera in tre atti. Rappresentata per la prima volta all’Opéra Comique, la nuova creazione riscosse un certo successo.
Nello stesso teatro parigino debuttò nel 1884 la Manon di Jules Massenet, un’opera in cinque atti e sei quadri su libretto di Henri Meilhac e Philippe Gille. Accolta con entusiasmo dal pubblico, venne replicata ben 78 volte. Questa produzione mise decisamente in ombra la più modesta opera di Auber.
Un successo senza precedenti raccolse poi la Manon Lescaut di Giacomo Puccini, allestita al Teatro Regio di Torino nel 1893. Considerato il primo lavoro maturo e personale del grande musicista italiano, il dramma lirico in quattro atti ebbe una lunga e difficile gestazione: basti pensare che alla stesura del libretto contribuirono ben cinque autori.stella_glitter_natale

Il balletto riscopre Manon

Si dovette attendere sino alla seconda metà del Novecento perché il soggetto tornasse a infiammare gli appassionati della danza. Ciò avvenne grazie a Sir Kenneth MacMillan, che propose una creazione coreografica dal titolo Manon il 7 marzo 1974 al Covent Garden di Londra.
Lo spettacolo, ideato per il Royal Ballet, si basava su un nuovo libretto, redatto dallo stesso coreografo, e su una miscellanea di composizioni di Massenet. Scenografia e costumi portavano la firma illustre di Nicholas Georgiadis. Il cast comprendeva le stelle del rinomato Corpo di Ballo britannico: Antoinette Sibley (Manon), Anthony Dowell (Des Grieux), David Wall (Lescaut), Dereck Rencher (Monsieur G.M.), Monica Mason (l’amante di Lescaut) e David Drew (il carceriere).
Per la straordinaria efficacia nel ricreare il contesto sociale della Parigi del Settecento in cui si svolge gran parte della vicenda, la proposta di MacMillan è considerata uno dei più riusciti balletti narrativi mai prodotti. Prestandosi a essere interpretato in modo personale, il complesso e sfaccettato personaggio della protagonista è diventato inoltre uno dei ruoli più amati dalle prime ballerine.
Tra le artiste che l’hanno interpretato con successo, segnaliamo Alessandra Ferri, Diana Vishneva, Silvie Guillem, Darcey Bussel, Svetlana Zakharova.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (Teatro alla Scala, ph. Brescia-Amisano)

stella_glitter_natale

Un mosaico di brani musicali

Per la partitura del suo balletto, MacMillan si è affidato al compositore e arrangiatore Leighton Lucas (1903-1982), noto soprattutto per le collaborazioni in produzioni cinematografiche e teatrali e quindi molto esperto, oltre che nella creazione, nell’armonizzazione e nell’orchestrazione di musiche altrui.
Lucas era il professionista ideale per mettere in pratica l’idea del coreografo: costruire un intreccio di brani di Massenet, escludendo però quelli originariamente scritti per l’opera lirica.
Sono così entrate a far parte di questo elegante collage pagine tratte da varie opere del compositore francese, tra cui Le Cid, Thaïs, Chérubin, Cendrillon e Don Chisciotte, dagli oratori, dall’Élegie, da alcune canzoni (molto delicata, in particolare, Ouvre tes yeux bleus che accompagna il famoso pas de deux dell’Atto II) e dalle suites orchestrali, tra cui Scènes dramatiques e Scènes pittoresques.
La ricca “colonna sonora” del balletto, alla cui stesura ha contribuito anche Hilda Gaunt, è quindi un originale intreccio di musiche di diversa provenienza, coordinate e armonizzate nel pieno rispetto delle idee e dello stile di Massenet. I brani sono sempre molto piacevoli e adatti ad accompagnare con efficacia l’elaborata struttura narrativa dello spettacolo.stella_glitter_natale

Uno spettacolo diffuso in tutto il mondo

La grandezza della creazione di MacMillan si misura in primo luogo con la permanenza del titolo nel repertorio della Compagnia per cui fu creato. Ogni riallestimento si mantiene molto fedele all’originale, anche se, come già accennato, l’interpretazione dei diversi personaggi, e in particolare della protagonista, viene arricchita dall’artista che ne ottiene la parte.
Lo stesso MacMillan, nelle repliche dirette durante la sua vita, incoraggiava i ballerini ad esprimersi sempre in modo spontaneo e personale.
Il successo del balletto non è però una prerogativa del Royal Ballet. Manon, infatti, è oggi presente nel repertorio delle maggiori compagnie del mondo. Per citarne solo alcune: il Balletto dell’Opéra di Parigi, il Balletto Kirov, l’Australian Ballet, il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, l’American Ballet Theatre.stella_glitter_natale

Curiosità

Sir Kenneth MacMillan con Dame Margot Fonteyn e Rudolf Nureyev

MacMillan, il successore di Ashton
Sir Kenneth MacMillan è nato nel 1929 in Scozia.
Danzatore di talento e poi coreografo e direttore artistico del Royal Ballet di Londra, è considerato il continuatore della grande tradizione del balletto narrativo, sulle tracce di John Cranko e Frederick Ashton, che l’ha preceduto nella guida del complesso.
Come coreografo stabile della Compagnia, carica che gli venne assegnata nel 1965, realizzò moltissimi spettacoli di successo, fra cui alcune riletture dei classici come Romeo e Giulietta (1965) e La bella addormentata (1973), e creazioni originali. Tra queste si segnalano soprattutto Anastasia (1971), Manon (1974), Elite Syncopations (1974), Mayerling (1978) e Isadora (1981).
Produsse anche spettacoli per altre compagnie, come Requiem (1977), My Brother, my Sister (1978) e The Judas Tree (1992).
Rientrato a Londra nel 1992 dopo una collaborazione con l’American Ballet Theatre di New York, MacMillan morì dietro le quinte della Royal Opera House, mentre il Corpo di Ballo stava eseguendo una riedizione del suo Mayerling.

 

Jules Massenet, il più grande operista francese

Jules Massenet

Nato a Montaud, Saint-Étienne, nel 1842 e morto a Parigi nel 1912, Jules Massenet viene considerato il massimo compositore di drammi lirici d’Oltralpe.
La sua produzione comprende più di settanta titoli tra opere e operette, alcuni rimasti davvero immortali, come Il Re di Lahore (1877), Hérodiade (1881), Manon (1884), Le Cid (1885), Werther (1892), Thaïs (1894, Le jongleur de Notre-Dame (1902) e Don Chisciotte (1910).
Massenet si è occupato anche di musica da camera, scrivendo circa duecento liriche per canto e pianoforte.
Allievo di Ambroise Thomas, vinse nel 1873 il Prix de Rome. Dopo il soggiorno italiano e viaggi di studio in Germania e in Ungheria, si stabilì a Parigi, dove ottenne i primi riconoscimenti. Quindi, nel 1878, fu nominato professore di composizione al Conservatorio della capitale francese.
Dotato di grande facilità melodica, capace di estrema delicatezza e di sensibilità nel traghettare soprattutto i personaggi femminili, può essere musicalmente accostato all’operista italiano Giacomo Puccini, con cui intrattenne anche rapporti di stima e amicizia.
Nella seconda metà del Novecento la sua opera è stata rivalutata, correggendo il giudizio affrettato di quanti ne avevano colto solo il facile sentimentalismo.

Annunci

2 commenti su ““L’histoire de Manon”: una torbida vicenda d’amore e denaro – Dalla creazione alla messa in scena: revisioni e curiosità

  1. design of passive
    novembre 8, 2018

    Jᥙѕt a smiling visitor here to share thee love (:, btw grеat design and
    style. “Reading well is one of the great pleasures that solitude can afford you.” by Haropd Bloom. http://www.informatorbrzeski.pl/

    Piace a 1 persona

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: