Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Il lago dei cigni”: una storia d’amore sospesa tra sogno e realtà – Trama e note di stile

ATTO I

Scena Prima
Nel parco del castello
Quando si solleva il sipario ecco sul palcoscenico la prima danza degli amici del principe Sigfrido, cui si uniscono giovani donne liete di festeggiare il compimento della maggiore età del loro signore; un gradevole tema di valzer si snodano balli felici, movimentati dalle allegre scorribande del buffone di corte. Sigfrido vi partecipa con gioia e spensieratezza, richiamato all’ordine dal precettore Wolfgang (parte mimica), il quale verrà poi indotto a bere smodatamente.
Il clima muta quando entra in scena la regina madre (un’altra parte non danzata) che invita il figlio ad assumersi le nuove responsabilità di adulto e, soprattutto, a trovarsi una sposa. Nel ballo previsto per il giorno seguente gli saranno presentate le ragazze più belle e più nobili; tra esse dovrà compiere la sua scelta.
Ma Sigfrido non è ancora intenzionato a intraprendere la sua nuova vita e ad assumersi gli impegni che ne derivano. Fra i regali ricevuti ha gradito in particolare una balestra; il suo divertimento preferito è infatti la caccia.
Quando la regina si allontana, la festa riprende con un pas de trois (due ballerine e un danzatore). Inizia la prima danzatrice con passi sempre più veloci, mentre la seconda si esibisce su un tema più giocoso: tra le due esecuzioni, il ballerino effettua abili giri aerei e virtuosissimi entrechats six su ritmi forti.
Prima di cedere il posto al buffone, anche il precettore si lascia persuadere a fare un giro di danza. Quindi, su invito del principe, tutti i personaggi in scena ballano una vivace polonaise (danza nazionale polacca di carattere maestoso) sollevando le coppe di vino. La giornata sta ormai per finire e cala l’oscurità. Gli invitati prendono congedo e lasciano il principe solo.
Ma qualcosa si muove nel cielo: è uno stormo di cigni che risveglia il suo istinto di cacciatore. Presa la balestra, Sigfrido si inoltra nella foresta.

Scena Seconda
Sulla riva di un lago nella foresta. Mezzanotte
Siamo sulle rive di un lago; in un’atmosfera lunare, con misteriose oscurità, scivolano sull’acqua dei delicati cigni bianchi. Con balzi feroci appare Rothbart, il principe nero metà uomo e metà rapace. In virtù di un maleficio, tiene prigioniere delle fanciulle che di giorno sono mutate in cigni ma che di notte, e fino alle prime luci dell’alba, possono riprendere le sembianze umane. Solo la potenza dell’amore eterno potrà spezzare il maleficio.
Quando Sigfrido sopraggiunge, si trova per un istante di fronte a Rothbart, che poi esce di scena. L’attenzione del principe è però catturata dalla comparsa sul lago di un cigno che cinge una piccola corona. Mentre prepara la balestra per scagliare una freccia, l’uccello si trasforma inaspettatamente in una giovane: è Odette, la principessa delle ragazze-cigno. La sua bellezza soggioga Sigfrido.

Odette e Sigfried (Balletto di Mosca “La Classique”)

Ma Rothbart ritorna, intimorisce la fanciulla e, dopo aver cacciato il principe, richiama dall’acqua le sue compagne di prigionia. Con deliziosi arabesque appaiono così le fanciulle in bianchissimi tutù vaporosi, un braccio proteso in alto a suggerire l’idea del collo di un cigno, cuffie di penne argentee, movimenti di braccia che morbidamente simulano ali in volo. Sopraggiunge quindi Sigfrido che cerca Odette fra le giovani.
La principessa-cigno entra in scena con un senso di melanconia: i suoi passi esprimono un dolore profondo, che colpisce al cuore il principe. Mentre questi la insegue nella foresta, le ragazze-cigno danzano al chiaro di luna.
Il tessuto coreografico della scena è assai vario. Nel grande gioco delle file e dei raggruppamenti del corpo di ballo si susseguono in sequenze intrecciate diversi interventi collegati l’uno all’altro.
Incastonato in questa grande, movimentata scena, si trova un gioiello: il duetto del Cigno bianco (Odette e Sigfrido), dolcemente disteso su un tema suadente eseguito dal violino.
Particolarmente grazioso il successivo quartetto dei cignetti che, tenendosi uniti per le braccia, formano un piacevole gruppo che danza in perfetta sincronia, le teste inclinate e gli scatti geometrici delle gambe.

Il quartetto dei cignetti

Un a solo di Odette con rapidi, disperati movimenti anticipa il ritorno di tutti i cigni nella prigione del malvagio incantatore.
La notte è ormai finita. La giovane prende teneramente congedo dal principe. Ma Sigfrido ha promesso di tornare a liberarla, ha già preso la sua ferma decisione: la principessa diventerà la sua sposa.

ATTO II

Al castello
Un regale passaggio musicale introduce alla grande e animata sala gotica del castello.
Il principe accompagna la madre al trono. Il buffone folleggia in salti, pirouette e jeté, portando allegria e scompiglio nella cerimonia.
Entrano quindi in scena le sei principesse tra le quali Sigfrido dovrà scegliere a sua sposa. Le giovani danzano a tempo di valzer. La regina sollecita quindi il figlio a sceglierne una, ma egli, avendo donato il suo cuore a Odette, le respinge tutte.
All’improvviso gli araldi annunciano l’arrivo di due ospiti inattesi: un nobile dall’aspetto guerresco e sua figlia, in tutù nero. L’ingresso è rapido, i movimenti bruschi e angolosi; non vi è dolcezza ma seduzione.
L’ospite, che prende posto accanto alla regina, è naturalmente Rothbart; la figlia, Odile, assomiglia in tutto a Odette, di cui ripete gesti e passi. Sigfrido cade nel tranello: infrangendo inconsapevolmente il giuramento di fedeltà eterna a Odette, la condannerà a rimanere per sempre sotto l’influsso del sortilegio.

Nicoletta Manni (Odette), Carlo Di Lanno (Sigfried), Christian Fagetti (Rothbart) (Teatro alla Scala, 2013)

Iniziano intanto le danze festose, i balli popolari che animeranno la festa (tecnicamente questi ultimi costituiscono il divertissement): cominciano gli spagnoli, con due coppie che agilmente eseguono passi della loro tradizione; segue una danza napoletana con tamburelli ed echi di tarantella; quindi il divertissement aumenta in ritmo e quantità di esecutori con una travolgente danza ungherese e una vigorosa, ritmata mazurka polacca.
Il passo a due detto “del Cigno nero” è il punto incandescente del secondo atto.
Se l’adagio del Cigno bianco era dolce e aggraziato, questo è “arrogante”, ispirato e quasi guidato dalla forza maligna di Rothbart.

Svetlana Zakharova (Odile) e Roberto Bolle (Sigfried) (Teatro alla Scala)

Secondo le regole, il passo a due è così strutturato: una entrée, o entrata, e un adagio per entrambi, una variazione (a solo) per il ballerino e per la ballerina, un finale (coda) eseguito in coppia. Per tredici minuti si possono ammirare il talento vigoroso del principe, morbido e potente in giri, manège, pirouette di grande effetto, e la straordinaria velocità e precisione di passi di Odile, che culminano nei travolgenti trentadue fouetté, semplici o doppi.
Ormai sedotto, Sigfrido annuncia a tutti che sposerà Odile, mentre sullo sfondo, dietro una vetrata, appare per un attimo l’immagine della vera Odette.
Egli comprende solo allora di essere stato vittima di un malvagio inganno. Rothbart e Odile lo deridono e fuggono, lasciando la corte in preda alla disperazione.
Affranto, Sigfrido decide di ritrovare Odile.

ATTO III

Sulla riva del lago, più tardi quella stessa notte
In riva al lago i cigni stanno danzando un valzer lento e desolato.
Sopraggiunge Odette disperata e le informa di quanto accaduto al castello. Rothbart, che la segue furibondo in mezzo a lampi e tuoni, sembra ormai averla in pugno.
Sulla scena irrompe però il giovane principe. In un drammatico passo a due la supplica di perdonarlo e la convince del suo eterno amore.
Rothbart si inserisce nel duetto, cerca di dividere i due e infine lotta con Sigfrido. Ma ha la peggio: il principe riesce a sconfiggerlo e il mago muore tra i flutti.
Per le fanciulle prigioniere sorge l’alba della liberazione, per i due giovani si apre un futuro di felicità.
Il balletto si chiude con una danza di gioia estatica e con l’abbraccio dei due innamorati.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko nella versione di Alexei Ratmansky (Teatro alla Scala, 2017, ph. Brescia/Amisano)

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