Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Arte, bellezza e ricerca dell’anima per un Bolle Tour sempre più di grande successo

Gioacchino Starace, Roberto Bolle, Nicola Del Freo, Canon in D major

Considerazioni dolci-amare di Eleonora sul Bolle Tour estivo 2018.

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Nicoletta Manni e Osiel Gouneo, Don Chisciotte

Il Bolle Tour di quest’anno si è svolto tra location ormai consuete e consolidate come il Teatro Carlo Felice di Genova, le Terme di Caracalla di Roma o l’immancabile Arena di Verona e spazi nuovi come il Pala De Andrè di Ravenna o la magica Piazza di Santissima Annunziata di Firenze, con la scenografia naturale della facciata della chiesa con a lato l’Ospedale degli Innocenti, all’interno del quale erano stati allestiti i camerini.
Innegabile che la magia di certi luoghi come quelli di Firenze, Roma o Verona aggiunga un fascino e una bellezza ulteriori alla bellezza artistica della danza presente sul palco.

Nicoletta Manni e Roberto Bolle, Step Addition

Il programma di quest’anno non prevedeva nessuna novità, almeno nel campo classico-moderno-contemporaneo, ad esclusione del nuovo pezzo Dorian Gray, pensato e realizzato dal coreografo Massimiliano Volpini e dal titolo quanto mai evocativo e di grande attualità – anche se ispirato ad un romanzo scritto ben 128 anni fa dal grande Oscar Wilde – in un mondo dove i social imperversano e l’obiettivo di una più ampia condivisione sulla rete è agognato, desiderato, voluto ad ogni costo: si contano ormai svariate morti avvenute durante lo scatto di un selfie estremo, magari in cima a un monte o un grattacielo o in bilico su un ponte.
Per Dorian Gray l’unico scopo della vita è la bellezza, come quella dell’arte, elemento unico dell’esistenza umana, al di sopra di tutto, senza che niente possa limitarla.
Come gli rivela Lord Henry infatti «quando un giorno sarà vecchio, rugoso, brutto…. le sembrerà terribile. Ora, dovunque vada, lei affascina il mondo. Sarà sempre così? Ha un viso meraviglioso…..La bellezza è una manifestazione del genio…… Il vero mistero del mondo è ciò che si vede, non l’invisibile.
Quando la sua bellezza se ne sarà andata, improvvisamente si renderà conto che non ci saranno più trionfi per lei. Deve vivere!…Non lasci perdere nulla! Cerchi sempre sensazioni nuove».
Tutto è giustificabile per salvaguardare la bellezza quindi, anche comportamenti disinibiti, illeciti, violenti.
Da qui alla dissolutezza, e quindi allo sfacelo morale, il passo è breve.
Possiamo quindi affermare che la bellezza deve essere, sì, il faro guida della vita di un uomo, ma avendo come obiettivo la conduzione di una vita seria e costruttiva, che abbia come scopo la divulgazione di questa bellezza e l’accrescimento culturale di molti, per creare una società di individui più consapevoli ed evoluti.
Siamo diventati edonisti oltre misura e l’idea di Volpini di attualizzare il concetto di Wilde sul contrasto tra anima e bellezza, tra interiorità ed esteriorità trasportandolo nell’era digitale, è a mio parere quanto mai indovinato.
Come lo è altrettanto il modo in cui è stata sviluppata l’idea e la messa in scena.
La parte coreografica non è particolarmente difficile, ma è perfettamente costruita per esprimere via via la trasformazione interiore ed esteriore di questo Dorian Gray del terzo millennio.
Anche perché la coreografia è solo uno dei tre elementi costituenti la messa in scena, che vede nello schermo interattivo e nel violino, sapientemente suonato da Alessandro Quarta, gli altri due.
Fra i tre elementi, che poi rappresentano la musica, la danza-movimento-spazio e l’immagine, c’è una connessione costante.
Siamo nel terzo millennio e quindi il famoso quadro è uno schermo le cui immagini di Bolle arrivano direttamente dalla fotocamera di un cellulare da lui usato.
Ben presto però lo schermo inizia ad essere animato di vita propria la cui voce è il violino.
Piano piano questa voce diventa sempre più forte, imperiosa, acuta, quasi lamentosa; in simbiosi con le immagini sullo schermo sofferenti, infiammate come da un inferno immaginario che tormenta la creatura intrappolata nello schermo, l’alter ego di Bolle, contro il quale lo stesso combatte in tutti i modi questa lotta immaginaria tra essere e apparire, mentre la voce del violino lo incalza sempre più fino all’esito finale in cui i due Bolle soccombono entrambi.

Roberto Bolle e Alessandro Quarta, Dorian Gray

Splendida la musica composta e arrangiata dallo stesso violinista Alessandro Quarta, virtuoso dello strumento, partendo dal tema della Passacaglia di Von Biber.
Dorian Gray ha avuto un successo strepitoso, quasi inaspettato, a sentire lo stesso coreografo.
E in effetti è un pezzo che travolge lo spettatore per la sua forza, per essere così coinvolgente, per le sue immagini, per i colori che spesso si contrappongono tra un freddo bianco e nero e un caldo rosso aranciato, per l’intensità della danza di Bolle e del suonato di Quarta.
I Friends di quest’anno, come sempre eccellenze della danza, sono stati: la splendida Maria Eichwald (tecnica e romanticismo allo stato puro – un vero piacere poterla ammirare), Maria Kochetkova (tecnica sopraffina), Osiel Gouneo (virtuoso dei salti e delle pirouettes), Angelo Greco (giovane e talentuoso ballerino proveniente dalla Scala e attualmente in forza al San Francisco Ballet), Sebastian Kloborg (dall’aspetto trasandato – capello mezza lunghezza e barba folta – ma molto bravo tecnicamente, che ci ha regalato in coppia con la Kochetkova un’intensa interpretazione del bellissimo pdd At the End of the Day), Nicoletta Manni che non ha bisogno di presentazioni (eleganza nei movimenti unita a una grande tecnica e a un’ottima capacita interpretativa).

Maria Kochetkova e Sebastian Kloborg, At the End of the Day

Maria Kochetkova e Angelo Greco, Le fiamme di Parigi

E poi ancora Timofej Andrijashenko (nominato recentemente primo ballerino, ottime capacità interpretative oltre a una buona tecnica), Gioacchino Starace e Nicola del Freo (che insieme a Bolle hanno interpretato intensamente Canon in D major), Taras Domitro (fino allo scorso anno in forza al San Francisco Ballet e ora Principal Guest Artist, ottimo ballerino), Misa Kuranaga (precisa nelle chiusure e pulita nei movimenti – è un piacere guardarla ballare) e Tatiana Melnik del Hungarian National Ballet.

Timofej Andrijashenko, Le Corsaire

E poi ovviamente c’è Roberto Bolle, colui che affascina tutti, pubblico e colleghi.
Sempre così sorridente e disponibile, eppure chi, come me, lo segue ormai da molti anni (circa dieci) ha notato un cambiamento in lui, anche rispetto a solo pochi anni fa.

Roberto Bolle

La verità è che il grande successo ottenuto con le trasmissioni televisive o con i film o con iniziative come “On Dance” lo ha reso ancora più famoso, portandolo a cambiare un po’ il suo modo di interagire col pubblico, anche sui social, risultando quindi più distaccato.
Inutile dire che questo ai vecchi fans non fa piacere.
Nel vortice della fama, in cui personaggi famosi, politici, autorità locali fanno a gara per incontrare, dietro le quinte, il grande ballerino, sembra che il pubblico “comune” non esista, anzi sia quasi fastidioso per il suo entourage.
Posso capire la tutela della sicurezza dell’artista, là dove il pubblico desideroso di incontrare Roberto sia molto numeroso (vedi Firenze) ma quando un muro invisibile di inavvicinabilità compare anche quando ci sono neanche venti persone (come a Ravenna) con una vergognosa sceneggiata, di fatto impedendo a Roberto di scendere a firmare quei pochi autografi, allora non va bene.
La gente presente è rimasta molto delusa e si è chiesta il perché di questo diniego, dal momento che con tutti gli artisti passati per il Ravenna Festival non ci sono mai stati problemi.
Forse non dovrebbe essere perso di vista, sia da Roberto che dal suo entourage, che il successo di un artista è decretato dal pubblico “comune” pagante.
Senza il pubblico anche il talento più strabiliante non arriva da nessuna parte.
Spero che Roberto abbia modo di riflettere un po’ su questo aspetto, perché sarebbe brutto, tra qualche anno, chiudere il rapporto con chi lo ama in modo così freddo, lontano e distaccato, dando quasi la sensazione del fastidio.

(le fotografie e i video sono di Eleonora Bartalesi)

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