Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“…diversi riflessi e un’unica anima”: un emozionante Gala “Roberto Bolle and Friends” torna ad illuminare l’Arena di Verona

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«E non stancarti mai di ripetere le parole uguali:
proverai l’emozione che sente l’anima
quando vede spuntar la prima stella
e poi, come la notte avanza,
la vede ripetersi in altre stelle,
con diversi riflessi e un’unica anima.»
(Pedro Salinas)
**********

ph. Andre Uspensky

23 giugno 2012 – 22 luglio 2014 – 22 luglio 2015 – 18 luglio 2016 – 17 luglio 2017
Quest’anno è stata quella del 25 luglio la serata che Verona ha dedicato ad alcune fra le più grandi stelle della danza internazionale che, grazie al nostro amato Roberto Bolle, hanno reso ancora più affascinante e ricca di magia una location come l’Arena, già di per sé impressionante per imponenza e valore storico-artistico.
Nel 2019 toccherà al 16 luglio e noi #ledivine ci siamo già assicurate di essere “in postazione”.


Adesso però, a distanza di pochi giorni, è sempre più vivo ed emozionante il ricordo della serata incredibile che Roberto e i suoi Friends ci hanno ancora una volta regalato.
Roberto Bolle ha ormai esperienza ultradecennale come direttore artistico dei suoi Gala e riesce ogni stagione ad alternare con grande efficacia brani molto noti e amati anche da un pubblico poco avvezzo ai teatri, ad altri – soprattutto moderni o contemporanei – sconosciuti ma sempre applauditissimi.
Ultimamente sta anche proponendo, grazie alla geniale collaborazione con il coreografo Massimiliano Volpini, creazioni ipertecnologiche di forte impatto musicale e visivo che riscuotono un enorme successo.
I Friends “storici” affiancano le nuove proposte, in un mix entusiasmante di differenti personalità e varie sfaccettature artistiche; ed è molto bello anche vedere, nel corso degli anni, lo stesso pezzo interpretato da artisti diversi.
In questa edizione il Gala ha registrato il tutto esaurito già ben prima della data dello spettacolo: quattordicimila spettatori hanno accolto con il loro applauso e le immancabili candeline Roberto Bolle che, sulle note di We Will Rock You dei Queen, ha fin da subito infiammato platea e gradinate dell’anfiteatro.
Ma con il primo pezzo in scaletta siamo stati subito accompagnati attraverso uno dei più tradizionali e virtuosistici brani classici: il passo a tre da Il Corsaro, superbamente interpretato da Misa Kuranaga (Boston Ballet), Timofej Andrijashenko (Teatro alla Scala) e dal Principal Guest Artist cubano Taras Domitro.
La Principal giapponese del Boston Ballet si è confermata una delle mie ballerine preferite per pulizia e sicurezza nel movimento, lievità nel gesto e sapiente interpretazione.
Se Timofej ha ribadito la sua valenza di danceur noble, Taras Domitro è stata per me una piacevole scoperta: istrionico e impetuoso, ha interpretato Alì con grande tecnica non priva di virtuosismi.

Il Corsaro

Abbiamo ritrovato la Kuranaga in un altro classico del balletto, il pas de deux dall’Atto II di Schiaccianoci, in coppia con Angelo Greco, diplomato alla Scala e giovanissimo Principal del San Francisco Ballet, altra new entry in questo Bolletour 2018.
Complici la sognante musica di Čaikovskj e la profonda coreografia di Petipa, l’intesa fra i due artisti è stata totale. Entrambi molto eleganti e perfetti nell’esecuzione, hanno avvolto il pubblico in un’atmosfera da sogno e gli applausi sono stati fragorosi.

Lo Schiaccianoci

Il nostro Roberto Bolle si è esibito in coppia con la sua partner italiana prediletta, la Prima Ballerina della Scala Nicoletta Manni, in due brani contemporanei di struggente bellezza.
Il primo è l’ormai ben noto Caravaggio, di Mauro Bigonzetti, che continua ad incantare per la sua leggerezza e sinuosità, per la sua ricerca di contrasto luce/ombra in quell’attrarsi e respingersi dei corpi per mezzo di complesse figure, per la perfetta corrispondenza della melodia di Monteverdi Pur ti miro-pur ti godo, ripresa da Bruno Moretti, all’intreccio coreografico.

Caravaggio

Il secondo è un pezzo che sono finalmente riuscita a vedere per la prima volta, sebbene non fosse previsto nel programma originario. È mancata infatti la presenza di Maria Eichwald, con la quale Roberto avrebbe dovuto ballare Thaïs e Mono Lisa, permettendo quindi la sostituzione (con mia grande gioia) con Step Addition.
Già sapevo che mi sarebbe piaciuto, avendo solo sentito l’incipit musicale e visto qualche secondo della coreografia.
Invece me ne sono innamorata…
La musica, di René Aubry, scivola da sonorità ipnotiche a suoni incalzanti a note più delicate, accompagnando e scontrandosi con i passi al limite dell’acrobatico ideati da Sébastien Galtier.
Nicoletta e Roberto rivelano ancora una volta in entrambi i pas de deux intensità interpretativa e sintonia fisica e umana: sicuri e decisi anche nelle prese più complesse, senza mai perdere nulla dell’eleganza e dell’armonia che sempre caratterizza il loro movimento.
Grandiosi! E il pubblico non ha mancato di osannarli con ovazioni e applausi senza fine.

Step Addition

Tanti applausi anche per una veterana dei Bolletour, la Principal del San Francisco Ballet Maria Kochetkova, briosa interprete dello sfavillante passo a due tratto da Le fiamme di Parigi, con Angelo Greco come partner, sinuosa e atletica nel poetico At the End of the Day, in coppia con Sebastian Kloborg, International Guest Artist dal movimento fluido e morbido, estremamente piacevole.

At the End of the Day

Abbiamo ritrovato Nicoletta Manni nel ruolo che grandemente le si addice e nel quale si è recentemente esibita alla Scala: la vezzosa e scaltra Kitri, qui in coppia con il fantasmagorico Osiel Gouneo (Principal del Bayerisches Staatsballet di Monaco) per il pas de deux dall’Atto III di Don Chisciotte.
Quanti applausi e ovazioni a gran voce e battiti di piedi sul pavimento della platea hanno ricevuto? Infiniti!
Nicoletta “è” Kitri, col suo piglio deciso, il sorriso ammaliante, le pirouettes e i grands jetés, lo sguardo ammaliante che la rendono una vera primadonna del palcoscenico.
Al suo fianco Osiel Gouneo, cubano dalla personalità dirompente, i cui virtuosismi, i manèges e l’indubbia tecnica artistica esaltati da una simpatica verve attoriale lo hanno reso fin da subito l’idolo dell’Arena.

Don Chisciotte

Ma ora torniamo alla nostra étoile Roberto Bolle, grande protagonista di altri tre brani.
Il pas de deuxLe combat des anges” tratto da Proust, ou les intermittences du coeur, appassionato e “scandaloso” balletto creato da Roland Petit sulla traccia dell’immensa Recherche du temps perdu del grande scrittore francese.
Protagonisti dei tredici quadri della creazione sono cinque personaggi della Ricerca: il Narratore da giovane, Albertine, Morel, Monsieur de Charlus e Saint Loup.
“Le combat des anges” non poteva avere due figure più rappresentative di Timofej Andrijashenko e Roberto Bolle: il biondo e angelico Timofej-Saint Loup, dai tratti delicati, viene apertamente corteggiato dal “diavolo” Roberto-Morel, che riesce a sedurlo con i suoi modi forti, quasi prepotenti, e col suo sguardo profondo e infuocato.
È un vero combattimento quello che si svolge sul palcoscenico, con passi complessi, prese e abbandoni che tratteggiano un passo a due bellissimo in ogni sfumatura, potente e carico di erotismo, senza scadere mai nella volgarità ma colmo di profondo lirismo.
Ancora una volta un grande successo per i due ballerini scaligeri.

“Le combat des anges”, da Proust ou Les intermittences du coeur

Ritroviamo Roberto nel grandioso passo a tre Canon in D major, fortunata creazione dei gemelli Otto e Jiri Bubeniček su musica rielaborata dal Canone di Pachelbel.
Nel corso degli anni ho visto alternarsi in Canon diversi ballerini: dagli stessi gemelli Bubeniček ad Alexander Riabko, da Armand Grigoryan a Vahe Martirosyan , e devo dire che i nostri scaligeri Nicola Del Freo e Gioacchino Starace, giovanissime star della compagine scaligera, sono stati all’altezza dei loro colleghi stranieri con maggior esperienza.
Questo brano, oltre alla bellezza della musica e alla coreografia in grado di esaltare la plasticità dei bellissimi corpi dei protagonisti, permette di cogliere le specificità di ciascuno.
Gioacchino Starace ha un movimento ampio, aperto e solare come il suo sorriso, sfiora l’espressionismo mantenendo comunque una solida base di eleganza e piacevole fluidità.
Nicola Del Freo si distingue per il gesto più nervoso, irruente, veloce, molto moderno, che crea un piacevole contrasto con la tecnica degli altri due ballerini.
Roberto…beh, di Roberto è già stato detto di tutto e di più, ma non mi stanco di ripetere che, nonostante l’età matura, risulta perfettamente a proprio agio in questa sorta di confronto con i colleghi ventenni, con il valore aggiunto dell’esperienza interpretativa, dell’eleganza e della misura nel gesto che lo contraddistinguono e contribuiscono a renderlo un fuoriclasse.

Canon in D major

Passo dopo passo siamo arrivati alla fine della serata, che si è chiusa con la novità del Bolletour 2018 cui accennavo a inizio articolo.
Si tratta del nuovo lavoro di Massimiliano Volpini, Dorian Gray, che ha portato sul palcoscenico accanto a Roberto Bolle due partner d’eccezione: il violinista rock Alessandro Quarta e … una webcam.
Sì, perché anche Dorian Gray, il personaggio di Oscar Wilde che stringe un patto col diavolo per poter trasferire sul suo ritratto i segni dell’età e delle nefandezze compiute, si è evoluto nel tempo. Non c’è un quadro ma uno schermo, sul quale, grazie alla webcam manovrata dal protagonista, appare l’immagine talvolta corrucciata talvolta compiaciuta del moderno Roberto-Dorian, vittima dell’egocentrismo dilagante dei selfie e dei video social.
Le note drammatiche e potenti del violino di Quarta, autore della rielaborazione della Passacaglia di H.I.F. Von Biber, accompagnano i passi sempre più sofferti di Roberto Bolle, mentre la webcam inizia a non riprendere più la realtà e sullo schermo l’immagine diviene sempre più inquietante, assumendo tonalità porpora e svelando attraverso gli occhi controversi stati d’animo.

Dorian Gray

Mentre il violino si abbandona a note sempre più stridenti e angoscianti, Roberto riesce a toccare lo schermo, dapprima incrinando e poi mandando in frantumi l’inquietante immagine, insinuando in noi un dubbio: è l’anima dell’uomo che cade a pezzi, travolta dalla negatività, o è l’uomo che riesce a sconfiggere il male, distruggendo così quel volto che ne era l’immagine?


È il ben noto tema del doppelgänger, del “doppio”, che da sempre anima il folklore e la letteratura, dal mito di Narciso allo sdoppiamento di personalità del Dottor Jekyll e Mr. Hyde fino appunto a Dorian Gray.
Roberto è un interprete intenso di questo pezzo, non particolarmente impegnativo dal punto di vista coreografico, ma di grande suggestione sonora (grandioso il violino di Alessandro Quarta, che ha accompagnato col suo strumento artisti internazionali del calibro di Aretha Franklin, Ray Charles, Jamiroquai, James Brown, Tina Turner, Tom Jones, solo per citarne alcuni) e impatto visivo, oltre alla genialità di Volpini di utilizzare la webcam, strizzando l’occhio ancora una volta, dopo l’innovativo Prototype, a nuovi effetti visivi e alla tecnologia più avanzata.
Una sfida vinta alla grande, poiché il pubblico ha decretato il successo di questo brano in tutte le tappe del tour estivo.


Anche in questo sta la grandiosità di Roberto Bolle: nell’aver saputo togliere le ragnatele a un’arte considerata, seppur ingiustamente, stantia e polverosa come la danza classica e nel farla tornare a brillare e, soprattutto, a farla amare e a diffonderla, dimostrando che si può fare e proporre danza di elevata qualità senza annoiare, anzi, rendendola accattivante e fruibile da un pubblico sempre più vasto.
Quindi un grazie di cuore a Roberto e a tutti gli artisti, i coreografi, i musicisti, i collaboratori che riescono a rendere così speciali le nostre serate di danza.

(ove non segnalato le fotografie sono personali)

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