Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko: due stelle per un inebriante Don Chisciotte al Teatro alla Scala

Dopo due anni torna al Teatro alla Scala il coloratissimo ed effervescente Don Chisciotte coreografato da Rudolf Nureyev.
Finalmente quest’anno Eleonora ed io siamo riuscite ad assistere alla terza rappresentazione, l’ultima con protagonisti i nostri Primi Ballerini preferiti, arrivando a Milano nel tardo pomeriggio di un venerdì 13 luglio caldissimo, appena in tempo per consegnare i fiori per Nicoletta e Timofej, consumare il nostro consueto aperitivo e prendere posto nel palco di I ordine che avevamo prenotato.


Dopo tanti anni di ospiti esterni (ricordiamo, dopo Nureyev, Manuel Legris, Patrick Dupond, Laurent Hilaire, Sylvie Guillem, Maximiliano Guerra, Laetitia Pujol, Tamara Rojo, Anastasia Matvienko, Olesia Novikova, e ne dimenticherò sicuramente alcuni), in questa stagione il Teatro alla Scala mette in scena tutto il suo organico, dai Primi Ballerini, ai Solisti, al Corpo di Ballo. E questo è sicuramente un valore aggiunto, che ha regalato unità alle scene d’insieme e grande complicità e sintonia in ogni passaggio.
Un’occasione davvero unica per ammirare e applaudire i ballerini scaligeri, tutti di elevato livello tecnico e interpretativo.

(ph. Brescia-Amisano, Teatro alla Scala)

La versione del Don Chisciotte in cartellone alla Scala è quella coreografata da Rudolf Nureyev, sicuramente molto godibile ed effervescente, ben diversa dalla versione originale creata da Marius Petipa su musica di Ludwig Minkus.
Sia la coreografia che le musiche, infatti, sono state spesso rimaneggiate nel corso degli anni da quando, nel 1869, Don Chisciotte apparve per la prima volta davanti al pubblico moscovita sul palcoscenico del Bol’šoj.
Già quando fu ripreso per Pietroburgo due anni dopo, Petipa modificò diverse parti, con l’intento di avvicinarsi maggiormente a un pubblico più raffinato.
In particolare, venne posto l’accento sulla grande scena classica del sogno di Don Chisciotte, nella quale Kitri-Dulcinea figurava circondata da un numeroso corpo di ballo e da ben 72 bambini in un goffo costume di Cupido, con alucce e frecce in mano.
Come ricorda il critico di danza Domenico Rigotti, «rispetto a Mosca, le scene comiche, ma anche quasi tutte le danze di carattere, erano state abolite e sostituite da altre di impronta più classica».
Tuttavia anche questa versione di Petipa non ebbe lunga vita, soprattutto per la nuova ondata di balletti di fine Ottocento e per la grande riforma di Fokine ormai alle porte.
In seguito Don Q fu ripreso e rimaneggiato da Aleksandr Gorskij, considerato il rinnovatore del balletto russo, il quale sfoltì molti personaggi di contorno e lo ridusse in tre brevi Atti.
«Questo però» ricorda ancora Rigotti, «non fu sufficiente a determinarne il successo: il pubblico giudicò la ripresa “incompatibile con la nascita della grande arte”.»
L’edizione rimasta in repertorio al Bol’šoj sino ai nostri giorni è quella di Rotislav Zakharov, uno dei pionieri del rinnovamento del balletto sovietico moderno, che restaurò parti tolte in precedenza (come il prologo o la scena della taverna e dei mulini a vento) e aggiunse alcuni numeri supplementari.
E’ da qui che possiamo partire per arrivare alla versione di Nureyev proposta dal Teatro alla Scala.
Il grande ballerino e coreografo, che ha visto danzare molte volte Don Chisciotte e lo ha danzato egli stesso giovanissimo, ritiene che il balletto possa piacere anche al pubblico occidentale, che poco lo conosceva.
Innanzitutto egli incarica il musicista e direttore d’orchestra inglese John Lanchbery, conosciuto durante le sue esperienze al Royal Ballet, di procedere a una revisione, aggiungendo anche alcuni brani supplementari.
Infatti, come sottolinea il direttore d’orchestra esperto di balletti David Coleman, «Nella musica originale ci sono anche molti pezzi non eccelsi ed era perciò necessario migliorarla con altre parti aggiunte. In questo caso il recupero dell’originalità non è la cosa più importante. Spesso la partitura di un’opera è una sorta di work in progress […]»
Nureyev allestirà il suo nuovo Don Q per la prima volta alla Staatsoper di Vienna la sera del 1° Dicembre 1966. E’ un successo, che si ripeterà quattro anni dopo ad Adelaide con l’Australian Ballet.
Il 24 Settembre 1980 Nureyev arriva alla Scala, con accanto a sé Carla Fracci nel ruolo di Kitri. L’anno successivo toccherà all’Arena di Verona, con Eva Evdokimava come partner.
In precedenza, Don Q era apparso raramente: ricordiamo il Ballet Rambert, che lo propose nel 1963 a Spoleto; il Teatro San Carlo, nel corso del 1974, nel 1979 all’Opera di Roma e poi alle Terme di Caracalla.
Caratteristica di questa versione del Don Chisciotte è l’estrema velocità e il ritmo incalzante della musica che s’intreccia con passi altrettanti rapidi e figure stilistiche ai limiti dell’inverosimile.
Le scene gioiose e giocose si alternano sapientemente ad altre più grottesche e quasi tristi e melanconiche, soprattutto legate al vecchio hidalgo il quale tuttavia, insieme al suo fido scudiero, restano figure di secondo piano rispetto alla storia d’amore fra Kitri e Basilio e le numerose e travolgenti danze di carattere che ruotano attorno a loro.
Viene mantenuto il Prologo, durante il quale Don Chisciotte, richiamato dall’immagine della sua amata Dulcinea, nomina il vicino Sancho Panza suo scudiero e con lui parte per avventure cavalleresche e d’amore.

Giuseppe Conte interpreta Don Chisciotte

Il tutto si svolge però molto rapidamente e ben presto la scena si apre su una grande piazza cittadina, piena di gente, movimento e colore.
A partire da questo punto incontriamo a poco a poco tutto il Corpo di Ballo scaligero, che si distingue nel corso dell’intera serata per la spettacolarità dei passaggi, le evoluzioni trascinanti, le scene d’insieme, i passi a due e gli assoli sempre eseguiti con tecnica superba, piglio deciso e perfetta immedesimazione nelle atmosfere spagnoleggianti della vicenda.
Come sottolinea Rigotti, ogni personaggio viene tratteggiato con precise connotazioni anche psicologiche: Kitri astuta e maliziosa; Basilio burlone e accorto esecutore di bizzarre variazioni e passi complessi; Don Chisciotte e Sancho, buffi anche nella loro stessa natura fisica; il ricco e anziano Gamache, pretendente alla mano di Kitri, lezioso e goffo nella sua esibita eleganza; e poi l’oste padre di Kitri, e Lorenzo, e le Zingare, Espada, le amiche di Kitri e molti altri.

Gianluca Schiavoni (Sancho Panza), Riccardo Massimi (Gamache), Lorenzo (Salvatore Perdichizzi)

Bellissimo e suggestivo anche quella sorta di “atto bianco” con il sogno di Don Chisciotte, rimasto a terra privo di sensi in seguito alla lotta contro il mulino a vento scambiato per un feroce nemico. La danza delle Driadi nel giardino incantato, con la loro Regina e Kitri nelle vesti quasi angeliche di Dulcinea è un capolavoro di delicatezza e incanto, ove tutte le ballerine sono state molto applaudite sia per gli insiemi che per i numerosi assoli.

Nicoletta Manni nelle vesti di Dulcinea nell’Atto Bianco dedicato alle Driadi (ph. Brescia/Amisano, Teatro alla Scala)

Vorrei citare ed elogiare i ballerini e le ballerine uno a uno, tutti grandi interpreti che hanno contribuito a rendere veramente godibile, piacevolissimo e tecnicamente elevato questo Don Chisciotte.
Ricordo qui solamente coloro che meglio conosco, o di persona o dal punto di vista artistico, e che hanno confermato ancora una volta la loro preparazione: l’elegante e bravissima “ballerina di strada” Martina Arduino, “Espada” Marco Agostino (entrambi anche splendidi interpreti di un momento travolgente come “Solisti di Fandango”), le “due amiche di Kitri” Alessandra Vassallo e Caterina Bianchi, la “Regina delle Driadi” Virna Toppi, “Amore” Antonella Albano, lo “Zingaro” Antonino Sutera, le “Zingare” Emanuela Montanari e Denise Gazzo, la “Damigella d’onore” Maria Celeste Losa.

Martina Arduino e Marco Agostino al termine del Fandango

Caterina Bianchi e Alessandra Vassallo, “amiche di Kitri”

E ora i due grandiosi protagonisti, Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, la prima ormai veterana nel ruolo di Kitri, il secondo al suo debutto in quello di Basilio.
Non avevo mai visto nessuno dei due in un balletto a serata intera, ma solo in pas de deux, e devo dire di essere rimasta davvero colpita dalla profonda complicità interpretativa e dalla maestria tecnica che li ha contraddistinti per tutta la durata dello spettacolo. Insieme costituiscono una coppia perfetta: giovani, bellissimi, innamorati, l’incarnazione di Kitri e Basilio in ogni loro caratteristica.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko (ph. Brescia/Amisano, Teatro alla Scala)

Nicoletta è stata un’ulteriore conferma, poiché ogni volta che l’ho vista eseguire passi a due non ho mai nascosto la mia ammirazione per la sua eleganza, la sua misura in ogni movimento anche più ardito e, al contempo, il suo far emergere personalità e determinazione interpretativa. La sua Kitri è stata energica e volitiva, brillante e ardita sia per presenza scenica che per tecnica.

Nicoletta Manni, Kitri (ph. Brescia/Amisano, Teatro alla Scala)

Timofej aveva già dimostrato grandi potenzialità non solo in alcuni pezzi presentati nei gala “Roberto Bolle and Friends” (penso al passo a due Da Proust in coppia con Roberto Bolle, un vero capolavoro, oppure al passo a tre tratto da Il Corsaro, in cui Tima ha evidenziato le sue caratteristiche da danseur noble), ma anche in balletti interi come La Dama delle Camelie, in coppia con Nicoletta, che personalmente non ho visto ma che Eleonora ha detto aver apprezzato tantissimo, e nel recente Corsaro (qui il racconto della Dama e del Corsaro).
Il suo Basilio ha tutto l’entusiasmo, l’irruenza e la freschezza di interpretazione dei vent’anni o poco più; una brillantezza tecnica entusiasmante nei passi a due con l’amata Kitri/Nicoletta, con la quale mai ha perso il contatto visivo, occhi negli occhi in ogni istante, e questo ha accentuato ancor più il clima di passione e vitalità che permea tutto il balletto.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko

Bravissimo nei pas de deux, ancor più bravo in quelle evoluzioni e quei complessi assoli che Nureyev ha riservato a Basilio, e qualche piccolissima sbavatura è del tutto perdonata in una prova di debutto completamente positiva ed entusiasmante.

Timofej Andrijashenko, Basilio (ph. Brescia/Amisano, Teatro alla Scala)

E l’entusiasmo si è trasmesso a tutto il pubblico, che in ogni serata ha riservato agli artisti vere ovazioni, con lunghi minuti di applausi.
Bravissimi tutti e grazie per una serata davvero indimenticabile!
E grazie anche a Nureyev, perché, come scrive Domenico Rigotti «questo Don Chisciotte senza età e senza tempo aiuta a essere felici, a farci uscire da teatro una volta tanto con il sorriso sulle labbra»

 

(ove non segnalato le fotografie sono personali)

Dal programma di sala:
Domenico Rigotti, Un Don Chisciotte da commedia, col sorriso sulle labbra (a ricordo del critico di danza e non solo, scomparso nel 2014)
David Coleman, una bacchetta sulle punte – Intervista di Lorenzo Tozzi

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