Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Grandi stelle della danza per l’omaggio scaligero ad un mito senza tempo: Rudolf Nureyev

Anche lo scorso sabato 26 Maggio una delegazione de #ledivine era presente al Teatro alla Scala per la Serata Nureyev, che vedeva naturalmente presente, fra gli altri, la nostra Etoile Roberto Bolle.
Ecco il racconto di Eleonora.

********************************

Il Teatro alla Scala ha reso omaggio al grande ballerino e coreografo Rudolf Nureyev, in occasione della ricorrenza del venticinquesimo anniversario della sua morte e dell’ottantesimo anniversario della sua nascita, con una serata speciale, Serata Nureyev.
Il cast ha visto la partecipazione di grandi stelle della danza, partendo da quelle di casa come le Etoiles Roberto Bolle e Svetlana Zakharova, a quelle ospiti come Germain Louvet, Etoile dell’Opera di Parigi, Marianela Nunez e Vadim Muntagirov, Principal al Royal Ballet di Londra.

Le Etoiles scaligere Svetlana Zakharova e Roberto Bolle

L’apertura del programma è stata affidata al III atto tratto da La bella addormentata nel bosco (che rivedremo in versione completa nuovamente nella stagione scaligera 2018-2019).
Le messe in scena di Nureyev dei grandi classici ottocenteschi hanno sempre riscosso un grande successo perché capaci di regalare, pur in un contesto di linguaggio coreutico classico, maggiore introspezione psicologica e personaggi più vivi e veritieri.
Questo ha permesso così, di fatto, ai balletti tradizionali di sopravvivere alla ventata di rinnovamento che stava prendendo piede, proprio nel periodo in cui Nureyev creò le sue riletture dei classici (anni ‘60-‘70), e che vedeva nella danza postmoderna e d’improvvisazione il suo punto di forza.
Quello che vediamo quindi nel magnifico salone delle feste del palazzo reale, grazie alle superlative scenografie e ai ricchi e magnifici costumi, non è una rappresentazione ingessata e manieristica, ma piuttosto una serie di passi a cinque, passi a due, assoli e passi d’insieme dinamici e travolgenti.
In occasione della festa in onore delle nozze di Aurora e del principe Desiré, nel salone il re, la regina e i cortigiani danzano una magnifica sarabanda.
Poi, introdotti da Calabutte, maestro di cerimonie, fanno ingresso vari personaggi tra cui alcuni protagonisti delle favole di Perrault e di altri scrittori.
I primi a rendere omaggio sono i Diamanti (Timofej Andrijashenko e Virna Toppi) e le tre gemme (che poi sarebbero le fate madrine) Oro, Argento e Zaffiro (Alessandra Vassallo, Gaia Andreanò e Caterina Bianchi), tutti protagonisti dello splendido passo a cinque.

Timofej Andrijashenko e Virna Toppi

Alessandra Vassallo, Gaia Andreanò e Caterina Bianchi

Andrijashenko e Toppi sono stati molto bravi e convincenti, splendidi come il loro ruolo ispira, anche nei brevi ma piacevoli assoli ovviamente difficilissimi in puro stile Nureyev.
Altrettanto luminose sono state Vassallo, Andreanò e Bianchi, al pari del loro essere gemme.
Esibitesi in una variazione velocissima in cui come le gemme sbrilluccicano colpite dalla luce, producendo rapidi guizzi luminosi e brillando qua e là, anche la coreografia di Nureyev tende a ricreare il continuo divenire attraverso la velocità, l’uso sapiente delle punte e dei cambi di direzione.
Poi è la volta del Gatto con gli stivali (Massimo Garon) e la Gatta bianca (Denise Gazzo).
Ho sempre adorato questo divertentissimo, brioso e spumeggiante passo a due proprio per l’estrema caratterizzazione che è stata data ai due personaggi.
Guardandoli danzare non puoi sbagliarti, sono gatti: il modo di tenere le mani come fossero zampe, di strusciare il viso contro gli avambracci, di muoversi con ampi passi felpati. E devo dire che Garon e Gazzo mi sono piaciuti molto, sono stati dei veri e propri felini.

Denise Gazzo e Massimo Garon

Per ultimi si sono esibiti la Principessa Florina (Agnese Di Clemente ) e L’uccello blu, personaggi della omonima favola di Madame Chatherine d’Aulnay. La storia narra le vicissitudini d’amore della principessa Florina e del Principe Splendido quest’ultimo trasformato da un incantesimo in un uccello blu che va a trovare la principessa rinchiusa in una torre per salvarla e dalla quale a sua volta sarà salvato.
E’ quindi un principe sui generis il cui movimento, splendidamente ideato da Nureyev, con una serie di petits brisés eseguiti sulla diagonale, che per il modo di usare le braccia e di saltare ricordano molto il volo di un uccello. Splendidamente interpretato da Christian Fagetti, perfetto per rappresentare anche il lato eclettico di questo principe.
La Di Clemente, invece, devo dire che anche se brava mi ha convinto meno, soprattutto per alcuni passaggi (anche nel passo a due) non eseguiti alla perfezione.

Agnese Di Clemente e Christian Fagetti con Svetlana Zakharova

Per ultimi ecco arrivare i promessi sposi: la principessa Aurora (Svetlana Zakharova) ed il principe Desiré (Germain Louvet) con costumi bianchi riccamente ricamati a sottolineare la purezza del loro sentimento e la felicità vissuta.
Magnifica la Zakharova: la sua tecnica, la sua eleganza la rendono davvero unica anche se il partner Louvet non sembra all’altezza di un’étoile come lei. Non tanto sotto l’aspetto tecnico quanto dal punto di vista della personalità, della presenza scenica che in parte si può anche acquisire ma che prevalentemente è già dentro ogni grande artista, è già nel suo Dna.
Ho sempre detto di lei che è decisamente troppo fredda e distaccata nelle sue interpretazioni, ma sempre più spesso mi devo ricredere perché sto notando, invece, che è riuscita a calibrare e misurare questo suo aspetto caratteriale a seconda delle interpretazioni, dimostrando la maturità raggiunta.
Per esempio in questo caso, essendo Aurora una principessa, il suo aplomb è impeccabile e rigoroso al contrario del trasporto emotivo che ci ha regalato solo pochi mesi fa col personaggio di Marguerite (se ripenso a quella serata ancora mi emoziono).
A conclusione del terzo atto, a tempo di mazurka tutta la corte danza nell’apoteosi finale con una sequenza ritmata sempre più veloce, briosa e fresca come lo è la musica di Ciajkovskij, a sottolineare la festa e l’idillio dei due innamorati.

Svetlana Zakharova e Germain Louvet (ph. Teatro alla Scala)

La seconda parte dello spettacolo vede come primo pezzo un estratto dal III atto del Don Chisciotte ambientato al matrimonio di Kitri e Basilio.
Quello che viene rappresentato in questa serata è la danza delle otto damigelle e della damigella d’onore in forma breve e il Grand Pas de Deux dei due innamorati.
In questo caso la messa in scena è asciutta senza scenografia.
Dopo una breve introduzione con le otto damigelle entra la damigella d’onore, una brava Maria Celeste Losa, per fare il suo omaggio agli sposi con l’assolo.
A palco vuoto poi entrano finalmente i due protagonisti Kitri (Marianela Nunez) e Basilio (Vadim Muntagirov).
Il Grand Pas de Deux è uno di quei passi a due dove i ballerini possono davvero mettere in evidenza le loro doti tecniche; spesso infatti viene messo in scena come pezzo a se stante in tanti gala proprio perché, oltre ad essere spettacolare e accompagnato da una bellissima musica, è adattissimo per scaldare il pubblico sempre amante dei virtuosismi.
La Nunez e Muntagirov non si smentiscono nella loro bravura. La Principal del Royal Ballet poi con il personaggio di Kitri ha un vero feeling. A mio parere una delle migliori interpreti di questo personaggio e la sua variazione di Kitri, non messa in scena in questa serata, è una delle più strepitose per ritmo, piglio e dinamismo e per quel carattere spagnoleggiante e anche non poco civettuolo.

Marianela Nunez e Vadim Muntagirov (ph. Teatro alla Scala)

Tornando al Grand Pas de Deux, si nota una grande intesa tra i due ballerini. Molto bravo Muntagirov anche nella sua variazione: preciso, ottimi salti, forse c’è stata qualche piccola sbavatura ma ci può stare in un pezzo così difficile.
La Nunez, come dicevo poc’anzi, è straordinaria, una tecnica sopraffina unita ad un giusto carattere interpretativo.
Fantastico è stato quando, nella variazione femminile, Kitri fronte al pubblico deve eseguire una serie di coupé. Riusciamo a cogliere lo sguardo che si scambiano il bravissimo maestro David Coleman e la Nunez.
Quest’ultima inizia lentamente alzando e piegando una gamba, ed ecco le prime note lente; poi la abbassa lentamente e solleva l’altra un poco più velocemente ed ecco altre note un poco più veloci anch’esse, e di nuovo la prima gamba sollevata e poi la seconda e la musica prosegue sempre più incalzante e veloce così come fa la stessa Nunez con i suoi coupé.
È stato come assistere ad una conversazione senza parole. Un momento davvero speciale.
L’unica cosa che non mi è piaciuta è stata l’abbigliamento di entrambi: quel colore bianco, anche se capisco sia nelle intenzioni del costumista utile a sottolineare il matrimonio, non si lega con la passione e l’ambientazione spagnoleggiante, per la quale sarebbero più adatti i colori nero e rosso.

Marianela Nunez

Terzo pezzo della serata: Apollo, non coreografato da Nureyev, ma che il grande ballerino interpretò per la prima volta al Teatro alla Scala nel dicembre del 1971.
Una straordinaria coreografia di Balanchine su musica di Igor Stravinskij. La partitura creata su commissione per un festival di musica contemporanea e che lo stesso musicista aveva consegnato, dopo un esito poco convincente con Adolph Bolm, al sempre presente, discusso e discutibile ma decisamente dalle grandi capacità Sergej Djagilev.
L’impresario dei Ballets Russes l’affidò così al giovane Balanchine, che mandò in scena Apollon Musagète nel 1928 al Teatro Sarah Bernhardt di Parigi. Nonostante il grande successo ottenuto, Balanchine, d’accordo con Stravinskij, apportò alcune modifiche tutte tese a creare uno spazio e un abbigliamento senza connotazioni specifiche.
Così, giunto negli Stati Uniti, tra il 1948 ed il 1979, soppresse le scene dipinte lasciando solo una scala per l’ascesa di Apollo all’Olimpo e una seduta dall’aspetto di una roccia, sostituì i costumi ispirati all’antica Grecia di Coco Chanel con corte tuniche e calzamaglia, inoltre soppresse il primo quadro (prologo) e da quel momento anche il titolo fu semplificato in un più stringato e diretto Apollo.
La versione danzata alla Scala nel 1971 e nel 1973 da Nureyev fu quella con il prologo.
La scelta di introdurre Apollo in questa serata speciale (nella versione senza prologo) è più legata all’unicità del debutto di Nureyev in questa interpretazione che non al fatto che questa coreografia sia stata un pietra miliare nella sua carriera, pur essendo stata un’ottima performance.
La storia racconta l’ascesa di Apollo all’Olimpo.
Inizialmente il figlio di Zeus e Leto, intento a suonare il liuto (simbolo della sua futura attutidine musicale) e a danzare da solo, è presto raggiunto da tre delle nove muse: Tersicore musa del canto e della danza (Nicoletta Manni), Calliope musa della poesia (Virna Toppi) e Polomnia musa della pantomima (Martina Arduino).
Apollo istruisce, diventandone maestro, le muse ciascuna nella propria arte e regala loro una tavoletta, una maschera e una lira.
Le tre figlie di Zeus iniziano così, una ad una, ad esibirsi ciascuna nella propria arte allietando il dio e cercando di ottenere da lui il consenso.
È Tersicore che riesce nell’intento e infatti Apollo danza con lei. Raggiunti poi dalle altre due muse, Apollo e le tre dee salgono al Parnaso.

Martina Arduino, Nicoletta Manni e Virna Toppi con Roberto Bolle-Apollo (ph. Teatro alla Scala)

Questa coreografia in stile neo classico, nonostante abbia ben 90 anni, sembra pensata ieri.
La sua estrema modernità dei gesti, l’armonia, la forza, la musicalità che vi si possono trovare la rendono senza tempo. E, sicuramente, la scelta che Balanchine fece di rendere astratta l’ambientazione ha contribuito ancor di più a trasmettere la sensazione del divino, del superiore, dell’immortalità di queste creature.
La leggerezza che Balanchine riesce a creare, pur nella difficoltà di alcuni passaggi nonché nella forza necessaria a ricrearli, è uno degli elementi che rende Apollo tra le creazioni coreutiche più belle e universali di sempre.
Le figure disegnate nello spazio dai molteplici passaggi e gli intrecci che i quattro protagonisti ricreano sul palcoscenico sono in simbiosi perfetta con la musica, creando una fluidità in continuo divenire.
Tutte e tre le protagoniste delle Muse – Arduino, Toppi e Manni – sono state precise, brave e sicure anche nei passaggi più difficili.

Nicoletta Manni

La Arduino è stata una perfetta Polimnia nella sua eleganza tesa a creare una pantomima regale.
La Toppi invece con la sua esuberanza ha arricchito Calliope di energia e carattere.
La Manni con la sua leggiadria e armonia ha portato in scena una vera musa, una sublime Tersicore.
Infine Bolle, che con il suo Apollo ha incantato l’intero teatro. Alla magia dell’assolo, cui già la coreografia di Balanchine regala un’aura divina, Bolle aggiunge, con un sapiente utilizzo del palcoscenico, la forza attrattiva che scaturisce dall’energia passante tra artista e pubblico.
Nel pdd poi Bolle e la Manni ci regalano momenti indimenticabili, non solo grazie alla loro bravura tecnica ma anche per aver saputo far pulsare e vivere i loro personaggi rendendo concreta e parlante la coreografia.

Virna Toppi e Roberto Bolle

A conclusione della serata, sul Défilé tratto dalla marcia del II atto del Tannhäuser su musica di Richard Wagner, eseguita, come tutta la musica della serata, dall’orchestra dell’Accademia scaligera, ecco sfilare, entrando dal fondo del palco e camminando verso il proscenio, gli allievi dell’Accademia del Teatro alla Scala; a seguire tutto il corpo di ballo via, via, risalendo fino ai solisti, ai primi ballerini per finire con le Etoiles e i Principal ospiti e di casa – nell’ordine Marianela Nunez e Vadim Muntagirov, Svetlana Zakharova e Germain Louvet e infine Roberto Bolle che, con un incedere, lasciatemelo dire, da vera star e padrone di casa, raggiunge la ribalta….magnifico!
Qui Bolle richiama tutti i protagonisti che, rientrando sul palco, prendono posto ricreando una specie di scenografia umana vestita di bianco.

(ph. Teatro alla Scala)

Una conclusione scenografica degna di questa magnifica serata per ricordare non solo un grande protagonista della danza di tutti i tempi, come Rudolf Nureyev, ma anche per festeggiare e acclamare tutti i bravissimi protagonisti, il corpo di ballo nonché l’eccellenza di una scuola che ha formato e continuerà a formare ottimi ballerini, e non solo: musicisti, scenografi, registri teatrali che rendono la Scala un’eccellenza mondiale.

(Ove non segnalato le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

Annunci

2 commenti su “Grandi stelle della danza per l’omaggio scaligero ad un mito senza tempo: Rudolf Nureyev

  1. Neda
    giugno 9, 2018

    Bellissimo. Grazie.
    Buona domenica.

    Mi piace

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: