Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

“Manon” al ROH di Londra: Marianela Nuñez e Roberto Bolle custodi romantici dei cuori degli spettatori

Una piccola delegazione de #ledivine anche quest’anno ha accompagnato la nostra Étoile Roberto Bolle nella sua trasferta londinese per le due recite di Manon (ebbene sì, un’altra Manon! 🙂 !): alla prima, la sera di mercoledì 11 Aprile, era presente Stefania; alla seconda recita, lunedì 16 Aprile, hanno assistito invece Eleonora e Cristina.
Ed è Eleonora che ci racconta brevemente le sue impressioni su questo balletto; appena il tempo di mandarmi l’articolo, che è già ripartita per Milano: tra qualche giorno quindi il suo resoconto su Il Corsaro, messo in scena al Teatro alla Scala.

********************

La cornice regale è quella della Royal Opera House.
Il quadro di amore, passione, gelosia e morte è quello di Manon.
I soggetti principali sono quelli dei due innamorati Manon e Des Grieux, impersonati da due grandi protagonisti: Marianela Nuñez e il nostro Roberto Bolle.
Entrambi perfetti, non una sbavatura, non un errore, hanno dato vita ad una splendida Manon.
Forse una lettura orchestrale, e di conseguenza coreografica, leggermente più lenta ha tolto un po’ di quel pathos trascinante, tipico delle messe in scena alla Scala o all’Opera di Parigi. D’altro canto bisogna dire, però, che alcuni gesti “intimi” non annoverabili tra quelli spettacolari di prese o passaggi difficili sono stati al contrario risaltati da questa lettura musicale, evidenziandone l’importanza; penso per esempio a quando, in camera da letto, dopo essere fuggiti dalla festa dove Des Grieux ha ferito Monsieur G.M., Manon si avvicina a Des Grieux e lo abbraccia da dietro. Solitamente è un passaggio importante che però in una lettura veloce della partitura si perde un po’. In questo caso invece viene messa in risalto l’intimità del gesto, la comunione dei due innamorati che, ritrovatisi, “assaporano” il loro amore.
Forse quindi la lettura più corretta e coerente con quella voluta e pensata da McMillan è proprio questa versione inglese, dal momento che il grande coreografo era residente proprio al Royal.
La chimica e il feeling tra i due sono assolutamente evidenti, come lo sono nel famoso bacio del primo pdd della camera da letto. Un bacio che metterei sicuramente al top per lunghezza, credibilità e trasporto amoroso.

Marianela Nunez e Roberto Bolle. Le prove (ph. Rachel Hollings)

La Manon della Nuñez è una Manon meno altera di quella della Dupont, a tratti meno glaciale di quella della Zakharova (nel secondo atto) ma più dolce ed emotivamente espansiva, puramente romantica; una Manon decisamente particolare, la sua.
La Nuñez sotto certi aspetti, a mio parere, enfatizza il lato giovanile e indeciso di Manon, elemento che è sicuramente presente nel libro ma che sovente si perde. Nel suo caso non succede e questo forse lo si deve al suo essere, così come si definisce lei in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera a gennaio di quest’anno, “antidiva”.
Il Des Grieux di Bolle è ormai una certezza nel riuscire a portare in scena il trasporto amoroso verso questa ragazza il cui incontro casuale, in piazza, ha interrotto le sue letture e segnerà la sua vita per sempre.

Bolle esegue splendidamente, fin dai primi passi e arabesque, la dichiarazione d’amore, perla coreografica di McMillan, tremendamente difficile da eseguire a freddo in apertura di assolo.
A mio parere rimane uno dei Des Grieux più credibili, non solo sotto l’aspetto emozionale ma anche sotto l’aspetto puramente coreografico e non parlo dell’esecuzione dei passi ma della capacità di rendere al meglio la vera intenzione di alcuni movimenti che ci parlano di amore, di felicità, di quella felicità che ti fa credere che tutto sia possibile, che trascina tutto in secondo piano, che ti fa abbandonare ogni proposito sul tuo futuro, che ti porta a rischiare ogni cosa, anche la tua stessa vita. In questo Bolle è aiutato dalla sua capacità indiscussa come porteur: là dove altri faticano, lui si avventura in prese e tenute volute, sì, dai coreografi ma al limite del possibile.
Belli e ricchi i costumi che però non raggiungono quelli dell’Operá, tra cui resta indimenticabile, a mio parere, il completo bianco indossato da Des Grieux durante la festa o il ricchissimo mantello che Monsieur G.M. regala a Manon in cambio dei di lei favori.
Tra gli altri protagonisti un bravo a Marcelino Sambé uno dei “primi solisti” del Royal che porta in scena un buon Lescaut e anche a Beatrix Stix-Brunell nel ruolo della donna di malaffare amante di Lescaut. Ho trovato invece Christopher Saunders poco incisivo come Monsieur G.M.

Molti spettatori delle due serate hanno evidenziato la commozione vissuta assistendo al balletto, dichiarando di aver lasciato un pezzettino di cuore nella sala del teatro. E non posso che essere d’accordo con loro perché realmente è stata una bella Manon, bellissimo il terzo atto con il pdd finale da brividi sulla pelle, prova ne è che più volte il pubblico ha richiamato a gran voce alla ribalta la coppia Nuñez-Bolle, entrambi visibilmente emozionati e felici ai ringraziamenti finali.
La Nuñez poi è apparsa fin dalla prima riapertura del sipario sicuramente meno contrita, seria ed ermetica di quanto si sia visto, più volte, in altre stelle delle punte in coppia con lo stesso Bolle.
Credo che questa sia una delle caratteristiche che la contraddistingue maggiormente, oltre ovviamente ad una tecnica sopraffina.

Immancabile foto-ricordo di Eleonora e Stefania con Roberto

#ledivine Eleonora e Cristina

(ove non segnalato le fotografie sono di Eleonora Bartalesi)

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