Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Memories…: Roberto Bolle al book signing di “An Athlete in Tights” – Milano 18 Dicembre 2009

Ripescando i ricordi…
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|Venerdì 18 Dicembre, ore 18.30: book signing del libro “Roberto Bolle. An Athlete in Tights” di Bruce Weber, presso la Galleria Sozzani a Milano. Sarà presente Roberto Bolle.|
Quando ho letto dell’evento ho subito pensato: ci sarò! Impossibile resistere al desiderio di salutare Roberto dopo la sua disavventura, sincerarmi sul suo stato di salute e fargli gli auguri di Natale.
Purtroppo Marina non ci potrà essere: avrebbe fatto questa ennesima piccola follia e sarebbe stata una bella occasione per rivederci, ma la recita scolastica del figlio è prevista proprio per venerdì pomeriggio e la mamma naturalmente non può mancare.
Arrivo quindi ancora una volta tutta sola a Milano, sapendo comunque che dopo qualche ora mi sarei incontrata con Valentina e pregustandomi, oltre all’incontro con Roberto, la visita ad un paio di mostre. La passeggiata fra i negozi è invece annullata: il freddo è pungente e il cielo plumbeo promette neve abbondante, come da previsioni meteo.
La prima tappa è quindi Palazzo Reale per le mostre “Edward Hopper” e “Giappone. Potere e splendore 1568-1868”, con una breve pausa pranzo fra una e l’altra. Nonostante l’ansia di rivedere Roberto, il piacere dell’arte riesce ancora una volta a rapirmi e a darmi conforto. In particolare la seconda mostra è straordinariamente evocativa: le suggestioni dell’Oriente sono impareggiabili.
All’uscita dal museo, Piazza Duomo si presenta imbiancata: la fitta neve che scende tra le luminarie posandosi delicatamente sul gigantesco albero di Natale prospiciente il Duomo e sulle enormi chiocciole fucsia davanti a Palazzo Reale (omaggio a Hopper), rende l’atmosfera davvero magica e fiabesca. Sono le 17.00 e non manca molto all’appuntamento con Roberto: camminando verso la fermata della metropolitana i passi sono incerti e mi sento quasi vacillare: no, non è l’effetto della neve, ma il noto “effetto Bolle” anticipato!


Incontro Valentina negli affollatissimi meandri della metro e insieme affrontiamo le ultime due fermate verso Corso Como. La via pedonale sembra suggestiva, ma camminarci adesso, con la neve che scende fitta e il rischio di scivolare ad ogni passo, è davvero impensabile: mi riprometto di fare una passeggiata da queste parti la prossima volta.
La Galleria è molto bella ed elegante, situata in fondo a un giardinetto illuminato da decorazioni natalizie e candele accese. Salendo una scala sulla sinistra si accede alle sale che ospitano il negozio di libri d’arte, moda, fotografia, design e molto altro e, in fondo ad un piccolo corridoio, agli spazi espositivi per le mostre fotografiche. Sarà qui, nella prima di queste sale, che Roberto firmerà il libro.
Alle 18.10 siamo in pole position, ma dovremo attendere ben oltre le 18.30 per incontrare Roberto.
Nel frattempo sorseggio il calice di prosecco offerto dalle hostess – giusto per farmi un po’ di coraggio – e osservo la folla eterogenea che inizia a circondarmi (fans quasi nessuna, a parte noi due e Giovanna; qualche invitato di “Vogue” e “Vanity Fair”, gli uomini riconoscibili per il completo elegante e la cravatta, le donne per gli abiti eccentrici e il viso di cera; moltissimi i curiosi che acquistano il volume all’ultimo minuto; naturalmente Carla Sozzani e la condirettrice di “Vanity Fair” Cristina Lucchini, che si preoccupa molto di sistemare al meglio la postazione ove siederà Roberto).
L’attesa è lunga… Alle 19.25 arriva, entrando dal fondo degli spazi espositivi: sorridente, elegante in camicia bianca e completo nero, con un vezzoso pendente al collo trattenuto da un laccetto di cuoio.
I fotografi, oltre una decina, si scatenano illuminando Roberto con mille flash. Ma lui è ormai abituato e con la consueta tranquillità risponde alle chiamate di chi vuole che si giri ora a destra ora a sinistra, posa per le foto di rito con Sozzani e Lucchini, e solo parecchi minuti dopo si posiziona sulla sedia preparata per lui, pronto a firmare i libri appoggiandosi su una pila di scatole che fungono da rialzo, perché – come continuava a ripetere Cristina Lucchini – “non deve piegare troppo la schiena”.


Dopo essere arretrati tutti dietro a un cordone teso per mettere un po’ d’ordine, possiamo finalmente formare una pseudo-coda ed iniziare ad accostarci a Roberto uno alla volta.
La partenza è incerta, io sono tra le prime persone nella fila, ma mi tiro indietro: non mi sento a mio agio nel dover salutare Roberto di fronte ad una sorta di pubblico e con i fotografi che continuano a scattare. Ma quando, dopo pochi minuti, tocca a me e vengo accolta dal sorriso di Roberto, il mondo intorno scompare e nulla e nessuno esiste più.


Le sue prime parole, accompagnate da un abbraccio e da due baci sulle guance (ebbene sì, i primi dopo le 5-6 persone che mi avevano preceduto, tanto che pensavo che, per qualche motivo, non desiderasse farlo) sono state “Che bello, una faccia conosciuta!”, seguite da “Ce l’hai fatta ad arrivare!”. Ma sì, nemmeno una nevicata che nelle ore successive avrebbe paralizzato metà Nord Italia ha potuto fermarmi.
Il primo pensiero è stato quello di informarmi sul suo stato di salute e sulla possibilità di rivederlo sul palcoscenico del San Carlo a Napoli. Nei suoi occhi mi sembra di vedere un velo di sconforto e anche di sofferenza, mentre mi risponde che sta meglio, ma deve aspettare Gennaio e la ripresa degli allenamenti per capire come stanno veramente le cose; spera tanto anche lui di poter ballare a Napoli, ma per ora non c’è nulla di certo. Lo sconforto prende anche me…
Per fortuna il pennarello argento che ho portato per la dedica ci fa tornare a sorridere: Roberto guarda incantato l’effetto della scritta argentata sulla pagina nera e mi dice che gli piace molto e che ho avuto proprio una bella idea, ridendo con un’espressione infantile e così tenera che non posso non rispondergli che glielo lasciavo volentieri, visto il successo ottenuto.


Pochi minuti passano purtroppo veloci e sento che si avvicina il momento dei saluti: ci abbracciamo e baciamo di nuovo e, consegnandogli il regalino da parte mia e di Marina, gli faccio gli auguri, soprattutto per una pronta ripresa.
Tornando tra la folla mi sembra di non toccare terra con i piedi e mi sento le guance infuocate; mi convinco che è colpa del caldo soffocante della sala, anche perché questa volta il temuto “effetto Bolle” non c’è stato: ero tranquilla e mi sembrava di chiacchierare con un vecchio (e stupendo) amico.
Dopo di me è la volta di Valentina, che gli fa la domanda che io non mi sono sentita di fargli: quale problema ha avuto. Risponde che è stato durante le prove ad Amburgo, un problema nella zona lombare, ma non dice di più. Anche lei lo saluta con un abbraccio e un bacio “appassionato” sulla guancia che io, con sua grande gioia, riesco ad immortalare con la macchina fotografica.
Entrambe in estasi come se avessimo visto la Madonna, usciamo dalla sala.
Trascino letteralmente Valentina per la strada, scivolando qua e là sulla neve che ormai ricopre ogni strada e precipitandomi a prendere la metro per la stazione. E’ tardissimo, non so se arriverò in tempo per il mio treno delle 20.05 e saluto appena Vale volando fuori dalla metro verso la stazione. Dopo una corsa affannosa, sbaglio binario e quasi salgo sul treno diretto a Roma (un desiderio inconscio?), ma per fortuna mi accorgo subito dell’errore e alle 20.04 sono sul treno Milano-Venezia. Un record, visto che avevamo lasciato Roberto solo un quarto d’ora prima!
Avrò tempo un’ora e venti minuti per rilassarmi, ripensare alle ore serene appena trascorse e rivedere due occhi verdi al di là del finestrino del treno in corsa, ormai lontani, ma sempre scintillanti e illuminati da una luce che nasce dall’anima.
Grazie Roberto per questo nuovo incontro e queste nuove indimenticabili emozioni, grazie per la tua spontaneità e il tuo piacere sincero nel rivedere “una faccia conosciuta”.

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