Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Storia della danza in pillole – La giovane coreografia italiana

Con questa brevissima descrizione della situazione coreografica in Italia si conclude il nostro percorso all’interno della storia della danza occidentale, svoltosi attraverso l’omonimo libro di Silvana Sinisi, con integrazioni e aggiornamenti tratti dal web.
E’ quindi giunto il momento di iniziare un nuovo capitolo dedicato alla danza: le idee ci sono, parecchie; si tratta solo di scegliere quali portare avanti. Forse tutte, un passo per ciascuna…
Grazie a tutti voi che avete letto e continuate a leggere gli articoli di questa sezione dedicata alla storia della danza: è un argomento che ho scoperto interessare molto e le vostre visite spaziano ancora dalle origini fino ai giorni nostri. Grazie, grazie, grazie, e arrivederci alla prossima “avventura storica” in danza!
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Anche in Italia gli anni Ottanta segnano l’avvento di una giovane generazione di danzatori-coreografi. A riscattare le sorti della danza italiana incide il lavoro svolto da Carolyn Carlson alla Fenice di Venezia, i frequenti passaggi di alcune delle più prestigiose figure europee e statunitensi, ospiti di rassegne e convegni organizzati da operatori del settore visivo e teatrale che offrono soprattutto ai giovani salutari termini di confronto e un costante aggiornamento culturale.
Né va trascurato il ruolo svolto dalla sperimentazione teatrale, che ha segnato tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta un momento creativo straordinario, offrendo uno stimolante modello di riferimento per superare gli schemi già omologati e lasciare spazio alla creatività e alla poesia.
Nel settore della ricerca teatrale italiana la danza ha costituito, infatti, sia pure da punti di vista diversi a seconda delle tendenze, un termine di riferimento assolutamente prioritario per sperimentare nuove soluzioni sul linguaggio espressivo del corpo e sul rapporto tra gesto, movimento, spazio, tempo. Non sorprende quindi se i primi passi di alcuni dei coreografi delle nuove leve siano stati fatti proprio all’interno della sperimentazione teatrale.
E’ il caso di Virgilio Sieni (1958) che ha collaborato con i Magazzini Criminali; di Lucia Latour che, prima di fondare una propria compagnia, è stata per molti anni sulla breccia dell’avanguardia scenica con il gruppo Altro; di Enzo Cosimi (1958), il cui primo spettacolo Calore (1982) trovò il suo lancio all’interno di una rassegna teatrale.
L’orientamento prevalente vede la danza italiana indirizzarsi verso un linguaggio che gioca al confine tra la polarità astratta e quella narrativa, attivando atmosfere allusive che simulano la traccia di un racconto (pensiamo, ad esempio, al Re Lear di Sieni il quale, pur ispirandosi ad un’opera letteraria, nella sua creazione coreografia ne prende le distanze e sintetizza nel gesto gli intrecci narrativi del testo e le istanze psicologiche).
Ugualmente interessato al versante drammatico e teatrale, eppure fortemente determinato a non cedere al richiamo narrativo, Enzo Cosimi cerca di piegare il codice astratto della danza a raccontare per via indiretta, mai descrittiva, una dimensione interiore di natura psicologica, spesso irrazionale.
Approdata alla coreografia nel 1981 dopo un decennio di esperienze intercodice sviluppate con il gruppo teatrale Altro, Lucia Latour ha sfruttato la conoscenza delle avanguardie e la sua cultura visiva per creare un linguaggio che sfrutta le risorse dei mezzi tecnologici per dare vita ad una spettacolare macchina scenica fondata sul ritmo, sul dinamismo, sulla relazione fra suono, gesto e immagine. Pensiamo a Frilli (1986), dove i danzatori si integrano al fondale; o ad Aniccham (1989), uno spettacolo dedicato al mondo futurista di Depero, in cui gli elementi scenici si distaccano dal fondo ed entrano in campo con i ballerini.
Negli spettacoli più recenti si assiste, invece, ad un prosciugamento delle emergenze visive per ricondurre l’attenzione sul corpo e sul suo rapporto con lo spazio.
Fra gli altri coreografi italiani contemporanei desidero ricordare Amedeo Amodio, tra i fondatori nel 1979 dell’Aterballetto, alla guida del quale rimase per 17 anni realizzando numerose coreografie originali e di autori moderni e contemporanei (bellissimo e molto noto il suo Romeo e Giulietta). Fu direttore in seguito del corpo di ballo dell’Opera di Roma e del Teatro Massimo di Palermo.

NOTTE BIANCA PER L’UNITA’ AL TEATRO SAN CARLO – diretta televisiva Rai Uno in occasione dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unitàˆ d’Italia
“Romeo e Giulietta” di Hector Berlioz – coreografia e regia di Amedeo Amodio – Romeo: Roberto Bolle, Giulietta: Lucia Lacarra – 16 marzo 2011

Quindi Francesco Ventriglia, direttore di MaggioDanza dal 2010 al 2013, per il quale creò alcune novità e introdusse nel repertorio titoli imprescindibili, come Four Temperaments di Balanchine e Annonciation di Preljocaj. Purtroppo nel 2015 la compagnia venne sciolta a causa di problemi finanziari dell’Opera del Maggio, situazione vergognosamente comune ad altre compagnie di danza (come quella dell’Arena di Verona). Ventriglia ha quindi diretto il Royal New Zealand Ballet dal 2014 al 2017 e dall’inizio del 2018 ha assunto l’incarico di Aggiunto alla direzione artistica del Ballet Nacional Sodre, in Uruguay.
Ricordo infine, fra i molti altri coreografi che arricchiscono il panorama italiano, Massimiliano Volpini, danzatore del Corpo di Ballo della Scala di Milano, dedicatosi definitivamente alla coreografia dal 2014. Ma il suo primo lavoro in tal senso risale al 1995, con la creazione di uno spettacolo dedicato al comico Buster Keaton. Il suo nome compare spesso accanto a quello dell’étoile del Teatro alla Scala e Principal Dancer dell’American Ballet Theater Roberto Bolle, per aver creato per lui diverse coreografie per i suoi Gala, oltre alle coreografie originali per lo spettacolo televisivo “Roberto Bolle. La mia danza libera”. Ma Volpini è anche autore di balletti a serata intera, come Drakula, un nuovo Schiaccianoci per il Balletto di Roma, il Mantello di pelle di drago rappresentato a Cosenza e Il giardino degli amanti, su musiche di Mozart, andato in scena con grande successo alla Scala nel 2016. In occasione del World Economic Forum di Davos del 2018 ha creato, insieme al coreografo americano Edwaard Liang, l’onirico balletto The Seasons, su musiche di Piazzolla e Vivaldi, danzato da Roberto Bolle e altri ballerini della Scala e suonato live dai Cameristi della Scala.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi, e integrato con note dal web

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