Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Memories…: “Perché ancora Giselle?” – Teatro alla Scala – 8 Novembre 2009

Era la fine del 2009 quando assistetti alla mia prima Giselle al Teatro alla Scala, la prima di una lunga serie.
Da pochi anni seguivo la danza, i miei occhi erano pieni di meraviglia e le mie impressioni sempre molto profonde e appassionate. Tutto era nuovo; tutto era sempre permeato di un alone di magia e di sogno.
Rileggere ora questo racconto mi intenerisce e mi fa sorridere, ma riesco ancora a rivivere l’emozione di ogni istante.
**********
Come non ripensare, dopo aver assistito a questa incantevole Giselle – che qualcuno ha definito la migliore mai rappresentata alla Scala in questi ultimi anni – al titolo del libro della grande e stimata Vittoria Ottolenghi Perché ancora Giselle? Dialogo sul balletto perfetto?
Giselle è “il balletto” per antonomasia: «Raccontarlo, descriverlo, ritrovarlo e, ancor meglio per i pochi che ne sono capaci, danzarlo, è capire, piano piano, che cosa sia la danza».
E l’evanescente, aerea Giselle trasformata in Villi, che scivola fra le braccia dell’amato Albrecht, può essere davvero vista come la metafora della danza che, appena eseguita, scivola via leggera. «Quando la danza è finita, è finita per sempre», almeno quella sul palcoscenico. Ma restano le immagini impresse indelebili nella memoria, restano le emozioni che grandi interpreti come Roberto Bolle e Svetlana Zakharova e tutto il Corpo di Ballo della Scala (che, in questa edizione di Giselle, a mio parere, ha veramente dimostrato di essere all’altezza della fama del suo Teatro) oggi pomeriggio hanno regalato al pubblico presente in sala, in un Teatro sold out.
Per me, inoltre, la recita di oggi aveva, per così dire, un “valore aggiunto”: ho finalmente rivisto Marina e Lucio – andata e ritorno in giornata da Roma…benedetto il Frecciarossa! -, lasciati nel caldo pomeriggio veneziano del 25 Luglio dopo il Gala per il FAI “Roberto Bolle and Friends”.
Come sempre, il cuore batte forte quando le luci segnalano, con la progressiva diminuzione d’intensità, l’imminenza dell’inizio dello spettacolo; l’orchestra accenna le prime note e subito Hilarion lascia i suoi fiori alla porta di Giselle.
All’ingresso “in volata” di Roberto-Albrecht esplode uno scrosciante applauso, solo il primo di una lunga serie che accompagnerà, spesso a scena aperta, i momenti più suggestivi e tecnicamente impegnativi del balletto.
Roberto è in grandissima forma e pienamente calato nei panni del giovane nobile in cerca di avventure nel paesello di contadini; ha l’aria fiera e stampato sul viso un sorriso quasi beffardo quando bussa alla porta della splendida Giselle. Il secondo applauso è per Svetlana Zakharova, che esce dalla casupola sorridendo ingenuamente e iniziando la sua danza gioiosa e piena di aspettative, danza che esplode nella timorosa allegria dell’incontro con l’amato Albrecht: perfetta l’acustica del teatro, che ha permesso di sentire, nonostante la musica, gli schiocchi dei baci mandati da Roberto alla sua dama per richiamare la sua attenzione!

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (ph. Teatro alla Scala)

Il sogno d’amore di Giselle scorre via veloce, fra il gioco della margherita, l’ennesimo inganno del bel Principe che ha lo sguardo malandrino e dolce di Roberto e dal quale tutte noi – un po’ Giselle nel cuore – non potremmo non lasciarci tentare, le allegre rincorse della coppia espresse da una serie di festosi jetés, le danze della vendemmia con il “passo a due dei contadini”, splendidamente eseguiti da Antonella Albano e Nino Sutera.

Antonella Albano e Antonino Sutera (ph. Teatro alla Scala)

Ripetuti applausi e “bravo” a gran voce accompagnano ogni scena, ma scende di nuovo il silenzio nell’imminenza della tragedia: Bathilde, fidanzata ufficiale di Albrecht, reclama l’amore del suo uomo contro una Giselle smarrita che cerca la verità negli occhi del traditore. La troverà nell’espressione dolente di Roberto, nel panico che si impossessa di lui quando Hilarion rivela definitivamente la sua vera identità, nella sua consapevolezza di aver commesso un errore irreparabile, nello sguardo leggero e in apparenza divertito che egli rivolge alla fidanzata per spiegare la sua presenza al villaggio. Ancora una volta Roberto riesce a interiorizzare e a trasmettere al suo pubblico ogni sfumatura dell’angoscia di Albrecht e il senso di colpa e il dolore che si dipingono sul suo viso non lo lasceranno fino al triste epilogo.
La scena della pazzia pone fine alla tragedia umana di Giselle, che ha il suo apice nei momenti in cui la fanciulla rivive come al rallentatore, in una sorta di incubo senza fine, gli attimi di gioia passati con il suo amore e che alla fine le spezzeranno il cuore, trascinando Albrecht con sé nel suo dolore eterno.

Svetlana Zakharova (ph. Teatro alla Scala)

Questo è noto per essere un pezzo di bravura non tanto tecnica, quanto soprattutto di pantomima drammatica, e deve essere reso al meglio dal punto di vista emotivo: non molte interpreti raggiungono buoni risultati e, a parere unanime dei critici, Carla Fracci resta insuperata in questa scena. Non posso che essere d’accordo: apprezzo moltissimo la Zakharova in altri ruoli, anche nell’esecuzione di parti più tecniche in Giselle la trovo eccezionale, ma secondo me non riesce ancora a “parlare con il cuore”, oltre che con il corpo. Cosa che invece Roberto sta approfondendo sempre di più in questi ultimi anni e che ha accresciuto notevolmente il valore delle sue interpretazioni.
Le luci si accendono in sala e il sipario si chiude su Bertha che, disperata, abbraccia la figlia morta, stesa a terra, mentre il fedele Wilfred trascina un disorientato Albrecht lontano dal villaggio in lacrime.
L’intervallo sopraggiunge provvidenziale a sciogliere la tensione che, inevitabilmente, si accumula in chi si lascia trasportare dal flusso degli eventi e gioisce, soffre, ama, muore, assieme ai protagonisti.
Uno scambio di commenti con Marina e arriva veloce il momento della seconda parte, il suggestivo “atto bianco” ambientato nel mondo delle Villi.

Francesca Podini (ph. Teatro alla Scala)

In questa edizione il personaggio di Myrtha è affidato a Francesca Podini che, con la sua figura alta e longilinea, interpreta al meglio l’altera, rigida e implacabile regina delle Villi: appare e scompare dal palcoscenico muovendosi leggera sulle punte e, con il suo assolo, introduce l’ingresso delle altre Villi, un momento sempre molto atteso e di rara suggestione.
E’ forse l’immagine più famosa del balletto classico, quello delle Villi con il lungo e vaporoso tutù bianco, le braccia incrociate sul petto, le punte che sfiorano terra, che accolgono la nuova compagna e lasciano poi il palcoscenico incrociandosi come sospese nell’aria e popolando la scena di splendide ed eteree figurine quasi incorporee.
Gli applausi esplodono meritati per le ballerine che interpretano le Villi, sia per il gruppo che per le due Ombre soliste, Beatrice Carbone e Deborah Gismondi, leggerissime ed evanescenti nei loro assoli di rara bravura.

Le Villi (ph. Teatro alla Scala)

Ma il momento più atteso è, come sempre, l’arrivo di Albrecht nel bosco incantato dove si trova la tomba di Giselle. È un Albrecht ben diverso da quello gioioso e un po’ incosciente del primo atto, un Albrecht che ha la profondità della ricerca psicologica di Roberto sul personaggio: avanzando dolente stretto al suo fascio di gigli come alla donna amata, avvolto nel fosco mantello che cela il suo tormento, lo sguardo affranto perso nel vuoto, sofferente, con delicatezza depone i fiori sulla tomba dell’amata ma, all’improvviso, sente qualcosa nell’aria. Il suo sguardo annaspa in un vuoto carico di dolore e di mistero, a mala pena riesce a cogliere l’ombra di una figurina che gli si materializza accanto, catturando il suo sguardo e il suo cuore ancora una volta.

(ph. Teatro alla Scala)

Albrecht segue con espressione smarrita i movimenti del suo amore: pensa sia reale e cerca di afferrarla, ma Giselle ormai Villi gli sfugge come una farfalla tra le mani di un bambino; e lui vaga, rapito, incredulo, forse pensando di aver smarrito la ragione per il troppo dolore. Ma quando riesce finalmente a toccarla e ad intrecciare con lei un dolcissimo passo a due, il lirismo di questo balletto sempre e sempre più emozionante tocca livelli sublimi, nel silenzio assoluto degli spettatori che solo al termine della scena sciolgono la tensione in un applauso senza fine.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (ph. Teatro alla Scala)

Ho seguito tutto il secondo atto, ma soprattutto questo ritrovarsi dei due innamorati e la loro sfida alla morte, con il cuore che martellava nel petto, non riuscendo a staccare gli occhi dalla scena, lo sguardo fisso, il respiro appena accennato, per non perdere nemmeno un secondo di danza sublime.
Le variazioni di Giselle intervallate a quelle di Albrecht, costretto a danzare senza tregua da Myrtha che lo vuole condurre alla morte, sono un capolavoro di bravura tecnica, incantevole l’arabesque “da cartolina” accompagnato da grandi applausi, ma nulla raggiunge l’apice del momento clou dell’intero balletto: gli entrechat-six di Roberto.

(ph. Teatro alla Scala)

Ne ho contati trentaquattro, e già qui non credo che altri danzatori riescano a raggiungere lo stesso numero; ma è la loro esecuzione che, come sempre, lascia senza fiato il pubblico: Roberto non usa le braccia per aiutarsi nell’elevazione, ma le tiene elegantemente arcuate lungo il corpo, per poi incrociarle sul cuore rivolgendo a Myrtha uno sguardo affranto e colmo di dolore per chiedere pietà, inginocchiandosi poi di fronte alla Regina delle Villi che, solo perché non più umana, riesce a resistere ai suoi occhi imploranti misericordia. Applausi a scena aperta accompagnano questa variazione e continuano sino al termine della recita, quando Albrecht solleva dolcemente Giselle, che è riuscita con il suo amore e la sua tenacia a proteggerlo dalla vendetta delle Villi e a far finalmente sorgere un’alba salvifica, e la depone delicatamente ai piedi della croce che segna il suo sepolcro. Così se ne va Giselle, scendendo nelle profondità della terra, con gli occhi negli occhi dell’uomo per cui ha sacrificato la vita.
Il grande respiro del pubblico si ferma per un attimo, ma solo un attimo: poi esplode in un unico, enorme applauso, e ancora una volta tutti in piedi a scandire anche … vocalmente… le uscite degli artisti per i ringraziamenti.
Tutti bravi, bravissimi, davvero all’unanimità.
Ma sopra tutti il nostro amatissimo Roberto, che ha realmente raggiunto una maturità tecnica ed espressiva senza eguali: riesce sempre più a stupire per la perfetta esecuzione delle coreografie più complesse e per la padronanza della scena e ad emozionare lasciando scorrere sul suo viso, nei suoi gesti, nei suoi occhi, tutti gli stati d’animo del suo personaggio, in un’identificazione totale che solo i più grandi artisti riescono a raggiungere.
E’ stato con grande dispiacere che abbiamo lasciato la sala del Teatro, dopo una recita così suggestiva e magicamente perfetta, ma il nostro appuntamento all’uscita artisti ci chiamava a gran voce.

Da sin.: Beatrice Carbone, Mick Zeni, Svetlana Zakharova, Roberto Bolle, Francesca Podini, Deborah Gismondi

Quando siamo arrivate, il piccolo ingresso era già molto affollato e nel giro di pochissimo si è riempito all’inverosimile. Anche fuori parecchie persone aspettavano pazientemente Roberto, graziate da una temperatura ancora mite nonostante l’autunno inoltrato.
L’attesa non è stata breve, mi è sembrata quasi più lunga del solito, forse perché pressata in questa sorta di “scatola di sardine”, che in una frazione di secondo è diventata una “scatola di sardine impazzite” non appena la silhouette di Roberto si è profilata sul fondo del corridoio.
Ho fatto l’errore di appostarmi, come sempre, vicino al bancone, ma ma sono dovuta fuggire letteralmente sgusciando fra le gambe di chi mi stava dietro, tanta era la calca e la gente che spingeva per aprirsi un varco verso il nostro beniamino. Come sempre… locandine che volavano sopra la testa, da restituire a chissà chi… Ad un certo punto anche Roberto si è guardato intorno un po’ smarrito, forse pensando a quando e come ne sarebbe uscito!
Mi sono quindi avvicinata a Marina che, molto più saggiamente, si era tenuta in disparte, rimandando il saluto a Roberto alla sua uscita, pur temendo che la cosa sarebbe stata molto ardua. Il tempo di osservare quella sorta di “isteria collettiva” che ci circondava, che la sorella di Roberto si infila velocemente nella porta a vetri per uscire e Roberto sguscia rapido dietro di lei, mentre Lucio ci allerta. Come si è soliti dire, “più veloci della luce” siamo uscite anche noi nell’ultimo, estremo tentativo di salutare Roberto e consegnargli il nostro regalino per lui. La scena sarebbe stata da riprendere e mi fa ancora sorridere, anche perché i miei ricordi arrivano fino ad un certo punto, poi evidentemente (ebbene sì, ancora!) è arrivato il solito “effetto Bolle” che ha provocato un black out mentale. Per fortuna Marina è venuta in mio soccorso ricucendo insieme i brandelli di memoria miei con i suoi e il ricordo si è fatto un po’ meno confuso.


Abbiamo letteralmente rincorso Roberto mentre, firmando autografi al volo, cercava di tenere il passo di Emanuela, che fungeva da apripista con tanto di ombrellino rosso.
Dopo un paio di richiami si è fermato e, schiudendo le labbra ad uno dei suoi contagiosi sorrisi e salutandoci con un “Ah ecco, siete qui!”, ci ha abbracciato e baciato con affetto sulle guance. Marina, a quel punto, gli ha presentato Lucio, giusto un attimo prima che Roberto venisse di nuovo travolto da altre fan armate di pennarello e locandina da autografare, ed ha poi consegnato ad Emanuela il nostro regalino (questa volta siamo andate sul “cibo per la mente”: Il vincitore è solo di Paulo Coelho).
Roberto continuava sorridente a fermarsi con le decine di persone che si complimentavano con lui, mentre con Lucio ed Emanuela scambiavamo qualche battuta sul fatto che quella sera Roberto avrebbe tardato parecchio per cena e che le sue fan non lo lasciavano più andare via. Alla risposta che era «colpa sua, perché se fosse stato per lui non si sarebbe più mosso», mi è sbocciato un sorriso di tenerezza sulle labbra; è stata un’ulteriore riprova di simpatia di Roberto, della sua spontaneità e anche del suo desiderio di condividere gioie ed emozioni con chi lo segue e gli vuole bene. Avrei voluto rispondere ad Emanuela che è anche questo che lo rende così speciale!
Marina mi ha ricordato che, dopo questo piccolo scambio di battute – o forse è stato prima, chissà – Roberto ci ha chiesto se volevamo fare una foto. Noi non osavamo chiederglielo, data la confusione, ma visto che la richiesta è arrivata da lui…ridendo ci siamo affiancate e il nostro fotografo ha immortalato la scena. La luce non era delle migliori, c’era quasi buio e piovigginava, ci stavamo anche un po’ muovendo per cui la foto non è proprio nitida, ma secondo me è bella lo stesso. E’ molto spontanea, con me sottobraccio a Roberto che ride divertito e Marina che lo guarda.. diciamo pure…rapita…
Dopo un altro abbraccio abbiamo definitivamente salutato il nostro Divino, dandogli appuntamento in cuor nostro alla Serata Béjart di Gennaio.
Con Marina e Lucio, invece, saluti e abbracci in stazione, poco prima di prendere i nostri treni, gli uni verso sud, l’altra verso est, ma tutti e tre, ne sono certa, con negli occhi e nel cuore le emozioni che solo un balletto come Giselle e un grande Interprete e un grande Uomo come Roberto sanno trasmettere.
Durante il viaggio in treno, silenzio, solo silenzio, bramato silenzio, che, unico, può restituire la magia di un incontro speciale.

«…è sempre un qualche meraviglioso silenzio
che porge alla vita il minuscolo o enorme boato
di ciò che poi diventerà
inamovibile ricordo…»
(Alessandro Baricco, Castelli di rabbia)

P.S.: Mi è costata molta fatica terminare di scrivere queste “emozioni”, iniziate con il ricordo di istanti felici e portate avanti con il peso di una dolorosissima notizia.
Ieri, 24 Novembre, è stato comunicato che Roberto ha subito un piccolo intervento in seguito ad un infortunio occorsogli durante le prove di Orpheus, la creazione ideata per lui dal grande coreografo americano John Neumeier, direttore artistico del Balletto di Amburgo. Serviranno alcune settimane per la sua ripresa, quindi sono state annullate, oltre alla prima mondiale di Orpheus ad Amburgo, le altre sue recite sempre di Orpheus e quelle di Le Chant du Compagnon Errant di Béjart, in coppia con Massimo Murru, che avrebbero inaugurato la stagione ballettistica della Scala e che, con Marina, avrei visto il 2 Gennaio. Ad Amburgo sarà sostituito dal suo “friend” Otto Bubenicek, a Milano da Gabriele Corrado.
Queste le parole di Roberto: «Sono dispiaciutissimo per questo contrattempo che mi costringe a rinunciare momentaneamente ai due appuntamenti di Amburgo e alla Scala di Milano, cui tenevo tantissimo e per i quali mi stavo preparando da tempo. Conto di tornare al più presto ai miei allenamenti e ad esibirmi in palcoscenico. Nel frattempo mi fermerò ancora qui ad Amburgo per continuare ad assistere alla preparazione del “mio” Orfeo. Lavorare con John Neumeier è una delle esperienze più belle e intense della mia carriera e spero di tornare il prima possibile ad Amburgo per danzare con la Compagnia di questo grande coreografo.»
Grazie al suo guestbook, abbiamo stretto il nostro Divino in un fortissimo abbraccio, facendogli coraggio e dicendoci certi di poterlo rivedere tra pochissimo di nuovo, in perfetta forma, sui palcoscenici del mondo.
Da parte nostra, Marina ed io ci auguriamo di poterlo incontrare a Napoli a fine Febbraio, per la “sfida” con la modernissima coreografia della Giselle di Mats Ek.

 

(ove non segnalato le foto sono personali)

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3 commenti su “Memories…: “Perché ancora Giselle?” – Teatro alla Scala – 8 Novembre 2009

  1. tachimio
    marzo 28, 2018

    Bellissimo resoconto di un balletto che è in realtà ”il balletto” per antonomasia. Belle le foto e comprendo bene l’emozione del momento, ma anche quella di una rilettura che ha sicuramente in te risvegliato un mare di ricordi. Molto piaciuto. Auguri per una serena Pasqua. Isabella

    Piace a 1 persona

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