Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Beltà, gatti e guerrieri: il mondo fluttuante di Utagawa Kuniyoshi

Si è da poco chiusa alla Permanente di Milano la mostra Kuniyoshi. Il visionario del mondo fluttuante, che ha presentato per la prima volta in Italia 165 opere del maestro giapponese, provenienti dalla Masso Takashima Collection. Si tratta di silografie policrome, un tipo di stampa su carta che si ottiene a partire da matrici di legno e che è stata molto utilizzata in Giappone tra la fine del Diciassettesimo e l’inizio del Ventesimo secolo.
“La mostra su Kuniyoshi rappresenta il completamento di un ciclo” spiega la curatrice della mostra Rossella Menegazzo, esperta di cultura giapponese. “Dopo Hokusai, Hiroshige e Utamaro era necessario rendere omaggio al quarto grande artista dell’ukiyo-e, Kuniyoshi. La sua opera è un ponte artistico tra il mondo classico e l’epoca moderna, tanto che potremmo dire che tutta l’arte pop giapponese nasce con lui: manga, anime, graphic design, ma addirittura il tatuaggio classico giapponese devono tantissimo a questo artista. Dedicare una mostra a Kuniyoshi è necessario e stimolante, perché permette di allargare anche la conoscenza del pubblico”.
Affermatosi sul finire del periodo Edo, quando Hokusai (1760-1849) e Hiroshige (1797-1858) erano nel pieno del loro successo, la sua è stata una figura poliedrica e intrigante, sia per la varietà dei soggetti, sia per la ricchezza della tecnica, che ha dato vita a una scuola portata avanti per generazioni anche dopo di lui.

Cortigiana e Concubina, serie “Ritratti di beltà a mezzo busto”, 1833-1835 circa

Devo dire che la mostra è stata molto interessante, soprattutto perché ha permesso di conoscere un artista fino ad oggi perlopiù sconosciuto da noi, ed è stata corredata da pannelli esplicativi chiari ed esaurienti.
Naturalmente non ho potuto non acquistare il catalogo, il quale, oltre a presentare tutte le opere esposte, approfondisce non solo la figura di Kuniyoshi, ma anche l’ambiente storico-sociale in cui visse e il fermento artistico che caratterizzò la fine del periodo Edo.
Grazie a questi corredi descrittivi e iconografici possiamo conoscere meglio questo grande artista.
Come già detto, Kuniyoshi si affermò sul finire del periodo Edo, perciò dovette fare i conti con i grandi maestri dell’ukiyo-e e in generale con il vivace contesto artistico del XIX secolo che andava velocemente mutando per via delle contaminazioni occidentali, in particolare europee.
Se si guarda ai soggetti, le sue silografie di paesaggio, pubblicate fra gli anni Trenta e la metà degli anni Quaranta, non fanno che ripetere temi classici di serie già note, come Vedute di Edo, Luoghi famosi della Capitale Orientale, vedute di località nelle province, Trentasei vedute del Monte Fuji dalla Capitale Orientale.
Tuttavia la novità di Kuniyoshi si percepisce immediatamente quando si guarda alle sue stampe di eroi e guerrieri, di animali giganti ed esseri mostruosi, di spettri e apparizioni, oltre che alle sue immagini umoristiche e alle caricature, in cui sperimenta le tecniche grafiche occidentali, osa con composizioni di grandi dimensioni – trittici e polittici fino a sei fogli – con giochi e parodie, riempiendo le scene di particolari minuti, caricandole di azione e realismo, anche quando i soggetti sono assolutamente surreali.
Tutte qualità che nessun altro maestro aveva saputo infondere nell’ukiyo-e fino ad allora.
Il percorso si divide in cinque sezioni tematiche: “Beltà“, “Paesaggi“, “Eroi e guerrieri“, con una speciale sotto sezione (“Eroi Suikoden”) dedicata ai 108 eroi Suikoden, “Animali e parodie” e “Gatti“.
Ma, prima, vediamo i momenti salienti della vita di Kuniyoshi.
Nasce a Nihonbashi, nel cuore di Edo, il 15 Novembre 1798 e il suo vero nome è Yoshisaburō.
Muove i primi passi nell’attività di famiglia, il padre era tintore, avvicinandosi così al mondo dell’arte e dei colori.
Nel 1808 Utagawa Toyokuni, a capo della scuola Utagawa, una delle più famose e attive dell’epoca, lo prende come allievo, conferendogli il nome d’arte di Kuniyoshi, formato dall’unione dei nomi Toyokuni e Yoshisaburō.
Alcuni anni più tardi gli viene assegnato il primo lavoro: si tratta di illustrazioni per una pubblicazione dal titolo “Magazzino dei vassalli fedeli a lieto fine”, parodia del celebre Chūshingura. I disegni di Kuniyoshi riprendono i tratti stilistici tipici della scuola Utagawa, anche se traspare una certa ricerca del movimento.
Negli anni successivi realizza stampe di attori e trittici con soggetti storici ed eroici utilizzando per la prima volta la firma Ichiyūsai. Le cose tuttavia non vanno molto bene: i guadagni sono scarsi e ancora non riesce ad affermarsi, sia per la giovane età che per la presenza di artisti celebri all’interno della scuola Utagawa.
Nel 1822 conosce il poeta di kyōka Umeya, che diviene suo grande amico e probabilmente è lui stesso a introdurlo all’editore Kagaya Kichiemon, che lo porterà al successo.
Nel 1830 realizza la serie Uno dei 108 eroi del popolare Suikoden, raccolta di ritratti degli eroi del romanzo in lingua vernacolare cinese Shuihu zhuan, conosciuto in Giappone con il nome di Suikoden, all’epoca già piuttosto noti al grande pubblico anche grazie alle illustrazioni realizzate da Katsushika Hokusai.

I fantasmi dell’esercito dei Taira attaccano l’imbarcazione di Yoshitsune nella baia di Daimotsu, 1849-1851 circa

Kuniyoshi ritrae gli eroi uno a uno, su fogli singoli, con corpi muscolosi e dovizia di particolari nella raffigurazione di armi, armature e accessori. Ne disegna addirittura i tatuaggi, contribuendo a una vera e propria moda fra gli abitanti di Edo, tanto che la richiesta di stampe aumenta ed egli si guadagna l’appellativo di “Mushae no Kuniyoshi” (Kuniyoshi delle stampe dei guerrieri).
Uscirà in seguito la serie Luoghi famosi della Capitale Orientale, in cui le scene di paesaggio si integrano con la figura umana e le attività quotidiane e ricreative nella città di Edo.

Teppozū, serie “Luoghi famosi della Capitale Orientale”, 1832-1833 circa

E’ del 1836 la decorazione di un ventaglio rotondo con il soggetto dal titolo Arcobaleno primaverile in cui troviamo per la prima volta la firma dell’artista come Chōōrō, nome che significa “la casa del ciliegio del mattino” e che coincide con il suo trasferimento a Mukojima, località nota per la fioritura dei ciliegi.
Continua intanto a produrre stampe di guerrieri, derivando i suoi soggetti da opere letterarie e inserendo nelle stampe fantasmi e spiriti maligni talvolta collegati alla figura dei guerrieri, nella forma di esseri vendicativi.

Tigre e bambù, 1842 circa

Nel 1842 vengono emanate dallo shogunato le riforme Tenpō, che segnano un cambiamento nella produzione artistica. Le restrizioni riguardano tutto ciò che ha a che fare con l’estero e con il lusso; sono quindi vietati i ritratti di beltà legati ai quartieri di piacere e di attori kabuki e si fissano prezzi e numero di colori utilizzabili nelle stampe nel tentativo di ridurre il lusso e il potere dei chōnin.
Gli editori si dirigono quindi verso nuovi generi che possano essere approvati dalla censura e continuare a mantenere vivo l’interesse degli acquirenti.

Modi di vestire un kosode, serie “Modi di educare le donne secondo i costumi della moda moderna”, 1831-1832 circa

La popolarità di Kuniyoshi in questo particolare momento resta invariata, vista la sua specializzazione nei mushae, la parallela trattazione del soprannaturale con stampe ispirate ai racconti di fantasmi e la produzione di stampe caricaturali e comiche (giga, che utilizzano gli animali per rappresentare temi e soggetti altrimenti non graditi alla censura. I gatti soprattutto, gli animali preferiti di Kuniyoshi, diventano gli eroi di vicende storiche, trasformandosi in attori di kabuki e donne (in realtà cortigiane) impegnate in attività e passatempi domestici, ma anche il soggetto di bambini (kodomoe) rispecchia un tentativo di rappresentare la società dell’epoca eludendo la censura.

Gatto che allontana i topi, 1842 circa

L’anno successivo disegna la serie Trentasei vedute del monte Fuji dalla Capitale Orientale, influenzata dalla celebre opera di Hokusai e legata al soggetto dei luoghi celebri in gran voga all’epoca anche grazie al diffondersi dei viaggi nel tardo periodo Edo. Numerosi anche i lavori con rappresentazioni naturalistiche, soprattutto animali, uccelli e pesci, tutti soggetti derivati dalla pittura tradizionale cinese e giapponese.

Veduta in lontananza della salita di Shōhei, serie “Trentasei vedute del Monte Fuji dalla Capitale Orientale”, 1843 circa

In seguito ritorna alla produzione di stampe di attori di kabuki, eludendo la censura grazie al ricorso alla caricatura, come nei fogli intitolati Graffiti di caricature d’attori sulle pareti del magazzino, dove l’artista utilizza in modo creativo un testo scritto alla maniera di una calligrafia infantile con i caratteri fonetici kana accanto al viso di ogni attore.

Tōken Gonbei, serie “Uomini con vero denaro contante, con l’etichetta del prezzo alla maniera di Kuniyoshi”, 1845 circa

Nel 1858 il Giappone si apre all’Occidente, dopo due secoli e mezzo di chiusura autoimposta, provocando profondi cambiamenti anche nel mondo dell’ukiyo-e, dove Kuniyoshi e Kunishada primeggiano per espressività e raffinatezza. Rappresentative di questo nuovo corso della politica nipponica sono due opere che illustrano visitatori occidentali nella città di Yokohama.
Nel 1861 muore nella sua casa di Genyadana, corrispondente all’attuale area di Nihonbashi Ningyōchō. Riceve il nome postumo buddhista di Shinshuin Hōsan Kokuhō Shinshi e viene sepolto presso il daisenji, tempio di Asakusa.
La prima sezione della mostra, dedicata all’universo femminile, riguarda la produzione di immagini delle beltà, tema cui Kuniyoshi si dedicò a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento, in seguito alla notorietà raggiunta con le stampe di guerrieri (mushae).
Pur rimanendo all’interno dei classici filoni dell’ukiyo-e, egli se ne discosta con nuove caratteristiche e proporzioni, ritraendo cortigiane, geisha, donne dei quartieri di piacere e delle case da tè, ma in molti casi anche donne comuni còlte nella loro quotidianità.
Queste donne sono caratterizzate da una certa imponenza nella figura, tracciata con linee semplici e decise, e presentano un particolare senso del movimento che le rende più reali rispetto alle beltà idealizzate di altri maestri del Mondo Fluttuante.

Scroscio improvviso nel caldo estivo, 1849-1851 circa

A caccia di lucciole d’estate, serie “Divertimenti delle quattro stagioni”, 1845-1846 circa

Molti gli elementi derivati dalla pittura occidentale che circolava allora in Giappone: ad esempio l’utilizzo di un formato ampio, chiamato aiban, dal quale ricava disegni per ventagli rotondi (uchiwae), oltre ai polittici. Spettacolare quello di cinque fogli che illustra, con una visione dal piano superiore, la vitalità della casa di piacere Kado Ebiya nel nuovo quartiere di Shin Yoshiwara a Edo, ricostruito dopo l’incendio del 1657.

Illustrazione del piano superiore della Kado Ebiya al n. 1 di Kyōmachi a Shin Oshiwara, 1856 circa

Il particolare carattere di modernità di Kuniyoshi si riscontra anche nelle sue rappresentazioni di paesaggi e vedute, genere estremamente in voga nel periodo (pensiamo alle migliaia di vedute del Monte Fuji, ma anche di molti altri luoghi famosi).

Shin Yoshiwara, serie “Luoghi famosi della Capitale Orientale”, 1832-1833 circa

Qui tuttavia troviamo una diversa estetica e impostazione stilistica: ecco ad esempio la struttura ridondante delle nuvole, così diverse da quelle classiche giapponesi del periodo, il fumo che si alza in alte volute costruite per campiture di colori diversi affiancate o sovrapposte, l’effetto di luce/ombra dato alle rocce, i chiaroscuri per rendere le rotondità del corpo di un cavallo, certe inquadrature ardite, l’utilizzo di una prospettiva azzardata.

Okane, la donna coraggiosa della provincia di Ōmi, 1831-1832 circa

Ma la fantasia e il genio di Kuniyoshi trovano massima espressione nelle immagini di attori (yakushae), eroi e guerrieri (mushae), personaggi mitologici e storici del passato. La sua capacità di reinterpretare i racconti, tramandati per secoli attraverso libri illustrati e spettacoli teatrali, nel piccolo formato della silografia policroma, mostra certamente la formazione ricevuta presso la grande scuola Utagawa, specializzata in questi soggetti.

Quello di Kuniyoshi tuttavia è uno sguardo originale e unico, dal quale scaturisce un’immagine complessa, barocca nella costruzione, che è stata assimilata al concetto occidentale dell’horror vacui.

Veduta dell’inferno, 1833-1835 circa

A rafforzare la sensazione di invasione dello spazio contribuisce il grande formato del trittico, con minuziosi particolari che compongono le scene, popolate da fantasmi, spiriti, mostri, esseri giganti, divinità e forze sovrannaturali, tutta una popolazione di draghi, carpe, mostri marini che lotta contro gli eroi. Ecco allora i travolgenti trittici che mostrano il samurai più famoso della storia, Miyamoto Musashi, esempio di virtù e coraggio, che combatte con la sola spada contro una enorme balena o lo scheletro gigante svegliato dalla principessa Takiyasha, opera simbolica della produzione di Kuniyoshi.

Miyamoto Musashi uccide una balena gigante, 1847 circa

Spettacolari le linee grafiche del polittico a sei fogli che illustra la battaglia di Shijō Nawate, che sembrano anticipare gli espedienti tipici della grafica contemporanea e dei manga.

La battaglia di Shijō Nawate, 1857

Questa sezione dedicata a Eroi e guerrieri è completata dalla sottosezione intitolata agli Eroi del Suikoden. Infatti il successo improvviso di Kuniyoshi fu dovuto all’investimento dell’editore Kagaya nella pubblicazione, a partire dal 1827, della serie Uno dei 108 eroi del popolare Suikoden. Il lavoro ebbe un tale successo che l’editore lanciò subito una seconda serie intitolata Uno degli 800 eroi del Suikoden del nostro Paese e continuò in seguito la collaborazione con l’artista anche su altri soggetti.
Il romanzo, basato sul racconto cinese Shuihu zhuan e tradotto in Occidente come The Water Margin, era stato importato e tradotto in Giappone nel XVIII secolo ma divenne popolare dopo la pubblicazione nel 1803 della Nuova edizione illustrata del Suikoden di Hokusai. Da allora tantissime sono state le versioni di questa serie illustrata dai maestri dell’ukiyo-e, tuttavia l’abilità grafica di Kuniyoshi ha reso la sua opera insuperabile e un punto di riferimento per tutta la produzione di stampe di guerrieri.

Kanchi Kotsuritsu Shuki, serie “Uno dei 108 eroi del popolare Suikoden, 1829-1829 circa

Nella versione cinese si trattava di un gruppo ristretto di trentasei briganti vissuti intorno agli anni 1117-1121, ma il successo che la storia andò riscuotendo spinse i cantastorie ad aumentare via via il numero degli eroi fino a raggiungere i famosi 108, che nella cultura popolare del Giappone del XVIII secolo furono identificati con l’otokodate, uomo di coraggio difensore della giustizia. Kuniyoshi dedicò a ogni eroe un ritratto che ne coglieva il carattere, fisico e psicologico, oltre che l’abilità marziale, aggiungendovi l’elemento del tatuaggio (horimono) sul corpo che rendeva riconoscibili i singoli eroi, perché i loro soprannomi si rifacevano agli elementi della natura tatuati, facendone una vera moda.

Rōshi Ensei e Tanemi Jirō Gen Shōgo, serie “Uno dei 108 eroi del popolare Suikoden, 1828-1829 circa

Proseguendo nel percorso della mostra, scopriamo anche la particolare vena ironica di Kuniyoshi, quella che gli ha procurato l’appellativo di “Arcimboldo del Giappone”.

Una giovane che appare come un’anziana donna, 1847 circa

Non si sa se effettivamente egli fosse venuto a contatto con qualche rappresentazione dell’opera di Arcimboldo, ma di certo la sezione “Giochi e parodie” presenta esilaranti ritratti maschili e femminili realizzati con composizioni simili a un puzzle di figure umane grandi e piccole, attraverso le quali si svela il vero mondo di Kuniyoshi, quello divertente, umoristico, giocoso, illusionistico; un mondo parallelo e visionario che trova nei giga (caricature) e nei kagee (giochi di ombre) la massima espressione, rimasta inimitabile nel tempo.

Rane nei panni di vari personaggi, 1842 circa

Ecco quindi la parodia dei soggetti più in voga dell’epoca – attori, cortigiane e luoghi di piacere – imitati da passeri, rane, pesci rossi, volpi, tanuki e animali dello zodiaco travestiti, come nel trittico I passeri del quartiere, Case temporanee come nido: un chiaro riferimento alle case di piacere temporanee del quartiere di Yoshiwara, ricostruito dopo l’incendio scoppiato nel 1845 e alle sue cortigiane. Uno stratagemma, quello degli animali antropomorfi, messo in atto per superare la censura delle riforme Tenpō che colpivano la produzione ukiyo-e di attori e beltà.

I passeri del quartiere di Yoshiwara. Case temporanee come nido, 1846

In chiusura di mostra le opere sicuramente più note dell’artista nipponico, i gatti, animali da lui amatissimi: si narra che fosse sempre circondato da decine di gatti e tenesse in casa un altarino (butsudan) dedicato ai suoi felini defunti, come si usa nella tradizione buddhista per ricordare i familiari estinti, con tanto di tavoletta funebre riportante il loro nome.
Innumeroveli sono le stampe che Kuniyoshi dedicata a questi animali e, in particolare, sono davvero belle e raffinate quelle in cui vengono replicate scene tipiche del genere di beltà, come gli intrattenimenti delle case da tè, usando come protagonisti i gatti e giocando con motivi decorativi di kimono e mobilio che rimandano ai cibi preferiti dai felini.

Luna pallida, gatti in amore, 1846

Molte sono anche le caricature e le imitazioni di attori di teatro kabuki, mentre altre opere giocano su proverbi, ossimori e grafiche, come i caratteri calligrafici composti da figure di gatto alla maniera di Arcimboldo che scrivono in sillabario corsivo (hiragana) il nome di fugu (pesce palla) e tako (polpo).

Gatti dai tratti antropomorfi nel relax estivo, 1842 circa – Gatti dai tratti antropomorfi per illustrare il decimo capitolo “Sakaki” della “Storia di Genji”, 1842 circa

Pesce palla (fugu), serie “Caratteri calligrafici composti da gatti”, 1842 circa

Polipo (tako), serie “Caratteri calligrafici formati da gatti”, 1842 circa

 Come sottolinea Takashima Masao, Kuniyoshi «è un artista la cui popolarità è esplosa negli ultimi dieci anni». Infatti, sebbene l’Ottocento lo abbia molto amato all’arrivo delle riproduzioni delle sue opere in Europa e particolarmente in Francia (Monet ne aveva alcune appese nella cucina della sua famosa casa a Giverny), il suo nome è sempre stato relegato molto al di sotto degli altri maestri dell’ukiyo-e.
A cosa è dovuta dunque questa relativamente recente riscoperta? Probabilmente al fatto che i grandi maestri dell’ukiyo-e attivi nel periodo Edo erano, per così dire, specializzati in particolari settori della loro arte: chi nel ritratto di attori, chi nelle beltà, chi nei paesaggi, e così via. Kuniyoshi ha avuto invece la capacità di affrontare molteplici generi secondo modalità che noi “moderni” sentiamo ancora attuali, pur essendo tipiche dell’ukiyo-e: l’arguzia e l’ironia, la dinamicità della narrazione per immagini, lo stile pittorico.
Le sue opere continueranno ad affascinare il pubblico e a conservare la loro “antica” modernità.

La festa di Tanabata del settimo mese, serie “Donne e bambini nei dodici mesi”, 1836 circa

(Testo rielaborato dal catalogo Kuniyoshi, ed. Skira, da cui sono tratte anche le immagini)

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5 commenti su “Beltà, gatti e guerrieri: il mondo fluttuante di Utagawa Kuniyoshi

  1. haikuspot
    febbraio 14, 2018

    Bellissima mostra! La mia preferita di questo “ciclo milanese”.. rispetto a altri Kuniyoshi è proprio il mio genere, dal Suikoden in giù

    Mi piace

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