Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Incantesimo a Milano: i costumi del Teatro alla Scala esposti a Palazzo Reale

Tanti sono gli elementi che rendono unico uno spettacolo teatrale: la musica, il gesto, la parola, le luci, la scenografia. Ma forse il costume è quello che maggiormente resta impresso nella nostra mente e rispecchia stati d’animo e appartenenza sociale dei personaggi, cantanti o danzatori che siano.
«Maschera e, allo stesso tempo, insegna rivelatrice di un carattere, il costume teatrale vive di un paradosso: è fatto per esser visto da lontano, eppure gli artisti che lo creano e gli artigiani che lo confezionano amano curarlo sino al più minuto dettaglio, anche se invisibile. Dentro ogni costume ci sono mille segreti, dagli accostamenti cromatici ai decori, dalla scelta di un tessuto alla tecnica di una foggia.»
Raffinata, suggestiva e molto interessante la mostra “Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta ad oggi” che ha portato a Palazzo Reale ventiquattro costumi rappresentativi della storia e del prestigio del Teatro scaligero, ripercorrendo «un cammino ricchissimo di stimoli culturali, di dialoghi con la moda dell’epoca, di impronte lasciate da personalità celebri, figurinisti, stilisti, interpreti» e permettendo di cogliere l’infinita varietà e preziosità dei dettagli degli abiti esposti.

Costume di Anna Anni per Cavalleria rusticana (Pietro Mascagni), Teatro alla Scala, 1981 – Regia: Franco Zeffirelli – Personaggio: Lola (Laura Bocca)

Mi piace ricordare che questi costumi sono un microscopico campionario di una raccolta di oltre 60.000 esemplari prodotti dalla sartoria scaligera. Dal Febbraio 2001 questi abiti sono conservati nel magazzino costumi della Scala, situato in una grandiosa struttura di 20.000 mq dell’ex Ansaldo, spazio polifunzionale in tre padiglioni con oltre centocinquanta addetti, tra cui sarte e costumiste.
Il riscontro della critica nei confronti di questa “mostra-gioiello”, in Italia e all’estero, è stato notevole e il successo di pubblico molto superiore alle aspettative, tanto che è stato deciso di prorogarne la chiusura dal 28 Gennaio al 4 Febbraio.

Costume di Gabriella Pescucci per La traviata (Giuseppe Verdi), Teatro alla Scala, 1990 – Regia: Liliana Cavani – Scene: Dante Ferretti – Direttore: Riccardo Muti – Personaggio: Violetta Valéry (Tiziana Fabbricini)

L’allestimento si sviluppa in quattro sale, ove viene riproposta una sorta di palcoscenico che ospita una sfilata di costumi, posti su manichini e busti realizzati su misura per meglio interpretare l’abito, che era stato a sua volta creato su misura per l’interprete. Sullo sfondo immagini di repertorio dei grandi artisti che hanno calcato le scene del teatro, in un gioco di audio, video e luci che rievocano l’atmosfera di serate leggendarie e di ininterrotta magia.
Dive e divi come Maria Callas, Renata Tebaldi, Boris Christoff, Rudolf Nureyev, Carla Fracci hanno indossato i costumi che la mostra presenta.

Costume di Piero Tosi per La sonnambula (Vincenzo Bellini), Teatro alla Scala, 1955 – Regia: Luchino Visconti – Direttore: Leonard Bernstein – Scene: Piero Tosi – Personaggio: Amina (Maria Callas)

Costume di Caramba (Luigi Sapelli) per L’Italiana in Algeri (Gioachino Rossini), Teatro alla Scala, 1933 – Personaggio: Isabella (Bruna Castagna) / Costume di Nicola Benois per Boris Godunov (Modest P. Musorskij), Teatro alla Scala, 1960 – Personaggio: Boris Godunov (Boris Christoff)

 

Costume di Luisa Spinatelli per La fille mal gardée (cor. Hans Spoerli), Teatro alla Scala, 1987 – Personaggio: Lisa (Carla Fracci)

 

Costume di Nicholas Georgiadis per Lo schiaccianoci (cor. Rudolf Nureyev), teatro alla Scala, 1969 – Personaggio: Drosselmeyer/Il principe (Rudolf Nureyev)

Creatori di moda come Karl Lagerfeld e Gianni Versace li hanno disegnati. Artisti come Franco Zeffirelli, Lila De Nobili, Piero Tosi, Pier Luigi Pizzi li hanno concepiti in accordo con le suggestioni della regia, della musica, della coreutica.
Sembrano davvero creati per mezzo di un incantesimo questi abiti preziosissimi, dei quali è finalmente possibile ammirare da vicino l’accurata e preziosa decorazione, la sfumatura del colore, la consistenza del tessuto, e percorrere con lo sguardo l’evoluzione del gusto sartoriale e della moda nel corso degli anni.

Costume di Gianni Versace per Salomé (Richard Strauss), Teatro alla Scala, 1987 – Regia: Robert Wilson – Personaggio: Salomé (Montserrat Caballé)

 

Costume di Karl Lagerfeld per I Troiani (Hector Berlioz), Teatro alla Scala, 1982 – Regia: Luca Ronconi – Personaggio: Didone (Dunja Vejzovič)

Si passa quindi dalla rigorosità classica e raffinata dei primi decenni del Novecento, aderente alla realtà storica rappresentata, alla revisione critica e alle nuove strade di ricerca degli anni Sessanta, così come avvenne nell’arte plastica e pittorica. «La scuola classica di taglio e cucito si confronta con gli esperimenti arditi di Pier Luigi Pizzi, che trasforma gli interpreti di Edipo Re di Stravinskij in ectoplasmi: i suoi sono abiti privi di struttura in senso tradizionale, sembrano lievitazioni di materia, bolle plastiche e trasparenti.»

Costume di Pier Luigi Pizzi per Edipo Re (Igor Stravinskij), Teatro alla Scala, 1969 – Direttore: Claudio Abbado – Personaggio: Giocasta (Marilyn Horne)

E poi artisti come Emanuele Luzzati, che utilizza il patchwork quale strumento lessicale nei propri costumi, e Vera Marzot, che per Luca Ronconi progetta immaginifiche figure passando per la metamorfosi alchemica dei tessuti.
La tradizione del costume storico sopravvive soprattutto nel repertorio della danza che le canoniche regole sartoriali vengono ancora perseguite per favorire i movimenti del corpo. Così avviene nelle creazioni di Nicholas Georgiadis per Nureyev o di Luisa Spinelli per Carla Fracci.
Gli ultimi due decenni del Novecento e gli anni del XXI secolo sono caratterizzati da un grande eclettismo stilistico che spesso non ha corrispondenza filologica con l’opera per la quale i costumi vengono preparati.
Ad esempio gli abiti per Falstaff creati da Brigitte Reiffenstuel sono filologicamente perfetti, ma si riferiscono agli anni Cinquanta inglesi, che non sono quelli del testo di Verdi. Allo stesso modo “il Seicento di Jacques Reynaud per l’Orfeo di Monteverdi si asciuga in un’essenzialità di forma che viene riassorbita nella cerimonia statica dello spettacolo di Robert Wilson; […] la scatola scultorea pensata da Maurizio Millenotti, che ingabbia le figure del balletto Cinderella, è un Velazquez passato attraverso il postmoderno.”

Costumi di Maurizio Millenotti per Cinderella (cor. Mauro Bigonzetti), Teatro alla Scala, 2015 – Personaggi: La matrigna (Stefania Ballone), Le sorellastre (Antonella Albano, Alessandra Vassallo)

L’immagine contemporanea del costume di scena è quindi multiforme e frazionata, assolutamente al passo con i tempi e quindi, proprio per questo, dotata ancora di grande vitalità.
A corredo della mostra, il volume che porta lo stesso titolo, edito dagli Amici della Scala, che ripercorre tutte le fasi di questa affascinante storia del costume, documentata da bozzetti, foto d’epoca davanti e dietro le quinte, figurini.

(le foto sono personali)

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2 commenti su “Incantesimo a Milano: i costumi del Teatro alla Scala esposti a Palazzo Reale

  1. TADS
    febbraio 1, 2018

    molto interessante, complimenti per il reportage professionale, i costumisti Italiani sono tra i migliori al mondo, forse perchè oltre alla bravura artistica vi sono studi approfonditi e ricerche, credo.

    Piace a 1 persona

    • ilpadiglionedoro
      febbraio 1, 2018

      Grazie per le tue parole e per aver letto l’articolo. Concordo con te sulla competenza, professionalità ed estro dei nostri costumisti, sia dal punto di vista dell’ideazione che della realizzazione.

      Piace a 1 persona

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