Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

Tre grandi coppie per dare vita alla struggente passione de La Dame aux camélias

Il Padiglione chiude il capitolo dedicato al ritorno alla Scala de La Dama delle camelie con il racconto di Eleonora, che ha assistito, oltre che alla recita del 13 Gennaio con Zakharova-Bolle, anche a quella del 29 Dicembre con la coppia Manni-Andrijashenko e, precedentemente, ad una prova che vedeva come protagonisti Emanuela Montanari e Claudio Coviello. Insomma, una Dama “studiata” da tutti i punti di vista, anche da quello letterario.
Da leggere assolutamente quindi!

In chiusura dell’articolo il video del curtain call della serata di Gennaio.

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Così come nel libro, La dama delle camelie, cui si ispira anche il balletto coreografato dal grande Neumeier, si dipana come un lungo ricordo: quello che Armand ripercorre raccontando, al padre, il suo amore per Marguerite.
Un amore totalizzante che prende vita in modo travolgente.
La bellezza di tutta la coreografia e in particolare dei tre pdd (blue, bianco e nero) così intensi e complessi a livello coreografico, per l’elevata difficoltà, ma anche interpretativo, per la pienezza interiore data dalle mille sfaccettature che vi si vengono a creare, è uno dei punti di forza di questa rappresentazione coreutica.
Ogni gesto, ogni passo ha una sua ragione. Spesso vi si possono ritrovare una frase, una sensazione, un oggetto descritti nel libro.
Per un ballerino entrare nei personaggi di Dumas ricreati sul palcoscenico da Neumeier è cosa estremamente complessa ma assolutamente appagante.
La struttura del balletto contrappone momenti di insieme, in cui fa sfoggio di sé il mondo bello, patinato, artefatto e superficiale dell’Ottocento con i suoi balli e le sue rappresentazioni teatrali (dove la storia viene raccontata con scene multiple che si intrecciano, contemporaneamente rappresentate sul palco centrale e sui contropalchi laterali) a momenti intimi e solitari come quelli dei quattro pdd (tre con Marguerite e Armand e uno con Marguerite e Monsieur Duval) in cui i personaggi si spogliano di tutte le sovrastrutture dell’epoca mettendo a nudo le loro emozioni e i loro sentimenti più profondi e veri.

Il prologo vede, già a scena aperta, il salone di Marguerite in cui sparsi qua e là fanno mostra di sé un divano, un tappeto, uno specchio, una dormeuse, il suo ritratto, altri oggetti e in primo piano un cartello che recita:
«16 marzo 1847
Da mezzodì alle cinque
Vendita di mobili e di ricchi ninnoli, messi all’asta per decesso»

Ma chi era Marguerite?
Dumas figlio all’inizio del libro ce la descrive così:

….. era una graziosa figliola, ma tanto per la vita di queste donne incuriosisce e fa rumore, tanto meno ne fa la loro morte.
Sono astri che tramontano come son sorti, senza abbaglio……
Ora, bellezza più incantevole di quella di Marguerite non era possibile vedere.
Alta e sottile all’estremo…..
In un ovale d’indescrivibile grazia, mettete, sotto archi di sopracciglia così puri da dirsi dipinti, due occhi neri;
velateli di grandi ciglia che abbassandosi ombrino appena il roseo delle gote;
tracciate un naso fine, diritto……disegnate una bocca regolare…..colorite la pelle col velluto delle pesche…..e avrete l’insieme di questa graziosissima testa.

L’azione inizia, nel silenzio, con l’entrata in scena di Nanine, triste e addolorata per la morte della padrona, con sullo sfondo il via vai, nel salone, di acquirenti che osservano e valutano la merce e di operai che provvedono a portare via quella appena acquistata.
Arriva poi il padre di Armand che, sedutosi sul divano, contempla il ritratto di Marguerite, lì appoggiato.
E infine ecco entrare Armand.
Alla vista di questa scena, leggendo il cartello di vendita per decesso, l’emozione lo travolge e cade svenuto. Il padre si precipita verso di lui per aiutarlo.
Piano piano le splendide note del Largo dalla Sonata n. 3 in Si min. di F. Chopin iniziano ad avvolgere il tutto.
La musica è sicuramente l’altro punto di forza di questo balletto. La scelta che Neumeier fece, a suo tempo, di utilizzare la musica del grande musicista polacco invece che quella di Verdi tratta dall’opera omonima si è rivelata azzeccatissima. Non perché quella di Verdi non fosse altrettanto bella (La Traviata non ha certo bisogno di presentazioni) ma perché forse nella musica di Chopin, vuoi anche per la forte presenza del pianoforte (nel secondo atto è addirittura sul palco), ci sono tutti i sapori, le atmosfere e il romanticismo ottocentesco perfetti per descrivere musicalmente, anche sotto il profilo dei tempi e delle azioni, il mondo di Marguerite pieno di convenzioni, di false morali ma anche di nostalgia, di rimpianto e della solitudine che vivono i due protagonisti.
Piano, piano, nel ricordo, la scena cambia e, mentre le note del Largo lasciano il posto al Concerto n. 2 in fa min. per piano e orchestra, ci ritroviamo a teatro dove si sta rappresentando Manon Lescaut.
Tra il pubblico ecco fare il suo ingresso da una parte Marguerite con l’amica Prudence e alcuni spasimanti non ricambiati tra cui il Conte di N. e dall’altra Armand con l’amico Gaston Rieux.

…Marguerite assisteva a tutte le prime rappresentazioni e passava tutte le sere a teatro o ai balli.
….Tre cose non la lasciavano mai…..: l’occhialino, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie.
Venticinque giorni il mese le camelie erano bianche, gli altri cinque, rosse.
….avevano finito col soprannominarla la ‘signora delle camelie’

Le note del Concerto n. 2 nel loro veloce susseguirsi si dipanano dalla tastiera del piano, sotto le magiche dita del grande pianista Roberto Cominati, ed è come se i pensieri, le sensazioni, i desideri, i tumulti più profondi di Marguerite e Armand, ci parlassero.
Perché, come dice Neumeier, qui la musica non è un semplice accompagnamento di sottofondo “….ma è soprattutto una musica interiore, una musica che sentiamo perché i personaggi stanno vivendo delle forti emozioni” (tratto da “Il tempo di Marguerite – in conversazione con John Neumeier” di Silvia Poletti dal programma di sala).

Marguerite…
riconobbe il mio amico, gli sorrise, e gli fece cenno di salire a farle visita.
…..mi presentò.
Marguerite inchinò appena il capo verso di me. Io abbassai gli occhi……
Ella si chinò all’orecchio della sua vicina…e tutte e due scoppiarono a ridere.

Lo spettacolo inizia.
Marguerite, Armand e i loro amici assistono affascinati alla storia dei due innamorati usciti dalla penna dall’Abate Prevost.
È qui che ha inizio questa storia parallela, aggiunta da Neumeier al canovaccio principale, che più volte ritornerà nel racconto e che rappresenterà quasi uno specchio virtuale tra i due protagonisti e i loro alter ego in cui potranno ritrovare se stessi e i propri destini.
Il fermo immagine che Neumeier rappresenta tra Manon/Marguerite e tra Des Grieux/Armand con le mani che si sfiorano palmo a palmo è la perfetta rappresentazione visiva di tutto questo.
Lo spettacolo di Manon ha il suo intervallo ed è qui che i primi sguardi tra Marguerite ed Armand hanno luogo. È come se ci fosse un filo immaginario che lega lo sguardo di entrambi. Non si perdono mai di vista neanche quando interagiscono con altri personaggi quasi come se fossero due calamite che si attraggono, come ci fosse tra loro un flusso che li lega indissolubilmente.
Lo spettacolo riprende.
Vediamo così nuovamente l’intreccio tra la storia di Marguerite/Armand e Manon/Des Grieux.
Le due coppie ballano tra loro interagendo in maniera ancora più evidente, come se la storia rappresentata sul palco si trasferisse in un altro palco virtuale, una sorta di teatro nel teatro di pirandelliana memoria.
Conclusosi lo spettacolo, il pubblico si appresta a lasciare il teatro.
Marguerite tramite i rispettivi amici invita anche Armand a casa sua.

Io, con Gaston R, mio amico, e Prudence Duvernoy, modista, andammo a casa di Marguerite….Più stavo con lei, più mi affascinava.
Meravigliosamente bella: la sua stessa magrezza le dava una grazia. La contemplavo.
C’era in quella donna come una specie di candore: si intuiva in lei ancora una verginità nel vizio…..
una di quelle nature ardenti che diffondono intorno un profumo di voluttà, come certe ampolle d’Oriente che, per quanto ben sigillate, l’aroma della chiusa essenza ne sfugge.
Io nulla dicevo, ma l’anima mia tutta mi pareva trasfusa nel cuore, e il cuore negli occhi.

E così, mentre vediamo il Conte N. darsi da fare in tutti i modi (diventando quasi ridicolo) per attrarre l’attenzione di Marguerite, ecco che nuovamente ricompare quel filo immaginario tra i due protagonisti, i loro sguardi si cercano, si trovano e si legano….
Poi ad un tratto

Marguerite fu assalita da un accesso di tosse più violento…. e corse via nello spogliatoio.

(ph. Teatro Alla Scala)

Cambio di scena ed ecco che ritroviamo Marguerite, ancora spossata dalla tosse, che cerca di riprendersi, appoggiandosi su una dormeuse tenendosi sollevata con le braccia tese alla ricerca di aria e sollievo. Un’immagine, questa, famosissima in cui, andando oltre la superficie, vi si può scorgere anche la ricerca di un riscatto, elevandosi da quella sporcizia morale che la circonda, conservando ancora in sé, nonostante tutto, un animo nobile, sincero e signorile.
Armand corsole dietro la trova con

….le vesti slacciate, si premeva con una mano il cuore, l’altra le pendeva inerte.
Pallidissima, Marguerite cercava di riprendere fiato.
Mi avvicinai, …… e presi quella sua mano abbandonata.
“Ah! siete voi?” e sorrise.
“Voi vi uccidete signora….vorrei esservi amico per impedirvi di farvi male così.. ……..
È da quando vi ho vista, non so come né perché voi avete preso un posto nella mia vita; mi siete entrata nel cuore e nell’anima con una forza ancor più grande;
ed infine ora, ora che mi avete ricevuto, che vi conosco, che intendo tutto quel che di strano è in voi, mi siete divenuta indispensabile, e io impazzirei non solo se voi non m’amaste, ma se voi non mi permetteste di amarvi”.
“Amatemi, sì, ma come un buon amico, e non più. Venite a trovarmi, rideremo, discorreremo”
Ero andato troppo avanti per poter indietreggiare, e d’altra parte quella fanciulla mi sconvolgeva.
Tanto miscuglio di allegria, di tristezza, di candore, di prostituzione, e la sua stessa malattia che doveva renderla sensibilissima alle impressioni come prontamente suscettibile di nervi……
“Sapete che cosa ho fatto la sera dell’Opéra Comique? Seguii la carrozza e quando vidi che scendevate sola e rientraste in casa ne rimasi tutto felice”
Marguerite si mise a ridere
“Di che ridete? Ditemelo ve ne supplico”
“C’era una buona ragione perché rientrassi sola. Ero aspettata qui”
Se mi avesse dato una coltellata non mi avrebbe fatto più male…..
“Addio”
“Lo sapevo che sareste andato in collera”
“Perché vi divertite a farmi male?”
“Ma con chi pensate di avere a trattare? Io non sono né una vergine né una duchessa….. Non ho conti da rendervi sulle mie azioni.
Ammesso che diventi un giorno la vostra amante, dovete ben ricordarvi che ho avuto altri amanti oltre a voi…..”
“Nessuno vi ha amato come vi amo io”
“Che cosa dovrei fare io per ricambiare un così grande amore?”
A poco a poco m’ero avvicinato a Marguerite, le avevo passato le braccia attorno alla vita, e ora sentivo il suo corpo flessuoso pesare leggermente sulle mie mani congiunte.
“Se voi sapeste quanto vi amo!”
“Bene! Niente interrogatori! e forse vi amerò”
“Tutto come vorrete”
“Ma vi avverto: voglio essere libera di fare quel che meglio mi piacerà……Da tanto tempo cerco un amante giovane, docile, innamorato senza diffidenze, amato senza diritti”
“E io vi sarò in tutto come voi vorrete…..quando vi rivedrò?”
“Quando questa camelia cambierà colore….. Domani dalle undici a mezzanotte”

Questa è la scena del pdd blue, il passo a due in cui Armand dichiara il suo amore.
Ogni singola parola di questo lungo dialogo ritrova in questo pdd la sua giusta collocazione che sia in un gesto, in un rond de jambe, in una carezza o in uno schiaffetto, in un sorriso o in un arabesque en promenade.
Così unico, intenso, capace di regalare una serie di immagini indelebili nelle menti del pubblico, il modo in cui Armand stringe Marguerite tra le sue braccia, in cui la bacia sul collo, si stende ai suoi piedi schiavo d’amore per lei, in cui in ginocchio le si avvicina guardandola negli occhi.
O ancora il modo in cui la stessa Marguerite fa inizialmente un po’ la civetta, già palesemente attratta da questo giovane uomo, per poi spogliarsi di quella ‘maschera di vita’ indossata a difesa da uomini ricchi ed insensibili, vogliosi solo di usare il suo corpo, mostrando il suo desiderio di normalità davanti ai gesti di Armand, al quel suo essere così preoccupato per la sua salute.

(ph. Teatro Alla Scala)

Ed è così che la scena cambia fluidamente ed eccoci trasportati ad un ballo in maschera.
Marguerite ha una camelia bianca. Più tardi l’appunterà al bavero della giacca di Armand e i due passeranno la loro prima notte insieme.
Poco dopo però vediamo Marguerite partire con il Duca seguiti da un Armand gelosissimo.

Amore e campagna sono sempre andati d’accordo, a ragione.
Non c’è miglior cornice per la donna amata che un cielo azzurro, i profumi, i fiori, le brezze, la solitudine splendente dei campi e dei boschi.

Ecco infatti che l’inizio del II atto si apre in campagna.
Accompagnati dalle note di un pianista, presente sul palco, Gaston, Prudence e altri amici di Marguerite e Armand ballano e scherzano mentre sullo sfondo la nostra protagonista, di bianco vestita con un cappello di paglia, siede su una poltrona di vimini, con ai piedi il suo Duval, mentre divora il libro Manon Lescaut da lui regalatole con questa dedica «Manon a Marguerite, Umiltá».
L’eroina di questo romanzo aveva tanto colpito Marguerite che, come ricorda Armand, ella diceva “Quando una donna ama, non può più vivere come Manon”.
I due dunque, nonostante le iniziali incomprensioni, stanno vivendo il loro amore anche pubblicamente perché, come ricorda lo stesso Armand

la cortigiana spariva a poco a poco. Restava accanto a me una donna giovane, bella, che io amavo, riamato, e che si chiamava Marguerite.
Il passato non aveva più certezza, l’avvenire più nubi. Il sole illuminava la mia amante come avrebbe illuminato la più casta delle fidanzate.
Altre volte si restava coricati tutto il giorno….fermo in quelle ore, per noi, il mondo esterno….. immersi nel nostro amore,
come due palombari ostinati che non ritornavano a galla che per ripigliar fiato.

Nicoletta Manni e Timofei Andrijashenko nel pdd “bianco” (ph. Teatro Alla Scala)

Tutti si divertono, anche i due innamorati che danzano felici insieme agli altri fino a quando irrompe il Duca: il silenzio cala sulla scena.
Si avvicina ai due e, con un gesto perentorio, intima ad Armand di allontanarsi da quella casa.
Quest’ultimo fa per andarsene ma Marguerite lo ferma mettendosi col proprio corpo davanti al suo, quasi a fargli da scudo, si toglie la collana, regalatole sicuramente dal Duca, e la getta per terra

No, non lascerò Armand, e non mi nasconderò affatto per vivere con lui. Pazzia forse, ma l’amo; che ho da farci?.

Marguerite dunque ha fatto la sua scelta, una scelta d’amore al quale non intende più rinunciare, preferendolo al lusso e all’agiatezza.
Tutti se ne vanno lasciando soli i due innamorati.
Il pdd che segue è ovviamente quello bianco, quello dedicato al loro amore a quel ‘bastarsi’ reciproco.
Ed è così che, sulle note del Largo dalla Sonata n. 3 in si minore, quelle parole “La mia vita è tua Marguerite….. ” oppure “… io t’amo, Armand mio! Io t’amo come non avrei mai creduto di poter amare” sembrano quasi uscire dalle pagine del libro e prendere forma in quella corsa in cui Armand conduce il suo amore come fosse l’inizio di un viaggio al quale Marguerite si abbandona senza più remore o titubanze sull’onda immaginaria, fluttuosa, ‘circolare’ ispirata dalla melodia che trasmette un senso di pace, gioia, serenità ma anche di sottile nostalgia, come per una consapevolezza melanconica di un futuro presagio.
Bellissimo il loro indietreggiare schiena contro schiena fino a toccarsi prendendosi poi le mani, finalmente dopo tanto peregrinare senza meta, senza sentirsi al sicuro; entrambi hanno trovato qualcuno che li ama, che li rassicura, che ha a cuore la loro vita.

Il pdd bianco è forse il più difficile dei tre soprattutto per quei passaggi ripetuti e prolungati in cui il ballerino deve tenere la protagonista femminile sopra le spalle con cambio di posizione.
È anche però il pdd che racconta di una pace interiore dell’anima che i due innamorati, finalmente, hanno raggiunto.
Quei teneri baci che i due si scambiano o quelle carezze così dolci e piene di trasporto che Marguerite riserva al suo Armand. La sua malattia è come fosse scomparsa, la felicità di quei momenti e una vita più regolare fanno bene al suo fisico che così rifiorisce.
È certo però che davanti a tanto idillio, ad una così alta beatitudine non può che seguire la discesa verso la fine.
L’arrivo di Monsieur Duval, infatti, desta Marguerite da quel sogno ad occhi aperti riportandola, ahimè, alla dura e cruda realtà. Il suo recente passato riaffiora, lei, mantenuta, prostituta di professione, non dovrà frequentare più suo figlio. Se si venisse a sapere, sua figlia, in procinto di matrimonio, vedrebbe andare in fumo tutto il suo futuro venendo sicuramente abbandonata all’altare.
Marguerite tenta in tutti i modi di far cambiare idea a Duval, lo implora senza però ottenere risultato. Inizialmente Monsieur Duval è freddo, distaccato, insensibile alle implorazioni di Marguerite.
Coreograficamente è un personaggio che richiede, da parte dell’interprete, forte controllo e precisione del movimento per dare il senso di maturità e autorevolezza.
Come afferma lo stesso Neumeier, l’inizio è affidato completamente al movimento delle mani che devono trasmettere il tumulto interiore di quest’uomo, lì per difendere il suo mondo e i suoi affetti dallo scandalo.

Mick Zeni nei panni di Monsieur Duval

La preghiera di Marguerite è accorata e struggente. Bellissima la sua lotta con Manon per dimostrare a Duval la sua purezza d’animo l’unicità del suo amore nei confronti di Armand e la totale rinuncia ai gioielli e i lussi concessele da uomini facoltosi rappresenta un altro magistrale momento coreografico di Neumeier. Monsieur Duval comprende, così, che quella donna, da lui tanto disprezzata in principio, prova un sincero vero sentimento per suo figlio.
Piano piano si apprezza così un cambiamento nei suoi gesti che diventano più dolci ed empatici verso Marguerite.
Questa inaspettata comprensione nei suoi confronti, quasi da padre a figlia, fa capitolare Marguerite che acconsente così a lasciare Armand.
Tornato quest’ultimo, per un attimo si ha la sensazione che tutto possa tornare come prima. Sulle note della Grande Polonaise brillante Op. 22 quella corsa verso un futuro insieme di Marguerite e Armand sembra possa riprendere, ma non è così.
Anche se a malincuore, infatti, su quella placida musica Marguerite con una scusa fa partire il “suo” Armand, non prima però di dargli un ultimo bacio d’addio.
Rimasta sola, fa le valige e torna a Parigi.

Non una finestra della casa era illuminata….Nanine arrivò….
“Dov’è la signora?”
“È partita”
Marguerite mi aveva quasi costretto ad andare a Parigi. Ero caduto in un tranello? Marguerite mi ingannava?
Una lettera ….era per me.
Ruppi i sigilli.
Se un fulmine fosse caduto ai miei piedi, non mi avrebbe atterrito quanto le parole che io vi lessi:
‘Quando leggerete questa lettera, Armand, io sarò già l’amante di un altro. Tutto è finito dunque fra noi. Tornate da vostro padre, amico mio, andate a rivedere vostra sorella, la casta fanciulla che ignora tutte le nostre miserie.
Accanto a Lei dimenticherete presto quel che vi ha fatto soffrire questa ragazza traviata che si chiama Marguerite Gautier, e che voi avete avuto la bontà di amare un istante: ella vi deve i soli momenti d’una vita che, lo spera, non sarà più lunga, ormai’.
Lette le ultime parole credetti d’impazzire.

Ed è a questa pazzia che Neumeier, sulle vigorose note del Preludio n. 24 in re min. Op. n. 28, da una rappresentazione travolgente, impetuosa, forte e vera con un assolo maschile bellissimo per essere così sinceramente genuino e diretto, come può esserlo una corsa a perdifiato da una parte all’altra del palco, uscendo e rientrando dalle quinte, o una sequenza di arabesque, grand jeté, pirouette in cui la lettera vola, lanciata in aria da Armand, cade, viene nuovamente raccolta quasi come fosse una sfida tra lui e quelle parole tanto amare vergate dalla mano dell’amata. L’idea, che si palesa sul fondo del palcoscenico, di Marguerite a letto con un altro amante lo distrugge a tal punto da farlo cadere a terra. Ed è su questa immagine che si chiude il sipario sul II atto.

Il ricordo di Marguerite mi perseguitava senza tregua. Troppo l’avevo amata e l’amavo, perché ad un tratto ella mi divenisse indifferente.
Avevo bisogno o d’amore o d’odio, e soprattutto di rivederla al più presto possibile, qualunque fosse il mio animo per lei.

Ed eccoci giunti al III atto.
Siamo a Parigi agli Champs-Elysée.
Armand vi si è recato nella speranza di incontrare Marguerite.
E infatti

…..ecco Marguerite: se ne veniva a piedi, in compagnia di una donna che non avevo visto mai.
Passandomi accanto impallidì, e un sorriso nervoso le contrasse le labbra. Quanto a me, un violento battito del cuore mi scosse il petto.

Sulle note della Grande Fantaisie sur des airs Polonais Op. 13 in la magg., che regala con le sue note soavi una sensazione di intimità mista ad un vago sapore amaro come di una rimembranza del passato, i due si guardano, a lungo, e subito quel filo immaginario, che li lega, ricompare.
Lei tiene in mano un piccolo mazzo di fiori che, per l’emozione, le scivola dalle mani.
Lui le si avvicina, lentamente, si china per raccoglierlo e in quegli istanti che sembrano lunghissimi, come se il tempo fosse dilatato, lei allunga una mano sopra la testa di Armand desiderosa di lasciarsi andare a una tenera carezza ma, all’ultimo momento, quando lui sta per rialzarsi, lei la ritrae, timorosa.
Marguerite appare diversa: la luce che in campagna le illuminava il viso e quel sorriso pieno di gioia per l’amore di Armand sono scomparsi. Resta una donna triste, pallida, dall’aspetto malato, che ha ricominciato con la vita dissoluta di un tempo.
Per un attimo quindi tutto sembra sospeso, nella speranza che le cose possano cambiare, solo un attimo e poi….. E poi tra i due irrompono Olympia ed il Conte di N..
Olympia flirta con Armand apertamente sotto gli occhi di Marguerite che non reagisce, spossata dalla malattia e dal dolore della perdita dell’amato.
Armand sembra attratto da Olympia

Era davvero una bella figliola e, come forme, bella quanto Marguerite.
A quel tempo non le si conosceva un amante. Non sarebbe stato difficile diventarlo.
La mia decisione fu presa.

I due si appartano e consumano un amplesso.
È subito evidente quanto diversa sia Olympia da Marguerite e quanto Armand si senta ancora così legato, nonostante tutto, a quest’ultima.
Cambio di scena: il palco è vuoto e in penombra. Si sentono le prime imperiose, forti e cupe note iniziali della Sonata n. 1.
Mentre Armand è chiuso nella sua rabbia e nella sua sofferenza d’amore ecco apparire, sul fondo, Marguerite.

Era vestita di nero, e velata: il viso vagamente riconoscibile tra i ricami del merletto.
Rialzò il velo.
Era pallida come il marmo…. e lasciando cadere la testa tra le mani scoppio a piangere.
“Che cosa avete?”
“Mi avete fatto tanto male, Armand….. ho la febbre; mi son levata dal letto per venir qua a domandarvi non amicizia,
ma indifferenza….. avete un’amante, giovane, bella; dicono che l’amate: siate dunque felice con lei e dimenticatemi.

Malata e sofferente sta quasi per svenire ma Armand accorre e la sostiene, poi però le si allontana, subito, quasi a rifuggire dal quel contatto.

“E voi, voi non siete felice?”
“….. non prendetevi gioco del mio dolore”
“Non stava che in voi non essere infelice”
“Obbedii ….. a una grave necessità e a ragioni che voi un giorno conoscerete e mi otterranno perdono”
“Perché non confessarle oggi, simili ragioni?”
“…. vi allontanerebbero forse da persone dalle quali voi non dovete allontanarvi”
“E chi sono queste persone?”
“Non posso dirvelo”
“Allora mentite”

Marguerite si avvicina all’uomo: inizialmente, non riuscendo a sopportare di essere sfiorato da lei, si allontana.
Nuovamente Marguerite gli si avvicina cercando un conforto, sostenendosi al suo braccio. Questa volta Armand non si sottrae a quel contatto.
Abbandonandosi entrambi alla forza l’uno dell’altra in un gioco di contrappesi, creano un’immagine di contatti e distacchi che quasi sembra un cuore; sempre uniti, lentamente eseguono dei passi all’unisono che piano piano si velocizzano seguendo l’incalzare della musica.
Ancora nei gesti di Armand si scorge un misto di risentimento, di rabbia e dolore pensando a lei tra le braccia di un altro.
E ci tornano in mente le sue parole:

Non so se in vita vostra abbiate provato, o proverete mai, quello che provavo alla vista di Marguerite…… s’era presa un altro amante, e altri baci dai miei avevano premuto le sue labbra.
Eppure alle sue labbra anelavano le mie, e sentivo d’amarla ancora ugualmente e forse più di quanto l’avessi mai amata.

Seguono un’evoluzione di prese che evidenziano a pieno questo tumulto interiore che vivono entrambi, anche Marguerite.
Ella cerca di andarsene ma Armand la ferma.

“Voi non ve ne andrete” dissi mettendomi davanti alla porta.
“Perché?”
“Perché, nonostante tutto quello che mi hai fatto, io ti amo sempre e voglio tenerti qui con me”
“Per scacciarmi domani, non è vero?”
“No, Marguerite!” gridai con tutto il mio amore e tutto il mio desiderio risvegliatosi al contatto del suo corpo

E così Armand finalmente si lascia andare al suo sentimento, stringe a sé ripetutamente Marguerite cercando avidamente le sue labbra e mentre la musica si evolve in un crescendo sempre più forte, quasi idilliaco, la fa volteggiare più e più volte, la solleva con una mano roteando con lei ed infine, in ginocchio uno di fronte all’altra, lei gli si abbandona.

Fate di me ciò che vorrete: sono vostra”
…… la presi tra le braccia, la svestii….
Tutta la vita di Marguerite pareva trasfusa nei baci di cui essa mi copriva: e io tanto l’amavo…..”

Svetlana Zakharova e Roberto bolle nel passato de deux “nero” (ph. Teatro Alla Scala)

Marguerite e Armand si rotolano per terra in preda al desiderio, nell’amplesso le gambe e le loro braccia si intrecciano mentre le note sul piano scivolano via veloci verso l’alto fino a raggiungere, come i due amanti, il culmine dell’estasi e della passione.
Riecheggiano nella mente le parole di Marguerite

…..finché mi resti un soffio di vita, mi avrai schiava d’ogni tuo capriccio. Sempre, quando mi vorrai, di giorno, di notte, vieni, io sarò tua

Un pdd questo nero che ha veramente pochi eguali nel saper tradurre in danza quanto di più viscerale, passionale e indissolubile vi sia in un amore così profondo e totalizzante come quello tra Marguerite ed Armand.
Dopo una serie di assoli in cui esprimono il proprio amore, di prese e passaggi meravigliosi, finalmente dopo aver placato il desiderio, i due amanti, distesi, si addormentano.
Marguerite sogna ed ecco comparire sulla scena Manon e Des Grieux.
All’alba però al suo risveglio, prima che Armand possa impedirglielo, fugge via: vuole mantenere la promessa fatta a Monsieur Duval.

La solitudine in cui mi lasciò partendo mi atterrì, e due ore dopo io, seduto sul letto deserto di lei, fissando il guanciale che ancora serbava la sua impronta, interrogavo il mio destino fra l’amore e la gelosia.

Cambio scena.
Siamo nuovamente a una festa: al ritmo sostenuto e sempre più nervoso dell’Allegro Molto della Grande Polonaise brillante Op. 22, danze, incontri e corteggiamenti di susseguono. Vediamo Gaston con Prudence, Armand con Olympia ed infine ecco entrare Marguerite accompagnata dal Duca.

Martina Arduino (Prudence) e Gioacchino Starace (Gaston Rieux)

Quando Armand vede Marguerite in compagnia del Duca non riesce a contenere la sua gelosia e così inizia ad umiliare pubblicamente la donna fino a quando non intervengono gli altri ospiti ad allontanarlo dalla donna.
Non contento però le si avvicina nuovamente e le consegna una busta.
Marguerite si apparta per leggerla ma è interrotta momentaneamente da Olympia che cerca di sapere cosa vi sia scritto. Più volte Marguerite la allontana e più volte Olympia torna, fino a quando, esasperata, le tira uno schiaffo.
Finalmente rimasta sola riesce ad aprire la busta….. non può credere a ciò che vede.
Nella busta ci sono cinquecento franchi e un biglietto con su scritto:

“Ve ne siete andata così in fretta stamane che ho dimenticato di pagarvi. Ecco il prezzo della vostra notte”.
I soldi le scivolano dalle mani: è incredula, profondamente ferita da quel gesto.
La scena si chiude su Marguerite portata via svenuta dal Duca”

Sul proscenio si incontrano Armand e suo padre (rimasto tutto il tempo appartato ad ascoltare il racconto del figlio).
I ricordi del giovane sono terminati.
Rimasto solo, Armand incontra Nanine che gli consegna il diario di Marguerite.
Leggendolo scopre, così, la verità….le parole dell’amata sgorgano da quelle pagine…..

15 dicembre
Non sto bene; da questa mattina sono rimasta a letto. Nessuno è qui vicino a me e io penso a voi, Armand. Voi a cui io debbo i soli momenti di gioia della mia vita.
Voi foste testimone del mio strazio all’avvicinarsi dell’ora della nostra separazione. Non c’era più vostro padre a sostenermi. Un attimo e stetti per confessarvi tutto, tanto mi atterriva l’idea che mi avreste odiata e disprezzata.
Chi avrebbe detto a me che avrei sofferto tanto al solo pensiero di un nuovo amante? Bevetti per dimenticare, e quando mi svegliai, l’indomani, ero nel letto del conte.
Ecco tutta la verità: giudicate e perdonatemi, come io vi ho perdonato tutta la pena che mi deste da quel giorno in poi…..ogni affronto che io ricevevo….. era una prova continua d’amore.
Non meravigliatevi: col vostro amore voi mi avevate aperto il cuore a non comuni entusiasmi.
…… dovetti ricorrere a mezzi fisici per non impazzire e stordirmi… avevo la speranza d’uccidermi rapidamente a furia di eccessi e credo che questa speranza non tarderà a divenire realtà.
Non vi ricorderò, Armand, in qual modo ricompensaste l’ultima prova d’amore che vi diedi, e con quale oltraggio scacciaste la donna che, morente, non aveva potuto resistere all’invito della vostra voce quando le chiedeste una notte d’amore. Insensata, io, che sognai, per un attimo, poter rinsaldare il passato col presente.
Voi avevate il diritto di fare ciò che faceste, Armand: le mie notti non mi furono mai pagate così care.
Mi ridussi così allo stato di un corpo senz’anima, di una cosa senza pensiero.

(ph. Teatro Alla Scala)

Cambio di scena.
Vediamo Marguerite distesa sul letto sempre più malata e squassata dalla tosse, continua lentamente a scrive il suo diario:

25 dicembre
Il medico mi proibisce di scrivere tutti i giorni
Ieri ricevetti una lettera che mi fece bene… era di vostro padre. Vostro padre ha un nobile cuore: amatelo molto, amico mio

8 gennaio
Ieri uscii in carrozza.
Questa passeggiata mi ha fatto bene.

10 gennaio
Questa speranza di salute non era che un sogno. Eccomi di nuovo nel mio letto.

Poi come se tentasse di negare anche a se stessa il suo stato di salute, ormai prossimo alla fine, si fa portare un abito da sera da Nanine, si veste e va a teatro.

5 febbraio
Oh! Venite, venite, Armand: io soffro terribilmente, io muoio, Dio mio.
Mi sentivo così triste ieri, che volli passare fuori casa la serata…. Arsa dalla febbre che mi bruciava, mi feci vestire e condurre al Vaudeville. Andai in quel palco del nostro primo convegno.
Per tutto il tempo tenni gli occhi fissi al posto che voi occupavate quella sera…

Ed è come fossimo tornati all’inizio della storia alla rappresentazione di Manon Lescaut.
Marguerite vestita di rosso va a sedersi nel suo solito palco. La rappresentazione è giunta quasi alla fine quando ormai Manon è morente, tristemente sorretta dal suo Des Grieux.
E a Marguerite sembra di rivedere, seduto di fronte a lei, il suo Armand.

Mi trasportarono a casa pressoché morta

18 febbraio
Signor Armand,
dal giorno che Marguerite volle andare a teatro, è peggiorata sempre più.

19 febbraio
Che triste giornata, oggi, mio povero signor Armand!
Questa mattina Marguerite soffocava.
Il dottore ha consigliato di chiamare un prete.

20 febbraio le cinque di sera
Tutto è finito. Marguerite è entrata in agonia questa notte, alle due circa.
Due o tre volte ha pronunciato il vostro nome, poi silenzio, ed è ricaduta esausta sul letto. Tacite lacrime volavano dai suoi occhi.
E così è morta.

Le tre coppie che si sono alternate nei ruoli principali sono state: Montanari-Coviello, Manni-Andrijashenko e Zakharova-Bolle.

Decisamente bravi i protagonisti della prima coppia, anche se, pur convincenti in tanti passaggi, nel complesso non mi hanno convinto in coppia o meglio ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa capace di farmi sognare.

Nicoletta Manni e Timofei Andrijashenko

La seconda coppia Manni-Andrijashenko (per entrambi la prima volta in questi ruoli) oltre ad essere stata tecnicamente di altissimo livello, ciascuno dei due ha dato del proprio personaggio un’interpretazione intensa, arricchita talvolta da una lettura molto personale, come ad esempio la scena del ballo, dopo il pdd nero, in cui Armand pubblicamente umilia Marguerite. Qui Andrijashenko è stato molto crudo e stridente rendendo forse poco musicale quei momenti che sono risultati comunque veri e quindi anche piacevoli ed interessanti.
Ho adorato la Manni, toccante e fragile nel pdd con Monsieur Duval, e struggente nelle scene finali, nel suo spegnersi piano piano verso la morte.
Favorevolmente impressionata da Andrijashenko, che ha regalato al pubblico dei bellissimi assoli, arricchiti anche da un’ottima interpretazione.
Al pari sono stati entrambi strepitosi nel pdd nero: travolgenti e sinceri nella loro passione, hanno saputo trasmettere perfettamente l’imperiosa sensazione dell’idillio amoroso tanto quanto ne contiene questo pdd.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle

E infine Bolle-Zakharova, semplicemente divini, da togliere il fiato, e non solo per la tecnica ma soprattutto per le emozioni che hanno saputo regalare al pubblico.
L’Armand di Bolle è più maturo e misurato pur mantenendo l’ingenuità e l’idealità amorosa del personaggio. Nell’assolo della lettera, nella convulsa sequenza coreografica, mette i giusti accenti su quei passi che poi ritorneranno nel successivo pdd nero e che rappresentano il vero cuore dell’assolo, la vera anima depurata dal tutto, come può esserlo il tema principale in una composizione musicale o i fiori in un mazzo pieno di verde.
Dal pari suo la Marguerite della Zakharova è tanto inizialmente sfrontata e civettuola con Armand quanto amorosa ed appassionata nei successivi pdd bianco e nero.
Meravigliosa ballerina dalle bellissime linee e dalla tecnica sopraffina, è sicuramente sempre un piacere vederla danzare anche se alle volte manca di quella giusta emotività che certi personaggi femminili dovrebbero avere. In questo caso, però, devo dire che, pur non arrivando a livello interpretativo della Ferri (insuperabile), ha saputo dare alla sua Marguerite una tenerezza e una sofferenza interiori assolutamente di rilievo.
L’unico pezzo in cui, forse, mi è piaciuta meno è stato quando, nel pdd con Monsieur Duval, prega ripetutamente quest’ultimo di non chiederle un tale sacrificio (rinunciare ad Armand), non risultando abbastanza umile e prostrata nella sua preghiera.
In coppia sono stati inizialmente tanto timidi e incantati uno dall’altra quanto teneri, dolci ed armoniosi negli abbracci e nei baci del pdd bianco ed appassionati nel pdd nero, in cui hanno saputo trasmettere impulso erotico, desiderio ed amore. Qui Bolle è stato semplicemente unico; il suo impeto e la sua energia hanno trascinato, nella bellissima serie di prese presenti sul finire delle coreografia, anche la Zakharova tanto intensa anche nella conclusione del pdd, che vede i due amanti distesi insieme, in cui bacia ripetutamente il suo Armand con sincero trasporto.
Così travolgenti e appassionati da venir acclamati dal pubblico con un lunghissimo applauso, dopo quelli a scena aperta, con ben cinque uscite.

Nicoletta Manni (Manon) e Marco Agostino (Des Grieux)

Tra gli altri interpreti, mi piace ricordare la superlativa Manon della Manni, ottimo specchio dell’anima di Marguerite e ovviamente anche Marco Agostino, bravissimo in Des Grieux.
E ancora un ottimo Starace nelle vesti di Gaston Rieux, amico di Armand. Nell’assolo nel secondo atto alla festa in campagna è assolutamente strepitoso e di alto livello tecnico.
Molto bravo, in questo ruolo, anche Christian Fagetti che però ho preferito nelle vesti del Conte di N., a cui sa dare in modo incisivo le caratteristiche buffe del personaggio creato scenograficamente da Neumeier.
Brava anche Martina Arduino, una perfetta Prudence e in coppia con Starace, sul palco, fanno davvero scintille.
Complimenti anche a Caterina Bianchi, nuovo ingresso nel corpo di ballo, che mette in scena una Olympia davvero all’altezza del ruolo, non poi così minore come può sembrare.
E ancora bravi a Monica Vaglietti e la sua preziosa Nanine e anche all’altra coppia Denise Gazzo e Nicola del Freo, che hanno anch’essi interpretato Manon-Des Grieux.
Bellissima l’esecuzione musicale, sotto l’ottima direzione d’orchestra del maestro Theodor Guschlbauer, e anche gli assoli pianistici eseguiti magistralmente dal maestro Roberto Cominati.

(ove non segnalato le foto sono di Eleonora Bartalesi)

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