Il padiglione d'oro

… è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo … (A. Baricco)

La vita come passione: il fascino eterno de La Dame aux camélias torna al Teatro Alla Scala

Un balletto indimenticabile per il Teatro Alla Scala questo de La Dame aux camélias.
Alla sua prima rappresentazione scaligera, nel Marzo 2007, acquisì un’eco mondiale poiché l’interprete di Marguerite Gautier, la prima ballerina assoluta Alessandra Ferri, nel corso della conferenza stampa annunciò la sua decisione di ritirarsi dalle scene.
La seconda rappresentazione, nell’Ottobre dell’anno successivo, cadde in un lungo periodo di scioperi, che portò all’annullamento delle prime tre recite.
Ora, a distanza di dieci anni, il capolavoro di John Neumeier torna sul palcoscenico del Piermarini con una costante, Roberto Bolle, accanto ad una protagonista femminile ancora diversa (nel 2008 era stata Lucia Lacarra): Svetlana Zakharova, per la prima volta in questo ruolo accanto alla nostra Etoile nazionale.


Come ricorda il critico di danza Dorion Weickmann, la Dama delle camelie (titolo originale Die Kameliendame) «fu creato da Neumeier (direttore del Balletto di Amburgo) e da Marcia Haydée (étoile e direttrice del Balletto di Stoccarda).
Nel 1978 ebbe luogo la prima a Stoccarda, tre anni dopo lo spettacolo fu ripreso dal Balletto di Amburgo e da allora ha continuato a trionfare in innumerevoli teatri, da Parigi a Mosca a Milano […]. Qual è il segreto di tale successo, dal momento che, a partire dal 1857, questa melodrammatica vicenda è approdata già varie volte sulle scene del balletto, passando per le mani di coreografi rinomati quali Antony Tudor o Tatjana Gsovsky fino a Frederick Ashton?
Il fatto è che nell’ultimo quarto del XX secolo è difficile trovare una coreografia che racconti la propria storia in modo altrettanto magistrale ed esteticamente affascinante. I personaggi di Neumeier brillano come se avessero un’anima, sono inseriti in una drammaturgia impeccabile e padroneggiano un linguaggio coreografico che, pur restando legato a quello classico, lo trasforma in espressione pura.
Non ci sono dubbi al riguardo: La Dame aux camélias è uno di quei capolavori che continua a vivere nella mente dello spettatore per molto tempo dopo che il sipario è calato.»
Non si può che essere d’accordo su questo: la Dama è un balletto indimenticabile per il pubblico, che resta completamente ammaliato dalla struttura narrativa, dall’intensità delle emozioni trasmesse dai protagonisti attraverso la danza, dalla partitura musicale tratta dal repertorio di concerti, valzer e preludi di Chopin e interpretata in modo mirabile dal grande pianista Roberto Cominati accompagnato dall’Orchestra del Teatro.
Il primo elemento che balza agli occhi mentre ci si appresta a seguire il racconto di Marguerite Gautier e Armand Duval è che, come spesso accade nei film, si inizia dalla fine. Viene sempre evidenziato infatti che il balletto, seguendo la traccia del romanzo di Alexandre Dumas figlio, ha una struttura cinematografica, con scene che sfumano l’una nell’altra, flashback che riportano più volte a ritroso nel tempo, diversi punti di vista attraverso i quali viene narrata la vicenda, riflessi psicologici dei tormenti dei protagonisti che richiamano subito alla mente il tema del “doppio” tanto caro a molta letteratura e molto cinema.

Mick Zeni (Monsieur Duval) e Monica Viglietti (Nanine) (ph. Teatro Alla Scala)

E’ un mondo intero in dissolvimento quello che ci viene presentato sul palcoscenico mentre ancora le luci del teatro sono accese e il pubblico scatta foto alla splendida sala del Piermarini ormai al completo: è la vendita all’asta dei ricchi beni appartenuti a Madame Gautier, che ha lasciato troppo giovane la sua bella vita di facili amori, preziosi gioielli, amanti facoltosi, divorata dalla tisi. In evidenza il suo ritratto, preziosamente incorniciato e appoggiato su un divano, e un cavalletto con il cartello riportante la data dell’asta: 16 Marzo 1847.
Il primo protagonista principale che incontriamo, tra le varie figure che entrano ed escono per visionare gli oggetti o per accomiatarsi con dolore da essi, è Monsieur Duval, il padre del giovane Armand, figura fondamentale che non a caso è presentata per prima: sarà lui a fornire la chiave di volta per l’epilogo drammatico della storia.
Subito dopo arriva tra gli applausi Armand, un affranto Roberto Bolle che si guarda intorno sconvolto da quanto accaduto e crolla a terra sopraffatto dal dolore vedendo il cartello con le indicazioni dell’asta, stringendo a sé l’abito blu dell’amata. Mentre il padre, altrettanto addolorato, lo soccorre, i vari oggetti vengono allontanati dalla scena: è arrivato il momento di immergersi nella vicenda attraverso i ricordi.
Tutto il bel mondo è riunito a teatro per assistere alla rappresentazione di Manon Lescaut. E’ una scenografia essenziale e al contempo straordinariamente elegante quella di Jürgen Rose: bastano una tenda e alcune poltrone di velluto per dare l’idea del teatro; così come tre lampadari a gocce e qualche divano rosso per la scena del gran ballo; letto, tavolino e specchio per il boudoir di Marguerite; due eleganti sedie e un tavolo tondo di vimini per la villa in campagna; una panchina in legno per gli Champs Elysées.
La scena è quindi sempre arredata sobriamente ma con gusto, per focalizzare l’attenzione sui personaggi e sui sentimenti ed evidenziare gli splendidi costumi degli anni Quaranta dell’Ottocento.
Incontriamo Marguerite splendente e bellissima alla rappresentazione di Manon Lescaut, di blu vestita e con appuntata sul petto una camelia rossa, il suo segno più distintivo e caratterizzante. «Tre oggetti che non l’abbandonavano mai: il binocolo, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie. Per venticinque giorni le camelie erano bianche e per i restanti cinque rosse; non si è mai potuto spiegare la ragione di quel cambiamento di colori», è la celebre ingenuità stilistica di Dumas nel presentarci Marguerite.
E’ questo il momento dell’incontro fra i due futuri amanti: lei, sempre circondata da amiche, corteggiatori e ricchi amanti; lui, quasi impacciato, eroe tragico proprio per la spontaneità, onestà e schiettezza nel dimostrare la sua folgorazione nei confronti di Marguerite. Non è possibile resistergli, anche se l’affascinante cortigiana lotta fin da subito contro questa attrazione: sa di essere malata e di non avere molto tempo davanti a sé, deve perciò garantirsi la sicurezza economica che le consenta di vivere tranquilla. Ma il fato ha ormai deciso per entrambi e li travolgerà in un vortice di passione.
L’amore che esplode fra Marguerite e Armand trova un riflesso speculare nella vicenda di Manon e Des Grieux cui assistiamo assieme ai personaggi della Dama, in una sorta di “teatro nel teatro”, ed è questo un aspetto del balletto di Neumeier che mi affascina moltissimo.

Nicoletta Manni (Manon), Marco Agostino (Des Grieux) e Roberto Bolle (Armand Duval) (ph. Teatro Alla Scala)

Marguerite riconosce immediatamente in Manon un’affinità d’animo, di sentimenti, di destino; Armand teme che il suo futuro possa riflettere quello tragico di Des Grieux: questo è rappresentato molto bene coreograficamente dall’intreccio di danze fra i protagonisti delle due vicende, che da qui in poi saranno ineluttabilmente legati.
Strepitosa la Prima Ballerina Nicoletta Manni nel ruolo struggente di Manon, sempre precisa, pulita nei movimenti, perfettamente calata anche psicologicamente nel ruolo, che ha un suo degno partner nel Solista Marco Agostino.

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (ph. Teatro Alla Scala)

Dopo lo spettacolo la bella Dama invita alcuni amici nel suo appartamento, tra cui Armand, anche per provocare la gelosia del Conte N, suo ammiratore e simbolo di quella società vuota e superficiale. L’amore si svela nel momento in cui Marguerite ha un attacco di tosse e Armand le offre il suo aiuto: non può più resistere e le confessa, con infinita dolcezza e appassionata irruenza, il suo sentimento.
Marguerite, donna razionale, conscia delle scelte che è costretta a fare per sopravvivere e altrettanto consapevole della sconvenienza di questo legame, dapprima deride il giovane Armand che le si getta ai piedi, implorante, tendendo le mani verso di lei in un gesto di adorazione assoluta. Ma alla fine cede al suo corteggiamento sincero e pieno di desiderio, intrecciando con lui il primo degli splendidi quattro pas de deux del balletto, che raffigura l’accendersi della passione attraverso lifts sognanti, ampi ronds de jambe e arabesque.

(ph. Teatro Alla Scala)

L’Atto secondo si apre con una giovane e allegra atmosfera di vacanza: tutti i protagonisti si trovano nella villa di campagna che il Duca, protettore di Marguerite, le ha messo a disposizione. Da notare anche in questo frangente, così come per tutta la durata del balletto, la grande attenzione prestata dal coreografo al Corpo di Ballo, che viene dotato di una grande statura scenica e all’interno del quale ogni personaggio viene caratterizzato nei movimenti, nei gesti, nelle emozioni. Il Corpo di Ballo della Scala ha risposto in modo superbo e convincente, evidenziandosi per freschezza e maturità di interpretazione. Penso ai giovani talenti come Martina Arduino (Prudence, amica di Marguerite), Caterina Bianchi (ammaliante Olympia che prova a sedurre Armand), Gioacchino Starace (che abbiamo già ammirato sia nei Bolletour che in televisione con Roberto Bolle e che qui impersona un frizzante ed efficace Gaston Rieux, ottimo sia negli assoli che nei passi a due) e a tutti gli altri bravissimi, che affiancano i ballerini “storici” della Scala, come Monica Vaglietti (la domestica Nanine), Riccardo Massimi (il Duca), Antonino Sutera (il Conte N.). Grandi applausi per tutti.

Martina Arduino (Prudence) e Gioacchino Starace (Gaston Rieux)

Il duetto fra Marguerite e Armand, il pas de deux bianco, rappresenta la consacrazione e gioiosa accettazione dell’amore fra i due: la loro relazione già si fonda sull’armonia e la fiducia e l’appartenenza dell’una all’altro è totale.
Lei per la prima volta sente di essere amata non per ciò che rappresenta, ma per ciò che è, e cede all’avventatezza, buttando all’aria tutti i suoi progetti di una vita agiata e tranquilla: prende le difese di Armand contro il Duca, si strappa la collana regalo di lui e sceglie il suo giovane innamorato.
Marguerite ora danza serena con il suo uomo, i capelli sciolti, sorridendo e mostrando una felicità mai provata prima. Come aveva fatto lui nell’Atto primo, ora è lei che gli si lancia ai piedi e gli tende le braccia, quasi per afferrare quell’amore incondizionato, spontaneo, sincero, che solo Armand è in grado di donarle.
Questo è un passo a due molto complesso, sia per la danza che per l’interpretazione, che richiede agli interpreti un’intesa profonda e una grande capacità di dare spessore psicologico ai loro personaggi. Grandiosi Svetlana Zakharova e Roberto Bolle nei loro ruoli, che hanno tenuto il pubblico incollato a sé per un tempo che si è dilatato di mesi, così come la durata del loro amore, per esplodere alla fine in un fragoroso applauso.

(ph. Teatro Alla Scala)

Neumeyer dice che non è possibile interpretare Marguerite se non si è una donna forte e vulnerabile insieme, si deve vedere che qualcosa in lei è intimamente spezzato, la sua fragilità. Armand, dal canto suo, deve rendere credibile l’avventatezza, la passione, l’ingenuità, deve saper travolgere col suo amore: la gioiosa irruenza ed esuberanza fisica e interpretativa di Roberto non potevano creare un connubio migliore con il personaggio da lui interpretato.

(ph. Teatro Alla Scala)

Risuonano ancora le ultime note del duetto, noi siamo ancora inebriati dalla danza giocosa e piena d’amore, che l’atmosfera cambia subito tono: Marguerite riceve un biglietto che annuncia la visita del padre di Armand. Si raccoglie i capelli, si stende un velo sulle spalle e, preoccupata, lo accoglie.
Siamo arrivati al momento forse più drammatico del balletto, a partire dal quale tutto cambierà nella vita dei protagonisti, ed esso è affidato alla perizia interpretativa di Mick Zeni, Primo Ballerino di grande levatura artistica e dalla tecnica ineccepibile.

Svetlana Zakharova e Mick Zeni (ph. Teatro Alla Scala)

Monsieur Duval si avvicina alla Dama mascherando a stento la sua collera: vuole difendere il figlio dalla malìa di quella cortigiana che lo ha attirato in un amore sbagliato cui deve immediatamente porre fine. Ben presto, però, si rende conto della purezza del sentimento di Marguerite, che ha rinunciato a tutta la sua vita per Armand, del suo immane dolore, ma anche della sua consapevolezza di dover rinunciare a lui per non rovinargli la reputazione. Razionalmente ella sceglie ciò che è socialmente meglio per Armand, condannando se stessa al dolore, alla desolazione e al rimpianto.
L’assolo di Mick Zeni e il passo a due con la Zakharova sono due momenti emotivamente molto intensi e coinvolgenti. Come afferma Neumeier «Il ruolo del padre è gigantesco, nel duetto con Marguerite si staglia imponente in un assolo travolgente […] il duetto nel suo sviluppo ha diverse qualità di movimento. All’inizio tutto è affidato alle mani, che devono catalizzare l’attenzione raccontandoci il complesso turbinio di sentimenti vissuti dall’uomo. All’inizio il movimento è minimale: i gesti sono rigorosamente limitati, ma devono essere eseguiti con la massima precisione. Ci vuole un interprete che abbia un controllo saldo e deciso della propria fisicità.» Alla fine Duval padre arriva addirittura a cullare fra le braccia la donna affranta, baciandola sulla fronte al momento del congedo.
Grandissimi, splendidi i due interpreti, che hanno raggiunto vertici di toccante lirismo.

Mick Zeni

Quando Armand torna alla villa trova solamente una valigia accanto alle sedie in vimini: è di Nanine, che si sta apprestando a tornare in città, ma non prima di avergli consegnato una lettera. E’ l’addio di Marguerite, che farà sprofondare l’uomo in un abisso di rabbia, sofferenza e tormento, espressi dal nostro Roberto in un commovente e profondo assolo, in cui sfoga tutto il suo dolore contro quel pezzo di carta che ha distrutto la sua vita.
Già, quell’assolo di Roberto Bolle che dieci anni fa mi aveva lasciato letteralmente senza fiato… Negli infiniti commenti post-balletto con Eleonora, ci siamo trovate pienamente d’accordo sulle differenze notate fra le due interpretazioni, che sono le differenze inevitabili fra un ballerino trentenne già al vertice della carriera ma forse non all’apice interpretativo e lo stesso ballerino quarantenne che ha raggiunto la piena maturità professionale.
L’Armand del 2008 era caratterizzato dall’irruenza e impulsività tipici della giovinezza, i suoi salti, i suoi gesti, l’espressione stessa del viso, avevano i tratti dell’istintività e dell’emotività acerba. L’Armand di oggi è un uomo maturo, ha vissuto, sofferto, ma anche compreso, e il suo dolore è sì urlato al mondo, ma quasi con una pacatezza d’animo, con la consapevolezza che nulla può la rabbia umana contro il destino ineluttabile. E’ un personaggio che è cresciuto assieme al suo interprete, assumendo lo spessore esatto per risultare credibile sia dal punto di vista psicologico che più strettamente artistico. Bravo Roberto!
Il Secondo atto si chiude con il povero Armand che, tornato a Parigi per cercare di rivedere la Dama, la trova invece tra le braccia del Duca.
Il Terzo atto apre al nostro sguardo una sobria veduta degli Champs-Elysées; Marguerite Gautier è l’ombra della bellezza e della vivacità di un tempo: accompagnata da un’amica, la frivola cortigiana Olympia, indossa un castigato abito marrone e gli occhi sembrano non vedere nulla intorno a sé. Incontra per caso Armand e attraverso uno scambio di sguardi si riaccende un barlume del forte sentimento che li aveva legati e che ancora persiste, al punto da portarli quasi a riavvicinarsi, in una scena dolcissima e delicata. Marguerite stringe fra le mani un mazzolino di fiori, ma dall’emozione le scivola; Armand lo raccoglie e teneramente glielo porge, proprio mentre lei sta ritraendo la mano che aveva allungato in un tentativo di carezza sulla testa dell’amato. Sono attimi lunghissimi, dilatati nel tempo, che danno la misura dell’amore profondo che ancora regna nei loro cuori. Ma il dolore è ancora troppo vivo in Armand che, cogliendo l’occasione delle avances insistenti di Olympia, danza con lei per ferire la donna amata, che, addolorata, assiste impotente al flirt.
Da qui in poi è un susseguirsi drammatico di eventi, dove il passato e il presente si intrecciano in un climax che porterà alla morte di Marguerite.

(ph. Teatro Alla Scala)

Campeggia su tutto il quarto passo a due della serata, il terzo fra i due amanti, quello nero, nero come l’abito indossato dalla Dama, che compare sullo sfondo di una scena cupa e si rivolge ad un arrabbiato e sofferente Armand implorandolo di smettere di umiliarla. L’uomo brutalmente si ritrae, troppo cocente è il ricordo dell’abbandono e del tradimento, ma quando ella, con un solo tocco, sembra chiedere il suo appoggio, egli cede sopraffatto dalla commozione ed inizia una danza tanto appassionata quanto affranta, in un susseguirsi di prese e figure stilistiche affascinanti che culminano in un ultimo, furioso, amplesso.
Questo è uno dei pdd più indimenticabili della storia della danza, sia per la passione che trasuda che per la consapevolezza della prossima fine terrena di Marguerite, e gli applausi infiniti premiano i due protagonisti che ci hanno donato momenti di Arte sublime in un crescendo di emozioni e struggente eleganza.

(ph. Teatro Alla Scala)

Ma la storia ci riserva ancora dei colpi di scena. Lasciato l’uomo che ama, la Dama si era addormentata, cadendo preda di un terribile incubo: ancora una volta le era apparso il suo alter ego, quella Manon con cui stava condividendo lo stesso destino.
Ormai quasi in fin di vita, la nostra eroina torna ad un gran ballo, dove rivediamo di nuovo insieme i personaggi già noti – il Duca, il Conte N., Gaston e Prudence, Olympia e tutta la corte di giovani mondani e dalla dubbia moralità che ci hanno accompagnato sino qui. E poi naturalmente Armand il quale, vedendo arrivare Marguerite con il Duca, sente di nuovo esplodere la gelosia e di nuovo offende la donna consegnandole una busta: quando ella la aprirà la vedrà piena di denaro, pagamento per i suoi passati servigi, che lascerà cadere a terra, in preda ad uno sconvolgimento talmente forte da farle perdere i sensi.

(ph. Teatro Alla Scala)

Col ricordo dello svenimento della donna offesa cessa momentaneamente la narrazione del passato e si ritorna al presente. Rimasto solo nella casa della defunta, Armand è raggiunto da Nanine, che gli consegna il diario della padrona. Il giovane, leggendolo, capisce finalmente di essere stato abbandonato solo per amore, apprende del declino della salute di Marguerite, di come la donna, febbricitante, si fosse precipitata un’ultima volta in teatro per rivedere Manon Lescaut, nella speranza di incontrare Armand. Pur avendo abbandonato lo spettacolo, aveva continuato ad essere perseguitata dalla visione di Manon, bandita in America, mentre muore tra le braccia di Des Grieux, che, fedelmente, l’ha seguita nell’esilio. Malata e disperata, abbandonata dagli amici del tempo felice, in breve tempo muore in povertà con accanto solo la devota Nanine, dopo aver confidato le pene e le speranze di una vita alle pagine che la domestica aveva appena consegnato ad Armand.

Nicoletta Manni, Svetlana Zakharova e Marco Agostino (ph. Teatro Alla Scala)

Impossibile trattenere i brividi di commozione e di tensione accumulatisi nel corso di questo lungo balletto, emotivamente impegnativo anche per il pubblico; ancora più difficile trattenere le lacrime che inevitabilmente affiorano tra le ciglia.
Impossibile non accogliere i giganteschi Svetlana e Roberto, ma anche tutto il Corpo di Ballo, il direttore d’orchestra, il pianista, con applausi fragorosi che si sono protratti – cronometro alla mano – per oltre venti minuti, con ripetuti richiami degli artisti al proscenio. E, come sempre, non si voleva più lasciarli andare via.

 

Svetlana Zakharova e Roberto Bolle (sopra) – Nicoletta Manni e Marco Agostino (sotto)

Ancora adesso, a distanza di una settimana, i ricordi sono ancora vividi e l’emozione per aver assistito ad uno spettacolo prezioso e di qualità elevatissima non accenna ad andarsene.
Roberto Bolle è una conferma di eccezionale statura artistica e umana, che arricchisce ogni sua interpretazione di esperienza e sensibilità in un crescendo che sembra inarrestabile.
Svetlana Zakharova è stata non dico una sorpresa, ma sicuramente una piacevole scoperta in un ruolo che richiede una notevole capacità di trasmettere pathos ed emozioni dolorose profonde. Più volte ho “lamentato” il suo essere eccessivamente algida, ma devo dire che con la maturità ha acquisito notevole empatia anche con i personaggi del calibro di Manon o Marguerite Gautier, risultando credibilissima anche in questi ruoli molto interpretativi.
Fra i più giovani ballerini scaligeri, mi fa piacere ricordare di nuovo Caterina Bianchi e Gioacchino Starace, che ci auguriamo tutti di vedere al più presto in altri ruoli importanti.
All’uscita artisti, l’atteso momento per concludere fra sorrisi, complimenti, foto e autografi questa indimenticabile serata con i nostri beniamini, sempre gentilissimi e pazienti con una folla questa volta davvero oceanica.
Il tempo di un piccolo rimpianto per i “bei tempi andati” in cui la nostra cara Etoile non era la star di teatro-cinema-tv-pubblicità-eventidiognigenere come oggi (e di questo ne siamo ben felici!), la pressione era meno stringente ed era possibile scambiare con lui qualche parola e commento al balletto con relativa tranquillità…. ed è quasi giunta l’ora della prossima sfida: il sensualissimo e travolgente Bolero del prossimo 10 Marzo.

(ove non segnalato le foto sono personali)

 

Annunci

I vostri pensieri

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Cap's Blog

La musica ha inizio dove finiscono le parole

Italo Kyogen Project

伊太郎狂言プロジェクト

Mr.Loto

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

Penne d'Oriente

Giappone, Corea e Cina: un universo di letture ancora da scoprire!

Memorie di una Geisha, multiblog internazionale di HAIKU di ispirazione giapponese

Ci ispiriamo agli antichi maestri giapponesi che cantarono la bellezza della natura e del cosmo, in 17 sillabe che chiamarono HAIKU

Il fiume scorre ancora

Blog letterario di Eufemia Griffo

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Un Dente di Leone

La quinta età: un soffio di vento sul dente di leone

Picture live

Vivir con amor

vengodalmare

« Io sono un trasmettitore, irradio. Le mie opere sono le mie antenne » (Joseph Beuys)

mammacomepiove!

Donna. Mamma. Sognatrice. In proporzioni variabili.

La poesia di un arabesque

"La danza è il linguaggio nascosto dell'anima" Martha Graham

Polvere o stelle

racconti, emozioni e pensieri danzanti

IO, ME E ME STESSA

Per andare nel posto che non sai devi prendere la strada che non conosci

Il Canto delle Muse

La cosa importante è di non smettere mai di interrogarsi. La curiosità esiste per ragioni proprie. Non si può fare a meno di provare riverenza quando si osservano i misteri dell'eternità, della vita, la meravigliosa struttura della realtà. Basta cercare ogni giorno di capire un po' il mistero. Non perdere mai una sacra curiosità. ( Albert Einstein )

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

Orizzonti blog

blog di viaggi

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

L'angolino di Ale

... è sempre un qualche meraviglioso silenzio che porge alla vita il minuscolo o enorme boato di ciò che poi diventerà inamovibile ricordo ... (A. Baricco)

DANZA/DANZARE

considerazioni, training, racconti

Di acqua marina di Lucia Griffo

Just another WordPress.com site

17 e 17

UN PO' PIU' DI TWITTER, UN PO' MENO DI UN BLOG

Studia Humanitatis - παιδεία

«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

jalesh

Just another WordPress.com site

Cetta De Luca

io scrivo

filintrecciati

Just another WordPress.com site

OHMYBLOG | PAOLOSTELLA

just an other actor's blog

Sakura No Hana...

Composizioni in metrica giapponese

Versi in rima sciolta...

Versi che dipingono la natura e non solo...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: