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Storia della danza in pillole – Il balletto moderno in Francia: l’Opéra di Parigi, Maurice Béjart e Roland Petit

Dopo la grande stagione djaghileviana, seguita per circa un ventennio dalla gestione di Jacques Rouché, l’Opéra di Parigi recupera il suo originario prestigio con la direzione di Serge Lifar (1905-1986), un danzatore e coreografo proveniente dalle fila dei Ballets Russes, che riorganizza il corpo di ballo e ridona slancio alla tradizione accademica.
Teorico e storico della danza, Lifar guida l’Opéra dal 1930 al 1960, imponendo un suo stile neoclassico con balletti di grande eleganza e perizia virtuosistica, tra cui Icare (1956), considerato il suo capolavoro, costruito su accompagnamento di percussioni ritmiche.

Serge Lifar

Tra i successori di Lifar, impossibile non ricordare Rudolf Nureyev (1938-1991), uno dei più acclamati danzatori russi sulla scena internazionale, che assume la guida del Teatro nel 1983, distinguendosi come coreografo nella revisione dei più celebri capolavori del repertorio romantico.
Ma se l’Opéra, coerentemente con la sua tradizione, si impone come roccaforte del verbo accademico, altri coreografi, come Béjart e Roland Petit, nello stesso periodo danno vita ad una declinazione moderna del balletto dove la tecnica classica si apre alla contaminazione con altri linguaggi e ad altre culture, aprendo nuove prospettive di ricerca.

Rudolf Nureyev

Maurice Béjart (1927-2007), avviato giovanissimo allo studio della danza per irrobustire una costituzione gracile, subsce molto l’ascendente del padre, il filosofo Gaston Berger, che gli trasmette l’amore per l’arte, la letteratura, le scienze umane.
Lasciata Marsiglia, si trasferisce appena diciottenne a Parigi dove, dopo aver lavorato presso diverse compagnie, nel 1953 ne fonda una propria. Ma la vera svolta nella sua carriera avviene quando viene incaricato nel 1959 da Maurice Huysman, il direttore del Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, di allestire una nuova versione di Le Sacre du Printemps di Stravinskij.

Maurice Béjart

Discontandosi dalle edizioni precedenti, Béjart elimina ogni componente folkloristica per rappresentare il risveglio dell’umanità primitiva alla vita cosciente e all’amore, inneggiando alla bellezza, alla giovinezza e allo slancio sessuale. Il successo riscosso lo avvia ad una brillante carriera internazionale e lo porta a stabilirsi a Bruxelles per guidare una nuova compagnia, che prenderà il nome di Ballet du XXe siècle.
Il suo stile tende alla contaminazione di linguaggi diversi, innestando sulla tecnica classica spunti del modern, ma anche tecniche orientali, creando una sua cifra inconfondibile, refrattaria a qualsiasi etichetta.
Rivaluta la danza maschile, creando nel 1965 il balletto Cygnes, di cui sono protagonisti tre danzatori a torso nudo che si riappropriano di un ruolo per tradizione esclusivamente femminile.
Proteso sulle orme di Wagner, Béjart tende a realizzare una grande macchina spettacolare fondata sull’interazione fra danza, musica, parola, commentate dall’intervento di luci e colori.
La maggior parte dei suoi balletti, quasi sempre dedicati a temi universali come Amore, Guerra, Rivoluzione, Morte, trova la sua sorgente di ispirazione in fonti letterarie, nella rievocazione di grandi personaggi del passato, che egli rivisita liberamente in chiave d’attualità trovando lo spunto negli avvenimenti del suo tempo o in circostanze autobiografiche.
Celebre è la sua versione di Giulietta e Romeo di Shakespeare (1966), costruito sull’accompagnamento del poema sinfonico di Berlioz in luogo dell’usulae partitura di Prokof’ev. E’ una balletto in sintonia con i tempi, in cui Béjart anticipa i temi di fondo del maggio 1968, di cui aveva colto i primi segnali nei movimenti studenteschi americani.

L’apertura di Béjart ai giovani trova un’ulteriore conferma nel 1970 con la creazione a Parigi della scuola Mudra, un’istituzione a carattere multietnico dove gli aspiranti ballerini apprendono, oltre alla tecnica classica, l’arte del gesto, il canto, la recitazione. Dal Mudra provengono gli elementi migliori della compagnia, formata da un organico di ballerini altamente specializzati in grado di dare vita a quel teatro totale che resta l’obiettivo fondamentale della ricerca di Béjart.
Moltissime le coreografie da lui realizzate. Ricordiamo Bhakti (1968), ispirato alla mitologia indù; Nijinskij, clown de Dieu (1971), in cui rievoca la tragica vicenda di Nijinskij; Flauto Magico di Mozart rivisitato in versione danzata; il famosissimo Bolero, su musica di Ravel.
Nel 1987 chiude Mudra e lascia Bruxelles per trasferirsi a Losanna, dove fonda una nuova compagnia, il Béjart Ballet Lausanne.
Il 15 luglio 2007 ha rappresentato alla Scala di Milano uno spettacolo dedicato a Gianni Versace, a dieci anni dalla morte, con il balletto Grazie Gianni con amore.
Negli ultimi anni Béjart era molto sofferente e i suoi problemi di salute si aggravarono nel novembre dello stesso 2007. Morì il 22 novembre presso l’Ospedale Universitario di Losanna.
Con la sua compagnia stava preparando il suo ultimo spettacolo, Il giro del mondo in 80 minuti, che avrebbe dovuto debuttare nel dicembre 2007.

Roland Petit (1924-2011) si è formato alla scuola dell’Opéra di Parigi diretta da Lifar, dove compie le sue prime esperienze come ballerino, su basi rigorosamente classiche.
Lasciata l’Opéra, nel 1944 fonda una sua compagnia, Le Ballets des Champs Elysées che, sciolta quattro anni dopo, sarà sostituita da Les Ballets de Paris.
La base dello stile di Petit poggia su una raffinata conoscenza della tecnica classico-accademica, che egli filtra con spirito ironico e leggero, non disdegnando le contaminazioni con il mondo del music-hall, della musica rock, del cinema. Le sue coreografie rivelano un gusto eclettico che lo porta a muoversi con disonvoltura ed eleganza sia sul versante delle rivisitazioni dei classici (Coppélia, Lo Schiaccianoci, La Bella addormentata), sia su quello del baletto astratto, senza dimenticare gli spettacoli in stile music-hall nei quali ha dominato come vedette incontrastata la moglie Zizi Jeanmarie.

Roland Petit e Zizi Jeanmarie

Petit coglie uno dei suoi primi straordinari successi con Le Jeune Homme et la Mort (1947) su libretto di Jean Cocteau, un balletto costantemente riproposto e interpretato dai più grandi danzatori contemporanei. Indimenticabile la sua versione danzata della Carmen (1949) di Bizet o gli allestimenti tratti da capolavori letterari come Nôtre Dame de Paris (1965) e La Dama di Picche (1978) o la riedizione di celebri musical come il Fantôme de l’Opéra (1980). Tra i balletti astratti ricordiamo Pink Floyd Ballet (1972) e Valentine’s Love Songs (1988) in cui utilizza la musica rock per un balletto rigorosamente sulle punte.
Dal 1971 sino alla morte ha diretto il Ballet de Marseille, che si è imposto come una delle formazioni più importanti di Francia.

Riadattato da Storia della danza occidentale, di Silvana Sinisi, e integrato con note dal web

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Un commento su “Storia della danza in pillole – Il balletto moderno in Francia: l’Opéra di Parigi, Maurice Béjart e Roland Petit

  1. Simona Macchi
    novembre 5, 2017

    Grazie, molto interessante

    Piace a 1 persona

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